Saverio Binetti's Testimony

From The Murder of Meredith Kercher
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ESAME DEL TESTE BINETTI SAVERIO
Key to abbreviations
GCM Giancarlo Massei Judge Presidente
DR Daniela Rocchi Defense Counsel for Raffaele Sollecito Avvocato
SB Saverio Binetti Witness being questioned Friend of Raffaele Sollecito
PM Pubblico Ministero May refer to Comodi or Mignini
FM Francesco Maresca Counsel for Kercher family (civil plaintiffs) Avvocato

IL TESTE, AMMONITO AI SENSI DELL’ART. 497 CODICE DI PROCEDURA PENALE, LEGGE LA FORMULA DI RITO.


GENERALITÀ: Binetti Saverio, nato a Molfetta il 30 marzo ’84.


GCM:
Prego, la difesa può procedere.
DR:
Buongiorno, avvocato Rocchi difesa Sollecito. Senta, lei che attività svolge?
SB:
Io sono un laureando di ingegneria di automazione.
DR:
Dov’è che studia?
SB:
A Bari, al Politecnico di Bari.
DR:
Conosce Raffaele Sollecito?
SB:
Sì, certo. Lo conosco dall’anno della prima media, quindi ho venticinque anni, sono più di dieci anni che lo conosco.
DR:
Che scuole avete fatto insieme?
SB:
Abbiamo fatto la scuola media insieme e anche le superiori. Ma, oltre a essere un mio compagno di scuola, era anche un mio compagno nelle uscite serali, nelle vacanze con gli amici, un amico da sempre.
DR:
Con quale frequenza vi vedevate?
SB:
Fin quando è rimasto a Giovinazzo, città in cui appunto risiedeva, ci vedevamo ogni sera, ogni qualvolta che lui usciva oppure a scuola, il pomeriggio, sempre. Da quando è andato a Perugia, invece, ci siamo visti un po’ meno, vista la distanza. Però, quando tornava a Giovinazzo, ovviamente era tutto come prima.
DR:
Quindi diciamo che siete cresciuti insieme.
SB:
Certo, sì.
DR:
Senta, ricorda qualche esperienza che avete vissuto insieme, qualche episodio particolare?
SB:
Sì, ne potrei raccontare tanti, perché abbiamo vissuto tante esperienze insieme. Siamo andati in vacanza oppure le gite scolastiche, ci sarebbe veramente tanto. Quello che me lo fa ricordare con più piacere sicuramente è la sua pacatezza, il suo senso dell’amicizia. Insomma, sono i valori che comunque me lo fanno apprezzare.
DR:
Nel corso della vostra frequentazione anche a scuola, ricorda di qualche episodio di violenza che ha interessato Raffaele?
SB:
Assolutamente no.
DR:
Lei ha fatto insieme a Raffaele anche le superiori.
SB:
Sì.
DR:
Ricorda di qualche episodio che all’interno della scuola si è verificato?
SB:
No, Raffaele non ha...
DR:
Anche che non riguarda Raffaele. In generale, ci sono stati nella scuola che frequentavate degli episodi di violenza di cui lei ha ricordo?
SB:
Onestamente ora non ricordo un episodio di violenza, non penso ce ne siano stati. Siamo stati una scuola abbastanza tranquilla, che non ha dato grossi problemi.
DR:
Senta, ci ha riferito di un carattere mite di Raffaele.
SB:
Sì.
DR:
Quindi lei può escludere che ci siano mai stati atteggiamenti violenti o comunque...
SB:
Assolutamente.
DR:
...di ira?
SB:
Mai visto. Le uniche volte che gli ho sentito al massimo alzare la voce quando comunque lo sfottevamo, cioè ci ridevamo sopra oppure a volte in vacanza, quando lui voleva dormire e noi volevamo tirare un altro po’ fino a tardi, ci pregava di lasciarlo dormire semplicemente.
DR:
Senta, lei conosce l’abitudine di Raffaele di portare in dosso con sé un coltellino.
SB:
Sì.
DR:
Che cosa ci può riferire al riguardo?
SB:
Il coltellino era veramente un oggetto ornamentale, cioè lo abbinava rispetto ai vestiti che indossava, cioè non... Al massimo l’ho visto utilizzare quel coltello una volta per pulire un frutto e un’altra volta invece per tagliare una pizza da asporto che avevamo comprato e nessuno aveva un modo per tagliarla e lui si è offerto di tagliarla. Ma non lo faceva toccare a nessuno il coltello, perché aveva paura che ci facessimo male. Quindi al massimo, quando gli ho chiesto di vederlo, me l’ha aperto, me l’ha fatto vedere e poi l’ha richiuso.
DR:
Ma lei ricorda da quand’è che aveva questa abitudine? Quando è iniziata quest’abitudine?
SB:
Penso da adolescente.
DR:
E per quale ragione? Cos’è che ha mosso questa...
SB:
Onestamente non so qual è stata la cosa che l’ha spinto a indossarlo per la prima volta, ma era veramente tipo una collana, assimilabile a una collana. Era un oggetto che lui indossava, infatti aveva una clip che, inserendolo nella tasca, fuoriusciva e questa clip era tipo cromata oppure argentata e quindi l’abbinava rispetto ai colori con cui si vestiva.
DR:
Era il coltello che cambiava o era la clip?
SB:
No, era proprio il coltello con la sua determinata clip.
DR:
Ho capito. E quanti coltelli...
SB:
Che io ricordi, penso due. Non ricordo esattamente il numero preciso, penso due.
DR:
Quindi lei non sa per quale motivo ha iniziato questa abitudine.
SB:
No, io sapevo che, quando era ancora più piccolo, usava incidere gli alberi con il coltello, cose di questo tipo. Penso per quello, cioè da lì sia partito tutto.
DR:
A lei non l’ha fatto mai prendere, mai usare?
SB:
In mano no. Cioè, l’ho visto perché la curiosità mi ha spinto a chiedergli: “Posso vederlo?”. Però lui l’ha aperto, me l’ha fatto vedere, poi l’ha richiuso, io non l’ho toccato.
DR:
Ho capito. Lei sa se Raffaele si doveva laureare e quando?
SB:
Sì, si doveva laureare, se non sbaglio, il 15 novembre del 2007, cioè due settimane dopo che è successa la tragedia di Meredith. Infatti lui era solito nelle festività dell’1 e 2 novembre scendere a Giovinazzo e quindi passavamo insieme quelle feste. Quella volta invece, proprio per questo fatto che doveva laurearsi, aveva bisogno di finire le ultime cose della tesi e quindi ci riferì che non sarebbe sceso proprio per questo fatto. Anche perché, dovendosi laureare il 15 novembre, dopo la sua laurea, sarebbe sceso a trovarci.
DR:
Dopo che avete frequentato insieme le scuole superiori, la frequenza è rimasta lo stesso assidua o comunque, anche se non vi potevate vedere, ogni quanto vi vedevate?
SB:
Ogni volta che era possibile, ogni volta che lui era giù ci vedevamo. Cioè, se lui scendeva un giorno a Giovinazzo, era sicuro che noi ci vedevamo. Cioè, facevamo in modo almeno un’oretta, due ore di vederci, così parlavamo un po’, ci raccontava cosa faceva.
DR:
Lei è mai andato a trovare Raffaele a Perugia?
SB:
A Perugia mai.
DR:
Lui è venuto a Bari da lei all’università?
SB:
A Bari in università forse una volta, nelle mia specifica università forse una volta, mi sa per la laurea di un mio amico che studiava anche lui ingegneria e quindi per venirsi a vedere la laurea venne nella mia università.
DR:
Però, quando tornava a Giovinazzo vi vedevate sempre.
SB:
Sempre.
DR:
E ogni quanto tornava?
SB:
Dipende, quando l’università lo permetteva, quando aveva finito di dare gli esami oppure quando c’erano delle vacanze tipo Natale oppure d’estate oppure, come ho detto prima, i primi di novembre oppure Pasqua, quando era possibile, quando si liberava dagli impegni universitari.
DR:
E, quando non vi vedevate, vi sentivate?
SB:
Sì, molto spesso al computer oppure attraverso il telefonino, messaggi, chiamate, sì, ci sentivamo. Comunque noi siamo un gruppo molto ampio, quindi lui chiamava o me o un altro e quindi comunque lo sentivamo, ci scambiavamo informazioni.
DR:
E di che cosa parlavate?
SB:
Del più e del meno, qualche novità, che cosa faceva la sera, come andava lo studio.
DR:
Vi raccontava le sue esperienze a Perugia?
SB:
Sì, anche quelle, cioè quello che gli andava, delle telefonate molto amichevoli.
DR:
Parlavate anche di ragazze?
SB:
Ovviamente, degli amici maschi parlano di ragazze.
DR:
Ci sa riferire qual era il rapporto di Raffaele con le ragazze?
SB:
Va be’, Raffaele comunque è sempre stato un po’ timido, un po’ introverso, cioè non era... io spesso ho sentito in TV che lo descrivono come uno sciupafemmine. Invece, al contrario, era un ragazzo molto timido, molto introverso, che per fare il primo passo ci voleva un po’, magari la ragazza doveva fargli capire un interesse specifico.
DR:
Di Amanda le aveva parlato?
SB:
Di Amanda non mi aveva parlato, anche perché è successo... cioè, rispetto al giorno in cui è successo il fatto, penso si vedessero da un paio di settimane. Solo a un mio amico aveva riferito che appunto aveva conosciuto una ragazza e che si stava frequentando con questa ragazza, però...
DR:
Chi è questo suo amico?
SB:
Vuole il nome?
DR:
Sì.
SB:
Giovanni Stufano, è un nostro amico di Giovinazzo che lo aveva sentito. Come le dicevo prima, non è che poteva chiamare venti persone ogni volta, ogni tanto sentiva uno, ogni tanto sentiva l’altro.
DR:
Questo suo amico le ha riferito che Raffaele si frequentava con Amanda?
SB:
Sì, dopo... cioè, l’ho saputo praticamente prima dalla TV e poi me l’ha detto... perché questo mio amico quel periodo era fuori, non ci eravamo visti. Quindi poi, quando è successo il fatto e lui è tornato, ne abbiamo parlato.
DR:
Cioè “prima della TV” significa comunque prima che è successo il fatto?
SB:
Sì.
DR:
Gliel’aveva raccontato questo suo amico.
SB:
Sì.
DR:
E che cosa le aveva detto?
SB:
Niente di specifico, anche perché non... aveva semplicemente detto che aveva conosciuto una ragazza americana e la frequentava. Niente di più, niente di meno.
DR:
Ho capito. Senta, sa che macchina aveva Raffaele?
SB:
Sì, aveva un’Audi A3 nera.
DR:
Sa se gli è stata regalata, se l’ha comprata e quando?
SB:
Comunque, rispetto a quando è successo il fatto, se non sbaglio gliel’hanno regalata poco prima, cioè qualche mese prima, anche perché mi ricordo che ci portò fuori, ci offrì da bere come augurio di questo nuovo acquisto dell’automobile.
DR:
Quand’è che ha saputo che è stata regalata questa macchina?
SB:
Onestamente...
DR:
Quand’è che siete andati fuori a festeggiare?
SB:
Onestamente non le so dire il periodo preciso, quattrocinque mesi prima del fatto forse, non so il giorno preciso.
DR:
Va bene, per me basta così.
GCM:
Ci sono altre domande da parte della difesa? Il Pubblico Ministero per il controesame?
PM:
Senta, lei conosce De Martino?
SB:
Sì, certo.
PM:
Vi vedevate spesso con Raffaele e De Martino?
SB:
Certo, De Martino fa parte, come dicevo prima, del gruppo.
PM:
Si ricorda se Raffaele faceva uso di sostanze stupefacenti?
SB:
Sì.
PM:
Ci racconti quando, quando è successo, con che frequenza.
SB:
Ora non ricordo precisamente, anche perché si parla di molti anni fa. Era una frequenza... cioè “frequenza” mi sembra anche una parola grossa. E’ capitato qualche volta che magari qualche amico aveva portato qualcosa del genere e quindi...
PM:
L’arco di tempo in cui lui ha cominciato a... voi insomma, a questo punto eravate tutti insieme, avete cominciato a consumare stupefacente? Quando è iniziata questa abitudine?
SB:
Penso... ma “iniziata come abitudine” non corrisponde proprio a verità. Cioè, è successo penso intorno ai diciassette, diciotto anni.
PM:
E si è protratto sempre sporadicamente, lei dice...
SB:
Molto.
PM:
...fino a quando?
SB:
Non le so dire, fino... sarà successo qualche altra volta. Onestamente non ho fisso nella memoria il numero di volte.
PM:
Che effetti aveva su di voi?
SB:
Effetti tipo sonnifero, qualcosa che comunque ti assopisce. Infatti a volte, molto spesso, ci scherzavamo anche perché, quando è successo, si è addormentato praticamente.
PM:
Cioè, scusi, mi faccia capire, aveva un effetto un po’ diverso su di lui rispetto a voi?
SB:
No, no, semplicemente...
PM:
Vi addormentavate?
SB:
Cioè, era diverso nel senso che si addormentava più facilmente.
PM:
Eh, questo volevo dire.
SB:
Sì.
PM:
Senta, lei ha parlato con Raffaele, ha potuto parlare con Raffaele nei giorni immediatamente successivi al 2 novembre?
SB:
No.
PM:
Sa se qualcun altro della vostra compagnia...
SB:
Sì, perché dopo che è successo il fatto, siccome non sapevamo ancora niente, ricevemmo una chiamata da lui, cioè un nostro amico.
PM:
Chi è questo amico?
SB:
Marrano Francesco. E’ un amico di infanzia di Raffaele. In cui Raffaele gli riferiva appunto che era successa questa tragedia in casa della sua... della ragazza con cui usciva, tant’è che anche questo mio amico si stupì un attimo perché non aveva sentito ancora che lui stava uscendo con questa ragazza.
PM:
Questa telefonata quando c’è stata? Si ricorda?
SB:
Penso... il fatto è successo...
PM:
Il 2 novembre, la notte tra l’1 e il 2.
SB:
Esatto, quindi il 2 sera, il 2 notte, il 2 verso le otto penso, perché eravamo anche tutti insieme, però io personalmente non ci ho parlato.
PM:
E lui disse da dove chiamava?
SB:
Chiamava dal suo cellulare. Ah, il posto in cui era?
PM:
Da quale luogo chiamava?
SB:
Onestamente non mi ricordo, perché ho detto...
PM:
Ha fatto solo quella telefonata?
SB:
No, forse una seconda qualche giorno dopo, però sempre a quest’amico, non a me personalmente.
PM:
E che cosa ha detto a quest’amico?
SB:
Niente, gli riferiva semplicemente che cosa stava succedendo, che andava in questura perché gli chiedevano informazioni sul fatto e che comunque era molto... quello che mi è rimasto impresso è che era molto preoccupato perché, essendo successa questa cosa in casa della sua ragazza, lui diceva: “Potrebbe succedere ancora e c’è ancora la mia ragazza lì”, cioè era molto preoccupato perché chiaramente... sfido chiunque.
PM:
Non ho altre domande.
GCM:
La parte civile, se ci sono domande.
FM:
Un chiarimento, lei aveva un grado di amicizia elevato con...
SB:
Sì, sì.
FM:
A tuttora, no?
SB:
Certo.
FM:
Quindi era abitudine vostra riferirvi un po’ di tutto, immagino.
SB:
Sì, certo.
FM:
Lei ha mai saputo, comunque Sollecito le ha mai riferito di uso di cocaina da parte di Sollecito?
SB:
No.
FM:
Mai?
SB:
Che io ricordi no.
FM:
Non ho altre domande, grazie.
GCM:
Ci sono domande? Prego.
DD:
Sì, Presidente. In relazione a questa telefonata di cui lei parlava adesso, lei quindi si ricorda quando è intervenuta questa telefonata tra Raffaele e questo ragazzo, Marrano Francesco?
SB:
Sì, il 2 novembre sera.
DD:
Lei sa se Raffaele ha telefonato o a quest’amico o ad altri amici nel periodo di tempo che va dal 3 al 5, al 6, quando venne arrestato?
SB:
Come dicevo prima, se non ricordo male, però non ne sono totalmente sicuro, dovrebbe aver richiamato lo stesso amico il giorno dopo forse o due giorni dopo, non ricordo. Mi ricordo che ci furono... Cioè, la prima me la ricordo perfettamente perché ero io presente in quel momento. La seconda invece mi è stata riferita appunto dal soggetto che ha ricevuto la telefonata, però non ne sono totalmente sicuro, se non mi ricordo male mi disse che l’aveva richiamato dopo.
DD:
Quindi il giorno dopo o il giorno dopo ancora?
SB:
Questo non lo ricordo, onestamente non mi ricordo. La telefonata del 2 me la ricordo perfettamente.
DD:
Il 2 sera.
SB:
Il 2 sera, sì.
DD:
Quest’altra telefonata di cui mi sta parlando, il 3 o il 4 quindi sarebbe, si ricorda se era la mattina o la sera?
SB:
No, non penso proprio di averlo mai saputo, nel senso che il mio amico mi ha riferito che l’aveva chiamato e basta. Non mi ha detto a che ora l’aveva chiamato.
DD:
Grazie, nessun’altra domanda.
GCM:
Non ci sono altre domande? Scusi, solo due circostanze. Lei ha detto che il coltellino che portava lo abbinava ai vestiti.
SB:
Sì, in un certo senso.
GCM:
Quanti coltellini ha visto lei?
SB:
Io penso un paio.
GCM:
Solo un paio? Li abbinava ai vestiti...
SB:
Siccome io non sono uno che ha mai fatto... nel senso, quando un altro mio amico si veste, non faccio troppa attenzione al piccolo, piccolo particolare, soprattutto perché, essendo che lo vedo spesso, non posso stare mica a guardare tutti.
GCM:
Questi coltellini li esibiva oppure li teneva nella tasca?
SB:
No, si vedeva la clip che fuoriusciva dalla tasca, perché il coltellino era dentro e la clip fuori.
GCM:
Però lei ha detto che qualche volta l’ha visto con la lama aperta?
SB:
Sì, perché ho chiesto di vederlo.
GCM:
Ha chiesto di vederlo.
SB:
Sì, onestamente la curiosità...
GCM:
La lama che ha visto quando era grande? Se la ricorda?
SB:
Penso una cosa così.
GCM:
Trequattro centimetri vedo, quattro centimetri?
SB:
Sì, non saprei quanti centimetri precisamente.
GCM:
No, ecco, per dare atto a verbale.
SB:
Sì, certo, capisco. Penso quattro centimetri.
GCM:
L’ultima volta che lei ha visto Raffaele Sollecito fare uso di sostanza stupefacente? Può dire quando si è verificato?
SB:
Onestamente non ricordo perfettamente.
GCM:
Dieci anni fa, cinque anni fa?
SB:
Se mi ci fa pensare un attimo...
GCM:
Dove eravate?
SB:
Penso nel... il 2007 è successo il fatto, quindi nel 2007 penso.
GCM:
E dove?
SB:
Quando era giù, quando era a casa a Giovinazzo.
GCM:
Può raccontare l’occasione?
SB:
No, niente, semplicemente era venuto...
GCM:
Che facevate? Come mai poi... anche perché non era una cosa...
SB:
No, infatti.
GCM:
...abitudinaria.
SB:
No, no, era capitato che quella sera.
GCM:
(inc. – sovrapposizione di voci) com’è che si verifica?
SB:
Era appunto venuto un nostro amico...
GCM:
Qual è l’occasione, il motivo, come mai?
SB:
Era venuto un nostro amico e aveva questo spinello, quindi semplicemente fumammo tutti insieme, ma eravamo veramente tanti, cioè è stata giusto una cosa di gruppo.
GCM:
Tanti quanti?
SB:
Penso una decina.
GCM:
E che facevate una decina?
SB:
Niente, facevamo due chiacchiere.
GCM:
Era una festa?
SB:
No, no.
GCM:
Una decina e che fate? Una decina, così...
SB:
Niente, scambiavamo due chiacchiere.
GCM:
Dove stavate?
SB:
In una piazzetta con delle panchine.
GCM:
E allora?
SB:
Eravamo seduti e parlavamo.
GCM:
E avete fatto questo uso di gruppo, in dieci, di hascisc.
SB:
Sì. Forse non eravamo dieci, eravamo nove, otto, più o meno, non ricordo perfettamente.
GCM:
Ognuno quanto ne ha fumato?
SB:
Non lo so.
GCM:
Una tirata oppure, che ne so...
SB:
Cioè, se immagina una sigaretta diviso otto.
GCM:
Una sigaretta ciascuno?
SB:
No, diviso otto.
GCM:
Ah, ecco, una sigaretta diviso otto.
SB:
Quella è la quantità.
GCM:
Non ci sono altre domande?
MDG:
Soltanto una.
GCM:
Prego.
MDG:
Se per voi in paese era normale vivere la serata in piazza, passeggiare, fermarmi sulle panchine.
SB:
Certo.
MDG:
Questa era la vostra vita di paese?
SB:
Sì, sì.
MDG:
Grazie.
GCM:
Può andare.

Non ci sono altre domande; il teste viene licenziato.