Paolo Brocchi's Testimony

From The Murder of Meredith Kercher
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This is a transcript of the original Italian testimony. See Paolo Brocchi's Testimony (English) for an English language translation.
Key to abbreviations
GCM Giancarlo Massei Judge Presidente
LM Luca Maori Sollecito defense lawyer Avvocato
PB Paolo Brocchi Witness being questioned Lawyer whose office was broken into
LG Luciano Ghirga Knox defense lawyer Avvocato
PM Pubblico Ministero May refer to Comodi or Mignini
ESAME DEL TESTE
BROCCHI PAOLO


IL TESTE, AMMONITO AI SENSI DELL’ART. 497 CODICE DI PROCEDURA PENALE, LEGGE LA FORMULA DI RITO.

GENERALITÀ: Brocchi Paolo, nato a Roma il 2 marzo 1968.

GCM:
Prego, avvocato.
LM:
Buongiorno. Avvocato Maori, difesa Sollecito.
PB:
Buongiorno.
LM:
E’ una domanda ultronea, ma la devo fare. La prima domanda è questa: che professione svolge?
PB:
Avvocato.
LM:
Dove si trova il suo studio legale?
PB:
In via del Roscetto numero 3 a Perugia.
LM:
Senta avvocato, lei ha subito nel 2007, nell'ottobre del 2007, un furto.
PB:
Sì.
LM:
Ci può raccontare come è successo questo furto, come sono entrati i ladri e cosa è stato asportato?
PB:
Allora, il furto in effetti è stato scoperto dal mio collega, avvocato Palazzoli. Essendo io proprietario dei locali, mi avvisò una domenica pomeriggio perché il furto avvenne... fu consumato nella notte tra il 13 e il 14 ottobre del 2007, nella notte tra un sabato e una domenica. Il furto venne scoperto dal mio collega avvocato Palazzoli la domenica pomeriggio perché lui entrò in studio per reperire un fascicolo professionale e, entrando, scoprì l’effrazione. La persona o le persone che sono entrate all'interno dello studio, da quello che abbiamo potuto ricostruire unitamente all'equipaggio della squadra mobile che è intervenuto sul posto, sono entrate attraverso una finestra nella zona della segreteria che ha subito la rottura del vetro, di un vetro di questa finestra con l’ausilio di un pezzo di porfido, una pietra abbastanza grande che abbiamo poi reperito sempre sul posto. La finestra venne rotta, poi queste persone o questa persona ha aperto la maniglia. I vetri erano chiaramente sparsi ovunque, perché era un vetro piuttosto imponente come dimensioni. Dopodiché, sopra questi vetri abbiamo rinvenuto i nostri indumenti. Praticamente i vetri erano cosparsi sui pavimenti e sopra i vetri c’erano le nostre giacche, le mie e quelle del collega Palazzoli che erano appese sul portabiti proprio sul corridoio front istante la finestra.
LM:
Scusi se la interrompo, proprio per ricostruire bene la dinamica dell’evento. Sembrerebbe che il 13 ottobre fosse un sabato.
PB:
Da quello che ricordo sì.
LM:
Il suo collega era rimasto in studio sino...
PB:
No, io rimasi in studio. Il sabato ero rimasto in studio io perché avevo un cliente. Il sabato pomeriggio, che era cosa anomala, ma per una trattazione di una vicenda urgente, convocai in studio per quel sabato mattina, poi in realtà arrivò nel pomeriggio e io uscì da studio alle venti e trenta quel sabato.
LM:
Venti e trenta del sabato e dopo la domenica successiva, la sera...
PB:
Il giorno dopo, la domenica, fui chiamato dall'avvocato Palazzoli a telefono, il quale mi disse: “Guarda che sono entrato in studio, ho già allertato i carabinieri”, che poi invece per competenza sul centro storico, come apprendemmo, allertarono la squadra mobile della polizia di Stato.
LM:
Il vostro immobile è allarmato?
PB:
L’immobile era dotato di un sistema di allarme che però quella sera non venne attivato, perché, anche io ricostruii la vicenda, era stato appena installato. Quella sera io uscii verso le venti e trenta e ricordo perfettamente che non attivai il sistema di allarme. La cosa strana che posso evidenziare al riguardo è che notai che il sistema di allarme il giorno dopo, quando entrammo, non venne danneggiato perché la cellula luminosa era sempre in funzione, anche se è disattivato, e la persona o le persone che sono entrate non hanno danneggiato l’allarme, ma hanno solo disattivato il combinatore telefonico, quindi con ciò manifestando una minima competenza, comunque una certa competenza in materia di allarmi, di elettronica perché disattivare un combinatore telefonico senza danneggiare l’allarme io non sarei in grado, pur essendone proprietario, quindi non avrei questa competenza.
LM:
Un’altra cosa. Lei ha parlato quindi da una finestra che si...
PB:
Sì, apparentemente.
LM:
C’è stata lì solo questa effrazione.
PB:
Sì.
LM:
E’ una finestra che dà sulla strada principale o su un cortile privato?
PB:
No. Allora, quella finestra dà su un cortile privato che poi è protetto dall'area demaniale, comunale, da un ulteriore cancello. Quindi è probabile, non lo so se questo possa essere... perché poi vicino a quella finestra ci sono altre finestre di altri appartamenti, che sono... c’è una finestra che dista circa un metro dal balcone del mio studio, quindi tutto può essere. Ma comunque questa persona o queste persone, se fossero transitate dalla pubblica via, avrebbero dovuto aprire un cancello che dà su una proprietà privata e poi, con l’ausilio non so di quali mezzi, arrampicarsi per circa tre metri, quattro metri, su una parete verticale per poi arrivare sul terrazzo del mio studio dov'era collocata, dov'è collocata tuttora questa finestra e poi attraverso questa finestra entrare all'interno dello studio, se fosse questa la via.
LM:
Comunque l’effrazione è avvenuta in questa finestra alta tre, quattro metri.
PB:
All'incirca.
LM:
Avete trovato delle scale vicino?
PB:
No.
LM:
Avete trovato altri mezzi?
PB:
No. Abbiamo anche fatto un’ispezione, ricordo, con l’equipaggio della volante. Diciamo, la proprietà sottostante lo studio ha una porta, diciamo così, blindata del tipo a grate e una persona particolarmente dotata potrebbe anche arrampicarsi. Potrebbe, non lo so, questa è una supposizione.
LM:
Comunque naturalmente non era agevole arrampicarsi.
PB:
Assolutamente no.
LM:
Prima ha parlato di questo sasso, di questo porfido.
PB:
Sì.
LM:
Dove è stato rinvenuto, esternamente o internamente?
PB:
Esternamente, proprio sul terrazzino, perché evidentemente la persona o le persone che hanno fatto quest’accesso, con l’ausilio di questo porfido molto pesante, perché c’era da perforare un doppio vetro, quindi non era un vetro sottile, ma era di quei vetri-camera che si utilizzano per l’isolamento termico più che altro, non certo per ragioni di sicurezza, chiedeva evidentemente una massa d’urto di una certa entità per poter poi in qualche modo riuscire nell'intento, altrimenti un piccolo frammento di pietra non sarebbe stato evidentemente sufficiente.
LM:
Che cosa fu asportato all'interno dello studio?
PB:
Dunque, in un primo momento ci avvedemmo che lo studio si presentava in uno stato di confusione generale: tutto l’archivio è stato messo a soqquadro, tutte le pratiche e i fascicoli sono stati ridotti a un cumulo, le pratiche di studio, le pratiche della segreteria. Però, dal primo inventario che effettuammo lì al momento, risultava mancante un computer appena acquistato, di proprietà dell’avvocato Palazzoli, un computer portatile del tipo notebook di marca che assolutamente non ricordo, delle chiavi USB di quelle che si utilizzano per l’inserimento e il salvataggio dei dati, una stampante portatile Canon che era di mia proprietà e poi qualche giorno dopo, proprio quando materialmente mi contattò un equipaggio della volante di Milano, l’agente scelto Spessi Rita, realizzai che mi avevano anche rubato un cellulare, che peraltro era in parte non funzionante, perché proprio tramite quel cellulare poi risalirono alla mia denuncia inserita nel sistema di indagine dell’interforze, dello SDI delle forze di polizia. Quindi c’era anche un cellulare, che peraltro io avevo dismesso e di cui non conservavo più nemmeno memoria, che era collocato nel cassetto della mia scrivania.
LM:
Avvocato, sono stati rubati anche assegni e soldi?
PB:
No, peraltro non ve n’erano.
LM:
Su questo dovrei contestare che lei nella denuncia di furto ha indicato anche degli assegni della Banca delle Marche.
PB:
No, le spiego il motivo. Quegli assegni in un primo momento ci risultavano non presenti, c’erano dei blocchetti estinti, ma poi, a seguito del controllo che facemmo in banca, quegli assegni erano stati annullati, quindi in realtà non furono sottratti mai. Il controllo che facemmo in banca il lunedì successivo evidenziò che quegli assegni io li avevo annullati e dell’annullamento c’era traccia negli atti della banca, quindi nessuno aveva sottratto alcunché.
LM:
Un’altra cosa, prima di parlare del rinvenimento del computer, ci ha raccontato di questa piccola devastazione che è stata fatta all'interno del suo studio.
PB:
Sì.
LM:
Ci ha parlato quindi del rovista mento, oltre a, come ha detto prima, dei vetri rotti con sopra degli indumenti. E’ stata poi anche utilizzata la fotocopiatrice?
PB:
Questo non sono in grado di dirlo. Era tranquillamente utilizzabile perché non ci sono codici di protezione della fotocopiatrice, però questo non sono in grado di...
LM:
Hanno acceso il riscaldamento?
PB:
Sì, il riscaldamento, quando entrammo, era acceso regolarmente, tant'è che c’era una temperatura torrida all'interno dello studio perché è rimasto acceso, penso, più di ventiquattro ore di fila in un periodo peraltro, ottobre, che non era nemmeno particolarmente freddo. Peraltro notai che questa persona o queste persone che si sono introdotte dentro lo studio hanno anche utilizzato delle bevande che erano presenti in un mobile, lasciando... hanno anche aperto tutto l’armadietto del pronto soccorso, ricercando meticolosamente tutto quello che c’era dentro, ma più che altro disinfettanti, misuratore della pressione, queste cose qui, ma hanno fatto proprio una selezione del materiale presente dentro l’armadietto del pronto soccorso.
LM:
Passando al computer di proprietà del...
PB:
Dell’avvocato Palazzoli, sì.
LM:
E’ stato successivamente rinvenuto?
PB:
Allora, noi non l’abbiamo mai visto. Dico che il 27 ottobre del 2007, circa a mezzogiorno, era un sabato, mi trovavo in studio in modo anomalo perché in realtà avevo solo le prime tre ore a scuola e le ultime tre ore normalmente sono sempre... sei ore il sabato mattina, ma quella mattina uscii prima e mi trovavo in studio. Mi arrivò in studio, sull'utenza fissa, la telefonata del commissariato Venezia Garibaldi della polizia di Stato di Milano, agente scelto Spessi Rita, volante Venezia, la quale mi dice di avere rinvenuto un soggetto, del quale non mi vengono fornite le generalità, né il sesso, mi viene solo detto che hanno trovato alcuni beni nella disponibilità di un soggetto che, se non ricordo male, era stato a sua volta rinvenuto all'interno di un asilo, di una scuola, di un istituto di istruzione e in questo frangente, siccome tra questi beni che erano in possesso o meglio detenuti da questo individuo, da questa persona c’era anche questo telefono cellulare, accendendo il quale poi appariva il mio nome e da qui l’agente, attraverso la ricerca sullo SDI interforze, vede che c’è la mia denuncia di furto del 15 ottobre 2007 e quindi mi chiede conto se effettivamente quei beni sono di mia proprietà.
LM:
Quindi telefono e computer.
PB:
Telefono senz'altro, il computer mi venne descritto, non era mio, ho manifestato il dubbio nel senso che... tra l’altro io non l’avevo nemmeno mai visto, né utilizzato, perché era nella disponibilità del collega che l’aveva appena acquistato, quindi da poco tempo, l’aveva acquistato da poco tempo. Sul computer ho manifestato dubbi, sul telefono invece attraverso poi tra l’altro la citazione di tutti i nomi della rubrica, clienti e amici, ho potuto confermare con certezza che trattavasi quantomeno della mia SIM caricata su questo cellulare.
LM:
E’ un modello Sony... no, scusi...
PB:
No, il telefono è un Nokia.
LM:
E’ un Nokia, modello 6310.
PB:
Nokia sicuramente, il modello adesso non...
LM:
Come questo, tanto per...
PB:
Sì, esattamente.
LM:
6310.
PB:
E’ proprio quel colore lì, se non ricordo male.
LM:
Comunque non è il suo questo, è mio.
PB:
No, va bene.
LM:
Le è stato detto dall'agente Spessi il nome della persona che è stata fermata?
PB:
No, assolutamente.
LM:
Lei poi l’ha saputo il nome di questa persona?
PB:
No, avviene questo. Il 27 ottobre, sabato, l’agente mi chiama. Tutto si conclude con questa telefonata in cui io riconosco quantomeno il cellulare. Il 29 di ottobre, è un lunedì, pomeriggio io sono in studio e sono al telefono con dei clienti. Il 29 ottobre, posso sbagliare, ma credo di aver ricostruito così mentalmente la vicenda, non presi appunti, devo essere onesto. Il 29 ottobre la mia attenzione, ero al telefono, viene attirata da una certa concitazione sulla parte comune condominiale. Sento delle voci sul corridoio, sono ancora al telefono, dopodiché mi avvicino e vedo che un collaboratore di studio, il dottor Luciano Morini, parla con qualcuno. Prima che io possa realizzare l’accaduto, mi dice: “Guarda Paolo che qui c’è una persona che dice di essere stata trovata con della merce, dei beni, degli oggetti che sono stati denunciati da te come sottratti, da te e dal tuo collega Palazzoli, ma che lui li ha acquistati regolarmente a Milano nei pressi della stazione ferroviaria di Milano centrale”. Al che io esco sul corridoio e vedo, sul limitare del portone che separa l’accesso al condominio dalla pubblica via, una persona di colore che ha in mano un pallone da pallacanestro ed è vestito con degli indumenti ginnici. La cosa mi meravigliò perché eravamo anche a fine ottobre, anche abbastanza fresco, quindi mi colpì molto vedere questa persona in indumento sportivo, canottiera di quelle in uso ai giocatori di pallacanestro e un pallone da pallacanestro. Ho riconosciuto il pallone da pallacanestro perché io ho giocato vent'anni a pallacanestro, quindi lo so riconoscere. Al quale io proferisco le seguenti parole: “Guardi, non so chi sia lei”, risposta di questa persona: “Nemmeno io so chi sia lei”, replica mia: “Guardi, a noi interessa solo rientrare in possesso delle nostre cose” e basta. A quel punto io rientro in studio. Non so se la persona si sia ancora trattenuta sull'area diciamo demaniale front istante lo studio, tant'è che poi chiudo la porta e lì finisce. Qualche settimana dopo, un mese dopo forse, non lo so, tempo dopo dai giornali vedo delle fotografie di una persona che viene associata ai fatti per cui è processo, questo processo, da che riconosco la persona che si era presentata quel pomeriggio, il 29 ottobre, prima dei fatti che hanno condotto a questo processo, presso questo studio per affermare che, sì, era stato in effetti reperito presso questa località a Milano dall'equipaggio della mobile, del commissariato Venezia Garibaldi, ma che lui non... non ha detto a me, ma al collega Morini, che lui non aveva sottratto nulla a nessuno, ma quelle cose se le era procurate regolarmente acquistandole.
LM:
Questa persona chi è? Ci può dire nome e cognome?
PB:
Il dottor Luciano Morini che...
LM:
No, no, dico... ce l’ha detto del suo praticante. Lei ha detto che questa persona di colore che non conosceva, che ha visto per la prima volta il 29 ottobre del 2007, poi successivamente ha avuto modo di vedere dai giornali chi fosse.
PB:
Sì.
LM:
Ci può dare il nome e il cognome della persona?
PB:
Io ritengo di aver riconosciuto in quella persona questo signor Rudy Hermann Guede, che non è imputato in questo processo, ma è comunque coinvolto nell'altra...
LM:
Sempre in riferimento al 29 ottobre, nel momento in cui viene presso il suo studio, lei prima ha detto: “E’ arrivata questa persona, ha parlato con il mio collega Morini”.
PB:
Sì.
LM:
E le ha detto: “Io non la conosco”. Sono esattamente queste le parole che ha detto lei prima?
PB:
Io, quando stavo sul pianerottolo, ho proferito...
LM:
Quelle che ha detto Guede a lei.
PB:
Quello che io ho detto a lui, perché ho parlato prima io e ho detto: “Guardi, non so chi è lei”, lui mi risponde: “Nemmeno io so chi è lei”, tra l’altro in italiano perfetto, con un accento perugino, cosa che mi colpì, perché trattandosi di persona... però tutto può essere. Al che gli ho detto: “Guardi, tagliando corto, a noi non interessa. A noi interessa solo rientrare in possesso dei nostri beni”, fine.
LM:
Però naturalmente conosceva l’oggetto del colloquio tra...
PB:
Perché qualche istante prima il dottor Morini mi riferiva: “Guarda che c’è una persona qua fuori che dice di aver acquistato questi beni che tu e il tuo collega avete denunciato come sottratti, li ha acquistati regolarmente a Milano”.
LM:
Un’ultima cosa. Per quanto attiene il computer del suo collega Palazzoli, si ricorda la marca, il modello?
PB:
No, questo non sono in grado.
LM:
Grazie.
GCM:
Prego.
LG:
Scusi avvocato Brocchi, sono Ghirga. Il suo studio è in via?
PB:
Via del Roscetto 3.
LG:
Primo... l’altezza l’ha detta, se la ripete.
PB:
Lo studio è al piano rialzato, tecnicamente, non è un primo piano, è un pianoterra rialzato, quindi vuol dire che dalla zona demaniale front istante si salgono dieci gradini entrando sul portone condominiale, poi c’è la porta di accesso sulla sinistra.
LG:
E questa finestra terrazza?
PB:
E’ dall'altra parte del palazzo.
LG:
Dall'esterno quanto può essere...
PB:
Dicevo prima che sono alcuni metri, forse tre, quattro, però non sono in grado... perché non l’ho mai misurata.
LG:
Però parlava di un accesso a un’altra via, che sarebbe una traversa di via del Roscetto?
PB:
Esattamente, c’è proprio una traversa che prende il nome di via del Lupo, a scendere.
LG:
Via del Lupo.
PB:
Via del Lupo, se non ricordo male, a scendere fino a che c’è una strada cieca, arriva su un cortile retrostante il palazzo e da lì c’è un ulteriore cortile che invece è di proprietà privata che è delimitato da un cancello. Se questa persona o queste persone sono entrate da lì, hanno dovuto anche aprire quel cancello per poi penetrare attraverso quel meccanismo che avevo descritto prima eventualmente all'interno dello studio.
LG:
Grazie, volevo precisare questo.
GCM:
Pubblico Ministero, prego.
PM:
(inc. – fuori microfono)?
PB:
In effetti non lo so. Io, visto che venni allertato circa questi accadimenti da questo agente scelto Spessi Rita del commissariato Venezia Garibaldi, qualche tempo dopo, unitamente al collega, depositai un’istanza di dissequestro presso la cancelleria centrale penale della Procura di Milano, via Manara, per rientrare in possesso di questi beni. Dopo ventiquattro ore mi chiama un addetto, un operatore, un cancelliere della centrale penale a telefono e mi dice: “Guardi, avvocato, abbiamo visto l’istanza di dissequestro, ma a noi, a modello 21, non risulta nessun procedimento”. Al che io ho detto: “Ma come non risulta nessun procedimento modello 21? Avranno fatto una CNR gli agenti, no? Quantomeno all'esito del servizio, avendo rinvenuto un soggetto in possesso, nella materiale detenzione di beni risultati rubati, avranno comunque notiziato...” “Guardi, a noi non risultano procedimenti”.
PM:
(inc. – fuori microfono)?
PB:
Modello 21, soggetti noti, nel senso che in Procura della Repubblica ci sono i vari modelli, 21, 45, 44, atti relativi, eccetera, eccetera.
PM:
(inc. – fuori microfono)?
PB:
No, io l’ho cercato come modello 21, però me l’hanno anche... Io avevo chiesto anche: “Abbia pazienza, me lo cerchi sugli altri modelli”, al che ha detto: “Non lo rinveniamo”. Siccome era passato un po’ di tempo, la cosa mi creò qualche sorpresa. Ecco, tutto qui.
PM:
Ma le sono state notificate (inc. – fuori microfono)?
PB:
No, mai.
PM:
Quindi questo procedimento comunque non è a carico (inc. – fuori microfono)?
PB:
Io questo non lo so. Io dico solo che l’istanza di dissequestro la depositai e la cancelleria centrale penale della Procura mi telefonò dicendo che non rinveniva né l’iscrizione mia e del collega come persone offese e né nessun procedimento relativo a quegli atti.
PM:
Questo quando è successo?
PB:
2008, l’anno scorso in primavera, mesi e mesi dopo il...
PM:
Lei ha per caso verificato se ci fosse (inc. – fuori microfono)?
PB:
No, no.
PM:
(inc. – fuori microfono)?
LM:
Mi oppongo a queste domande del Pubblico Ministero perché vorrei rendere noto alla Corte che noi sappiamo che c’è un procedimento penale, ce l’ha addirittura il Pubblico Ministero D’Amico a Milano. Abbiamo anche chiesto l’acquisizione, ce l’abbiamo proprio qua...
GCM:
Scusi, avvocato, qual è la motivazione dell’opposizione?
LM:
Perché sta chiedendo se c’è un procedimento penale il Pubblico Ministero, quando in realtà...
GCM:
Scusi avvocato, però il Pubblico Ministero fa delle domande al teste su quello che il teste conosce. Poi, se risultano da altre fonti le circostanze, si acquisiranno. L’opposizione viene respinta. Prego, Pubblico Ministero.
PM:
(inc. – fuori microfono)?
PB:
Sì, è un palazzo del Cinquecento.
PM:
Lei sa, diciamo, qual è stato il percorso (inc. – fuori microfono)?
PB:
Io posso desumere, avendo trovato i vetri all'interno, che...

Ndt, viene acceso in quel momento il microfono del Pubblico Ministero)

PM:
Allora non si sentiva prima.
GCM:
Comunque le risposte le abbiamo...
PM:
Le risposte sono state...
GCM:
Sì.
PM:
Ho capito.
GCM:
Le altre domande... scusi, il Pubblico Ministero chiedeva se a lei risultava...
PM:
Se c’era un procedimento e lei dice che non c’è procedimento...
PB:
No, non dico che non c’è, a me non risulta perché appunto la cancelleria centrale penale della Procura di Milano, chiamandomi telefonicamente, mi riferiva il giorno dopo che a quella data non risultavano iscrizioni. Ora, tutto è possibile, che l’abbiano iscritto dopo, non lo so.
PM:
Non ha avuto comunque notizie...
PB:
Mai, mai.
PM:
Ha visto richieste di proroga delle indagini?
PB:
Mai, mai.
PM:
Torniamo all'ubicazione di questa... quindi questo studio è a pianoterra...
PB:
Pianoterra rialzato.
PM:
...pianoterra rialzato. Da quali punti ci si arriva?
PB:
Allora, in via del Roscetto ci sono due finestre al pianoterra rialzato, fronte strada, che sono poi le stanze del collega Palazzoli e la mia. Poi ci sono...
PM:
Quanto distano da terra?
PB:
Da via del Roscetto sono tre metri minimo, tre metri sì, sì perché io sono alto due... tre metri. Poi da via del Lupo, a scendere, il piano di campagna, il piano strada... c’è un declivio a scendere, fino a questo cortile interno, perché è una strada cieca via del Lupo. Dopodiché, da quel lato invece l’altezza, diciamo, cresce leggermente perché c’è questo piccolo declivio, per cui quindi il piano di campagna va a scendere e da lì c’è un cortile interno dal quale si accede dal demanio comunale al cortile delimitato da un cancello in ferro. Attraversando questo cancello si arriva a questo cortile, poi c’è una porta blindata con la forma a grate, quindi con le inferriate e da quella che è al pianoterra, alzando lo sguardo, si arriva a questo balcone, a questo terrazzino che invece è relativo al mio studio che è posto a circa... più di tre metri, tra tre e quattro metri dal piano di campagna.
PM:
Ecco, questa porta a grate è una porta, quindi non è una finestra.
PB:
No, è una porta.
PM:
Cioè, arriva fino a terra.
PB:
Sì.
PM:
Quanto è alta?
PB:
Per tutta la dimensione dell’accesso, più di due metri sicuramente.
PM:
Lei ha detto sono circa tre-quattro metri.
PB:
Sì.
PM:
Quindi, oltre a questa porta, c’è un altro metro per arrivare... o un metro e mezzo, due metri?
PB:
Presumo almeno un altro metro.
PM:
Un altro metro per arrivare al balconcino.
PB:
Almeno.
PM:
La pietra di porfido dove è stata trovata?
PB:
Sul balconcino, all'esterno.
PM:
Lei ha detto che all'interno... mi può descrivere che cosa ha trovato? Com'era la...
PB:
La situazione.
PM:
Quindi la pietra era fuori.
PB:
La pietra era fuori, i vetri erano all'interno, i vetri della finestra, in parte sul corridoio di accesso ed erano coperti dai nostri indumenti, i miei e quelli dell’avvocato Palazzoli, che erano disposti proprio sopra ai vetri.
PM:
Stavano sopra ai vetri.
PB:
Sopra ai vetri, e la cosa ci colpì, “forse” abbiamo detto “per non far rumore passandoci sopra”, non lo so, è solo una supposizione. Dopodiché c’erano nella stanza delle fotocopiatrici altri frammenti di vetro provenienti sempre da quella finestra, l’unica rotta, che erano collocati su un tappetino che sta proprio davanti a una postazione, a un computer. Poi, sempre lì davanti c’erano delle bevande, proprio vicino, aperte, parzialmente consumate. Poi andiamo sull'altra stanza, dove c’è lo schedario, che era completamente a soqquadro. Sono stati aperti tutti i cassetti, preso ogni fascicolo e le carte tutte mescolate per terra, c’era una montagna di carte, un intero archivio mescolato praticamente, tant'è che tante cose non le abbiamo più nemmeno ritrovate, alcune dopo, altre prima, altre dopo. Insomma, questa era la situazione. Poi dentro la mia stanza, sulla scrivania, c’era una valigetta di mia proprietà, in pelle, e sopra questa valigetta erano disposti in modo ordinato dei cacciaviti, pinze, un martello, orientati verso la finestra, tutti perfettamente allineati e orientati verso la finestra. Anche lì soqquadro totale di carte. E’ stata aperta una cassettiera, dentro c’erano dei fascicoli, tutte le pratiche della cassa forense, le quote annuali di iscrizione all'ordine, tutte cose che comunque con fatica poi abbiamo ritrovato, mescolate una sull'altra. Anche lì c’è un altro schedario di pratiche mie che è stato aperto, tutte le pratiche sono state mescolate. Poi dentro la segreteria ugualmente c’erano, ci sono tutti i faldoni con i contratti di somministrazione delle utenze, con gli atti di acquisto dell’immobile, anche quello a soqquadro. C’era la postazione POS del bancomat che è stata... diciamo c’è stata un’attività, perché c’era lo scontrino che era sparso vicino all'apparecchiatura, quindi c’era stata... quantomeno era andato a vedere questa persona o queste persone sono andate lì a sincerarsi di quello che fosse quello strumento. Questa era...
PM:
Senta, il cellulare le è stato restituito?
PB:
No. Ne ho chiesto il dissequestro, io ho depositato...
PM:
Quindi è in possesso della polizia o della Procura?
PB:
Ufficio corpi di reato, presumo.
PM:
Va bene. Non ho altre domande.
GCM:
La parte civile ci sono domande? Nessuna, Presidente. Le difese, per esaurire l’esame.
LM:
Vorrei depositare un atto che naturalmente è contenuto nel fascicolo del Pubblico Ministero e sulla base di questo atto poi fare delle domande al teste.
GCM:
Magari mettiamo questo atto a...
LM:
Si tratta... questo potrà servire anche all'avvocato perché è indicato il numero del procedimento penale a carico del Rudy Guede ed è una segnalazione fatta in data 1° febbraio 2008 dal Procuratore della Repubblica, il sostituto D’Amico, che sta svolgendo appunto le indagini nei confronti di Rudy Guede per il reato di furto, ricettazione e per il reato di porto abusivo d’arma, legge 110 del ’75. Quest’indicazione è stata anche fornita alla Procura della Repubblica di Perugia, al dottor Mignini, con trasmissione via fax.
PB:
Ma è stato iscritto quando il procedimento? Ah, scusi, non posso fare...
GCM:
Vediamo il documento. Quindi le parti hanno preso visione di questo documento?
LM:
C’è un errore nella scrittura del dottor Mignini, dottor Minnini, ma si capisce che è il suo fax ed è stato rubricato anche...
GCM:
Anche la difesa Amanda Knox conosce questo...
LG:
(inc. – fuori microfono).
GCM:
In relazione a questo documento la domanda?
LM:
La domanda è questa, il dottor D’Amico fa presente che tutto il materiale sequestrato e cioè il computer e il telefono cellulare Nokia, già in data 1° febbraio 2008, antecedente al 1° febbraio 2008, è stata trasmessa alla questura di Perugia.
PB:
Quindi è a Perugia.
LM:
La domanda è questa, vorrei sapere, lei ha richiesto nei primi giorni dell’anno 2008 alla questura di Perugia la restituzione di...
PB:
No, io l’ho fatto alla Procura di Milano, ritenendo che fossero all'ufficio corpi di reato della Procura di Milano, perché quella gente mi evidenziò che li aveva rinvenuti a Milano e che erano frutto di una probabile attività delittuosa. Quindi ho ritenuto di fare istanza di dissequestro alla Procura di Milano.
LM:
Leggendo la lettera trasmessa dal dottor D’Amico anche alla Procura di Perugia, vengono indicati sia il computer, sia il telefono cellulare. Può rinvenire nella lettura di questa lettera l’esistenza dei due oggetti di proprietà sua e del suo collega?
PB:
Io dico che il telefono cellulare senz'altro era Nokia, il 27 ottobre 2007 è vero, perché era quel sabato. Il computer Sony Vaio non posso essere preciso perché la marca non me la ricordo assolutamente, perché non era nemmeno mio, quindi non lo so. Il tentativo di furto aggravato, 56, 624, 625, 648...
GCM:
Solo sugli oggetti.
PB:
Sì. No, gli oggetti... io posso dire del telefono cellulare.
GCM:
Quindi solo del telefono cellulare.
LM:
Chiedo l’acquisizione anche per dimostrare, appunto, che c’è questo procedimento penale.
GCM:
D’accordo. Altre domande?
PB:
Quindi pende a Milano. La cosa strana che posso solo dire al Presidente che questo... tra l’altro io vedo che porta il modello 21/2007. Quindi non capisco come ha fatto la cancelleria centrale penale a dirmi che non pendevano...
GCM:
Scusi, avvocato, ritorniamo all'esame testimoniale, quindi su circostanze di fatto.
LM:
Torniamo alla ricostruzione della strada di entrata del suo studio da parte del ladro. Lei alle domande del Pubblico Ministero ha spiegato, come ha spiegato prima a me, che questa finestra si trova ad un’altezza dal piano stradale di circa tre-quattro metri, rispetto al piano stradale.
PB:
Da via del Lupo, sì.
LM:
Poi ha fatto riferimento anche ad una porta, ad una porta in ferro che si trovava vicino...
PB:
Sì, confermo.
LM:
E questa porta in ferro a che distanza si trova dalla finestra stessa?
PB:
E’ a perpendicolo, a piombo, proprio sotto la finestra.
LM:
Quindi c’erano, diciamo così, delle asperità su questa porta tali da poter permettere un eventuale...
PB:
Una persona fisicamente dotata, non io; una persona fisicamente dotata, non uno come me, forse si sarebbe potuta arrampicare con il rischio di precipitare al suolo, perché chiaramente non ci sono protezioni, non c’è altro che una parete verticale.
LM:
Ho capito. Un’ultima cosa, la finestra da cui sono entrati questi ladri, come lei ha indicato, è più alta rispetto alle altre finestre?
PB:
No, no perché poi alla fine lo studio è in piano ed è esattamente... rispetto allo studio dice o come altezza della finestra?
LM:
Rispetto al piano della strada e alle altre finestre.
PB:
No, a quel punto, quando uno raggiunge il terrazzino, siamo praticamente a livello delle altre finestre.
LM:
Un’ultima cosa, quando è venuto quel signore, Rudy Guede, il 29 ottobre nel suo studio...
PB:
Non nello studio, lui era sulla...
LM:
Sul pianerottolo.
PB:
Nemmeno, lui era sull'ingresso tra... sullo scalino fra il demanio comunale e l’ingresso dello studio... del condominio, pardon. Non è entrato a studio.
LM:
La sua intenzione era quella di venire a studio, di venire da lei?
PB:
Non lo so, tant'è che lui non sapeva nemmeno come io mi chiamassi, in quanto, quando ha suonato, ha suonato su “studio legale” perché evidentemente qualcuno gli avrà detto che quei beni erano stati... però, ripeto, non ci ho parlato io, quindi non... sono tutte cose narratemi dal dottor Morini, quindi non sono a mia conoscenza diretta.
LM:
Grazie.
GCM:
Questo quando è avvenuto?
PB:
Questo è avvenuto il lunedì pomeriggio intorno alle cinque, nel tardo pomeriggio del 29 ottobre 2007.
GCM:
Quindi quanti giorni dopo il furto?
PB:
Il furto è 13 ottobre, quello è il 29.
GCM:
Se non ci sono altre domande, il testimone viene congedato.

Non ci sono altre domande; il teste viene licenziato.

GCM:
Si acquisisce la comunicazione proveniente dalla Procura della Repubblica, Tribunale ordinario di Milano, 1 febbraio 2008, ai fini della utilizzabilità. Chi facciamo venire?
LM:
L’avvocato Palazzoli.