Luca Maori's Massei Trial Closing Arguments for Raffaele Sollecito

From The Murder of Meredith Kercher
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GCM Giancarlo Massei Judge Presidente
LM Luca Maori Sollecito defense lawyer Avvocato
MC Manuela Comodi Prosecutor Pubblico Ministero
INT Intervention
GCM:
L’udienza odierna fissata per la prosecuzione della discussione con la parola alla Difesa degli imputati, l’Avvocato Maori per... prego Avvocato.
LM:
Buongiorno a tutti, sono l’Avvocato Maori ci siamo ben conosciuti nel corso di questo anno di udienze. Io parlerò per primo, svolgerò alcuni argomenti e ripercorrerò le fasi processuali sia del procedimento in sede dibattimentale e sia le fasi precedenti, dopo la mia esposizione proseguirà l’esposizione da parte dell’Avvocato Bongiorno per l’udienza di lunedì, quindi cercheremo di dare un contesto unitario a questa esposizione difensiva evitando per quanto ci è possibile e scusateci se eventualmente non lo faremo una non ripetizione delle cose che un Difensore dirà rispetto all’altro. Iniziamo immediatamente, pochi processi sono così difficili come è questo, in primo luogo perché difendere un innocente è sempre molto più difficile che difendere un colpevole, ti senti tutti... piena la responsabilità per la vita ed il futuro di un ragazzo che potrebbe essere tuo figlio e che so non solo per gli esiti dell’istruttoria dibattimentale ma anche per le ore, le ore passate con lui a colloquiare in carcere in oltre due anni, essere completamente estraneo ai fatti e alle fantasiose ricostruzioni effettuate anche con effetti speciali dalla Pubblica Accusa. Sì Signori Giudici perché l’attività svolta dai P.M... dicevo perché l’attività svolta dal Pubblici Ministeri è proprio quella di una parte processuale cioè della Pubblica Accusa tanto che nel nostro sistema accusatorio la Procura dovrebbe essere definita forse più giustamente e meno ipocritamente l’ufficio degli Avvocati dell’Accusa. Nel nostro sistema che oserei definire ibrido si è optato per una scelta accusatoria in cui le parti, Difese e Pubblico Ministero dovrebbero trovarsi alla pari dinanzi a un Giudice terzo a cui però non è conseguita una divisione delle carriere tra Giudici e P.M. di talché la Difesa si trova sempre in una posizione diversa rispetto all’Accusa, l’Avvocato dell’imputato è sempre purtroppo visto come colui che vuole mistificare, vuol far apparire vero quello che non è, colui che suo malgrado difende un colpevole che andrebbe condannato a priori perché chi accusa è anch’esso Magistrato e quindi va da se che non avrebbe alcuna ragione di accusare un innocente. Il discorso ci porterebbe troppo lontano verso problemi di politica giudiziaria che certamente non interessano questa sede, ciò che vi chiedo è di non partire da questo preconcetto completamente errato, di valutare ed analizzare le prove per ciò che è emerso in questo dibattimento sgombrando la mente da ruoli e posizioni e dando credito alla ricostruzione dei fatti che a voi appare la più logica, la più fondata, la più credibile, vi chiedo di dare a Raffaele Sollecito il beneficio del dubbio, ricordo Giuseppe Mazzini che diceva: “bisogna passare attraverso la tempesta del dubbio per sciogliere ciò che si sa giusto perché so” ed è questa la ragione per cui particolarmente difficile è questo processo che ciascuno di voi quando è entrato per la prima volta in quest’aula già aveva una propria idea dei fatti dovuta ovviamente alle notizie pubblicate sui giornali e fornite dalle televisioni e dalle radio. Questo eccessivo battage mediatico è particolarmente pericoloso perché avvicina i Giudici ad una vicenda in merito a cui non hanno come dicono gli inglesi la virgin mind, la mente vergine, libera da pregiudizi ma già si sono fatti una qualche idea ed è stato... questo però è stato particolarmente difficile da sopportare anche per Raffaele che è stato bombardato da ogni dove, descritto come il peggiore dei ragazzi, denigrato, offeso, colpito anche nei suoi affetti più cari, violato in ogni piega del suo carattere. Non si può non evidenziare la tragica interazione che sussiste tra il sistema giudiziario e il sistema della comunicazione ed in particolare come sia difficile in questa situazione di circo mediatico giudiziario che si è creata difendere i diritti di quanti per una ragione o per un’altra sono impopolari o possono sembrar tali. Anche il P.M. ha evidenziato questo eccessivo interesse da parte dei media, la presa di posizione di alcune lobby come dallo stesso P.M. definite. Ma l’interesse era ed è assolutamente spiegabile non solo perché il caso ha interessato giovani e ragazzi provenienti da paesi e continenti diversi ma anche perché non vi è processo più indiziario di quello che stiamo ora celebrando, un caso palese, una responsabilità smaccata non attira alcun interesse, di contro quando in un processo nulla è chiaro, nulla è certo, tutto è opinabile inevitabilmente l’opinione pubblica si mobilita alla ricerca della verità vera di quella che vi farà uscire domani dalla camera di consiglio con la certezza di aver fatto giustizia per poi voi pretendere in futuro giustizia. Sono d’accordo con la Pubblica Accusa quando dice che il destino di Raffaele Sollecito è appeso ad un chiodo, a quel chiodo che il Pubblico Ministero ha ricollegato al cosiddetto GPS getto di pietra con scalata, non volta’è dubbio infatti che se l’ingresso in quella casa da quella finestra fu reale certamente Raffaele Sollecito è assolutamente estraneo ai fatti perché non è un ladro e perché non aveva alcuna ragione di rubare e perché comunque Amanda aveva le chiavi di casa, ed è proprio per questo che inizierò la mia discussione dall’ipotizzata simulazione di furto, l’altro elemento fondamentale, di fondamentale importanza è relativo all’ora del delitto, argomento che verrà trattato dalla collega Avvocato Bongiorno lunedì in quanto se dovesse venir meno l’ora indicata dai P.M. allora cadrebbe nel nulla tutta la ricostruzione e con questa tutte le testimonianze che sono state argutamente giust’apposte dai Pubblici Ministeri, ricordiamoci Curatolo, Capezzali, Monacchia, Bramis, le vedremo poi nel corso di questa esposizione. Ma prima di tutto Signori Giudici è importante riportare la verità, chi sono i protagonisti di questa tragica vicenda basandosi non certo su superficiale osservazioni comportamentali in aula o ancora peggio su indimostrate teorie grafologiche rese peraltro fuori da questo processo e in questo processo per fortuna mai entrate o addirittura retaggio (inc.) disquisizione lombrosiane, né tanto meno su preconcette ed apodittiche idee della Pubblica Accusa ma unicamente ed esclusivamente sulle risultanze processuali, le uniche che hanno valore in questa sede e a cui la Corte deve ancorarsi. Sì io potrei stare ore e ore a descrivere gli stati d’animo di Raffaele, le lunghissime chiacchierate che abbiamo avuto a Perugia, a Terni, le paure, gli sfoghi, a volte la disperazione di questo giovane di appena 23 anni quando è stato arrestato, ora ne ha quasi 26, il 26 marzo compie 26 anni e nello stesso tempo i suoi sforzi di essere e manifestare in aula uno stato d’animo diverso per pudore, per dignità, perché così è stato educato dalla sua famiglia e non certo per disinteresse, arroganza, cinismo come è stato assurdamente etichettato dalla Pubblica Accusa. Ma ciò non varrebbe a nulla perché solo ciò che emerge dalle carte può essere da voi valutato, nella mia esposizione non replicherò volutamente ai sarcastici, inopportuni ed in certi casi offensivi giudizi che la Pubblica Accusa ha rivolto nei confronti dei consulenti della Difesa. Posto che infatti sia la Pubblica Accusa che le Difese degli imputati hanno presentato le proprie argomentazioni di carattere tecnico al Giudice terzo con l’ausilio di propri consulenti esperti in materia nessuno è legittimato ad esprimere apprezzamenti sulla capacità professionali dei consulenti e della parte opposta peraltro come nel caso di specie assolutamente fuori luogo e avulsi da qualsiasi realtà, i Professori Tagliabracci, Vinci ed Introna consulenti genetisti e medico legali di questa Difesa sono considerate emerite personalità in campo scientifico per le rispettive competenze tanto da essere chiamati e ricercati in tutto il mondo per tenere conferenze anche in lingua inglese e non solo per partecipare ad un unico congresso a Vienna. Inoltre e ciò è opportuno ricordarlo tutti sono consulenti, tutti questi sono consulenti di Tribunali e Procura della Repubblica sparse in tutta Italia in relazione a fatti molto gravi che peraltro hanno brillantemente risolto, tanto per farvi un esempio l’omicidio Cacioppolini imputato Birukova (fonetico) Corte di Assise d’Appello di Ancona, la Corte di Assise di Macerata aveva assolto la Birukova, la Corte di Assise di Appello di Ancona, sede naturalmente dell’Appello del Pubblico Ministero conferisce una perizia al Professor Tagliabracci e il Professor Tagliabracci con la sua perizia è il fondamento per la condanna della Birukova a trent’anni. Per quanto riguarda invece il Professor Introna ricordiamoci tutti i casi che lui ha seguito presso la Procura di Bari, il caso più eclatante che tutti voi conoscere è il caso relativo alla morte dei fratelli Pappalardo a Gravina di Puglia, anche questo è stato seguito dal Professor Introna ed è stato brillantemente risolto come tutti noi sappiamo, per non parlare dei casi di omicidi di ndrangheta presso la Procura di Locri e di Reggio Calabria dove il Professor Vinci è stato chiamato ed ha brillantemente svolto la sua opera chiamato dalla Procura della Repubblica di questi luoghi. Di tal che oltre al necessario rispetto che dovrebbe essere tenuto da parte di ogni protagonista di questo processo nei confronti di avversari le critiche mosse nei confronti dei consulenti della Difesa non possono essere accettate né tanto meno condivise in quanto si fondano esclusivamente non su questioni di carattere tecnico processualistico ma solo ed esclusivamente su pretesi atteggiamenti assolutamente inesistenti peraltro tenuti dai predetti consulenti nei confronti degli operatori della Polizia Scientifica, in altri termini il fatto di per se è molto grave, la Pubblica Accusa intende delegittimare i validissimi consulenti della Difesa come ho detto prima ben conosciuti, apprezzati e stimati in tutto il mondo e in particolare in Italia nell’ambiente giudiziario eccetto naturalmente presso la Procura della Repubblica di Perugia, esclusivamente sul presupposto che gli stessi nel corso delle loro deposizioni hanno criticato anche con toni accesi ma con argomenti sicuramente validi le conclusioni cui sono giunti gli operatori della Polizia Scientifica. Non si intende in questa sede scendere ad un livello così poco elegante e soprattutto ben poco utile alla comprensione dei fatti oggetto del presente giudizio e pertanto nel rispedire le accuse al mittente mi limiterò alle analisi delle argomentazioni in materia. Primo punto Rudy Guede, in questo processo c’è un dato che non deve essere dimenticato, esiste già un colpevole per l’omicidio di Meredith Kercher Rudy Guede ed è stato condannato come tutti voi sapete a trent’anni di reclusione dal G.U.P. in sede di giudizio abbreviato e naturalmente la sua posizione è al vaglio della Corte di Assise di Appello, mi sembra di aver letto sui giornali che ci sarà la discussione finale poco prima di Natale, suo è il DNA che è stato trovato all’interno della vagina di Meredith, suo è il DNA sulla felpa azzurra indossata dalla vittima, suo è il DNA sulla borsa, suo è il DNA sul reggiseno, ancora sue sono le scarpe, le famose scarpe Nike out break due e suo è il DNA sulla federa del cuscino su cui era adagiata Meredith e anche sul corridoio dell’appartamento. Ma vediamo di capire chi è Rudy Guede, è un giovane ivoriano che da quanto emerge dagli atti non ha un lavoro stabile, non aveva un lavoro stabile, la sua principale occupazione era quella di giocare a pallacanestro, frequentava locali notturni del centro storico di Perugia, il Merlin, Domus eccetera, il Rudy non disdegna o non disdegnava l’uso di alcool e di droghe tanto è che ci ricordiamo di quel fatto curioso che si era addormentato sul water del bagno dell’appartamento dei ragazzi di sotto allor quando era andato a trovarli ubriaco. Ricordiamoci le testimonianze di Marzan, Bonassi, Marzan sentito all’udienza del 23 giugno 2009 trascrizioni 39 e 40, Bonassi il 14 febbraio 2009 trascrizioni 151, tutte incentrate sulla figura di Rudy. Il suo rapporto con le ragazze Barrov Avucar (o simile) che è stato sentito in sede di sommarie informazioni l’11/12/2007 e il suo verbale acquisito agli atti il 3 luglio 2009 ha affermato: “quando ero ubriaco o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti faceva uso anche di cocaina dava fastidio alle persone soprattutto alle ragazze, le bloccava fisicamente e cercava di baciarle, era in viso a molti e mi hanno raccontato che già ha avuto precedenti di molestie a delle giovani che però non mi sono stati riferiti nei particolari”. Altre testimoni Raukas Vikinstas (o simile) sommarie informazioni del 18 novembre 2007 acquisite all’udienza del 3 luglio 2009 afferma che si ubriacava, “a volte l’ho visto molto ubriaco, ho smesso di frequentarlo perché beveva molto e la sera era spesso ubriaco” stessa Avital Enedecher (o simile) detta Savoi, Crudo Sofia Concetta tutte dichiarazioni, verbali di sommarie informazioni che sono state acquisite all’udienza del 3 luglio 2009. Non aveva un’occupazione Rudy viveva di espedienti soprattutto di furti, ci dobbiamo ricordare un caso molto particolare avvenuto due mesi prima del tragico omicidio presso l’abitazione di Cristian Tramontano. Cristian Tramontano dice testualmente nel verbale di sommarie informazioni reso il 7 gennaio 2008 acquisito all’udienza del 26 giugno 2009 “il primo o 2 settembre ultimo scorso - 2007 - intorno alle 6:00 di mattina sia io che la mia ragazza siamo stati svegliati da dei rumori provenienti da sotto il nostro letto che è a soppalco, mi sono affacciato e ho visto un giovane di colore che frugava tra i nostri effetti personali, subito sono sceso dal letto e ho cercato di inseguirlo per farlo uscire dalla nostra casa, lui è scappato scendendo le scale a chiocciola che portavano al piano di sotto ma ha trovato la porta chiusa. A quel punto mentre prima mi distanziava trattenendo una sedia tirava poi fuori un coltello a serramanico io spaventato scappavo e tornavo di sopra, intanto la mia ragazza aveva allertato il 113, nel frattempo il ragazzo riusciva a scappare ed io aspettavo l’arrivo della volante, aggiungo che il giovane ladro aveva l’alito vinoso e parlava correttamente l’italiano. La sera stessa del furto mi sembra di aver rivisto questo ragazzo di colore all’interno della discoteca Domus e l’ho detto alla mia ragazza, a seguito dell’uccisione della ragazza inglese ho visto le foto di uno degli arrestati sul giornale parlo di Rudy Guede e mi sembra di riconoscerlo nel ragazzo di colore che ha rubato nella mia abitazione e che ho visto nel locale Domus e nella zona del centro storico successivamente al furto” sommarie informazioni Tramontano. Altro caso emblematico per delineare e tratteggiare la figura di questa persona, 27 ottobre 2007 cinque giorni prima del tragico omicidio di Meredith la signora Tittoni del Prato l’avete sentita, l’abbiamo sentita all’udienza del 27 giugno 2009 è la direttrice dell’asilo Kinder Garden di Milano si reca... è un sabato mattina, si reca all’interno dell’asilo insieme ad un fabbro, un rappresentante per fare... dato che l’asilo era chiuso per fare alcuni lavoretti, all’interno dell’asilo la mattina, quella mattina del 27 ottobre trova un giovane di colore che si era abusivamente introdotto, erano stati sottratti alle casse dell’asilo pochi spiccioli naturalmente molti soldi non c’erano tant’è che la signora Tittoni all’udienza del 27 giugno pagine 7, 8 trascrizioni afferma: “la cassetta dove teniamo il denaro era aperta e mancavano dei soldi”. La Tittoni naturalmente chiama la Polizia che arriva effettua una perquisizione all’interno del giovane che poi viene foto segnalato ed identificato in Rudy Guede e rinviene all’interno dello zainetto un coltello di circa 30, 40 centimetri sottratto dalla cucina dell’asilo. In possesso del giovane vi era anche un cellulare ed un computer che da indagini esperite fu accertato questi beni essere provento di un furto commesso fra il 13 e il 14 ottobre 2007 guarda caso a Perugia presso lo studio del legale di due Avvocati, gli Avvocati Brocchi e Palazzoli che hanno il loro studio in Via del Roscetto, Rudy Guede non viene arrestato per questa sua attività criminosa compiuta a Milano perciò torna a Perugia e il 29 ottobre del 2007 si presenta presso lo studio del legale Palazzoni Brocchi, indicazione dello studio legale che certamente non era stata a lui dai Poliziotti operanti e quindi questa ubicazione poteva essere conosciuta solo ed esclusivamente da colui che questo furto aveva commesso perché i Poliziotti non avevano certamente detto chi erano i soggetti che erano i proprietari di questi beni. Lui si porta da questi Avvocati per giustificare la ragione del possesso di quei beni affermando di averli acquistati regolarmente presso la stazione centrale, queste sono le sue dichiarazioni che ci hanno detto e ci hanno riferito i due Avvocati nel corso dell’udienza. Questi episodi dimostrano al di là di qualsiasi ragionevole dubbio che il Guede era ben dedito alla commissione di furti in private dimore, c’è un dato importante ancora Rudy Guede è presente al momento dell’aggressione subita dalla povera Meredith, certamente la vede morire, è presente alla sua agonia e nonostante ciò non chiama aiuto, fugge e tranquillamente la notte successiva si reca a ballare presso il locale Domus, vediamo le dichiarazioni rese da Campolongo, Davis Giulia, Rebecca Savoi sia direttamente a noi nel corso dell’udienza del 3 luglio 2009 e sia nel corso... sia con le sommarie informazioni che sono sempre state acquisite in quella data. Ma ciò che forse più di ogni altra circostanza dimostra la natura scaltra, fredda ed insensibile di Rudy è il tenore della conversazione che il medesimo intrattiene ormai latitante in Germania, sappiamo benissimo quello che è successo dopo la sua... la scoperta del suo DNA con l’amico Giacomo Benedetti poco prima di essere arrestato, questa chat è stata acquisita al fascicolo in data 9/10/2009 tramite CD e vi farò sentire adesso alcuni brani di conversazione che poi interesseranno nel corso della mia esposizione. Non vi è in quella conversazione come sentirete un minimo turbamento, una ben che minima partecipazione emotiva nel racconto che lo stesso fa di quella tragica notte, sentirete che il tono è estremamente freddo, distaccato e certamente in contrasto con le circostanze tragiche e cruente che lui racconta. Altra cosa importante da tener presente è che Rudy Guede quando viene arrestato in Germania in data 19 novembre 2007 presenta all’ispezione corporale effettuata dalla Polizia tedesca evidenti tagli alla mano destra, mano destra tagli evidenti, tagli qui nella mano destra e solo a questa mano destra e ciò è attestato non è una mia dichiarazione, è attestato dalle fotografie acquisite agli atti di questo processo in data 28 febbraio 2009. La presenza di lesioni alla mano destra appare molto importante posto che la Pubblica Accusa ha evidenziato l’improbabilità del furto sul presupposto che il ladro si sarebbe certamente ferito e di contro sui vetri non sarebbe stato trovato alcun sangue, alcuna traccia di sangue, è importante però sottolineare a tal proposito quattro cose: 1) i vetri sul davanzale sono solo sulla parte destra, 2) non sono state effettuate particolari e dettagliate analisi biologiche sui vetri, è notorio che il sangue fuoriesce dalle ferite non immediatamente, a tutti voi, a tutti noi sarà capitato di tagliarsi con un vetro o con altre tipo lame o altre cose molto taglienti il sangue non esce subito, la ferita tante volte sentiamo un piccolo dolore non ci accorgiamo, ci accorgiamo dopo un po’ di tempo che ci siamo feriti, che la mano si è tagliata e da lì fuoriesce del sangue ma al momento molte volte non ce ne accorgiamo neanche. Quarto punto e Rudy è un ladro esperto e un ladro esperto come certamente era Rudy avrebbe anche sicuramente potuto non tagliarsi. A tale ultimo proposito stante le evidenti lesioni alla mano destra e posto che il Guede è destrorso non volta’è dubbio che si sarebbe mettiamo anche la seconda ipotesi potuto procurare dette lesioni anche maneggiando il coltello colpendo ripetutamente e selvaggiamente la povera ragazza, quindi la presenza di quelle lesioni sia... è compatibile sia con l’arrampicata dalla finestra e sia con l’utilizzo del coltello ai danni della povera vittima e comunque è certamente un elemento altamente indiziante a carico di colui che riportò quelle lesioni. Vi voglio far sentire adesso un pezzo della chat di Rudy acquisita agli atti nella quale lui racconta di queste ferite.

A questo punto viene riprodotto l'audio della telefonata.

LM:
Abbiamo sentito le parole di Rudy, possiamo sospendere cinque minuti?
GCM:
Sì va bene, possiamo fare una piccola sospensione per consentire un migliore ascolto secondo l’esigenza delle Difesa nella discussione della stessa, quindi l’udienza è sospesa fino alle ore 10:10. (Sospensione). Si prosegue con la discussione.
LM:
Vorrei far ripartire l’audio.
GCM:
Prego.
LM:
Allora possiamo far partire...

A questo punto viene riprodotto l'audio della telefonata.

LM:
Abbiamo sentito questa parte della chat di Rudy, non ve la faccio sentire tutta naturalmente per non tediarvi e sono i brani più importanti, più significativi che abbiamo enucleato, questi ed altri per completare l’esposizione che vi sto facendo. Tutto cioè... Rudy ha avuto in questa tremenda vicenda il vantaggio di essere arrestato troppo tardi allor quando i tre giovani erano in carcere per il medesimo fatto, allor quando già gli investigatori avevano effettuato una ricostruzione della dinamica fallace e su questo errore ha costruito la fantasiosa storia che descrive nella chat. Il P.M. sorprendentemente ingiustamente ha definito nella sua requisitoria povero Rudy l’unico che avrebbe cercato di prestare aiuto a Meredith tamponandole il sangue con degli asciugamani, onestamente queste affermazioni lasciano basiti, in primo luogo perché non vi è una sola ragione per concedere a Rudy la ben che minima comprensione se è vero infatti che è stato abbandonato dalla madre è altrettanto innegabile che egli ha avuto moltissime opportunità di avere una vita normale e addirittura agiata, opportunità che sono state dallo stesso rifiutate, vi ricordate, lo sapete perché risulta anche dagli atti del processo che una famiglia molto molto in vista e molto agiata di Perugia non voglio fare il nome ma lo sapete chi è si era dichiarata disponibile ad adottare Rudy Guede lui non l’ha voluto, ha preferito continuare nella sua così vita dissennata. In secondo luogo perché non vi è agli atti alcun elemento oggettivo atto ad affermare l’aiuto prestato a Meredith, addirittura i periti del G.I.P. riferiscono di una compressione al collo successiva alle lesioni da punta e taglio utilizzata per finire la povera vittima, il famoso asciugamano che Rudy secondo le sue dichiarazioni sarebbe stato utilizzato per tamponare la ferita fatta da questo soggetto sconosciuto in realtà l’asciugamano è servito per soffocare la povera Meredith, ed in terzo luogo perché Rudy con il suo comportamento reticente e mendace ha in questa vicenda sulla coscienza un’altra vittima oltre naturalmente alla prima vittima che è Meredith, la più importante che mai dobbiamo dimenticarci, c’è anche una seconda vittima, Raffaele. Chi è Raffaele Sollecito? Raffaele è un ragazzo lo abbiamo detto prima di 23 anni all’epoca del suo arresto, quasi ventiseienne oggi, passati due anni e un mese circa in carcere, 25 mesi in carcere, era al tempo un laureando in informatica e originario di un piccolo paese pugliese Giovinazzo. Dopo le scuole superiori decide di iscriversi all’università e sceglie Perugia, ce lo dice il padre Francesco nel corso della sua deposizione del 19 giugno 2009. Il carattere di Raffaele, è un ragazzo mite, tranquillo, timido, riservato, molto educato, sono stati sentiti nel corso dell’istruttoria dibattimentale numerosi testi che tutti all’unisono hanno riferito chi è Raffaele, sono testi sia indotti da questa Difesa sia testi indotti dal Pubblico Ministero che nulla avevano a che vedere con la nostra intenzione di dare una... di indicare chi era Raffaele e anche abbiamo dei testi che sono degli operanti della Polizia Giudiziaria, tutti all’unisono hanno riferito chi è Raffaele Sollecito. Quintavalle ve lo ricordate il titolare della Conad Margherita di Piazza Grimana, udienza 21/3/2009 “era un ragazzo serissimo, educatissimo, non dava confidenza” Tavernese “è un ragazzo mite” udienza 27 marzo 2009, Fazio “era una persona tranquillissima, normale” Galizia il Carabiniere, il Maresciallo dei Carabinieri dice le stesse cose e afferma addirittura che sua figlia frequentava Raffaele al tempo proprio perché era una persona brava, in gamba e molto tranquilla. Lumumba ve lo ricordate quando è stato sentito all’udienza del 3 aprile 2009, riporto le frasi che Lumumba ha detto di Raffaele: “a me Raffaele mi ha dato l’impressione che vive in una buona famiglia intendo dire una buona educazione, mi dava l’impressione di una persona con la buona educazione, sì perché entra saluta e poi non è agitato fa un sorriso e poi è tranquillo così e poi si alza e se ne va” a domanda: “è una persona che si differenziava rispetto agli altri avventori del pub?” “sì poi ha preso una buona educazione”, Giobbi, il Vice Questore Giobbi sentito all’udienza del 29 maggio 2009 “devo dire che Raffaele Sollecito è stato secondo me... ha avuto un comportamento assolutamente signorile” Boccali il padrone di casa “ci sono state mai lamentele per schiamazzi?” risposta: “mai” domanda: “quindi è una persona educata e tranquilla?” risposta: “sempre sì” udienza 23 giugno 2009, Cirikoga la cameriera a mia domanda: “come si comportava con lei Raffaele Sollecito era persona gentile, la pagava sempre regolarmente, era una persona con lei cortese?” risposta: “con me è stato molto gentile” domanda: “la pagava sempre regolarmente?” “sì” “come la trattava?” “benissimo” la risposta, “la rimprovera mai? “no, scherza?” pagina 60 e 61 trascrizioni udienza 26 giugno 2009, De Martino alla mia domanda: “Raffaele è un bravissimo ragazzo, non ho mai assistito a nessun atto di ira o qualsiasi forma che si possa avvicinare a tale, molto disponibile, generoso e tranquillo” “timido?” domanda, risposta: “timido anche” udienza 4 luglio 2009. Binetti “quello che me lo fa ricordare con più piacere sicuramente è la sua pacatezza, il suo senso dell’amicizia, insomma i valori che comunque me lo fanno apprezzare, domanda: “quindi lei può escludere che ci siano mai stati atteggiamenti violenti?” risposta: “assolutamente” udienza 4 luglio 2009. De Candia alla mia domanda “ha un carattere tranquillissimo” Cirillo “un ragazzo sicuramente molto buono gentile, un ragazzo che aveva sani... ha sani principi, un ragazzo studioso che si alzava la mattina presto e ci spronava anche a studiare, ecco lui diciamo era quello fuori dal coro nel senso che lui riusciva a dire le stesse cose che una persona dice urlando tranquillamente”, “quindi una persona riservata, tranquilla, una persona normale” “sicuramente normale” udienza 4 luglio 2009. Traverso a domanda: “è un ragazzo pacifico?” risposta: “sicuramente il fatto che io sia amico con Raffaele anche tenendo una distanza di 1.000 chilometri significa che c’è qualcosa che ci lega siamo persone sensibili almeno parlo per me e per lui” udienza 4 luglio 2009. Anche in ordine al rapporto con le ragazze vari testimoni hanno riferito di un approccio di Raffaele con l’altro sesso assolutamente inesperto, forse dialettico, romantico, ricordiamoci sempre Fazio l’udienza 27/3/2009 in quel periodo... a domanda: “in quel periodo sa se Raffaele abbia avuto o meno rapporti sessuali?” risposta: “no credo che non li abbia mai avuti” De Martino risposta: “lui è sempre un romanticone molto timido, io lo definirei abbastanza romantico che pensa comunque a una storia d’amore, ci crede ecco” udienza 4 luglio. Binetti sempre alla domanda sul rapporto di Raffaele con le ragazze “è sempre stato un po’ timido, un po’ introverso cioè non era... io spesso ho sentito in tv che lo descrivono come uno sciupa femmine invece al contrario era un ragazzo molto timido, molto introverso che per fare il primo passo ci voleva un po’, magari la ragazza doveva fargli capire un interesse specifico. De Candia sempre alle domande sul rapporto con le ragazze “l’ho visto sempre molto - risposta - l’ho visto sempre molto pacato con le ragazze, molto disponibile, se usciva con qualche ragazza non le ha mai fatto mancare niente, molto tranquillo” Cirillo: “lui mi ha detto che non aveva mai avuto rapporti sessuali” Traverso a domanda “rispetto alle ragazze era una persona che amava le avventure facili oppure ci andava particolarmente cauto in generale con le ragazze?” risposta: “con i piedi di piombo è un eufemismo, aveva una tonnellata in un piede ed una in un altro piede, andava molto cauto” sempre tutte le risposte, tutte trascrizioni relative alle udienze in cui sono stati sentiti. N vi è dubbio che la valutazione in merito ai rapporti con le ragazze assume in questo processo una rilevanza determinante posto che il movente dell’omicidio sarebbe secondo la ricostruzione della Pubblica Accusa anche di carattere sessuale, un gioco erotico finito male, una richiesta particolarmente disinibita a cui Meredith avrebbe opposto un fermo rifiuto. Or bene tale scenario ad onor del vero mal si concilia con la natura di un ragazzo timido e introverso che si trovava a vivere la sua prima e vera e propria relazione sentimentale e sessuale con Amanda e che certamente in quel periodo era particolarmente questa relazione appagante e totalizzante. Si è sempre voluto cucire nel corso del processo e soprattutto nel corso delle indagini preliminari indosso a Raffaele un abito che certamente non gli appartiene, quello del ragazzo dedito all’uso di droghe, violento per le immagini che lo ritraevano impugnare una mannaia e forse per un episodio di violenza contro una ragazza accaduto... episodio accaduto presso il liceo dallo stesso frequentato, inoltre per la sua consuetudine di Raffaele di portare con se coltelli e addirittura dedito alla visione e alla lettura di film e giornaletti hard oltre che alla ricerca di emozioni forti. Si è scavato morbosamente nel suo passato e soprattutto purtroppo in quello della sua famiglia, sulle ragioni della morte della madre che è prematuramente deceduta nel 2005 per problemi cardiaci per cercare di dedurre da ciò un’instabilità e debolezza caratteriale, tutti i tentativi sopra descritti sono stati però smentiti dall’istruttoria dibattimentale. Per quanto riguarda la droga, è emerso che Raffaele faceva uso sporadico di sostanze stupefacenti ma solo ed esclusivamente di hashish, a tal proposito ricordiamo cosa disse De Martino nell’udienza in cui è stato sentito “possiamo dire che Raffaele Sollecito - a domanda - era un abituale consumatore di hashish?” “no - risposta - assolutamente quando capitava che c’era si fumava ma in maniera molto molto... cioè in maniera sporadica non è che si andava a cercare” Binetti a domanda solita sull’uso di sostanze stupefacenti da parte di Raffaele “era una frequenza... cioè frequenza mi sembra una parola grossa, è capitato qualche volta che magari qualche amico aveva portato qualcosa del genere e quindi...”... stessa cosa De Candia sul fatto che è capitato solo qualche sporadica volta, Traverso stessa cosa, Tavarnese l’educatore dell’Onaosi a domanda: “è a conoscenza del fatto che potesse far uso di sostanze stupefacenti Raffaele?” risposta: “abbiamo avuto dei sospetti sull’uso di cannabis però non abbiamo mai avuto riscontro” domanda: “sono stati fatti controlli?” risposta: “sì e non abbiamo mai avuto riscontro”. Vediamo un po’ gli effetti della cannabis su Raffaele, gli effetti della cannabis erano di carattere sedativo, poi ce lo ha spiegato bene il Professor Taglialatela, sempre De Martino ci dice: “a volte si addormentava anche”, “quindi erano effetti molto sedativi?” “ecco tranquillizzanti”, Binetti: “era diverso nel senso che si addormentava più facilmente” Traverso: “l’effetto era quello che faceva a tutti quanti quelli che ne fanno uso diciamo un senso di rilassatezza ecco, ma quando usava questa sostanza stupefacente era ancora più pacifico di quanto è normalmente è Raffaele”. L’uso di droga è stato un argomento molto valorizzato dalla Pubblica Accusa sul presupposto che proprio tale utilizzo avrebbe determinato i comportamenti violenti degli assassini. Or bene a tal proposito non può stigmatizzarsi l’attenzione sulla deposizione del consulente, del nostro consulente il Professor Taglialatela il quale ha scientificamente affrontato la problematica relativa agli effetti dei cannabinoidi sui comportamenti dell’assuntore concludendo appunto che le reazioni alla sostanza stupefacente sono spesso condizionate ad un comportamento soggettivo, ci sono degli aspetti della reazione psicotropa che sono chiaramente soggettive in quanto dipendono dal contesto, dall’attesa, dall’aspettativa che uno ha relativamente alla droga ed a con chi la si consuma. Detto questo mi sembra che sia plausibile la possibilità che una persona si addormenti soprattutto ripeto assumendo gli effetti sul sonno che abbiamo prima delineato quindi effetto soporifero dell’hashish. Di contro è ben diverso l’effetto di altre sostanze stupefacenti quali ad esempio la cocaina che annulla qualsiasi freno inibitore e che determina nell’assuntore uno stato di eccitazione che potrebbe portare a violenza gratuita, ma agli atti del procedimento non vi è alcun elemento che porti ad affermare l’uso da parte di Raffaele di cocaina, la cocaina la utilizzava qualcun altro. Nel corso del dibattimento è emerso un’immagine di Raffaele raffigurato interamente coperto da carta igienica con in mano una mannaia, questa fotografia sin dai primi periodi di indagini fu pubblicata su tutte le riviste e i quotidiani di tutto il mondo, in realtà si trattava di una foto scattata per goliardia dagli amici del collegio Onaosi, ce lo ricorda sempre Cirillo “la foto gliel’ho fatta io e così l’ho ridotto io perché stavamo scherzando, erano i primi tempi di collegio e noi scherzavamo” sempre udienza 4 luglio, Tavarnese altro amico: “una foto goliardica ho riconosciuto la camera del collegio puramente goliardica, l’ho visto su internet e ho riconosciuto comunque il collegio poi sul blog di Raffaele (inc.) alcun altre foto del collegio ma sempre molto goliardiche, sempre udienza 27 marzo 2009, da ciò l’impossibilità di trarre dalla stessa foto qualsiasi conclusione circa le tendenze violente o sordide di Raffaele, era solo uno scherzo, uno scherzo goliardico che è stato voluto amplificare in maniera parossistica. Ed ancora sempre su Raffaele la famosa informazione fornita da una fonte confidenziale all’Ispettore Volturno, sentito l’Ispettore Volturno all’udienza del 13 marzo 2009 era stato richiesto da parte mia di sapere per quale motivo era andato a fare quelle complesse indagini lui e un’altra persona della squadra mobile a Giovinazzo e comunque presso il liceo che frequentava Raffaele. Si era avuta notizia... a domanda appunto su tale... sul motivo di tale trasferta il Volturno risponde: “si era avuta notizia di questo episodio e siamo andati ad accertarlo” e cioè l’episodio come ricorderete era il fatto che una persona sarebbe stata... una ragazza sarebbe stata ferita nella classe di Sollecito con delle forbici dallo stesso Sollecito, quindi avuta questa notizia confidenziale si recano a Giovinazzo. A mia domanda: “ma si era avuta notizia che significa un confidente?” la risposta: “sì un confidente, non sono tenuto a riferire sui confidenti naturalmente” a voce risposta sempre “un incontro per strada con una persona che era a conoscenza di determinate cose ed è stato riferito questo fatto e noi siamo andati ad accertarlo”. Tale circostanza che è stata accertata de visu in due o tre giorni di indagine da parte dell’Ispettore si è dimostrata priva di qualsiasi fondamento laddove i compagni di liceo di Raffaele hanno tutti all’unisono escluso qualsiasi episodio di violenza, ed è stato anche sentito sul punto sia il preside della scuola e sia il Maresciallo dei Carabinieri, quindi un altro atto diciamo abbastanza forte portato nei confronti della persona di Raffaele Sollecito oltre a quello naturalmente di cercare di scoprire questo... qualcosa di torbido nel suo carattere dalla... addirittura dalla... dei motivi della morte della madre e questa è una cosa che ha ferito molto Raffaele, naturalmente tutto negativo come ben sapete. Altro punto Raffaele Sollecito aveva l’abitudine di portare con se un coltello, se è vero che tale elemento poteva ab origine costituire un forte indizio a carico del giovane stante la tipologia dell’arma utilizzata per l’omicidio è altrettanto innegabile che successivamente le indagini e da ultimo l’istruttoria dibattimentale hanno dimostrato appieno l’irrilevanza della circostanza, infatti tutte le approfondite indagini genetiche sui coltelli sequestrati all’imputato hanno dato esito negativo, in nessuna delle due armi è stato trovato DNA della vittima, vedi relazione genetica forense della Polizia Scientifica agli atti. Peraltro è stata sin da subito dai periti nominati dal G.I.P. Umani Ronchi, Cingolani e Aprile sempre consulenza agli atti esclusero qualsiasi compatibilità tra i due coltellini di Raffaele e le lesioni riscontrate sul corpo di Meredith essendo queste ultime state cagionate da lama monotagliente laddove i coltelli invece erano dotati di lame bitaglienti, è emerso dall’istruttoria dibattimentale che la consuetudine di portare coltelli in dosso era nata a Raffaele molti anni or sono allor quando era solito intagliare degli alberi, ricordiamo le testimonianze del padre, di De Martino, “la maggior parte della funzione era semplicemente ornamentale perché per quanto mi ricordo l’ho visto tagliare una mela una volta e nient’altro, ce l’aveva sempre attaccato quindi secondo me anche lui stesso di dimenticava che ce l’aveva” Binetti parla dei coltelli quasi fossero un ornamento, una collana per Raffaele, De Candia “onestamente gliel’ho visto aperto, (inc.) tempo l’ho visto aperto due tre volte, l’ho visto tagliare il panino o intagliare un albero” anche tale consuetudine quindi non può essere utile né a dimostrare un coinvolgimento nel delitto né tanto meno il paventato carattere violento del Sollecito Raffaele, inoltre sempre come spunto investigativo si è cercato di far emergere la consuetudine di Raffaele di visionare films ad alto contenuto erotico, violento e di leggere giornaletti porno violenti. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale gli stessi sentiti sul punto hanno notevolmente ridimensionato ciò che a prima vista poteva emergere dai verbali di sommarie informazioni rese dalla Polizia nel corso delle indagini preliminari e allora per quanto riguarda i film di cui troviamo menzione nel verbale di sommarie informazioni del Tavernese, l’educatore presso l’Onaosi viene specificato in realtà non si tratta di films ma di un solo film che peraltro il teste giustifica come una semplice curiosità di un ragazzo come tanti altri, a domanda: “ma c’erano anche altri film che lui vedeva oltre quello?” “no - risposta - poi si è fermato soltanto a questo evento e quindi noi abbiamo dato carattere di causalità estemporaneità cioè l’abbiamo legato più che altro alla curiosità tipica di quella che è dei ragazzi... dei giovani ragazzi” risposta sempre alle domande “no, no, si è trattato di un’unica copia che noi abbiamo trovato e non abbiamo ripeto da una serie di controlli poi effettuati in assenza di Raffaele trovato alcunché” ed in riferimento fatto ai film erotici che il Sollecito sarebbe stato solito vedere nel verbale di sommarie informazioni di Fazio collega di collegio vengono smentiti dal teste il quale afferma di non aver mai avuto contezza di ciò specificando peraltro che in quel verbale non sono state verbalizzate circostanze dallo stesso in quella sede affermate come ad esempio il fatto di aver riferito del carattere mite di Raffaele, a domanda: “lei sa se il Sollecito si dilettasse nel vedere film pornografici o di altro genere?” “no - risposta - che io sappia no” ciò che è certo è che i testimoni conducono alla visione di quell’unico film ad una semplice curiosità giovanile che nulla può contribuire a delineare chi è Raffaele Sollecito. Andiamo l blog, la ricerca di emozioni forti, per gli inquirenti il motivo dell’inspiegabile omicidio risiederebbe per l’imputato in quella ricerca di emozioni forti di cui Raffaele faceva menzione nel suo blog alla data del 13 ottobre, dico 13 ottobre proprio perché non è importante non specificare l’anno. L’argomento è stato evidenziato e stigmatizzato anche dal G.I.P. in sede della misura coercitiva, si legge infatti “Sollecito Raffaele annoiato dalle serate tutte uguali e desideroso ancora di provare emozioni forti come si trova sul suo blog sotto la data del 13 ottobre 2007” pagina 15 dell’Ordinanza di custodia cautelare, in buona sostanza il G.I.P. nel motivare la citata Ordinanza fa riferimento proprio a questo desiderio di emozioni forti che Raffaele avrebbe manifestato nel suo blog pochi giorni prima dell’omicidio, in merito a ciò è opportuno precisare: primo Raffaele scrisse quel brano non pochi giorni prima dell’omicidio ma bensì un anno prima, al G.I.P. venne depositata da parte degli inquirenti in sede di udienze di convalida del fermo e cioè l’8 novembre 2007 soltanto una trascrizione dell’articolo scritto da Raffaele, trascrizione assolutamente identica quanto al contenuto a quella originale ma cui stranamente era stato omessa l’indicazione dell’anno di riferimento il 2006. Come può di contro evincersi dall’originale del blog scritto dal Sollecito e che abbiamo depositato può notarsi che la data dello scritto è sì 13 ottobre ma 2006 non 2007, tale omissione ha determinato l’errore incolpevole del G.I.P.. Secondo punto da tener presente ma comunque il tenore del detto scritto è ben differente da quello paventato dagli inquirenti e per comprendere a pieno è necessario contestualizzarlo facendo riferimento al momento storico nella vita del giovane in cui fu scritto. Dal settembre dobbiamo fare un piccolo excursus della vita di Raffaele, dal settembre 2005 al settembre 2006 Raffaele dopo aver vinto una borsa di studio progetto Erasmus iniziò a frequentare un corso di studi della sua facoltà in Germania a Monaco di Baviera, quel periodo costituì per il giovane un’esperienza importante e indimenticabile, era la prima volta che si recava all’Estero da solo, era la prima volta lontano dai genitori, era la prima volta che si cimentava con un paese e una lingua a lui sconosciuta, era la prima volta che poteva assaporare in pieno la libertà di gestire ogni cosa da solo, quindi una vita completamente diversa rispetto a quella che era stata sino a quel momento a Giovinazzo quindi per lui una emozione forte che si augurava Raffaele una volta tornato a casa alla sua realtà di poter vivere nuovamente magari con un’altra borsa di studio in un paese diverso, e solo questo esclusivamente questo è il senso di quello scritto che però è stato erroneamente interpretato dal G.I.P. anche e soprattutto a cagione dell’omessa data di riferimento, abbiamo depositato la scorsa udienza sia il blog originale, bastava stampare il blog da internet e sia la trascrizione pedissequa del blog senza l’anno di riferimento. Da tutto ciò può concludersi che tutti i tentativi volti a far apparire Raffaele Sollecito diverso da quello che è sempre stato sono risultati vani e smentiti sia da dati oggettivi e sia dall’istruttoria dibattimentale. Raffaele Sollecito conosce Amanda quando? Il 25 ottobre 2007 a un concerto di musica classica svoltosi presso l’Università per Stranieri di Perugia, il dato temporale della conoscenza tra i due è della massima importanza per valutare i comportamenti successivi sia nell’ottica della determinazione di commettere insieme un omicidio sia eventualmente di non giustificabile comportamenti di favoreggiamento ma anche e non da ultimo per valutare il grado di esigenza che avevano i due giovani appena conosciuti e peraltro uno alla sua prima... uno dei due alla sua prima e vera esperienza sessuale di sperimentare quelle emozioni sessuali diverse anche con terze persone. I numerosi testimoni sentiti hanno tutti quanti con una certa approssimazione fra loro comunque datato la conoscenza fra Raffaele ed Amanda a non più di una settimana, dieci giorni prima del delitto, il dato però certo sulla loro conoscenza è desumibile analizzando i tabulati telefonici che sono stati acquisiti in data 9 ottobre al fascicolo del dibattimento. Dai tabulati può evincersi che il primo contatto tra i due è del 26 ottobre 2007 alle ore 10:53, è una telefonata che naturalmente fa Amanda a Raffaele visto il carattere timido, riservato del giovane, quindi la prima telefonata fra i due che si erano conosciuti il giorno prima la fa Amanda, a tale telefonata ne seguiranno poi molte altre sino all’arresto avvenuto il 6 novembre. Il rapporto tra i due, tra Amanda e Raffaele è subito importante tanto che Amanda si trasferisce a dormire a casa del fidanzato in Corso Garibaldi 110. Nonostante ciò però è bene subito evidenziare i due giovani hanno ancora dei propri spazi autonomi e personali di vita dettati dai rispettivi gusti e dalle rispettive esigenze, infatti mentre Amanda ama frequentare anche perché lavorava al pub di Lumumba i locali notturni, Raffaele questo no quindi è successo più volte che il giovane Raffaele non ha accompagnato la fidanzata semmai si limitata la sera ad andarla a riprendere per poi riaccompagnarla presso la sua abitazione. Ciò è accaduto ad esempio ed è importante la notte del 31 ottobre, la notte di Halloween allor quando Amanda decide di passare la serata tra i vari pub del centro storico e Raffaele che invece preferisce rimanere a casa, si limita ad andarla a prendere verso mezzanotte e poi rincasano insieme, a tal proposito ricordiamoci la testimonianza di Gazios (o simile) udienza 27 giugno 2009 e l’sms che Amanda manda alle 00:57 del primo novembre, l’sms dice: “ci vediamo alle 1:45 alle scalle del duomo” Amanda appunto dà l’appuntamento a Raffaele perché la vada a riprendere o ancora sempre per dimostrare evidenziare questa... in un certo senso anche autonomia di gusti e di esigenze e di rispettive forme di vita da parte di Raffaele, evidenziamo quanto è successo nella giornata del 31 ottobre 2007 che Raffaele trascorre senza Amanda ma con i suoi amici in occasione della laurea di Francesco De Robertis. Il teste Cirillo e Tavarnese udienza del 27... Cirillo 4 luglio e Tavarnese 27 marzo. Insomma si tratta di un rapporto normale come quello di tante giovani coppie che si stanno conoscendo, nulla di sordido, nulla di morboso, nulla di anomalo, certo dopo la scoperta dell’omicidio della compagna dell’appartamento di Amanda Raffaele sente forte anche per la sensibilità che da sempre lo contraddistingue l’esigenza di stare vicino ad Amanda, una ragazza straniero in un paese straniero il cui familiare più vicino si trova in Germania la cugina Doroty Krafte (o simile). Veniamo a un altro punto molto importante, abbiamo delineato e tratteggiato le figure di Rudy, i motivi... la figura di Raffaele Sollecito, la sua conoscenza con Amanda, adesso andiamo ad un punto fondamentale e cioè la domanda: ma si conoscevano Rudy e Raffaele? Direi che è un elemento dirimente in questo processo. Non vi è dubbio che la decisione o l’occasione di commettere in concorso con altri un omicidio abbia quale indefettibile presupposto la conoscenza dei correi tra loro, nessuno decide di porre in essere un fatto tanto efferato come quello oggetto del presente procedimento senza un substrato di confidenza e di conoscenza con quelle che si pretendono essere compartecipi al delitto, nel caso in esame è fuori dubbio che Raffaele e Rudy Guede non si sono mai conosciuti né frequentati né visti, appartengono i due giovani certamente a mondi e culture completamente differenti, abbiamo parlato prima di Raffaele che proviene da una sana e grande famiglia, Rudy l’ha rifiutato la famiglia, Raffaele è sempre stato uno studente modello, Rudy a scuola non era mai interessato e ed riuscito Rudy a diplomarsi con fatica quale perito elettrotecnico, Raffaele timido e riservato, abbiamo visto che invece Rudy disinvolto, spavaldo, molto estroverso. Raffaele come vi abbiamo detto prima non ama i locali notturni, Rudy ci passava tutte le serate ma questo non potrebbe essere un ostacolo alla loro conoscenza tanto più si potrebbe obiettare che i due ragazzi effettivamente vivevano in appartamenti situati a poche centinaia di metri di distanza, però guarda caso tutti coloro che conoscevano Rudy in quanto frequentavano la medesima zona di Piazza Grimana non conoscevano Raffaele, Bonassi “una volta ho visto Raffaele per puro caso ci siamo stretti la mano <<piacere Stefano>>” Marzan “ha mai visto Raffaele?” “no” “lei non lo conosce?” “no” Lucani “conosceva Raffaele?” “non l’avevo mai visto” Cocciaretto: “non l’ho mai conosciuto” Miccolini “non ho mai visto Raffaele” Campolongo “non lo conosco” tutti sentiti all’udienze del 19 giugno data nella quale sono state anche depositate delle S.I.T. per Miccolini e anche coloro che conoscevano Rudy solo di vista per averlo incontrato nei vari locali perugini Campolongo “conosce Raffaele Sollecito?” alla domanda risponde “no” sempre udienza 3 luglio 2009, mai hanno conosciuto in nessuna maniera. Per contro gli amici di Rudy che lo frequentavano più assiduamente e che con lui passavano le serate tra i vari locali, mai hanno riferito nulla in merito a Raffaele, sommarie informazioni Mail Philippe (o simile) Raucaskas Vikintas (o simile), Avital Debec (o simile), Rebecca Savoi, Davis Giulia, Crudo Sofia e Crudo Alexandra tutti acquisiti all’udienza del 3 luglio 2009. Ciò dimostra che indipendentemente dal fatto che vivevano i due in case vicine frequentavano luoghi e persone differenti. Anche l’esame dei tabulati telefonici non ha mai evidenziato alcun contatto fra i due né tanto meno è emerso alcun contatto tramite internet, Messenger, Facebook, Skype eccetera, l’unico anello di congiunzione sarebbe potuta essere soltanto Amanda posto che la stessa aveva con Raffaele un rapporto sentimentale e da quanto è emerso in dibattimento aveva conosciuto Rudy per il tramite degli amici marchigiani affittuari dell’appartamento al piano terra di Via della Pergola, ma basta effettuare un breve calcolo per concludere che neppur materialmente e volendo ci sarebbe potuta essere l’occasione per un incontro di presentazione fra i due. Veniamo adesso a specificare bene le date e vediamo che dal momento in cui si conoscono Amanda e Raffaele Rudy non poteva assolutamente essere entrato nella vita dei due. Amanda e Raffaele come ho detto si conoscono il 25 ottobre, il primo contatto tra i due telefonata del 26, il 27 Rudy si trova a Milano a rubare all’interno dell’asilo quindi era certamente impossibile qualsiasi contatto, torna Rudy il 29 ottobre a Perugia premurandosi di andare a giustificare la presenza degli oggetti rubati, a lui rubati direttamente agli Avvocati Palazzoni e Brocchi, il 29 sera Rudy esce con le amiche Marta Fernandez Nieto e Carolina Espinilla Martin, verbale di sommarie informazioni acquisite al 3 luglio 2009 “siamo uscite con Rudy il 29 ottobre e il 31” il 30 ottobre 2007 Amanda è nel primo pomeriggio a casa a parlare con le amiche sia con Meredith, sia con Filomena, sia con Laura, ricordiamo le dichiarazioni rese da Filomena all’udienza del 14 febbraio 2009 e dalla Mezzetti sempre all’udienza... anzi 7 febbraio la Filomena e il 14 febbraio dalla Mezzetti. Successivamente dopo l’incontro con le amiche nel primo pomeriggio del 30 Amanda va all’università per le normali lezioni e abbiamo sul punto la testimonianza di Gazios udienza 27 giugno 2009, “sì perché ho mandato mi ricordo il 30 un sms per andare il caffè e lei stava in lezione e poi le ho detto <<dai facciamo il 31>> e abbiamo rimandato il 31” quindi Amanda il 30 dopo essere stata... dopo aver parlato con le sue amiche Meredith... parlavano di tradimenti, parlavano di tante piccole cose, lei va a lezione le altre due vanno a lavorare nei rispettivi studi legali. Il 30 importante, importante, Raffaele era a casa sua a lavorare alla tesi, poi ne parleremo subito dopo, il 31 ottobre Raffaele lo passa dalla mattina alle 9:00 sino al pomeriggio alle 17:30, 18:00 con gli amici appunto per la laurea di Francesco De Robertis, lo avevamo detto anche prima, ma tanto per dare una cronologia agli avvenimenti. Quella stessa sera Rudy si è recato a casa di un’amica Adriana Molina, a casa di un altro amico abitante in Piazza Italia e poi al Domus insieme alle amiche spagnole rimanendo sempre con loro, queste sono le dichiarazioni di Marta Fernandez Nieto e Carolina Espinilla Martin quindi a questo punto 30, 31... il 30 e il 31 Rudy era sempre fuori, sempre in questi locali semmai ci fosse stata una presentazione favorita da Amanda tra i due questa sarebbe potuta avvenire solo il primo novembre e visto che dal 26 al 31 abbiamo fatto un excursus e abbiamo visto che effettivamente era impossibile che i tre si potessero essere visti insieme con la conseguenza assolutamente improponibile di determinarsi la stessa sera a commettere in concorso tra loro il delitto di Meredith. Da tutto ciò possiamo tranquillamente affermare che Raffaele Sollecito e Rudy non si conoscevano quindi mai hanno potuto commettere in concorso il delitto che viene loro imputato però in tutti i casi c’è sempre un però e in questo processo di però ce ne stanno tanti, ci sono due testimonianze che a prima vista sembrerebbero contrastare con il dato sopra indicato, le due testimonianze sono quelle di Kokomani Epuran (o simile) e di Goffredi Fabio, il primo ve lo ricorderete l’albanese sentito in stato... peraltro in stato di detenzione il 28... per altra causa il 28 marzo 2009, l’altro il Goffredi sentito all’udienza sempre del 28 marzo, entrambi i testimoni costituiscono la prova tangibile di quanto un processo mediatico possa essere pericoloso, di quanto per ragioni inspiegabili ma certi versi in realtà assolutamente comprensibili i comuni cittadini si sentono, per fortuna non tutti, incredibilmente attratti dalla ribalta mediatica e per questo decidono scientemente di far sentire la propria voce, di rendersi visibili al mondo magari per uscire almeno una volta nella loro vita da una esistenza monotona e forse grama. Sia l’uno Kokomani sia l’altro Goffredi avrebbero visto sia pure in giornate diverse, il Kokomani la notte del 31 ottobre o del primo novembre e Goffredi pomeriggio del 30 ottobre Raffaele Sollecito in compagnia di Rudy Guede. Sulla testimonianza di Kokomani io ritengo di non spendere troppe parole posto che le sue stesse dichiarazioni sono talmente... sono state talmente tanto inverosimili e contraddittorie da palesarsi indipendentemente da tutto il resto assolutamente inattendibili, non vi voglio tediare con il famoso sacco nero trovato in mezzo alla strada peraltro ben frequentata il pomeriggio e dal quale sacco sarebbero usciti come furie Raffaele Sollecito essere Amanda e neanche alle olive che sarebbero state tirate da parte di Amanda... da parte del Kokomani ai due ragazzi e al fatto che Amanda si sarebbe presentata con un coltello in bocca quasi fosse una furia cieca sempre alla presenza di più persone, è assurdo, assurdo non ci dilunghiamo su questo argomento anche perché del resto lo stesso Giudice dell’Indagine Preliminare che ai sensi dell’articolo 422 ha deciso di sentire in quella sede il testimone a seguito della sua audizione non ha ricompreso la sua testimonianza fra le fonti di prova a carico degli attuali imputati e addirittura non ha in alcun modo valutato la sua testimonianza in sede di giudizio abbreviato a carico di Rudy Guede ritenendo in tal modo implicitamente il teste assolutamente inattendibile ed ancora sempre lo stesso G.U.P. sempre di Ordinanza in materia cautelare del 29 ottobre 2008 ha affermato “dalle farneticazioni del Kokomani non si ricava dunque nulla di rilevante”. Il P.M. nel corso della sua requisitoria ha riproposto anche in questa sede la rilevanza invece della testimonianza del cittadino albanese pur giustificando le sue imprecisioni con una mancata perfetta conoscenza della lingua italiana in uno con l’atteggiamento maschilista nei confronti dell’interprete donna nominata dalla Corte. Io ritengo assolutamente assurde queste argomentazioni che sono state fatte dal Pubblico Ministero posto che il Kokomani ha risposto alle domande in maniera assolutamente consequenziali e ha mostrato di conoscere bene la lingua italiana e ha soltanto affermato circostanze e situazioni assolutamente assurde e che offendono l’intelligenza di chi ascolta. Il P.M. ha chiesto e si è chiesto che motivo aveva il Kokomani di mentire, i motivi possono essere stati molteplici, per certi versi anche inspiegabili, per altri comprensibilissimi visto soprattutto il battage mediatico del caso e l’interesse per il Kokomani di rendersi rispettabile agli occhi della Polizia al fine di poter proseguire indisturbato nelle sue attività criminali per le quali è stato infatti arrestato. Vorrei poi tacere d’altro cioè gli interessi economici sottesi a queste sue interviste agli organi di stampa, tirature nazionale e comprese anche delle trasmissioni televisive alle quali avrebbe dovuto partecipare mi sembra Porta a Porta. Non voglio spendere altre parole su Kokomani, non voglio offendere le vostre intelligenze, parole diverse vorrei invece spendere per quanto attiene la posizione, la testimonianza di Goffredi. Goffredi Fabio viene sentito all’udienza del 28 marzo 2009, ha affermato di aver visto il 30 ottobre 2007 Amanda, Meredith e Sollecito con presumibilmente il Guede uscire tutti insieme dalla villetta di Via della Pergola, è certo il Goffredi della data avendo avuto un piccolo incidente con la macchina al momento di ripartire da Via della Pergola. Il testimone con precisione ha collocato temporalmente il ricordo affermando di aver visto i detti soggetti nel pomeriggio intorno alle ore 16:30, 17:30 pagina 33 delle trascrizioni, sarò molto preciso in questo perché è importante dimostrare l’inattendibilità e la falsità delle dichiarazioni di Goffredi quindi vi propinerò tutti i punti e i passaggi della sua testimonianza, i più importanti e poi il riscontro naturalmente. “Era intorno alle cinque - pagina 33 della trascrizione - all’incirca cinque... dalle quattro e mezzo alle cinque e mezzo - pagina 34 - verso le cinque, cinque e mezzo - quindi massimo alle 17:30 - comunque - e ce lo dice - in orario in cui c’era anche la luce solare” perché a domanda “era buio quando ha visto i ragazzi?” “no” “c’era la luce naturale?” “sì” pagina 52 trascrizioni dell’udienza. La comprensenza di Rudy, Amanda, Metz e Raffaele nella detta occasione è contraddetta quindi da dati oggettivi inoppugnabili, fate attenzione, in data 26 settembre è stato sentito il consulente tecnico della Difesa Dottor Antonio D’Ambrosio che ha verificato la presenza di interazione umana nel computer del Sollecito in relazione a vari periodi temporali tra i quali proprio quello ricompreso tra le ore 15:30 e le ore 18:30 del 30 ottobre 2007. La verifica si imponeva fondamentale, come un atto fondamentale posto che il Sollecito ha sempre fermamente asserito di non aver mai visto né conosciuto Rudy Guede e tanto meno di essersi con lo stesso incontrato unitamente a Meredith e Amanda nella giornata indicata dal testimone. Come la Corte ricorderà il Dottor D’Ambrosio ha affermato che nel periodo temporale di riferimento certamente ci fu interazione sul computer di Raffaele, in particolare certamente vi fu un’intensa attività sia su applicativi del personal computer che su applicativi che richiedono collegamenti alla rete internet. Il consulente ha rilevato attività di instant message che permette di comunicare in diretta, ricerche sul sito www.youtube.com, ricerche su Google relative alla tesi di laurea del Sollecito e infine ha rilevato anche una mail inviata al Professor Baioletti Marco relatore della tesi di Raffaele. Tutte queste attività che non hanno un carattere automatico ma necessitano di contro di un operatore sulla macchina che proprio per gli argomenti oggetto della ricerca non poteva essere altri se non Raffaele unico soggetto interessato a programmi di genetica oggetto della sua tesi di laurea. Le conclusioni a cui è giunto il Dottor D’Ambrosio sono riscontrate dai codiddetti file di log di Fastweb acquisiti agli atti della Corte il 9 ottobre del 2009, infatti così come avviene per le telefonate vocali con i tabulati telefonici le compagnie di telefonia tracciano anche il traffico generato dalle connessione dell’utente tramite internet al fine proprio di verificarne la portata e ovviamente per quanto è loro di interesse i costi delle connessioni, di tal che tutte le attività poste in essere da un soggetto con il proprio p.c. tramite connessioni internet hanno il loro riscontro sui tabulati generati dalle compagnie con cui appunto l’utente è abbonato. Or bene analizzando o detti tabulati internet, i cosiddetti file di log dell’utenza fissa 075/9660789 intestata a Raffaele in relazione al giorno 30 ottobre 2007 dalla stringa numero 42517 alla 43999 può concludersi che tutte le interazioni risultanti dall’hard disk del computer del Sollecito sono riscontrate dai tabulati forniti da Fastweb alla Polizia Postale, questo dimostra che cosa? Uno che certamente nel lasso temporale compreso tra le 15:30 e le 18:30 del 30 ottobre 2007 il computer di Raffaele Sollecito fu in continua attività, 30 ottobre del 2007 orario non più legale ma solare, sappiamo che il tramonto avviene alle 17:30 giorno buio in quanto pioveva e c’erano delle nuvole, alle 17:40 sfido chiunque, sfido chiunque a dire che si potesse vedere e ci fosse luce naturale, poi sono dati scientifici che non possono essere in nessun modo almeno questi contestati. Secondo punto che cosa dimostra? Che l’attività posta in essere dall’operatore richiesero anche delle connessioni tramite internet. Terzo punto che dette connessioni vennero effettuate sull’utenza fissa di Raffaele e corrispondente all’apparato telefonico istallato presso la sua abitazione di Corso Garibaldi. Quarto punto il soggetto che effettuò quelle operazioni non poteva essere in luogo diverso rispetto all’abitazione del Sollecito che per gli argomenti ricercati e per la mai inviata il soggetto che effettuò l’attività altri non era se non Raffaele Sollecito, per tutto quanto detto può affermarsi che certamente Raffaele Sollecito nel pomeriggio del 30 ottobre non poteva trovarsi presso l’abitazione di Via della Pergola, ad abbundatiam vorrei però ricordarvi quanto ha dichiarato la Romanelli Filomena all’udienza del 7 febbraio 2009 che a richiesta se c’era connessione internet ha risposto “no” a domanda “come facevate a caricare la posta o navigare in internet” risposta: “ognuno si aggiustava come poteva andando negli internet point” ed anche il teste Gazios Spiridon a domanda: “lei sa se Amanda aveva la connessione internet a casa” risposta: “penso di no perché veniva sempre all’internet point allora suppongo che non ce l’avesse” pagina 46 trascrizioni dell’udienza, pertanto quanto dichiarato dal Goffredi è palesemente smentito da dati oggettivi inconfutabili. Veniamo alla contestazione, a proposito dell’interazione umana sul computer di Raffaele Sollecito relativamente al 30 ottobre che dimostrerebbe l’inattendibilità del teste Goffredi il P.M. ha nel corso della sua requisitoria ampiamente discusso criticando con toni decisamente aspri e a tratti anche offensivi il lavoro del Dottor D’Ambrosio che avrebbe a parere sempre della Pubblica Accusa fornito una moltitudine di informazioni anche con dovizie di particolari inutili, informazioni che tenderebbero solo a confondere le idee. In tale confusione però il P.M. sarebbe riuscito a far ordine concludendo che dalle ore 17:02 alle 17:37 e dalle 17:37 alle 18:12 non c’è interazione umana sul computer, ciò dimostrerebbe che vi sono due intervalli di circa mezz’ora il primo dei quali precedente al tramonto che il consulente ha collocato alle 17:36 e del tutto coincidente guarda caso con quello in cui Goffredi colloca la circostanza riferita, in questi due intervalli in cui Raffaele ben può essere uscite, queste sono parole del Pubblico Ministero che ho riportato “in cui Raffaele ben può essere uscito a fare quattro classici passi ed essersi incontrato con gli altri tra Via della Pergola e l’Università per Stranieri che notoriamente distano pochissimo da Corso Garibaldi per poi ritornare a lavorare e preparare la spedizione delle mail” quindi secondo il Pubblico Ministero il Sollecito si sarebbe alzato in questi due intervalli di tempo per andare a fare quattro passi, andare ad incontrare Rudy, Amanda, Metz senza considerare (inc.) del comportamento ipotizzato dal P.M. è necessario se e quanto affermato dal P.M. risponde a verità. Or bene posti che i due intervalli vuoti in realtà non sussistono mi devo necessariamente dilungare sul punto al fine di fornire dati ed elementi tutt’altro che inutili estrapolati dai documenti agli atti che hanno l’unico e preciso scopo di chiarire la situazione e non certo di creare confusione, allora dovrò leggervi pedissequamente quello che è stato indicato dal consulente tecnico proprio per confutare queste argomentazioni del P.M. e dimostrare che effettivamente c’è stata sempre, sempre, interazione umana nel computer di Raffaele nella sua abitazione da parte di Raffaele stesso. Alle 16:52:46 Raffaele effettua su www.google.it una ricerca immettendo la frase automatically difened function (o simile) argomento attinente la sua tesi di laurea, i risultati della ricerca contengono link a pagina web i cui contenuti sono gli stessi che troviamo nell’elaborato tesi di laurea di Sollecito tutti allegati alla consulenza D’Ambrosio. Alle ore 16:54 riga 2393 viene aperto il file genetic programming PDF presente sul computer, trattasi di un file di 135 pagine tutto scritto in inglese in cui compaiono dei grafici, i medesimi grafici che erano stati trovati nelle pagine risultato della ricerca precedente citata automatically, aperto soltanto pochi minuti prima alle 16:52, siamo 16:54, da ciò è possibile desumere che Raffaele dopo avere effettuato la prima ricerca e avendo trovato dei grafici che evidentemente erano di suo interesse ha provveduto ad approfondire la ricerca stessa andando a verificare la fonte da cui provenivano quei grafici, non vi è dubbio che una volta scaricato il documento lo stesso sia stato visionato e letto, erano ben 135 pagine, dalle 17:02 alle ore 17:37 vi è sul computer di Raffaele una copiosa interazione con il software Adobe Acrobat Professional che permette anche di editare file in PDF, tutta questa attività è dimostrata dalle righe del file e vi risparmio la lettura del file che poi in ogni caso queste argomentazioni di carattere tecnico ve le depositerò alla fine di tutte le discussioni in maniera tale che possiate poi in camera di consiglio vederle in maniera più chiara e più comprensibile rispetto ad una lettura e quindi assolutamente logico concludere che stante il fatto che l’applicativo Acrobat Professional permette non solo di visionare ma anche di modificare riprodurre e generare un documento PDF Raffaele abbia utilizzato il documento automatically al fine di servirsene per la sua tesi di laurea aggiungendo alla stessa grafici, parti interessanti eccetera eccetera, ciò che è certo è che l’attività che si trova sulle righe sopra menzionate non sono di carattere automatico ma necessitano di una interazione umana in quanto rappresentano parte di codice del software richiamato all’occorrenza. Andiamo avanti 17:37 sempre riga numero 2597 del file, Raffaele apre il file Tettamanzi PDF si tratta sempre di una monografia relativa al suo argomento di tesi, si tratta di un documento questa volta in italiano di 15 pagine, alle ore 17:41 riga 2599 del file ore 17:43 riga 2601 del file, 17:50 riga 2602 del file, ore 17:53 riga 2603, quindi dalle 17:41 alle 17:53 quattro tempi troviamo ulteriori interazioni umane legate all’utilizzo del software Messenger ciò dimostra che Raffaele mentre si trovava al computer per le sue ricerche addirittura provvedeva anche a inviare e a rispondere a messaggi via chat e comunque dato certo che tutti questi applicativi non sono di carattere automatico ma sono attività che necessitano di una interazione umana, alle ore 18:00 viene preparata la bozza della mail che verrà in seguito inviata al Professor Baioletti come evidenziato dalla riga 2604 sempre del file. Alle ore 18:01 e non si tratta di alcun refuso di stampa a differenza di quanto indicato dal Pubblico Ministero che nel corso della sua requisitoria l’ha indicato come un refuso questo orario, Raffaele ebbe a cliccare sulla mail 1943.emlx, alle ore 18:09 riga 2683 del file Raffaele entra nuovamente della bozza della mail che pochi minuti prima aveva creato per poi alle ore 18:12 inviarla al Professore. Il (inc.) della mail inviata la ritroviamo alle 18:13, è importante evidenziare che in tutto il detto periodo il computer non è mai andato in pausa e ciò dimostra inequivocabilmente che l’interazione fu ininterrotta, il primo ed unico relativamente al periodo stand by del computer lo troviamo alle ore 18:18:49 così come è possibile rilevare dai file log di sistema, viene riattivato alle ore 18:35 con una nuova interazione con Adobe Acrobat Professional, alle ore 18:40 ritroviamo un nuovo stand by, quindi il primo stand by lo troviamo alle 18:18 ormai era buio pesto. Tutta l’attività sopra indicata è pedissequamente confermata dai file di log di Fastweb che indicano nel dettaglio per tutto il periodo preso in esame le varie connessioni ai singoli motori di ricerca, tutto quanto detto dimostra che non vi fu alcun periodo vuoto quel giorno Raffaele Sollecito lavorò ininterrottamente alla sua tesi di laurea anche a tratti svagandosi inviando e ricevendo messaggi da amici, chattando e certamente mai, mai abbandonò la sua abitazione per incontrarsi con lo sconosciuto Rudy Guede, quindi smentite con dati oggettivi o per la intrinseca inattendibilità le uniche due testimonianze attestanti un qualche contatto tra Sollecito ed in presenza invece di numerose altre testimonianze e di dati obiettivi che escludono una qualsiasi conoscenza tra i due non può non concludersi che per la logica impossibilità della commissione di un grave delitto in concorso tra persone che fra loro non si conoscevano e non si erano mai viste. Passiamo ad un altro punto, abbiamo trattato la posizione di Raffaele, la sua non conoscenza è dimostrata la sua non conoscenza di Rudy e Raffaele, adesso passiamo a trattare quello che è il movente dell’omicidio e quindi a quello che era il punto di battaglia, il cavallo di battaglia del Pubblico Ministero e cioè la simulazione di furto. Veniamo a trattare appunto l’ipotizzata simulazione di furto e quindi consequenzialmente di quello che può definirsi il movente del delitto, il P.M. in sede di requisitoria ha fatto riferimento non ad un vero e proprio movente ma a più ragioni che avrebbero contribuito alla commissione dell’omicidio così come laconicamente e definitivamente assommando tutti i moventi che nel corso delle indagini sono stati ipotizzati dagli inquirenti, ab origine il primo movente ipotizzato era esclusivamente il gioco sessuale, gioco erotico a quattro, la povera Meredith, Amanda, Raffaele, Lumumba tolto Lumumba Rudy, successivamente si è passati ad un movente economico rubare le 300,00 euro quale quota parte dell’affitto che Meredith aveva in contanti presso la sua abitazione per poi passare all’omicidio per vendetta a seguito del (inc.) dei rapporti tra le due coinquiline, quella smorfiosa, ricordiamoci le parole del Pubblico Ministero nella sua requisitoria, “voleva fargliela pagare a quella smorfiosa”, oggi a quanto si è compreso dalla requisitoria del P.M. il movente sarebbe costituito dall’insieme di tutte queste tre ragioni, in ogni caso però è opportuno evidenziare che tutti i moventi o le ragioni sopra detti sarebbero riferibili solo ed esclusivamente ad Amanda in quanto in capo a Raffaele vi sarebbe unicamente il movente secondo il Pubblico Ministero di compiacere la giovane fidanzatina. Ma secondo questa Difesa qual è il movente di questo tragico e cruento omicidio che ci sia stata un’attività sessuale nei confronti della vittima e che questa sia stata non consenziente non si può purtroppo in alcun modo dubitare e ciò da un lato per gli elementi di carattere oggettivo e dall’altro per ragioni logiche. In sede di primo sopralluogo infatti il Dottor Lalli consulente del P.M. ebbe ad effettuare sul corpo di Meredith dei tamponi sia vaginali che anali, il reperto 12 costituito dal tampone vaginale all’esame genetico ha riscontrato la presenza del DNA di Rudy Guede, questo è un dato rilevantissimo che dimostra inequivocabilmente che un’attività sessuale tra la vittima e Rudy quella notte vi sia stata, un’attività sessuale che è stata anche descritta, indicata, repertata dal Professor Introna sentito all’udienza del 20 giugno 2009 il quale riferisce: “l’escoriazione ci indica - l’escoriazione nel (inc.) vaginale del... diciamo nella vagina di Meredith - l’escoriazione ci indica che è stato utilizzato qualcosa che poteva escoriare, che poteva graffiare, un dito, due dita con le unghie, uno strumento diverso dalle mani” d’altra parte anche i vari medici legali sentiti in udienza pur all’unisono riconoscendo la possibilità di un’attività sessuale evidenziano l’insussistenza di segni in tal senso rappresentativi ed univoci all’apparato genitale della vittima. Peraltro a tal proposito può trovarsi conferma di quanto affermato dal Professor Introna sulle confidenze che Rudy fa all’amico Giacomo Benedetti nel corso della conversazione registrata ed acquisita agli atti del dibattimento e che adesso vi faremo sentire, è la chat.

A questo punto viene riprodotto l'audio della telefonata.

LM:
Abbiamo sentito l’ultima frase “non abbiamo fatto niente soltanto qualche ditalino” la digitazione che è stata evidenziata dai consulenti e dal Professor Introna come vi ho detto prima con le escoriazioni che sono state trovate nella vagina della povera vittima. Aver sentito questa parte di conversazione di Rudy è importante, è importante perché nella prima parte... nella seconda abbiamo sentito praticamente quello che lui afferma e cioè di avere avuto questo rapporto sessuale soltanto orale o con digitazione, chissà poi se sia effettivamente così comunque in ogni caso c’è stato e non era consenziente. La prima parte è importante perché ci afferma e ci conferma quello che Rudy è realmente un grande bugiardo, dice che rapporti diversi... rapporti sessuali diversi non si sarebbero potuti effettuare, lui non avrebbe potuto effettuare rapporti diversi con... rapporti completi con Meredith perché non aveva il preservativo, lui non ce l’aveva e come avete sentito neanche Meredith ce l’aveva così avrebbe dichiarato lui, in realtà il preservativo in quella casa c’erano, erano nel bagno, Meredith lo sapeva perfettamente perché nelle dichiarazioni che sono state rese dalla sua amica Amy Frost, Amy Frost afferma che uno dei motivi così non di contrasto ma quanto meno di disaccordo fra Amanda e Meredith, non di contrasto ma di semplice disaccordo erano sul fatto che Amanda aveva dei preservativi perché aveva un’attività sessuale diversa rispetto a quella che aveva lei Meredith, quindi sapeva perfettamente Meredith che in quella casa c’erano i preservativi, c’erano i preservati di Amanda che si trovavano nel bagno, quindi le dichiarazioni, prime dichiarazioni che abbiamo sentito della chat di Rudy che parla con il suo amico relativamente al fatto che non poteva avere avuto un rapporto completo con Meredith perché lei Meredith gli ha detto che non aveva il preservativo è assolutamente falso, è un’altra forma di bugia che ha sempre contraddistinto queste persone. Meredith e Rudy seppur incidentalmente si erano conosciuti tramite gli amici marchigiani e probabilmente si erano anche visti in giro per Perugia sempre le sommarie informazioni di Alex Crudo, certamente non si frequentavano, Alex Crudo dice: “non ho mai visto Rudy parlare con Meredith” sommarie informazioni poi di Fernandez Nieto del 6 dicembre 2007 in relazione alla notte trascorsa di Rudy al Domus dove era presente anche Meredith, “non ricordo a che ora sia andato via dal Domus Rudy ricordo però che è sempre stato con i miei amici spagnoli, l’unica ragazza con cui l’ho visto ballare parlare quella sera è una ragazza bionda con i capelli lisci” anche dichiarazioni di Mary Philps “non conoscevo Meredith se non per averla vista una volta al pub Shamrock, quella sera c’era anche Rudy ma non ha mai parlato con Meredith, Rudy non mi ha mai confidato che avesse appuntamenti con Meredith o che le piacesse - ripeto - che non conoscevo Meredith e comunque non ho mai sentito parlare di lei da Rudy o da altri” e anche tutte le amiche di Meredith all’udienza del 13 febbraio 2009 hanno dichiarato all’unisono di non aver mai, mai visto Meredith insieme a Rudy Guede, Amy Frost, Sofie Parton, Butten Wort, Hairwort, Bizzen, Rodenar Samanta, tutte quante, d’altra parte Meredith era una giovane riservata, studiosa, seria e da poche settimane aveva intrapreso una relazione sentimentale con Giacomo Silenzi ed almeno in una occasione aveva manifestato le sue idee in merito al tradimento, ricordiamoci l’incontro di quel pomeriggio del 30 ottobre tra Meredith, Amanda, Filomena e Mezzetti, ricordato questo incontro dalla Mezzetti che dice: “ricordo che Meredith fu l’unica in quell’occasione che dimostrò la propria contrarietà al tradimento, disse che lei non aveva mai tradito in vita sua che era una cosa che disprezzava particolarmente” dichiarazioni della Mezzetti udienza 14 febbraio 2009, quindi è ragionevole concludere che non vi era alcuna ragione atta a giustificare la presenza di Rudy Guede all’interno della vagina di Meredith se non quella di un’attività sessuale con le modalità dallo stesso Rudy descritte ma comunque attività non consenziente. Per altro verso anche il ritrovamento della ragazza priva di slip, di pantaloni e di reggiseno e con la maglietta tirata su a scoprire i due seni sono evenienze suggestive di un’attività sessuale subita dalla povera vittima, quindi il movente sessuale sembre... a prima vista il movente sembrerebbe sessuale, ma si pone la domanda: ma se così effettivamente fosse come si spiegherebbe la situazione trovata all’interno della camera di Filomena Romanelli, la Pubblica Accusa giustifica lo stato in cui fu trovata la camera di Romanelli con una messa in scena, i tre assassini o meglio i due al fine di allontanare da se qualsiasi sospetto avrebbero simulato l’ingresso di un ladro rompendo dall’interno della casa il vetro mettendo a soqquadro ogni cosa, rovistando all’interno delle borse ivi presenti. Tutto ciò sarebbe stato fatto dopo la commissione dell’omicidio secondo la Pubblica Accusa, tale ipotesi ricostruttiva incontra a prima vista un limite di carattere logico, primo, quale ragione avrebbe avuto Amanda l’unica a ben vedere che avrebbe avuto interesse ad allontanare da se ogni sospetto stante il fatto che era l’unica che abitava in quella casa e che aveva rapporti con Meredith a mistificare un reato a sfondo sessuale simulando un furto? Perché mai gli inquirenti avrebbero dovuto ricondurre a lei un’eventuale violenza sessuale ed anzi proprio un reato di tal fatto sarebbe stato certamente a lei non riconducibile essendo una donna proprio come la povera Meredith e poi se la simulazione... se la funzione di quella simulazione fosse stata proprio quella di allontanare da se qualsiasi sospetto perché mai Amanda non decide di mettere a soqquadro anche e soprattutto la sua stanza? Certamente veniva (inc.) più di qualsiasi altra cosa, visionando i filmati può evincersi che la stanza di Romanelli è stata completamente rovistata ma lo è stata anche la camera della Mezzetti che è stata rovistata e visitata dal ladro o dal simulatore in quanto vi troviamo un cassetto aperto, solo la stanza di Amanda appare intatta e cioè all’apparenza illogico e quindi difficilmente compatibile con una simulazione posta in essere per gli scopi sopra detti e poi ancora se l’idea era quella di far passare l’ipotesi del furto perché mai come è stato in un certo senso definito anche se non con queste parole lo sciocco Raffaele, sia il 112 sia la Polizia Postale che ha rappresentato... ha rappresentato la circostanza che nulla... nulla era stato asportato dalla camera della coinquilina di Amanda e comunque c’era sempre il povero corpo di Meredith nudo che certamente da solo permetteva di trarre le conseguenze che poi sono state tratte, quindi quella presunta simulazione per queste ragioni è assolutamente illogica. Nonostante ciò la Pubblica Accusa ha sostenuto la improbabilità e l’impossibilità dell’ingresso di un ladro all’esterno e quindi di conseguenza la simulazione per questi motivi. Uno dall’abitazione di Via della Pergola non è stato sottratto nulla; due era improbabile l’accesso da quella finestra perché è la più disagevole; tre era impossibile introdursi in quella casa da quella finestra a ragione del fatto che le persiane erano state lasciate chiuse dalla Romanelli, le persiane erano state lasciate chiuse dalla Romanelli; quattro la posizione dei vetri sul davanzale; cinque l’esistenza di vetri sopra gli indumenti. Or bene ragioni logiche, dati oggettivi emergenti dall’istruttoria dibattimentale nonché la semplice osservazione dei luoghi così come fotografati e filmati nell’immediatezza dei fatti riescono a confutare tutte queste sopra indicate evenienze senza considerare peraltro le incredibile e formidabili somiglianze tra questo furto e gli altri commessi da Rudy Guede sia a Perugia che a Milano. Se è vero che dall’abitazione di Via della Pergola non vennero mai portati via oggetti di valore è altrettanto innegabile e riporto del G.U.P. nella sua Ordinanza del 29 ottobre 2008 “un programmato ladro diventato un omicida ben comprende che non vale la pena portar via oggetti attraverso il possesso dei quali potrebbe essere rintracciato come responsabile di un delitto così grave” tant’è in quella abitazione l’omicida porta via solo i due cellulari di Meredith ma per ben altri e diversi scopi cioè quelli di impedire che la povera vittima agonizzante potesse avvertire qualcuno, chiude anche a chiave la porta l’assassino, si libera poi di questi cellulari e li lancia in quello che ritiene essere un dirupo ma in realtà come ben sapete è la villa di Via Sperandio dei signori Lana. Il P.M. ha in merito valorizzato la circostanza che Raffaele avrebbe riferito sia al 112 sia alla Polizia che non sarebbe stato asportato nulla e ciò ben prima dell’arrivo della Romanelli quasi a voler concludere da ciò il P.M. che Raffaele prima simula il furto e poi però incautamente rivela una circostanza che non poteva sapere se non colui che quella simulazione aveva posto in essere, a tal proposito si vedano le dichiarazioni dell’Ispettore Battistelli che parimenti lo stesso Ispettore Battistelli lo ricordate l’Ispettore della Polizia Postale quello che è arrivato insieme al Marzi la mattina alle 13:00 in Via della Pergola, l’Ispettore Battistelli proprio dalla mera osservazione dei luoghi anch’esso ben prima dell’arrivo della Romanelli nota ed evidenzia la medesima circostanza e cioè che non sarebbe stato asportato nulla, a tal proposito le trascrizioni dell’udienza 6 febbraio 2009 parole di Battistelli pagina 65, 86, 96, esattamente dice le stesse cose di Raffaele. A questo punto gli argomenti sostenuti dall’Accusa non hanno logicamente alcun pregio, infatti altro punto le finestre dello stabile di Via della Pergola sono tutte dotate di grate di ferro ad esclusione di quella della stanza di Amanda e di Filomena ma solo quest’ultima, stanza di Filomena, si trova di fronte al terrapieno da cui è assolutamente agevole lanciare qualcosa per rompere il vetro, infatti la finestra di Amanda oltre ad essere più piccola è situata più a sinistra rispetto a chi guarda la casa e di fronte a un dirupo che discende verso la vallata, inoltre la medesima finestra della Romanelli è situata ad un’altezza assolutamente ragionevole 3,78 metri e tale da non richiedere alcun supporto per scalarla anche perché immediatamente al di sotto della stessa finestra è presente una finestra, altra finestra dotata di grate in ferro quadrate di circa 15 per 15 che può agevolmente costituire ottimo punto di appoggio per issarsi oltre a un chiodo di grosse dimensioni infisso al muro tra le due finestre che fornisce un ottimo elemento di presa, ve lo ricordate lo abbiamo visto nel corso del sopralluogo che questa Corte ha effettuato guarda caso una finestra simile a quella della stanza della Romanelli è stata scelta dal Guede per compiere un altro furto che è stato certamente da lui perpetrato, ricordo le dichiarazioni dell’Avvocato Brocchi, “c’è una porta blindata con la forma a grate quindi con le inferriate e da quella che è al piano terra alzando lo sguardo si arriva a questo balcone, a questo terrazzino che invece è relativo al mio studio che è posto a circa più di 3 metri, tra 3 e 4 metri dal pian di campagna” il collega di studio Palazzoni sempre udienza 26 giugno “è una porta finestra che dà su un terrazzino che è prospiciente alla corte interna dello stabile e sotto la corte proprio in corrispondenza della nostra finestra nella parte inferiore c’è una porta con grata metallica tanto che noi abbiamo supposto che chi è entrato all’interno dello studio una delle ipotesi possibili abbia scalato la grata metallica perché è una grata con dei quadrati di non più di 15 centimetri quindi perfettamente utilizzabile allo scopo” qui non c’era neanche il chiodo, quindi non vi è dubbio che l’ubicazione e la tipologia della finestra non presentavano alcun limite per un ladro che si fosse determinato ad entrare per rubare qualche cosa ed anzi la stessa costituì il più semplice agevole e possibile ingresso dall’esterno tanto più semplice per un ladro com’era certamente il Guede non solo particolarmente atletico ma anche oltremodo spregiudicato, ricordatevi la vicenda di Tramontano Cristian quello che fa il Guede nel settembre del 2007. Certo l’unico limite a questo sarebbe stato la circostanza se le persiane fossero state effettivamente serrate ma ciò non era, infatti Romanelli Filomena a domanda... all’udienza del 7 febbraio domanda P.M. Mignini “nel verbale del 3 dicembre lei dice a pagina 24 di aver chiuso le finestre, di aver accostato le persiane senza attaccarle, si ricorda questo?” risposta: “siccome quel verbale è stato fatto nell’immediatezza dei fatti posso confermare quello perché era più fresco come ricordo” ed inoltre come riferito dalla Romanelli allo stesso P.M. nel verbale del 3 dicembre 2007 interamente trascritto a seguito di registrazione una persiana molto probabilmente la sinistra era stata lasciata appositamente aperta il giorno primo novembre alle ore 12:30, 13:00 allor quando la stessa Romanelli unitamente al fidanzato si recarono nell’abitazione di Via della Pergola per cambiarsi d’abito e preparare un pacchetto regalo per la festa dell’amico Luca Altieri, in quell’occasione la Romanelli sentita dal P.M. afferma testualmente: “non ricordo se la mattina - primo novembre - io chiaramente mi sono cambiata, una persiana per avere un po’ di luce penso di averla aperta però non ricordo se l’ho ritirata oppure no perché eravamo di fretta capisce quindi” pagina 30 ed ancora a domanda del P.M. Mignini “e l’altra, quella di sinistra?” Romanelli, risposta di Romanelli “l’altra forse la lasciai un po’ aperta perché la mattina dell’1 avevo bisogno di un po’ di luce per cambiarmi” l’altra quella di sinistra la lasciai un po’ aperta, ed eravamo di fretta, pagina 32. Or bene sul presupposto che uno che certamente le persiane non erano state serrate la sera del 31 ottobre e molto probabilmente era stata lasciata aperta la persiana di sinistra la mattina del primo novembre con lo scuro interno della finestra non serrato perché difettoso, anche questo vi ricordate che cosa disse la Romanelli in ordine al fatto che n si chiudeva lo scuro, lei lo chiamava il buio, non si chiudeva lo scuro perché era difettoso, inoltre (inc.) utilizzando come scaletta la finestra con grate immediatamente al di sotto era tutt’altro che impresa difficile, che anche a tutto voler concedere il ladro aveva la possibilità di spalancare completamente gli scuri esterni per avere la piena disponibilità del vetro su cui scagliare il sasso, in altri termini se come indicato dal Pubblico Ministero fosse vero e cioè che la finestra, le persiane non erano state lasciate aperte dalla Romanelli come lei dice che probabilmente le aveva lasciate ma fossero state soltanto accostate perché in ogni caso non erano chiuse, fossero state soltanto accostate un ladro poteva benissimo dall’esterno tentare, vedere, aprire le persiane riscendere e tirare il sasso, in ogni caso non vi erano limitazioni né di carattere soggettivo né oggettivo all’ingresso proprio da quella finestra e a nulla vale la circostanza più volte stigmatizzata dal P.M. della posizione in cui sarebbero state trovate le persiane dagli inquirenti accorsi dopo il delitto, non potendosi escludere che il ladro una volta entrato si sia logicamente premurato di richiuderle dietro di se al fine di nascondere l’ingresso per eventuali occhi indiscreti. D’altra parte non può evidenziarsi a tale proposito un’altra analogia con il furto commesso dal Guede presso lo studio degli Avvocati Brocchi e Palazzoli. L’Avvocato Palazzoli in udienza ha affermato... sono tutte cose tra loro molto coincidenti e appunto vi devo necessariamente leggere, necessariamente spiegare, necessariamente confutare e capisco che può essere abbastanza tedioso e noioso però purtroppo è così il processo. L’Avvocato Palazzoni in udienza ha affermato: “sono andato verso la porta finestra dello studio che dà verso la corte interna dello stabile e aprendo gli scuri della finestra ho notato che i vetri della finestra erano stati distrutti” pagina 35 trascrizione udienza del 26 giugno, anche in questo caso il ladro come è logico cerca di nascondere naturalmente il suo ingresso clandestino, altra somiglianza quindi rispetto alla casa di Meredith. Posto quindi che non esistevano limiti né soggettivi né oggettivi all’ingresso di un ladro da quella finestra veniamo a verificare se lo stato dei luoghi e la posizione dei vetri all’interno della stanza possono essere suggestivi di una simulazione. Dall’analisi delle fotografie scattate nell’immediatezza dei fatti dagli agenti video segnalatori proprio a ciò chiamati può evincersi la presenza di vetri sia sul davanzale esterno della finestra Romanelli quasi a formare una rosa perfetta sia sul davanzale interno in meno misura sia sul tappetino azzurro posto a fianco del letto della Romanelli a qualche metro dalla finestra e sia nello spazio di pavimento esistente tra la finestra, il tappetino e la scrivania. Inoltre in base all’analisi della fotografia 107 agli atti ingrandita dai consulenti della Difesa Lombardi e Pasquali, lo dobbiamo confrontare con la relazione acquisita all’udienza del 3 luglio 2009 pagina 10, foto 14 e 16. Dall’analisi di questa fotografia può notarsi che l’oscurante interno destro sempre per chi guarda da fuori, oscurante interno destro per chi guarda da fuori presenta una scalfittura su cui è possibile notare dei frammenti di vetro infissi, l’analisi della finestra sempre così come fotografata dalla Polizia evidenzia che la canalizzazione ove era alloggiato il vetro poi rotto presenta una divaricazione crescente dall’alto verso il basso. Or bene, tutte queste evidenze se considerate unitariamente non possono che condurre ad una unica soluzione, il sasso fu tirato dall’esterno verso l’interno, la persiana era aperta tanto quanto era sufficiente a permettere la rottura del vetro, l’oscurante per lo meno il destro sempre guardando da fuori era certamente chiuso seppur non agganciato, solo questa la ricostruzione è compatibile con lo stato dei luoghi trovati dagli inquirenti nell’immediatezza. Il sasso lanciato dal terrapieno che è la posizione più comoda, più agevole, più proficua per effettuare questa attività ha rotto il vetro destro guardando da fuori, ha urtato contro l’oscurante socchiuso ma non agganciato determinando la scalfittura presente sullo stesso con relativa asportazione della vernice bianca e comportando l’infissione di piccoli frammenti di vetro sulla superficie dello sportello. L’oscurante per l’impatto si è aperto interrompendo la corsa del masso che per l’effetto ha modificato la sua traiettoria virando verso sinistra guardando da fuori sempre e andandosi a posizionare laddove poi è stato ritrovato, per effetto di ciò i frammenti di vetro si sono depositati sia sul davanzale esterno sia su quello interno ed in parte sono stati proiettati nello spazio immediatamente prospiciente la finestra, il pavimento e il tappetino azzurro. Diversamente ragionando si ritrova sempre qualcosa di non compatibile con lo stato in cui è stata trovata la stanza della Romanelli, infatti dobbiamo fare delle ipotesi a contrario, se il sasso fosse stato lanciato dall’interno con oscurante chiuso il vetro non si sarebbe neppure rotto questo è evidente, se fosse stato lanciato dall’interno quindi la prova della simulazione come era stata indicata dal P.M. in un primo tempo, poi ha cambiato vedremo, se fosse stata lanciata dall’interno con l’oscurante aperto e la finestra chiusa non si sarebbe potuta produrre la scalfittura sulla superficie esterna dell’oscurante né le infissioni di schegge sullo stesso né i vetri sarebbero stati proiettati sul tappetino azzurro. Se il sasso fosse stato lanciato dall’interno a finestra aperta con oscurante solo agganciato i vetri sarebbero stati ritrovati solo all’interno della stanza in posizione perpendicolare all’apertura della finestra ma mai sul tappetino o ancora peggio nei pressi della scrivania, se da ultimo fosse stato lanciato dall’interno con una sola parte della finestra chiusa e sporgendosi (inc.) nella parte sinistra la forza impressa al lancio sarebbe stata tale da non poter cagionare né la scalfittura dell’oscurante, né l’infissione del frammento sulla stessa né la proiezione dei vetri sul tappetino e tanto meno sotto la scrivania. Peraltro il consulente di questa Difesa il Maresciallo Pasquali proprio al fine di fugare ogni dubbio circa la dinamica degli eventi e la correttezza di una ricostruzione che prima di tutto è stata effettuata in base allo studio delle foto riproducenti lo stato dei luoghi ha effettuato tre prove sperimentali, infatti il consulente della Difesa dopo aver ricostruito l’ambiente e la finestra ha lanciato da una distanza identica a quella esistente fra il terrapieno e la finestra di Filomena Romanelli un sasso di peso e morfologia il più possibile simile a quello rinvenuto sul luogo del delitto. Ebbene, i risultati sono stati sorprendenti in quanto nelle condizioni sopra indicate finestra chiusa e oscurante solo accostato ma non agganciato la posizione dei vetri sul davanzale sia interno che esterno, la proiezione degli stessi vetri sull’ambiente, la canalizzazione della finestra, la scalfittura dell’oscurante, l’infissione dei vetri sulla superficie di quest’ultimo e finanche la posizione del sasso a fine corsa sono risultati assolutamente simili a quelli fotografati dalla Polizia nell’immediatezza dei fatti. Di ciò probabilmente si sono avveduti anche i P.M. che alla fine nel corso della loro requisitoria e del filmato che è stato da loro proiettato hanno dovuto ammettere che verosimilmente il sasso è stato lanciato proprio dall’esterno, quindi sasso lanciato dall’esterno, persiane che da quanto abbiamo sentito non è... quello che ci dice il Pubblico Ministero che erano sicuramente chiuse assolutamente no, c’è una grossa discrepanza tra quanto è stato indicato in requisitoria e quello che sono le risultanze e le... e delle risultanze istruttoria dibattimentale, ultimo elemento da valutare è quello relativo alla presenza di vetri sopra gli indumenti, l’esistenza di vetri sopra gli indumenti dimostrerebbe a parere della Pubblica Accusa che di simulazione certamente si trattò in quanto diversamente ragionando i vetri si sarebbero dovuti trovare solo sotto e non sopra gli indumenti, ciò dimostrerebbe che il rovistamento è avvenuto prima e non dopo l’effrazione. In realtà quest’ultimo è l’unica circostanza fra le tante evidenziate che a prima vista sembrerebbe dirimente, Filomena Romanelli ricordiamoci le sue dichiarazioni riferisce di aver visto dei vetri sopra gli indumenti, la medesima circostanza viene riferita anche da altri testimoni però esiste un dato oggettivo che contrasta irrimediabilmente con le dette affermazioni, dato che è costituito dalle fotografie e dalle riprese effettuate nell’immediatezza dei fatti, è infatti importante evidenziare che una delle prima attività che vengono effettuate nel luogo di un crimine è quella demandata ai cosiddetti video foto segnalatori personale addetto appunto prima che avvenga qualsiasi modificazione della scena del crimine a riprodurre sia fotograficamente sia con filmato ogni dettaglio dei luoghi. Oltre a ciò gli stessi operatori all’uopo addetti predispongono anche un verbale nel quale descrivono dettagliatamente ogni singolo particolare che vedono quindi non solo descrivono lo stato dei luoghi ma anche tutto ciò che si trova all’interno degli ambienti con la relativa precisa collocazione e anche nei casi in esame ciò è accaduto e lo troviamo agli atti con il verbale di sopralluogo 14607 del 2 novembre 2007 ore 14:00 contenuto al fascicolo dei rilievi descrittivi oltre alle riprese filmate e le foto dell’intero appartamento di Via della Pergola. Uno di questi video foto segnalatori che ripeto è un personale che praticamente entra nella scena del delitto dove è stato perpetrato un delitto di tal fatta e inizia a filmare, a fotografare, fa una descrizione sia con apparati video riproduttivi sia manuali perché minuziosamente nel verbale il video foto segnalatore ha il compito di fotografare con i propri occhi e descrivere appuntando tutto ciò che vede, in altri termini entra, guarda, fa il filmato e poi descrive minuziosamente tutto quello che vede, il vetro qua, il vetro sopra, l’indumento sopra il letto, il computer, insomma ogni cosa praticamente fotografa con i propri occhi e invece di riprodurlo con apparati meccanici lo scrive. L’Ispettore Claudio Cantagalli è appunto uno degli operatori che hanno effettuato le riprese e hanno descritto i luoghi nel detto verbale di sopralluogo, è stato sentito all’udienza del 23 aprile e precisa: “no descriviamo quello che vediamo se non vediamo niente chiaramente non descriviamo nulla” pagina 124. Ebbene leggendo il dettagliatissimo verbale può evincersi che dei vetri presenti sopra gli indumenti nulla viene riferito, arriva nell’immediatezza, Cantagalli arriva subito, viene chiamato immediatamente arriva, infatti si indica sì la presenza di vetri sia sul davanzale interno che esterno della finestra sia in generale all’interno della stanza ma l’unico oggetto su cui vengono evidenziati frammenti di vetro è solamente il tappetino. Leggo la pagina 7 del verbale 146 del 2007 “sul pavimento disposto parallelamente al letto è un tappetino in cotone di colore blu sul quale si osservano numerosi frammenti di vetro e due cartoline illustrate”, peraltro degli indumenti presenti sotto la finestra, i video segnalatori sempre nello stesso verbale danno atto dettagliatamente “sul pavimento ai lati della busta si osserva una borsa marca Gucci, una maglia di colore blu, una ciabatta da camera di colore blu, accostata alla parete sinistra terzo destro è un armadio ha due ante superiori e due inferiori di cui le due ante superiori e l’anta inferiore di sinistra sono aperte con il contenuto rovistato e parzialmente gettato sul pavimento sottostante” nulla viene detto in merito alla presenza sopra gli stessi di vetri. Posto che non sarebbe in alcun modo comprensibile perché se effettivamente fossero stati presenti i vetri sopra i detti vestiti gli operatori proprio addetti a questi rilievi non ne abbiamo dato a verbale, si deve logicamente concludere che in realtà non vi era alcuna evenienza di ciò se non li hanno descritti significa che non c’erano altrimenti l’avrebbero descritti. Ma vi è di più visionando sia le fotografie agli atti sia... che cosa vediamo? Stiamo utilizzando naturalmente tutto il materiale della Polizia Scientifica e stiamo vedendo le fotografie che sono state effettuate attraverso lo Sferon, vi ricordate lo Sferon è quella macchinetta particolare che era stata indicata da... adesso non ricordo quale operatore della Polizia Scientifica, Intini... dal Dottor Intini sì, dal direttore... è una macchina nuova che dà una visione a 360 gradi dell’intera stanza, viene messa questa macchina in una stanza e fotografa tutto quello che si trova all’interno a 360 gradi, questa è la stanza di Filomena Romanelli, la persiana famosa, la stanza come è stata rinvenuta nel momento dell’arrivo dell’Ispettore Cantagalli. Che cosa vediamo? Guardate questa è la famosa pietra, i vestiti, andiamo avanti facciamo un giro completo dei vestiti sopra il pavimento e vediamo se in questa fotografia fatta con lo Sferon si ritrovino dei vetri sopra gli indumenti, non c’è assolutamente nulla, anche zoomando non si vede assolutamente nulla, quello che era stato indicato come la presenza di vetri al di sopra dei vestiti non c’è assolutamente, i vetri si possono invece evidenziare sotto la finestra e probabilmente qua sotto la persiana, quello che dicevamo, è inutile ritornarci anche perché il fatto che il sasso sia stato lanciato dal terrapieno è evidente tant’è che ripeto anche lo stesso Pubblico Ministero alla fine non ha potuto che prendere atto di tale conclusione e nel filmato prodotto ha indicato la persona che lanciava il sasso dal terrapieno. I vetri si trovano tutti a terra, nessuno sopra i vestiti, forse non abbiamo dato una visione perfetta della situazione però vi riporto alle foto che sono state prodotte e che sono tutte allegate agli atti, riguardatele in camera di consiglio noterete che in nessuna di queste foto può evidenziarsi la presenza di vetri se non sul tappetino come giustamente aveva detto Cantagalli, sul pavimento ecco, qua, ma mai sopra i vestiti.
GCM:
Una sosta di dieci minuti, quindi si sospende fino a mezzogiorno e dieci. (Sospensione). A mezzogiorno e venticinque si riprende l’udienza, possiamo proseguire quindi.
LM:
Eravamo rimasti alle e devo dire non belle rappresentazioni fotografiche fatte... eravamo rimasti alla visione delle foto tratte dallo Sferon nella stanza della Filomena Romanelli ma le possiamo anche chiudere anche perché il collega Dalla Vedova mi ha fatto vedere prima il suo computer, lo Sferon come è stato posizionato e quindi una visione a 360 gradi dell’apparecchiatura all’interno della stanza Romanelli, questa visione la farà poi, la proietterà il collega nel corso della sua arringa difensiva credo mercoledì, martedì o mercoledì e quindi è inutile che adesso utilizziamo questa apparecchiatura che il collega potrà fare tranquillamente quindi ritornare sullo stesso argomento e darvi quindi cognizione di quello che vi ho voluto dire in maniera chiara, in maniera precisa, in maniera filmata e fotografata oltre che video foto segnalata e cioè che non vi erano nel momento in cui sono arrivati i video foto segnalatori alle ore 14:00 vetri sopra gli indumenti. Non vi è dubbio che è un dato oggettivo come sono appunto i filmati e le foto abbia valenza ben diversa e preferibile rispetto a testimonianze che per la loro stessa natura si basano solo su ricordi che quindi potrebbero essere fallaci e comunque anche a tutto voler concedere quindi ammettendo per mera ipotesi che fossero stati presenti dei vetri sopra gli indumenti in base a tale unico elemento non può certo affermarsi l’esistenza della simulazione posto che non è dato sapere dopo l’ingresso dalla finestra che cosa il ladro abbia fatto, che cosa abbia rovistato in sequenza tra gli indumenti e gli oggetti prima e che cosa abbia rovistato in sequenza dopo e soprattutto se abbia poi mosso la finestra per socchiudere le persiane o le ante facendo quindi cadere dei vetri sul pavimento e di conseguenza sulle cose ivi sparpagliate. Da ultimo in merito sia alla posizione in cui si trovano le persiane e in merito alla finestra a cui venne infranto il vetro non può non evidenziarsi quanto Rudy Guede dice nella conversazione con l’amico Giacomo Benedetti di cui alla chat acquisita all’udienza del 9 ottobre.

A questo punto viene riprodotto l'audio della telefonata.

LM:
L’audio non è dei più perfetti però Rudy ci parla del vetro, hanno detto che c’è stato un vetro rotto, “io quando ero arrivato il vetro non era rotto - sono le parole di Rudy - perché posso dire che non era rotto perché le serrante quelle di legno erano spalancate e quindi si vedeva il vetro, non so, quando arrivi di fronte a me si vede la casa, la porta di ingresso e alla tua sinistra si vede la finestra di una delle ragazze, ma quando io e Meredith ci siamo visti non era rotto, era integro e anche quando sono andato via era integro, finestra di una delle ragazze era integro il vetro” punti salienti della chat di Rudy. Da qui nascono spontanee due osservazioni che la Corte dovrà attentamente valutare, prima come faceva Rudy a sapere quale delle finestre di quell’abitazione era stata utilizzata dal ladro per entrare, lui non era mai stato all’interno di quella casa e quindi non poteva certo sapere qual era la stanza di Romanelli Filomena, le uniche sue fonti escludendo che fosse stato lui ad entrare da quella finestra sarebbero potuti essere solo i mezzi di stampa che sino a quel momento non avevano mai puntato l’attenzione non tanto sul fatto che un vetro era stato infranto ma segnatamente su quale fosse, mai furono pubblicate sino a quel momento foto che riproducevano non solo la finestra ma specialmente la posizione di quella finestra rispetto a tutta l’abitazione. Abbiamo acquisito all’udienza del 9 ottobre 2009 un articolo del Corriere della Sera del giorno 10 novembre 2007, in quell’articolo del Corriere della Sera viene evidenziato che la finestra con il vetro infranto viene individuata addirittura in quella della stanza della vittima, il 10 novembre 2007 gli organi di informazione di carattere nazionale Il Corriere della Sera è il primo evidenzia facendo una ricostruzione e mi sembra di ricordare in quell’articolo che è stato acquisito vi è proprio la ricostruzione della casa del delitto e viene individuata il 10 novembre come la finestra infranta quella della stanza della povera Meredith senza considerare che il Guede dopo pochissimi giorni dall’omicidio fugge in Germania e quindi le fonti giornalistiche potevano essere certamente più limitate e indubbiamente costituite se del caso solo alla testata nazionale e non certo da testate locali, stando così le cose può logicamente concludersi che solo colui che effettivamente entrò infrangendo il vetro poteva sapere prima del 19 novembre 2007 data in cui fu arrestato il Guede quale era nel dettaglio la finestra, la sua ubicazione rispetto alla casa a cui quel vetro appunto apparteneva. Secondo punto non si vede perché Rudy avrebbe dovuto mentire circa la posizione delle persiane, lo abbiamo sentito nella chat, non c’era motivo di ciò e quindi l’unica ragione per cui sente l’esigenza di riferire all’amico la circostanza può essere solo ed esclusivamente quella che le persiane erano effettivamente aperte e proprio per questo si determinò a scegliere appunto quel varco per introdursi nell’appartamento. Tutto ciò porta conclusivamente ad affermare che non vi fu alcuna simulazione, un soggetto entrò notte tempo in quella casa e lo fece dalla stanza della Romanelli al fine per lo meno iniziale di commettere un furto, il ladro si attardò all’interno di quella casa per bere qualcosa e ciò è dimostrato dalla bottiglia di acqua presente sul tavolo della cucina, foto 27, perlustrare il bagno come attestato dalle feci e dalla carta igienica su cui è stato rinvenuto il DNA di Rudy. In merito alle ultime due circostanze aver bevuto qualcosa, aver usato la toilette non può non evidenziarsi la somiglianza con quanto accaduto in altre due occasioni, occasioni in cui è stato protagonista il Rudy Guede, sempre l’Avvocato Brocchi sentito all’udienza del 26 giugno ha affermato: “il riscaldamento quando entrammo era acceso regolarmente tant’è che c’è una temperatura torrida all’interno dello studio perché è rimasto acceso penso più di 24 ore di fila, notai che questa persona o queste che si erano introdotte dentro lo studio hanno anche utilizzato delle bevande che erano presenti in un mobile” pagina 16 trascrizioni di udienza e il collega Avvocato Palazzoli “i termosifoni erano (inc.) accesi sì ricordo che c’era una bottiglia di aranciata lasciata se non erro nella sala praticanti” pagina 36 ed inoltre anche il bagno era stato utilizzato “era rimasta accesa anche la luce del bagno, della toilette dello studio” Palazzoli sempre pagina 35 trascrizione dell’udienza. Anche la signora Tittoni del Prato la direttrice dell’asilo di Milano riferisce del bagno sporco di urina “ricordo - era il sabato ricordatevi - ricordo di aver trovato della pipì sul water dei bambini, di sabato è pulito e quindi vengono fatte le pulizie, quindi non dovrebbe” domanda: “quando erano state fatte le pulizie l’ultima volta?” “vengono fatte tutte le sere compreso il venerdì sera” era sabato mattina quando Rudy Guede fu trovato all’interno dell’asilo. Da tutto ciò può... da tutto quanto sopra detto può affermarsi che il soggetto che entrò dalla finestra al fine iniziale di rubare fu proprio Rudy Guede il quale verosimilmente venne scoperto da Meredith che nel frattempo e malauguratamente aveva deciso di rincasare molto presto la quale seppure donna ed esile aveva un carattere tale da non soccombere così facilmente, ci ricordiamo la testimonianza di Stephanie la sorella sentita all’udienza del 6 giugno che ha affermato “Meredith ha fatto ginnastica da piccola, ha fatto karate, lei aveva un carattere molto forte e fisicamente era molto forte, era molto passionale sulle cose importanti per lei venendo in Italia e studiando qui ha lottato per il suo posto, qui... e avrebbe lottato fino alla fine” pagina 20. È possibile che la ragazza abbia urlato contro quel soggetto che conosceva anche se di vista, abbia magari minacciato di chiamare le forze dell’ordine e quindi l’uomo era stato costretto a tirare fuori il coltello che abbiamo visto era solito portare con se in tutte le sue ladresche occasioni, Tramontano primi di settemnre del 2007, la Tittoni aveva prelevato il coltello nella cucina dell’asilo e successivamente probabilmente annebbiato dall’uso dell’alcool, della droga, della cocaina abbia prima tentato un approccio sessuale, abbiamo visto in quali circostanze, con la povera Meredith per poi infine disperato come ultima escalation anche... disperato per quello che aveva fatto la uccide. Andiamo a un altro capitolo di questo processo, è proprio la genesi del processo stesso come nasce, per quale motivo nasce e per quale motivo le indagini si indirizzano nei confronti degli attuali imputati di Raffaele e di Amanda e quindi tutta la genesi di quello che è successo sin dal primo momento, dal 2 di novembre. Allora ci ricordiamo che il 2 novembre intervengono in Via della Pergola l’Ispettore Battistelli e l’agente Marzi della Polizia Postale, anche qui l’orario preciso noi lo abbiamo individuato nelle ore 13:00, loro dicono 13:35, il P.M. 12:25, faremo poi spero chiarezza nella successiva parte di questo intervento, comunque diciamo che tra le ore 12:35 erratamente o le ore 13:00 più giustamente intervengono in Via della Pergola l’Ispettore Battistelli e l’agente Marzi della Polizia Postale di Perugia per i motivi che ben conosciamo in quanto erano stati rinvenuti quei due famosi cellulari all’interno della villa in Via Sperandio dei signori Lana e Biscarini, uno dei due cellulari risultava intestato a Filomena Romanelli che appunto risiedeva presso la villetta di Via della Pergola, appena arrivati gli agenti trovano due giovani poi identificati in Raffaele ed Amanda che... trascrizione udienza 6 febbraio 2009 Battistelli “hanno detto che aspettavano i Carabinieri dicevano di aver chiamato i Carabinieri”, i due ragazzi riferiscono ciò che hanno notato all’interno dell’abitazione, il sangue in bagno, la porta chiusa, il vetro rotto e gli agenti fanno ingresso nell’abitazione per verificare la situazione, successivamente arrivano l’Altieri, lo Zaroli, la Romanelli e la Paola Grande, dopo una breve discussione vi ricorderete con le varie telefonate fatte, non fatte non si capisce alla centrale della Polizia Postale si decide di aprire forzatamente la porta della camera che risultava chiusa a chiave e intorno alle 13:15, 20 massimo ore 13:30 viene rinvenuto il cadavere di Meredith. Intervengono le forze dell’ordine quindi la Questura viene chiamata ed i giovani sopra indicati rimangono a disposizione prima sul posto e poi vengono portati nella sede della Questura dove verranno sentiti a sommarie informazioni, già da subito le indagini prendono una determinata direzione. Il Dottor Giobbi, il dirigente, mi sembra un dirigente della Polizia di Stato iniziò come riferito dallo stesso un’indagine comportamentale basata sull’osservazione dei soggetti, ce lo dice all’udienza del 29 maggio 2009, ci dice anche che emerse subito che secondo il suo punto di vista Amanda e Raffaele apparivano i meno colpiti dall’episodio, si abbracciavano, si baciavano, parlavano tra loro, insomma avevano per gli inquirenti un comportamento assolutamente anomalo. Inoltre sempre Giobbi ci dice che in alcune occasioni Amanda si presentò in maniera assolutamente inopportuna in Questura come ad esempio quello che successe in data 3 novembre 2007, anzi questo della Questura ce lo dice la Napoleoni, il Giobbi ci racconta di Amanda che si presentò sul posto assolutamente inopportuna in data 3/11/2007, “noi tornammo alla villa - dice il Giobbi - soprattutto sulla parte esterna per fare un sopralluogo insieme ad Amanda, mi ricordo che detti le ghettele chiamo io così - erano le buste di plastica - alla Knox e io mi misi le ghette, nel guardare poi la Knox se l’avesse effettivamente calzate la Knox mi guardò e fece la mossa, la famosa mossa ancheggiando il bacino e facendo (inc.) e ridendo, io a quel punto rimasi un attimo perplesso” dichiarazioni di Giobbi dell’udienza a pagina 186. In altre occasioni ebbe un comportamento anomalo Amanda, si mise a fare la ruota, la spaccata in Questura allor quando era in attesa di essere sentita a sommarie informazioni, vedasi le dichiarazioni di Napoleoni, Zugarini, Ficarra prese tutte rispettivamente all’udienza 27 febbraio Napoleoni e Zugarini, Ficarra 28 febbraio e cioè la famosa ruota che avrebbe fatto con la spaccata. Inoltre gli inquirenti notarono che Amanda e Raffaele si presentavano in Questura sempre insieme anche quando veniva convocato solo uno di loro. Tutti questi atteggiamenti che ho via via raccontato ed evidenziato furono ritenuti sospetti e da qui quindi le indagini presero una direzione univoca, in realtà però questi atteggiamenti non erano solo di Amanda e di Raffaele anzi semmai più che altro di Amanda e non appartenevano esclusivamente quindi a loro, dobbiamo anche evidenziare quello che è stato detto dal dirigente della squadra mobile il Dottor Profazio il quale sentito all’udienza del 28 febbraio 2009 pagina 9 e 10 disse: “la sera stessa poi quando furono sentiti tutti i ragazzi in Questura notai che nella stanza di attesa una era seduta sulle ginocchia degli altri, io gli dissi che comunque insomma cercavamo di cioè di cercare di evitare questa... questa cosa” quindi è un atteggiamento diciamo particolare forse non consono poi dopo vedremo i motivi ma non era tipico di Amanda ma anche degli altri ragazzi, non sappiamo quali, che erano stati chiamati dalla Questura per rendere appunto le sommarie informazioni. Dicevo perché erano atteggiamenti che possono essere giustificati in relazione a circostanze al tempo non conosciute perché Amanda viveva dopo il sequestro della sua abitazione da Raffaele ed era quindi logico che lo stesso l’accompagnasse e si presentassero insieme, era stata sequestrata la casa, non aveva più gli abiti, non aveva più niente, non aveva più nulla, dove andava a casa del suo fidanzato, addirittura mi sembra di ricordare che Raffaele dette ad Amanda anche gli slip, le mutande, non aveva neanche quelle, non aveva più nulla. Amanda certamente è una ragazza molto giovane ed immatura ed i suoi atteggiamenti sono stati peraltro anche nel corso del processo forse un po’ particolari, un po’ anomali ma da ciò non si può detrarre e concludersi che per degli atteggiamenti forse un po’ diversi rispetto a quelli nella norma possa considerarsi soggetto un assassino. Raffaele è ed è sempre stato un ragazzo particolarmente premuroso e gentile tanto più nell’occasione nei confronti di una ragazza di cui si riteneva molto innamorato, che aveva perso un’amica e che era in Italia completamente sola, d’altra parte anche i familiari di Amanda in particolare la zia Dorothy preoccupata per la nipote aveva chiesto di parlare con Raffaele raccomandandogli di stare vicino ad Amanda e queste sono le trascrizioni dell’udienza 17 settembre dove la zia Dorothy ha raccomandato di prendersi cura di Amanda, di stare accanto tenuto conto che nessuno della famiglia si trovava lì. C’è un dato molto importante da tener presente che ciascuno di noi reagisce al dolore in maniera assolutamente personale, se si considera che Raffaele alla morte improvvisa dell’amatissima madre pur soffrendo (inc.) non è riuscito a versare neppure una lacrima, lui era attaccatissimo a sua madre e quindi si comprende che il suo atteggiamento successivo al rinvenimento del cadavere che è apparso agli inquirenti un atteggiamento troppo freddo e distaccato tanto da essere sospetto costituì in realtà un modo di reazione strettamente personale e certamente non indicativo di alcunché, non voglio ripetermi per quello che ho già detto all’inizio in ordine a queste pretese forme di conoscere un soggetto e di etichettare un soggetto in relazione a suoi comportamenti considerati poco ortodossi che poi in realtà non lo so assolutamente, senza considerare che se effettivamente i due giovani avessero commesso il delitto il loro comportamento sarebbe dovuto essere logicamente tutt’altro che tranquillo stante l’evidente esigenza di non destare alcun sospetto e quindi di comportarsi nella maniera più ordinaria possibile, ma comunque non vi è dubbio che in un caso di omicidio gli inquirenti devono necessariamente e al tempo dovevano battere ogni possibile pista e quindi anche quell’analisi comportamentale doveva essere fatta però doveva essere valutata in maniera attenta. Successivamente le indagini si sono sviluppate in modo tale per cui alla fine tutti gli indizi convergevano verso gli attuali imputati e infatti è importante affermare fin da subito che il quadro indiziario che gli inquirenti prima, il P.M. poi e da ultimo il G.I.P. si trovavano a valutare nell’immediatezza dei fatti erano tali da far ritenere Amanda e Raffaele altamente sospettati. Vediamo adesso di analizzare quali sono questi elementi indiziari sulla base dei quali fu disposto il fermo da parte del P.M., convalidato dal G.I.P. con l’applicazione della misura cautelare e per quali motivi e per quale ragione al tempo il G.I.P.... il P.M. soprattutto il G.I.P. poi, il Tribunale della Libertà e la Cassazione quindi ben nove Giudici, poi dopo vedremo il G.U.P. è il decimo hanno ritenuto di emettere appunto... confermare e riconfermare in sede di legittimità l’Ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due, c’erano elementi tali per cui non potevano non fare questo e vediamo il perché, elementi poi che sono venuti tutti a cadere quindi questi Giudici sulla base di quegli elementi che sono stati a loro portati non potevano non fare quello che hanno fatto e cioè non poteva il G.I.P. non emettere l’Ordinanza, non poteva il Tribunale del Riesame non confermare, non poteva la Cassazione non dichiarare inammissibile il ricorso, però tutti questi elementi sono poi caduti nel corso delle indagini. Primo punto, dall’analisi dei tabulati telefonici era emerso che le chiamate al 112 sarebbe state successive all’arrivo della Polizia Postale, ricordo la pagina 6 dell’Ordinanza irrogativa che... della Dottoressa Matteini che dice: “circostanza che fa pensare ad una condotta volutamente posta in essere dopo essere stati sorpresi fuori dall’abitazione dove era stato perpetrato l’omicidio e per giustificare la loro presenza sul posto tenuto conto delle condizioni in cui si trovava l’appartamento soprattutto per quanto attiene il rinvenimento di macchie di sangue sparse sul pavimento e sul muro”. Poi... sono tutti elementi che adesso io indico e poi dopo li confuteremo uno per uno per dimostrare che alla fine tutti questi elementi sono caduti nel corso delle indagini anche perché nel processo gli elementi a carico di Sollecito sono stati diversi rispetto a quelli iniziali. Raffaele fu trovano in Questura in possesso di un coltello a serramanico di un altro coltello... e un altro coltello gli venne sequestrato a casa. Terzo elemento, le orme di sangue rinvenute nei pressi del corpo di Meredith sembravano assolutamente compatibili con le orme delle scarpe... con le scarpe sequestrate a Sollecito e che il ragazzo indossava in Questura, quindi la circostanza relativa all’arrivo della Polizia Postale, la diffenza di orario sulla telefonata che dopo andremo ad analizzare, i coltelli a serramanico trovati a Raffaele che erano stati considerati inizialmente come arma del delitto, le scarpe che Raffaele aveva le Nike e c’erano... la cui impronta era assolutamente simile a quella trovata presso... nei pressi del corpo di Meredith. Infine vi erano le dichiarazioni dell’allora indagati non tanto quelle di Raffaele che mai ha detto di essere stato sul luogo dell’omicidio quanto quelle di Amanda che come è noto ha accusato Patrick Lumumba collocandosi quella notte Amanda nella casa di Via della Pergola. Sulla base di queste indicazioni non vi è dubbio che gli elementi raccolti erano sufficienti ai fini dell’emissione della misura cautelare, sui medesimi elementi con l’aggiunta degli esiti del DNA sul coltello da cucina sequestrato a casa di Raffaele si è poi pronunciato il Tribunale del Riesame. Da ultimo in materia cautelare si è espressa la Suprema Corte il cui controllo è bene ricordare è sempre limitato al riscontro dell’esistenza di una motivazione logica in ordine ai punti censurati dall’Ordinanza di Riesame senza possibilità di compiere alcuna valutazione degli elementi indizianti ed alcun apprezzamento dello stesso o degli stessi giustificativo dell’applicazione della misura cautelare, questo è il principio di diritto sacrosanto che la Corte ha così enucleato con una Sentenza della sezione unite del 26 febbraio ’91. In base a tale decisione si è formato il cosiddetto giudicato cautelare che in buona sostanza riconosce la validità della sussistenza degli allora gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari a carico del Sollecito e della Knox. A questo punto è importante evidenziare che l’indizio richiesto dall’articolo 273 del Codice di rito ai fini dell’adozione della misura non coincida assolutamente con quello di cui all’articolo 192 del Codice di Procedura Penale secondo comma che indica i criteri di valutazione della prova logica indiziaria necessari e sufficienti per affermare la responsabilità dell’imputato e cioè dice espressamente l’articolo 192 che un indizio può assurgere a rango di prova se è grave, preciso, se quindi ci sono gravi, precisi e concordanti. In tal senso si sono espresse di recente le sezioni unite Sentenza 30 maggio 2006 Spennato che ricordo, “il quadro di gravità indiziaria ai fini cautelari concetto differente da quello enunciato dall’articolo 192 secondo comma che allude alla cosiddetta prova logica o critica a sotto il profilo (inc.) logico una propria autonomia, non rappresenta altro che l’insieme degli elementi conoscitivi sia di natura rappresentativa che logica la cui valenza è strumentale alla decisione de libertate. L’articolo 273 non richiede infatti anche l’univocità e la convergenza dei dati indizianti ma soltanto la gravità degli stessi quindi differenza 273 e 292, se poi non sono molto chiaro poi in camera di consiglio i Signori Giudici togati vi daranno un’indicazione precisa di differenziazione del 273 rispetto al 292. Il concetto di gravità poi non può essere identificato con quello di sufficienza dal quale si distingue sia quantitariamente che qualitativamente non dovendo raggiiungere il grado di certezza richiesto per la condanna ma soltanto la prova della verità dell’attribuibilità del reato all’indagato. In buona sostanza i gravi indizi di colpevolezza indicati dal 273 e ritenuti sussistenti nella fattispecie in esame in ben tre gradi di giudizio devono intendersi tutti quegli elementi a carico di natura logica e rappresentativa che contenendo (inc.) tutti o soltanto alcuni degli elementi strutturali della corrispondente prova non valgono di per se a provare oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità dell’indagato e tuttavia consentono per la loro consistenza di prevedere che attraverso la futura acquisizione di ulteriori elementi saranno idonei a dimostrare tale responsabilità fondando nel frattempo una qualificata probabilità di colpevolezza, sempre Cassazione sezioni unite 21 aprile ’95 Costantino. Tutto ciò al fine di evidenziare che se è vero che ben nove Giudici in materia cautelare si sono già pronunciati come dicevo prima in ordine alla sussistenza di indizi a carico degli imputati è altrettanto innegabile che la valutazione della gravità di quegli indizi è ben diversa e richiede minor rigore rispetto alla prova richiesta al di là di ogni ragionevole dubbio per una pronuncia di colpevolezza. Nel caso in esame però vi è molto di più, infatti tutti gli elementi come dicevo prima indiziari valutati e ritenuti gravi dai Giudici della fase cautelare sono nelle more delle indagini preliminari e soprattutto in sede di giudizio progressivamente e miseramente venuti meno, quindi se come prima vi dicevo il G.I.P., Tribunale del Riesame e la Cassazione non potevano non fare quello che hanno fatto è perché nel frattempo tutto si è modificato, allora le cose si trovano in quella maniera adesso sono completamente modificate e non esistono più quegli indizi e ve lo dimostro. In dibattimento è emerso univocamente e in maniera inequivocabile che le orme lasciate dalla sostanza ematica rinvenuta nei pressi del corpo di Meredith Kercher e inizialmente attribuite alle scarpe Nike air force one sequestrate a Raffaele sono di contro per ricondurre alle scarpe out break due misura 11 appartenente a Rudy Guede, deposizione Rinaldi del 9 maggio 2009 “dall’analisi io escludo il piede del signor Sollecito sicuramente escludo la scarpa di Sollecito” pagina 16. Secondo punto, i coltelli sequestrati a Raffaele sono stati ritenuti non compatibili con le ferite inferte a Meredith Kercher in quanto dotati di lama bitagliente e questo lo abbiamo visto anche nella relazione peritale dei periti Umani Ronchi, Cingolani e in ogni caso le analisi genetiche sugli stessi coltelli, i due coltelli a serramanico non hanno evidenziato il profilo di Meredith Kercher. Per quanto attiene la questione del blog altro elemento indiziario posto nell’Ordinanza di custodia cautelare nulla quaestio, abbiamo già detto tutto in relazione alle forti emozioni, è inutile che le ripetiamo e al fatto che il blog di Raffaele si riferiva a un fatto del 2006 non certo del 2007 poi ben diverso, assolutamente ben diverso rispetto a quello che era stato ipotizzato. Ed infine e qui la questione è un po’ più complessa, l’avevamo anche vista e più o meno ve l’avevo spiegata alla scorsa udienza, anzi all’udienza... all’ultima udienza prima della chiusura dell’istruttoria dibattimentale però è necessario ritornarci anche perché è l’ultimo fondamento sulla base della quale è stata appunto emessa l’Ordinanza di custodia cautelare. In relazione alla chiamata al 112 del 2 novembre 2007 e quindi al comportamento del Sollecito che è stato suggestivamente interpretato quale maldestro tentativo di giustificare la presenza sua e della Knox in loco, è importante verificare se effettivamente le telefonate al 112 siano state successive all’arrivo della Postale e ciò in base a tutte le emergenze processuali. Allora iniziamo a ripercorrere la vicenda del 2 novembre e l’arrivo dell’Ispettore Battistelli, Marzi. Afferma di essere arrivato in Via della Pergola alle ore 12:36 Battistelli, le telefonate che Raffaele effettua al 112 sono due, 12:51, 12:54 non voglio dilungarmi circa il fatto che difficilmente gli agenti della Postale avrebbero potuto non vedere il Sollecito che telefonava, le telefonate hanno una durata complessiva di circa 5 minuti è bene ricordare ed è importante ricostruire con dati oggettivi se effettivamente l’orario di arrivo del Battistelli e del collega Marzi può essere collocato in quell’orario dagli stessi indicato e ciò segnatamente in quanto per stessa ammissione del Marzi l’orario individuato dagli agenti della Postale è stato semplicemente ricostruito, cioè lo stesso Marzi ha detto: “abbiamo ricostruito l’orario non abbiamo guardato l’orologio” vediamo le trascrizioni dell’udienza del 6 febbraio 2009 dove a domanda: “da chi è stato ricostruito?” “è stato ricostruito da me col collega” il Marzi ha affermato: “appena arrivati sul posto non abbiamo individuato subito l’ubicazione esatta del civico 7 perché Via della Pergola in realtà alla fine delle scalette finisce con un civico 6 al che abbiamo tentato con la macchina di fare un altro giro intorno all’isolato e siamo tornati sul punto di prima al civico 6 dopodiché l’Ispettore è sceso a piedi, io ho atteso un attimo in macchina, si è data un’occhiata intorno ho visto dov’era l’ingresso della casa e mi ha fatto scendere... e mi ha fatto segno di scendere con la macchina sul parcheggio” quindi sarebbe stato fatto un giro dell’isolato in quanto non si riusciva a trovare questo civico 7, in realtà secondo Battistelli i giri per ritrovare la villetta sarebbero stati addirittura due, pagina 61 delle trascrizioni dell’udienza di Battistelli. Lo stesso Battistelli ci specifica che il giro dell’isolato è consistito nell’aver percorso tutta Via Sant’Antonio, Via Brunamonti, Porta Pesa, Via Pinturicchio per poi riprendere la discesa che dalla piazza dell’Università per Stranieri porta a Via della Pergola, pagina 92, pagina 103 delle trascrizioni. Abbiamo depositato all’udienza del 9 ottobre le immagini della telecamera del parcheggio di Sant’Antonio e da queste immagini che non ve le faccio... non ve le ripropongo per non perdere tempo ma le avete, le potete se non già lo avete fatto, le potete tranquillamente visionare in camera di consiglio, dalle stesse può verificarsi... sono naturalmente immagini che sono state acquisite dal fascicolo del Pubblico Ministero, dalle stesse immagini può verificarsi che effettivamente l’auto della Postale una Fiat Grande Punto di colore nero arriva in loco alle 12:36, si ferma brevemente all’ingresso del parcheggio nessuno scende, effettua una retromarcia. Alle ore 12:41 si vede passare nuovamente una medesima autovettura con due persone a bordo è la stessa segno evidente che ancora nessuno era sceso per controllare a piedi così come ci aveva detto il Marzi, prosegue e non effettua alcuna sosta, è questo molto probabilmente il famoso giro dell’isolato che parla il Marzi. Alle ore 12:48 si vede un soggetto che a piedi attraversando la strada raggiunge il vialetto di ingresso di Via della Pergola, è molto verosimile che sia il Battistelli sceso dall’autovettura, appiedato, quindi dall’analisi dettagliata delle immagini della telecamere del parcheggio può verificarsi che l’orario delle 12:36 è unicamente quello di arrivo presso Via della Pergola ma non quello di effettivo ingresso. A questo punto però è necessario verificare se l’orario indicato dalle telecamere è effettivamente quello reale e ciò in quanto all’udienza del 28 febbraio 2009 il sovrintendente Gubbiotti sentito in ordine all’orario della telecamera e agli accertamenti effettuati ha dichiarato: “la telecamera riportava l’orario delle 12:36 ma abbiamo accertato non ricordo se con qualche tecnico o con qualcosa che... anzi no tramite anche i nostri orologi all’epoca che l’orario era davanti 10 minuti circa” pagina 226 trascrizioni, ha affermato quindi che l’orario di quella telecamera era avanti di 10 minuti di talché a suo parere il Battistelli ed il Marzi sarebbero giunti in Via della Pergola alle ore 12:26 pagina 225 trascrizione udienza 28 febbraio 2009, l’orario è stato ripreso pedissequamente anche dal P.M. nel corso della sua requisitoria quindi sulla base di questi indicazioni del Gubbiotti l’orario di arrivo sarebbe non le 12:36 ma le ore 12:26 perché la telecamera era sfalzata. Or bene proseguiamo nella visione del filmato, ore 13:22 si nota un soggetto indossante l’uniforme da Carabiniere, gli stivali abbiamo visto, noi abbiamo visto bene stivali, pantaloni neri con riga rossa che si dirige verso il vialetto di ingresso di Via della Pergola e immediatamente dopo l’auto dei Carabinieri fa ingresso lungo il medesimo vialetto, sembrerebbe quindi che i Carabinieri chiamati dal Sollecito alle 12:51 e alle 12:54 siano arrivati in loco alle ore 13:22, in realtà non è quello indicato l’orario di arrivo in quanto può essere all’evidenza dimostrato che la telecamera riportava un orario anticipato rispetto a quello reale, assolutamente il contrario di quello che ci dice Gubbiotti. E questo perché dobbiamo fare questo raffronto con un’altra circostanza, il Carabiniere Ceppitelli sentito all’udienza del 14 febbraio ha riferito di aver ricevuto due telefonate dal Sollecito appunto quelle che abbiamo detto delle 12:51 e 54, nel corso della seconda telefonata il Ceppitelli ebbe a richiedere un recapito telefonico per eventuali esigenze e come può evincersi dalla stessa telefonata registrata dal software del 112 e già acquisita agli atti il Sollecito lasciò il nome e il numero di telefono di Amanda, a seguito di ciò venne inviata la pattuglia in Via della Pergola. Sempre il medesimo Ceppitelli dichiara che alle 13:26 pagina 80 sua deposizione udienza 14 febbraio ebbe a ricevere una chiamata dalla pattuglia 13:26 in quanto non riusciva a trovare la pattuglia il civico 7 e conseguentemente lui stesso chiamò il numero telefonico lasciato dal ragazzo delle prime due chiamate per chiedere spiegazioni del luogo preciso dove si sarebbe dovuta portare la pattuglia. Or bene il numero che Ceppitelli chiama dalla centrale dei Carabinieri è quello di Amanda e dai tabulati acquisiti la detta telefonata è delle ore 13:29, posto che certamente alle 13:29 i Carabinieri erano certo già arrivati a Via della Pergola altrimenti non avrebbe alcun senso, avrebbe avuto alcun senso chiedere informazioni sull’ubicazione del civico deve consequenzialmente e obiettivamente dedursi che l’orario della telecamera che indica le ore 13:22 al momento di arrivo è errato, l’orologio della telecamera era indietro rispetto all’orario effettivo di almeno 7 minuti, ma in realtà 7 minuti sarebbero molto di più considerando che il Marzi afferma che tra la telefonata con il 112 e il momento di arrivo della pattuglia del 112 sono trascorsi circa 5 minuti, pagina 154 delle trascrizioni e secondo il Battistelli addirittura circa un quarto d’ora e collega peraltro... colloca peraltro l’arrivo dei Carabinieri il Battistelli alle ore 13:00 e allora se ciò è vero e non può che essere vero perché abbiamo i filmato, abbiamo tutto, abbiamo le telefonate, sono tutti questi riscontri un po’ complicati però sono tutti questi riscontri incrociati che alla fine ci danno l’orario preciso deve concludersi che la Polizia Postale arrivò in Via della Pergola quanto meno non prima delle ore 12:55, 12:48 che abbiamo visto la telecamera più i 7 minuti che è quello il tempo di sfasamento tra la telefonata del Ceppitelli... tra le varie telefonate del Ceppitelli, ma più verosimilmente deve essere indicato qualche minuto più tardi alle ore 13:00, 13:02 tanto per dare il modo ai Carabinieri che avevano chiamato di arrivare in Via della Pergola, diamogli almeno 3 minuti. A questo punto l’orario di arrivo che quanto meno è alle 12:55 più possibile alle 12:58, 13:00 è assolutamente compatibile... scusate l’orario di arrivo della Polizia è assolutamente compatibile con il fatto che già Raffaele Sollecito aveva chiamato il 112. Non appare da ultimo ultroneo evidenziare che a quanto riferito dagli agenti della Polpost al loro arrivo in Via della Pergola i due giovani si trovavano seduti all’esterno dell’abitazione e immediatamente fecero presente di essere in attesa dei Carabinieri poco prima chiamati e che mai durante la loro permanenza in loco il Battistelli ed il Marzi ebbero a vedere il Sollecito telefonare, quindi arrivano i due che abbiamo visto, i due della Polizia Postale, arrivano sicurissimamente non prima delle 12:55 più probabile alle 12:58, 13:00 e cioè in un momento in cui già Sollecito aveva telefonato e la prima cosa che gli chiedono a Sollecito dice: “che cosa state facendo” “aspettiamo l’arrivo dei Carabinieri” proprio perché Sollecito e Amanda avevano chiamato la centrale dei Carabinieri alle 12:51 e 12:54, quindi quanto dichiarato in relazione all’arrivo dell’Ispettore Battistelli e dell’Ispettore Marzi è assolutamente confutato da dati logici ed obiettivi e quindi la stessa... ulteriore elemento in base al quale è stata emessa l’Ordinanza di custodia cautelare viene a cadere. Abbiamo infine un ultimo elemento che è quello relativo al coltello della cucina ma l’arma... è una delle armi secondo l’ultima ricostruzione del P.M. del delitto, ma in ordine al coltello da cucina sequestrato nell’abitazione si dirà probabilmente nel pomeriggio. Sulla base di quanto vi ho indicato si può affermare che tutti, tutti gli elementi ritenuti dai Giudici della (inc.) indizianti nei confronti del Sollecito sono via via venuti meno quindi se il G.I.P. avesse dovuto emettere adesso l’Ordinanza di custodia cautelare sulla base di quegli elementi che sono venuti via via meno sicuramente non l’avrebbe potuta emettere e quindi di conseguenza Tribunale del Riesame e Cassazione. Andiamo al G.U.P., al Dottor Micheli, c’è stato un altro Giudice che si è pronunciato sfavorevolmente per gli imputati in relazione alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del Sollecito e della Knox ed è il G.U.P., lo stesso ha rigettato la richiesta di revoca o modifica della misura cautelare presentata da questa Difesa all’esito dell’udienza preliminare in base ad argomentazioni fattuali e logiche che però anch’esse alla luce dell’istruttoria dibattimentale svoltasi dinanzi a codesta Eccellentissima Corte sono tutte venute meno. Il G.U.P. senza ritornare sul concetto di indizi di colpevolezza in materia cautelare che abbiamo già parlato prima, 273 e 292, ha rispetto al G.I.P. una visione decisamente più completa di tutta la vicenda dovendo decidere se disporre il non luogo a procedere, il rinvio a giudizio e la revoca o la sostituzione della misura cautelare a carico degli imputati, a fronte dell’intero fascicolo relativo a tutte le indagini preliminari. Il fascicolo che si è formato principalmente l’attività di Polizia Giudiziaria esperite quindi consulenze ordinate e disposte dal P.M., assunzioni di sommarie informazioni, annotazioni di servizio, attività irripetibili disposte dal P.M. ma anche da attività esperite dalla Difesa, consulenza, assunzioni testimoniali eccetera. Il G.U.P. non ha con esclusioni di casi eccezionali un diretto contatto con i testimoni, il suo giudizio di attendibilità o meno si forma sulla carta e non sulla diretta percezione delle loro dichiarazioni quindi su atti formati per la maggior parte dalla Polizia Giudiziaria che ha svolto le indagini, è solo il dibattimento la sede in cui in contraddittorio tra le parti la prova si forma e quindi è possibile una valutazione solo in dibattimento, una valutazione piena, completa ed esaustiva di tutti gli elementi indiziari. Ma veniamo adesso a vedere quali sono gli elementi indiziari sui quali il G.U.P. ha focalizzato la sua attenzione, abbiamo visto prima il G.I.P., abbiamo visto gli elementi posti a base della sua Ordinanza di custodia cautelare elementi tutti che sono venuti a cadere, lasciamo fermo il coltello da cucina ne parleremo subito dopo, adesso parliamo del G.U.P., è abbastanza complesso l’argomento adesso vediamo di iniziare a trattarlo. Circa l’azione omicidiaria compiuta da più persone il G.U.P. ha valorizzato le lesioni variamente collocate financo ad entrambi i fianchi suggestive di un’azione non solitaria, naturalmente le lesioni della povera Meredith, nonché la presenza di impronte plantari che per l’eventuale attribuibilità dice il G.U.P. “non varrebbero nulla perché al massimo i consulenti del P.M. parlano di probabile identità ma dopo ben altre premesse sull’utilità delle orme per confronti positivi” questo è un punto che ci ritorneremo successivamente, però ve lo evidenzio, ed infatti sul presupposto che si tratti di orme di piedi diverse tra loro al punto da portare a riferirlo a soggetti distinti, siano o meno gli imputati, assumono rilevanza per dimostrare come dice il G.U.P. più persone giravano per quelle stanze a piedi scalzi dopo il reato. Altro punto il G.U.P. attribuisce una grande importanza alla deposizione di Capezzali Nara rapportata a quella di Formica Alessandra che percepirono la Capezzali un rumore di passi certamente di più persone. Inoltre in merito all’ingresso di un ladro il G.U.P. ne evidenzia in generale la improbabilità a fronte non già di ragioni oggettive come l’ubicazione della finestra e questo per rispondere anche al Pubblico Ministero, il G.U.P. dice: “questo Giudice ritiene che per entrare da quella finestra non ci volesse davvero Spiderman” come sostenuto (inc.) dal Tribunale del Riesame volendo liquidare l’ipotesi “ci voleva un uomo fisicamente abile come certamente il Guede era e come senz’altro sono i ladri che visitano gli appartamenti delle persone notte tempo”. Ma l’improbabilità quindi come ho detto non è tanto data da ragioni oggettive ma da motivazioni logiche secondo il G.U.P., l’azzardo più grande consisteva nell’aver scelto proprio la finestra esposta verso la strada e verso i fari delle macchine in transito, quindi non che non si potesse salire su quella finestra era molto semplice per una persona adusa com’era il Guede o altri ma noi parliamo del Guede, era per motivazioni logiche secondo il G.U.P. che dopo vedremo che sono diverse e cioè che l’azzardo più grande consisteva nell’aver scelto la finestra esposta secondo il G.U.P. verso la strada e verso i fari delle macchine in transito. In particolare l’improbabilità in riferimento a Rudy sempre secondo il G.U.P. era ancora più marcata in quanto conoscendo i ragazzi abitanti al piano di sotto e quindi potendo prevedere essendo questi di fuori regione la loro partenza da Perugia per il ponte dei morti sarebbe stato più logico tentare di rubare al piano di sotto dove era altamente probabile non trovare nessuno. Inoltre elenco sempre queste argomentazioni del G.U.P. del Dottor Micheli “vi fu un’alterazione della scena del crimine e ciò per ragioni sia oggettive che ancora una volta logiche, in primo luogo sempre secondo il G.U.P. la presenza all’interno della stanza della Romanelli di una vasta zona esaltata dal luminol da cui si è ricavato il DNA della vittima - ricordatevi questo che dopo ci ritorneremo subito dopo - ed in secondo luogo l’assenza di qualsiasi impronta digitale della Knox”, anche su questo ci ritorneremo. Circa poi il diretto coinvolgimento di attuali imputati il G.U.P. evidenzia le indagini della Scientifica sia sul gancetto, sul coltello da cucina sequestrato a casa del Sollecito e il contributo testimoniale di Curatolo ci ritorneremo, le chiamate del Sollecito al 112 solo dopo l’arrivo della Polizia Postale ne abbiamo già parlato. Or bene anche i sopra detti elementi indiziari e le relative deduzioni logiche sono stati smentiti dall’istruttoria dibattimentale, infatti in merito alla presenza di più persone all’atto dell’aggressione dobbiamo evidenziare quanto segue: primo punto, secondo il Professor Bacci consulente del P.M. in base ai dati biologici acquisiti non è possibile esprimere pareri circa l’eventuale azione di una sola persona o di più persone, io devo dire che il dato biologico così testualmente... pagina 22 trascrizione udienza 18 aprile 2009, “io devo dire che il dato biologico non consente di fare questo tipo... di esprimere un parere al riguardo, ecco sulla tipologia delle lesioni per me è molto difficile se è stata fatta da uno o più persone” anche secondo il Dottor Lalli consulente del P.M. “il dato biologico non consente di dare risposte circa la pluralità o meno degli aggressori che non siano di mera interpretazione - dice sempre all’udienza del 3 aprile Lalli - cioè non c’è il dato biologico che dice... tre lesioni incompatibili con l’azione di un’unica persona” ciò premesso il consulente dobbiamo dirlo formula un giudizio che specifica però essere prettamente personale di maggiore probabilità di un’aggressione posta in essere da più persone. I periti del G.I.P. Umani Ronchi, Cingolani e Aprile si astengono da qualsiasi giudizio in merito alla presenza o meno di più persone, la Dottoressa Liviero consulente del P.M. afferma: “in base alle diverse lesività riscontrate che la morte sembrerebbe prodotta da più persone” però alla fine a seguito di una domanda fatta all’udienza del 4 aprile 2009 “ciò lo detrae da elementi scientifici?” risposta: “scientifici le devo dire che non ce ne sono”. Il Professor Introna nostro consulente di contro prospettando una propria ricostruzione degli eventi ed in base alle lesioni riscontrate formula un giudizio di assoluta verosimiglianza di un’aggressione compiuta da un solo soggetto, quindi le emergenze processuali desumibili dalle deposizioni dei testi cosiddetti esperti non sono dirimenti non potendo gli stessi in base a dati oggettivi di rilevanza medico legale stabilire se una sola o più persone aggredirono la povera Meredith, questo dal punto di vista medico. Altro punto sempre in relazione all’Ordinanza del G.U.P., la teste... l’importanza della teste Capezzali che è stata così tanto valorizzata dal G.U.P. perché come avevo detto prima il G.U.P. non aveva... sappiamo bene la funzione del Giudice dell’udienza preliminare ha un impatto più cartolare che diretto sulle carte salvo casi appunto specifici e la Capezzali... della Capezzali lui il G.U.P. ha letto esclusivamente nelle carte processuali, non ha avuto una percezione diretta come ce l’abbiamo avuto noi, come l’avete avuto voi, noi tutti nel corso dell’istruttoria dibattimentale, ve la ricordate la signora Capezzali, la simpatica signora che vive in Via del Melo la strada parallela a Via della Pergola e che rende le sue prime dichiarazioni in sede di indagini preliminari dopo circa un mese dal fatto, le rende il 27 novembre del 2007. Che cosa ci racconta la signora Capezzali all’udienza del 28 marzo 2009, di aver sentito intorno alle 23:00, 23:30 del primo novembre un grido straziante proveniente dalla direzione della villetta di Via della Pergola, poi immediatamente dopo questo urlo la Capezzali avrebbe udito dei passi frettolosi quasi fosse qualcuno che scappasse lungo le scalette in ferro ubicate alla destra della sua abitazione e pressoché contestualmente dei passi di qualcuno che non riesce però a specificare se di una o più persone lungo il vialetto posto di fronte all’abitazione di Meredith. Tali rumori sarebbero da ricondurre secondo la teste all’impatto dei passi sulla scalinata in ferro da un lato e dall’altro all’impatto dei passi sulla ghiaia e sulle foglie del vialetto, pagina 19 trascrizioni. Tutto ciò la testimone lo avrebbe udito quella notte mentre si recava in bagno, in particolare l’urlo sarebbe stato udito mentre si trovava di fronte alla finestra della sala da pranzo e il rumore di passi quando stava uscendo dal bagno, dobbiamo tener presente che l’abitazione della Capezzali si trova dalla parte opposta del parcheggio, la visione dei luoghi, casa di Meredith, parcheggio di Via Sant’Antonio, parcheggio Sant’Antonio casa della Capezzali ed è rispetto all’abitazione dell’omicidio a 200 metri di distanza da Via della Pergola, non lo dico io 200 metri l’ha detto il P.M. nel corso della sua requisitoria e la casa della Capezzali è dotata di finestre con doppi vetri e persiane. L’urlo e i sopra detti rumori sarebbero stati uditi dall’interno dell’abitazione con finestre che nell’occasione rimasero sempre chiuse, a domanda: “lei apre la finestra del bagno?” risposta: “no non ho aperto perché avevo tutte le piantine grasse lì per la luce” pagina 18, quindi si sentirebbe uno scalpiccio di passi lungo il vialetto che tutti noi abbiamo presente di Via della Pergola della casa di Meredith, passi e quindi lo scalpiccio sulla ghiaia e sulle foglie a distanza di 200 metri di notte all’interno di una casa con doppi vetri, non vorrei fare una battuta perché le battute non è il caso di farle ma mi ricorda quei telefilm che vede mio figlio del Poliziotto con l’orecchio bionico che sente a distanza di centinaia e centinaia di metri determinate situazioni ed interviene, ripeto non voglio fare battute ma soltanto una persona con un orecchio bionico avrebbe potuto sentire lo scalpiccio delle foglie sulla ghiaia del vialetto a 200 metri di distanza con doppie finestre chiuse, proprio per questo motivo era stata richiesta una perizia audiometrica ai sensi del 507 che la Corte ha comunque rigettato ma comunque la deposizione della Capezzali è estrinsecamente contraddetta da altri testimoni ad esempio Lombardi, Salsiccioli, Occhipinti, tutti quelli relativi al famoso carro attrezzi, tutti soggetti che certamente nel frangente temporaneo indicato si trovavano nei pressi della villetta in una posizione ben più vicina rispetto a quella della Capezzali e che non hanno assolutamente udito nulla e diremo anche visto nulla e diremo anche il perché, nulla di anomalo naturalmente e inoltre la testimonianza è smentita dalla teste Monacchia che afferma di aver sentito la notte dell’omicidio il litigio tra due persone e subito dopo un urlo seppur non riesce a dare un’indicazione precisa dell’orario, di talché aprì immediatamente la finestra senza però udire né rumore lungo la scalinata in ferro peraltro scalinata posta proprio sotto le sue finestre né tanto meno il rumore di passi sulla ghiaia e sulle foglie e segnatamente senza vedere nessuno che fuggiva.
GCM:
Si sospende fino alle 14:30. (Sospensione). Alle ore 14:50 riprende l’udienza, si prosegue nella discussione con l’esposizione da parte della Difesa di Raffaele Sollecito, Avvocato Maori prego.
LM:
Grazie Presidente. Allora eravamo rimasti alla Capezzali, al fatto che la stessa non potesse... al fatto che la stessa Capezzali non poteva sentire vista la distanza dei 200 metri lo scalpiccio come lei dice sulla ghiaia e sulle foglie e con i doppi vetri chiusi. Inoltre questa inattendibilità della Capezzali che appare tutt’altro che precisa e per certi effetti anche all’evidenza contraddetta da dati oggettivi, la stessa vi ricordate quando fu sentita all’udienza del 27 marzo 2009 a domanda: “quando ha saputo dell’omicidio?” la stessa dichiara di aver saputo dell’omicidio da alcuni suoi inquilini di prima mattina, “quella mattina intanto che stavo pulendo la casa ho sentito dei ragazzi che scendevano giù correndo dicevano: <<signora signora hanno ammazzato una ragazza lì in quella casetta>> poi dopo sono uscita per andare a prendere il pane, saranno state verso le 11:00 perché tanto io esco sempre a quell’ora” pagina 22 della trascrizione laddove di contro è inconfutabile l’omicidio è stato scoperto alle 13:30 circa. Ed ancora la signora Capezzali dichiara che appena ha avuto la notizia dei predetti inquilini ebbe ad affacciarsi notando non solo le ambulanze e la Polizia ma addirittura, quindi alle 11:00, ma addirittura Amanda e Raffaele che stavano guardando la scena dalla balaustra del parcheggio. Sempre dichiarazioni della Capezzali pagina 35 trascrizioni laddove in maniera inconfutabile i due giovani all’atto del ritrovamento del cadavere si trovavano nello spiazzo di fronte alla villetta a disposizione delle forze dell’ordine. Tutto ciò porta a concludere che la teste Capezzali non può in alcun modo essere ritenuta attendibile né per quanto attiene l’orario in cui avrebbe udito l’urlo né... se mai urlo ha udito, né per quanto in questa sede interessa la presenza di più persone sul luogo del delitto, numero di persone che comunque la Capezzali anche a tutto voler concedere non riesce a indicare se siano due o più. Altro punto, altro elemento sono le orme dei piedi, al momento è un capitolo a parte che vorrei trattare subito dopo il coltello e in ogni caso proprio per un’esposizione narrativa in ogni caso le... è da tener presente che le impronte presenti sul luogo del delitto sarebbero da ricondurre a non più di due persone e tra le stesse non è da ricomprendere Raffaele Sollecito, questo proprio inquadrare la fattispecie e lasciarla a un successivo argomentazione che farò dopo il coltello e dopo altre situazioni. In merito alla scelta di quella finestra da parte di un eventuale generico ladro è necessario stigmatizzare l’attenzione sul fatto che come ha potuto constatare la Corte in sede di sopralluogo le uniche finestre visibili dall’esterno della casa prive di grate in ferro erano solo quelle relative alla stanza di Romanelli e di Amanda, tra le due sicuramente quella della Romanelli era la più agevole poste che si trova di fronte al terrapieno da cui è possibile appunto lanciare la pietra, la posizione della finestra esposta verso la strada e quindi l’improbabilità di quella scelta è stata di fatto smentita dall’istruttoria dibattimentale, infatti posto che certamente il ladro doveva conoscere la zona, nessuno si avventura mai in luoghi assolutamente sconosciuti soprattutto per rubare, certamente il ladro sapeva che nonostante la collocazione della finestra quella casa non viene notato da alcuno e questo ce lo dicono due testi importanti Salsiccioli e Occhipinti che certamente questi due per lo meno di un’ora sostarono in loco e a domanda del Signor Presidente quando furono sentiti che chiedeva se avessero notato la finestra con il vetro infranto all’unisono risponde di non aver neppure notato l’abitazione, cioè non solo non hanno visto la finestra che loro si trovavano a poche decine anzi 20, 30 metri ma neppure... dalla casa di Via della Pergola ma neppure avevano notato che lì ci fosse un’abitazione, ricordo la deposizione del teste Salsiccioli all’udienza del 23 giugno pagina 101 “no io sono sincera io non l’ho proprio vista la casa” Occhipinti sempre al 23 giugno “io non ho proprio fatto caso che ci fosse una casa” ciò dimostra che l’abitazione era... non era assolutamente visibile in quanto non era illuminata e quindi era impossibile notare dall’esterno qualsiasi anomalia. Circa poi l’improbabilità di un furto commesso da Rudy che ben avrebbe potuto decidere di rubare al piano di sotto così come ci dice appunto il G.U.P. la Corte ha potuto direttamente constatare che l’obiezione avanzata dal G.U.P. è assolutamente impraticabile posto che tutte le finestre del piano di sotto sono dotate di importanti grate in ferro. E comunque in merito al furto ed alla riconducibilità del medesimo a Rudy il G.U.P. non ha potuto analizzare le circostanze che abbiamo sinora visto e che sono di contro tutte emerse nel dibattimento e cioè con riferimento ai furti commessi da Rudy Guede nei confronti di Tramontano, Brocchi, Palazzoli, Tittoni del Prato che dimostrano che certamente Rudy era particolarmente disinvolto ed incauto nel fare ingresso abusivamente nelle abitazioni altrui tanto che venne appunto sorpreso più volte con le mani nel sacco, non ripetiamo quello che abbiamo già detto di Tramontato e di Tittoni che sono state appunto indicate nel corso di questa istruttoria dibattimentale e che non erano naturalmente a conoscenza del G.U.P.. Va quindi da se che all’esito dell’istruttoria dibattimentale può affermarsi che i comportamenti di Rudy Guede nelle occasioni sopra indicate sfuggono a qualsiasi astringente logica che il G.U.P. ha voluto analizzare nel suo provvedimento, per questo che è importante l’istruttoria dibattimentale proprio perché dà un’indicazione ben precisa e rispondente ai fatti e alla realtà cosa che un Giudice, un Giudice dell’Udienza Preliminare può non avere perché la sua cognizione è data esclusivamente dalle carte salvo casi eccezionali. Ed ancora altro punto in merito all’assenza di impronte digitali di Amanda all’interno dell’appartamento circostanza suggestiva per il Giudice di un’alterazione della scena del crimine con la pulizia degli ambienti non può non evidenziarsi che l’evenienza è stata scientificamente spiegate e giustificata dai testi indotti dal P.M. Giunta e Francaviglia. Giunta è stato sentito all’udienza del 23 aprile 2009 e dice: “possono esserci anche tantissime altre impronte però magari sono talmente mal poste e talmente strusciate, talmente sovrapposte oppure addirittura parziali per cui addirittura noi non possiamo dire nulla” e ancora Francaviglia l’altro dattiloscopista, “il dito deve avere una certa percentuale di umidità appunto perché il sudore dal dito deve passare sull’oggetto, in pratica il dito funge da timbro. La stessa cosa succede con le impronte, molte volte quando tocchiamo un oggetto cosa succede? Che il dito magari in sequenza abbiamo toccato tre oggetti sul primo evidenzia un’impronta ma sul terzo no perché l’arco temporale non ha permesso alle papille di secernere la quantità di sudore da lasciare sull’oggetto” sempre udienza del 23 aprile pagina 225 per Francaviglia e per Giunta. A questo punto che cosa significa che Amanda non ha lasciato nessun tipo di impronta perché non c’erano le condizioni soggettive e oggettive per lasciare delle impronte, perché non aveva probabilmente i polpastrelli inumiditi e per qualsiasi altro motivo quindi pur vivendo all’interno di quella abitazione non sono state lasciate impronte tali da poter essere poi rilevate e questo ce lo ha detto in maniera molto chiara sia Francaviglia che Giunta che hanno detto che una cosa del genere è normale, è possibile, ci devono essere delle condizioni particolari soggettive ed oggettive perché le impronte possono essere rilasciate, una persona che vive all’interno dell’abitazione può anche non rilasciare delle impronte digitali per i motivi che vi ho detto. Anche in considerazione di questo dobbiamo tener presente che ciò che abbiamo detto a contrario è giustificato dal fatto che anche per Rudy Guede che certamente per sua stessa ammissione quella sera si trovava all’interno dell’abitazione di lui non troviamo alcuna impronta se non quella palmare insanguinata rinvenuta sulla federa del cuscino di Meredith Kercher, quindi la stessa considerazione dobbiamo farla anche a contraris per quanto riguarda Rudy che sicuramente si trovava lì all’interno della stanza di Meredith e lo sappiamo bene. Altro punto sempre relativo all’Ordinanza G.U.P., la zona luminescente esaltata dal luminol all’interno della stanza in uso a Romanelli su cui sono state effettuate due repertazioni, le repertazioni 176 e 177 da cui è stato estratto il DNA della vittima. A tal proposito il G.U.P. precisa nella sua Ordinanza del 29/10 del 2008 “ergo quel DNA con tutte le necessarie future verifiche sulla natura precisa della traccia data la molteplicità delle sostanze luminol positive oltre al sangue sta oggi ad attestare con verosimile ragionevolezza che chi entrò in quella stanza lo fece quando Meredith era già stata colpita, dunque da dentro e non da fuori ruppe il vetro” pagina 5 dell’Ordinanza. Or bene già quel Giudice evidenziava la rilevanza di puntuali verifiche circa la natura delle tracce demandando, proprio c’è scritto nella sua Ordinanza che la questione venisse trattata dal Giudice del dibattimento, dalla Corte di Assise. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale e segnatamente successivamente al deposito da parte della Polizia Scientifica dell’intera documentazione relativa alle analisi biologiche richieste dalla Difesa all’udienza del 18 luglio 2009 richiesta accolta dalla Corte di Assise con Ordinanza in pari data, è emerso un dato rilevantissimo sui reperti 176 e 177 è stata eseguita la diagnosi generica di sangue mediante l’impiego di tetrametilbenzidina metodica molto sensibile ed il risultato è stato negativo e ciò contrariamente a quanto indicato nella relazione tecnica della Scientifica acquisita ab origine agli atti del fascicolo, pagina 218, a pagina 218 viene indicata la diagnosi generica di sangue che aveva un risultato positivo e inoltre a quanto sostenuto... contrariamente a quanto sostenuto in udienza dalla Dottoressa Stefanoni, leggo il passo relativo alla trascrizione dell’udienza del 22 maggio 2009, “passiamo alle tracce luminol, questa è la traccia evidenziata come reperto 176 nella stanza della Romanelli e la traccia ha dato come esito di DNA il DNA della vittima, ancora sempre nella stessa stanza in posizione più spostata verso l’ingresso è stata ritrovata una luminescenza che ha dato come risultato genetico il profilo misto vittima più Knox” e tutto ciò lo si può desumere analizzando le schede s.a.l. acquisite in data 31 luglio 2009, da queste schede s.a.l. che sono state finalmente portate a conoscenza della Difesa si apprende che è stata eseguita la diagnosi generica di sangue mediante l’impiego di tretrabenzindina e che ha avuto esito negativo, da ciò si deduce quindi che le tracce luminol positive rinvenute all’interno della stanza di Filomena Romanelli non possono essere considerate di natura ematica così come fra l’altro indicato dal consulente genetico della Knox Dottoressa Sarah Gino il 26 settembre 2009. Sciolto quindi il nodo relativo alla natura della traccia che non è assolutamente ematica e che comunque lo stesso Giudice pur considerando un elemento importante demandava l’accertamento all’istruttoria dibattimentale tutto il ragionamento logico da cui partire e a cui arrivava il G.U.P. si annulla in radice, quindi pertanto non abbiamo anche da parte di questo autorevole Giudice riscontri in relazione ai motivi per cui è stata negata la remissione in libertà degli imputati. Abbiamo un altro punto da tener presente, punto e testimonianza che la Pubblica Accusa ha ritenuto ugualmente di fondamentale importanza e cioè la testimonianza di Curatolo Antonio e che l’istruttoria dibattimentale ha completamente stravolto la sua valenza. Innanzi tutto è importante sgomberare il campo da possibili dubbi circa il giorno in cui sarebbero accaduti i fatti raccontati, è possibile acquisire al di là dell’affermazione del medesimo teste in udienza per altro verso la certezza che quanto raccontato dal Curatolo si riferisca alla sera del primo novembre e non al 31 ottobre e ciò in quanto la sera del 31 ottobre Amanda e Raffaele non la trascorsero insieme come ho detto questa mattina Raffaele quel giorno rimase a casa e confermato dai tabulati telefonici di Amanda si registra un sms inviato a Raffaele alle ore 00:57 “ci vediamo alle 1:45 alle scale del Duomo” lui risponde chiamando il cellulare e Amanda... e risulta... dal suo fisso di casa e risulta che Amanda quella sera uscì con i suoi amici truccata da gatto per passare appunto la serata nei locali, ce lo dice Gazios, Kusianova, lo stesso Lumumba, tutti all’udienza del 26 giugno e del 3 aprile 2009, quindi non si può ritenere che si parlasse del 31 perché il 31 Amanda era naturalmente fuori e si trovava da altre parti. Chi è Curatolo? Curatolo è un senza tetto che solitamente dorme e frequenta Piazza Grimana riferisce quindi a questo punto il primo novembre, abbiamo visto che la data non può essere che il primo novembre eventualmente che ebbe a vedere dalle 21:30 22:00 sino alle 23:30 24:00... ricordiamoci bene questi orari, 21:30 22:00 23:30 24:00 perché questi orari sono stati un po’ (inc.) stravolti nella ricostruzione dinamica fatta dalla Pubblica Accusa nel famoso filmetto che abbiamo visto, bello peraltro, che abbiamo visto alla fine della requisitoria dei Pubblici Ministeri, quindi 21:30 22:00 sino alle 23:30 24:00 Amanda e Raffaele presso il campetto di basket ubicato sopra la casa di Via della Pergola, i due chiacchieravano tra loro, questo ci dice, ci ha detto Curatolo e ogni tanto si alzavano affacciandosi alla balaustra, non li ha visti però né arrivare né andare via, può però affermare Curatolo con certezza che in quel frangente di orario i due si trovavano in quel luogo. Ora il teste può essere considerato Signor Giudice credibile o non credibile però non può effettuarsi un giudizio frazionato circa la sua credibilità cioè dire che tutto quello che dice può essere ritenuto rispondente al vero oppure no o tutto o niente, non solo una parte quello che interessa, e allora se il teste Curatolo non è credibile e questo naturalmente sarà la Corte a valutarlo allora tutto quello che riferisce è tamquam non esset, non se ne può utilizzare alcuna dichiarazione né a favore né contro gli imputati, se di contro il teste è credibile sempre la valutazione rimessa alla Corte allora non vi è dubbio che Amanda e Raffaele hanno per l’ora dell’omicidio un vero e proprio alibi, si trovavano al campetto di basket, sono stati visti dal teste quattro o cinque volte, si trovavano sempre nella medesima posizione ergo non potevano essere nella casa di Via della Pergola ad uccidere Meredith a meno di non ipotizzare un omicidio avvenuto in un orario successivo alla mezzanotte, ma se fosse vero ciò contrasterebbe con dati oggettivi di carattere tanatologico, ora della morte, cioè in relazione all’ora della morte in base al contenuto gastrico e questo poi ne parlerà in maniera approfondita l’Avvocato Bongiorno lunedì in relazione all’ora della morte che noi riteniamo ora della morte che non può essere avvenuta se non fra le ore 21:30 e 22:00 e sia di contrasto sarebbe anche con altre testimonianze, la Capezzali stessa e la Monacchia e sia con la logica, due persone che sono in procinto di ucciderne un’altra che cosa fanno nei pressi dell’abitazione del delitto a ridere, scherzare, rischiando di essere notati e peraltro posto che i loro rispettivi cellulari non effettuano né ricevono telefonate come avrebbero fatto ad accordarsi dell’altro compartecipe la spedizione? Ce lo racconta Curatolo “stavano lì, erano lì scherzavano ridevano” però non fanno nessun tipo di telefonate né hanno contatti con il terzo complice. Il G.U.P. peraltro valorizza la testimonianza sotto due aspetti: da un lato si trattava di una delle direzione nelle quali la Capezzali udì dirigersi le persone che scappavano, dall’altro lo stesso Curatolo specifica di non aver visto i ragazzi arrivare dalla sua sinistra e tenendo conto che aveva tutta la piazza davanti ne deduce che non fossero passati da lui venendo cioè da Via Pinturicchio, dall’Arco Etrusco o da sopra Palazzo Gallenga bensì da sotto, queste sono le parole esatte del G.U.P. nell’Ordinanza quindi il G.U.P. stesso stigmatizza la testimonianza del Curatolo presupponendo che lo stesso abbia visto i due giovani dopo l’omicidio tant’è che gli stessi sarebbero arrivati al campetto da sotto quindi proprio da Via della Pergola, dalla direzione da cui la Capezzali udì i passi frettolosi, tutto ciò dimostrerebbe la commissione dell’omicidio sempre secondo il G.U.P. in un orario antecedente le 23:30. In sede di ricostruzione effettuata dai P.M. dinanzi a codesta Eccellentissima Corte tutto è ancora una volta cambiato, il Curatolo avrebbe visto i due giovani impegnati a ridere, parlare e scherzare dalle 21:45 sino alle 23:20 quindi orario che chissà per quale motivo i Pubblici Ministeri accorciano e allungano a loro piacimento nonostante il Curatolo sia stato molto preciso sul punto, allor quando si sarebbero recati insieme al Guede in Via della Pergola e quindi l’omicidio sarebbe stato commesso con questa ricostruzione successivamente a tale orario. In realtà leggendo attentamente la deposizione di Curatolo può evincersi che l’orario indicato dai P.M. come l’ultimo in cui il teste avrebbe visto i due giovani è assolutamente arbitrario posto che lo stesso ha testualmente e ripetutamente dichiarato di averli visti l’ultima volta poco prima di mezzanotte, vi segnalo le pagine 5 perché è importante questo, pagine 5, 9, 10, 18 e 25 trascrizione udienza 28 marzo 2009, da ciò dovrebbe quindi desumere che la commissione del delitto sarebbe avvenuta quanto meno poco dopo mezzanotte con tutte le relative conseguenze sia in ordine all’inconciliabilità con le risultanze medico legali, con le altre testimonianze assunte Capezzali e segnatamente con il dato evidenziato dai medesimi Pubblici Ministeri e ritenuto inconfutabile e certo relativo alla telefonata ricevuta dal cellulare di Meredith alle ore 00:10 che attesterebbe la presenza dello stesso cellulare in Via Sperandio nel giardino della signora Lana, i due secondo la testimonianza di Curatolo sarebbero rimasti lì poco prima di mezzanotte come avrebbero potuto poi accordarsi con Guede, andare nella casa, commettere l’omicidio, uscire e alla fine buttare anche... gettare anche il cellulare nel giardino della Lana in pochi minuti, impossibile, però noi non riteniamo che questo teste sia ovviamente credibile, la sua credibilità o meno deve essere però rimessa alla valutazione di questa Corte. Noi vogliamo soltanto evidenziare che il Curatolo guarda caso è stato un teste fondamentale non solo in questo procedimento ma anche in altri nostri procedimenti e noi che siamo di Perugia ce li ricordiamo questi casi, è stato il teste fondamentale dell’omicidio della signora Skota, vi ricordate il delitto dell’affittacamere di Via delle Cantine che è avvenuto davanti proprio qui al Tribunale, imputato Kamassi Rachid è il procedimento numero 1997 del ’99 registro della Procura della Repubblica e ancora il Curatolo è stato il teste in un altro omicidio, l’omicidio di Dridi Najla vi ricorderete il delitto della piscina di Via Pompeo Pellini avvenuto nel 2001 imputato Abdrabo Jamil procedimento 2089 del 2001 Procura della Repubblica di Perugia e probabilmente anche è stato testimone anche in altri procedimento però che sono sconosciuti a questa Difesa. Tutto ciò è evidenziato per dimostrare la stranezza di un soggetto che sembra avere come qualifica professionale quella di testimone chiave di un omicidio. Per quanto riguarda sempre e finiamo la questione del gancetto non entrerò in merito e ne parlerà l’Avvocato Bongiorno lunedì, tutto quanto è stato detto sino ad ora è utile per evidenziare che tutti gli elementi presi in considerazione dei Giudici, G.I.P. e G.U.P. che nelle rispettive fasi processuali si sono interessati della vicenda sono venuti meno nel corso dell’istruttoria dibattimentale di talché codesta Corte dovrà basare il proprio convincimento solo ed esclusivamente sulle emergenze processuali non facendosi in alcun modo influenzare dalle pregresse decisioni assunte dai Giudici diversi anche se naturalmente molto autorevoli ma basati su elementi indiziari annusi che sono stati completamente smentiti dalle prove assunte in dibattimento, quindi il fatto che dieci Giudici come giustamente è indicato il patrono di Parte Civile che hanno avuto un... hanno dato una loro indicazione relativamente ai fatti questo è avvenuto perché avevano elementi, elementi indiziari che sono poi venuti meno uno dopo l’altro nel corso del dibattimento quindi questo è il motivo per cui questi Giudice hanno ritenuto di emettere quelle loro decisioni che poi ripeto non è che siano state smentite, sono venute meno con l’apporto di tantissimi altri elementi che hanno cambiato come si suol dire le carte in tavola. Andiamo ai riscontri negativi, nel corso del tempo la Polizia Scientifica ha lavorato (inc.) analizzando quasi interamente i reperti sequestrati sia presso l’abitazione di Via della Pergola sia presso quella di Sollecito Raffaele, ciò che emerge dagli esiti di detti esami depone all’evidenza per l’assoluta estraneità ai fatti di Sollecito, in particolare gli accertamenti genetici effettuati sull’autovettura Audi A3 di proprietà dell’indagato hanno dato tutti esito negativo, gli accertamenti genetici sulle scarpe di marca Nike, sui due coltelli a serramanico sequestrati a Sollecito finalizzato alla ricerca di tracce di natura biologica hanno dato esito negativo, gli accertamenti effettuati su molti reperti sequestrati a casa di Raffaele Sollecito non ve li elenco t-shirt, slip eccetera eccetera, guanti, sifone della cucina, portaposate, avete poi l’indicazione completa nei verbali che sono stati depositati, hanno permesso di escludere l’esistenza di sangue e tracce biologiche utili alle indagini, tale dato appare della massima importanza se sol si considera che il coltello da cucina su cui sarebbe stato trovato il DNA di Meredith certamente è stato in contatto con il portaposate e semmai fosse stato lavato sarebbe certamente venuto in contatto sia con guanti, sia con spugnette e segnatamente il prodotto del lavaggio sarebbe certamente venuto a contatto con il sifone del lavandino ma guarda caso in tutti questi reperti non è stato evidenziato non solo il DNA di Meredith ma neppure sangue, anche tale circostanza è importante per verificare a contraris la bontà dell’analisi genetica sul coltello da cucina di cui si dirà in seguito. Su altri reperti box da uomo spugnetta giallo verde e strofinaccio è stato trovato DNA di Amanda Knox ma sui boxer anche sangue, probabilmente era sangue di carattere mestruale ed erano i boxer che erano stati dati da Raffaele ad Amanda quando era stata sequestrata l’abitazione con essa tutti i suoi vestiti. Tali risultati parimenti non hanno alcuna rilevanza investigativa posto che la ragazza negli ultimi tempi frequentava quotidianamente l’abitazione del Sollecito e quindi è assolutamente plausibile e spiegabile la ragione per cui le tracce della stessa siano state ivi rinvenute. Non è stata rinvenuta nessuna traccia ad esclusione del DNA sul coltello da cucina che diremo riconducibile alla povera vittima, quattro, nessuna tra le numerose impronte digitali repertate all’interno della stanza in cui è stato rinvenuto il corpo di Meredith è riconducibile a Raffaele Sollecito, è stata invece ricondotta a Rudy Guede l’impronta palmare rinvenuta sulla federa del cuscino ove era adagiata la vittima. Altro punto nessuna traccia ematica o DNA di Sollecito è stato rinvenuto all’interno dei bagni dell’abitazione di Via della Pergola, altro punto ancora dei numerosi reperti sequestrati all’interno della sala cucina dell’abitazione di Meredith l’unico in cui sono state rinvenute tracce di DNA di Raffaele è un mozzicone di sigaretta confezionata artigianalmente, il reperto 145, l'unico. Tale risultato è spiegabile facilmente con la circostanza che il giorno prima dell'omicidio il Sollecito e la Knox ebbero a confezionare e poi fumare uno spinello all'interno dell'abitazione di Via della Pergola, naturalmente. Gli altri cinque mozziconi rinvenuti, i vari reperti, le analisi del DNA hanno fornito profili genotipici di individui non identificati, ciò porta a concludere che quel posacenere fu utilizzato per più giorni dagli occupanti l'abitazione e dai loro ospiti senza essere svuotato. Ma in alcun modo le analisi sui mozziconi rinvenuti possono essere ritenuti rilevanti per l'identificazione del colpevole di quell'orrendo omicidio. Numerosissimi sono i reperti sequestrata all'interno della stanza dove è stato trovato il corpo della giovane, che sottoposto ad accurati e ripetuti accertamenti di natura biologica hanno fornito, per quanto attiene al DNA del Sollecito tutti esito negativo, dopo esclusione del reperto Y, gancetto. In ogni caso gli esiti di queste indagini dimostrano ancora una volta la circostanza che Raffaele non si trovava all'interno di quell'abitazione nel momento in cui Meredith veniva uccisa. Tutti riscontri negativi (sorretti) e segnatamente quelli relativi ai coltelli, alle spugne, strofinacci e alle scarpe sono subito apparsi agli inquirenti scomodi per la propria ipotesi accusatoria e quindi per giustificare l'assenza, si è prospettata la tesi dei lavaggi con candeggina. È una circostanza che comunque non è stata mai in alcun modo evidenziata in sede di requisitoria nonostante sia stata portata avanti nell'istruttoria dibattimentale, tant'è che alcuni operatori di Polizia Giudiziaria hanno evidenziato in udienza che all'atto dell'ingresso presso l'abitazione di Raffaele Sollecito in data 6 novembre 2007 fosse evidente un forte odore di varechina. A tal proposito, Finzi, che dice all'udienza del 28 febbraio del 2009 “La prima cosa che ho sentito era un fortissimo odore di varechina all'interno della cucina e diffuso, tanto è vero che l'ho fatto notare, ma lo avevano già sentito anche loro, tutti i colleghi”. A tal proposito si impongono due valutazioni importanti, 1: perchè mai se effettivamente all'interno dell'abitazione di Sollecito vi fosse odore varechina ciò non è stato dato atto nel verbale di perquisizione? Secondo punto, la deposizione di Finzi è contraddetta da quanto affermato da un altro appartenente la Squadra Mobile, Sisani, l'assistente Sisani che sentita all'udienza del 20 marzo 2009 specifica: “C'era odore i pulito, era sapone, ora che le posso dire? Sapone, comunque un odore che si sentiva che era una casa pulita con del sapone”, pagina 182 trascrizione dell'udienza del 20 marzo. E che in quell'abitazione vi fosse stata la mattina del 6 novembre odore di pulito non può certo stupire o essere suggestivo di sospetti a carico di Raffaele. Infatti è emerso in dibattimento all'udienza del 21 marzo, che il giorno precedente il sopralluogo, cioè il 5 novembre nel pomeriggio, come ogni lunedì la signora (Guaman) si era recata dal Sollecito per effettuare le pulizie. La stessa sul punto specifica a domanda “Sul pavimento che cosa passava?” Risposta: “Lo straccio con detersivo” domanda: “Che prodotto usava per pulire?” risposta: “Lisoform” domanda: “Usava sempre quello? “ risposta: “Sì sì”, pagina 53 trascrizione dell'udienza del 21 marzo ed inoltre la stessa Guaman esclude di aver notato qualcosa di anomala. domanda: “Ha visto o sentito qualcosa di particolare che le è venuto in mente che le possa adesso saltare alla sua attenzione, ricordarsi qualcosa di particolare, di insolito che era successo quel giorno?” risposta: “No no, perchè ho visto tutto normale, non c'era niente” domanda: “Odori strani c'erano?” “Nessun tipo di odore strano” “Odore di varechina?” risposta: “No no, niente” pagina 61 e 62 trascrizioni. Quindi le due cose l'una. Ora Raffaele ha effettuato la pulizia, la pulizia dell'appartamento prima dell'arrivo della Guaman quindi prima del 5 novembre, circostanza che a parere è la più logica posto che dopo il fatto quell'abitazione è stata frequentata da amici e conoscenti a cui certamente tracce di sangue sarebbero apparse quanto meno sospetto; ci riferiamo sempre al fatto della testimone signora Guaman che dice a domanda: “Si ricorda se Raffaele era solo o se c'era qualcuno in casa?” risposta: “C'era un altro amico ed Amanda” sempre pagina 55. Ed allora a quel punto la donna avrebbe dovuto percepire l'odore di candeggina che certamente di contro non avrebbe potuto essere percepito dagli agenti intervenuti sia per il tempo ormai trascorso, questi vengono dopo la Guaman naturalmente e sia per la successiva attività di pulizia fatta dalla Guaman stessa con il Lisoform, ovvero come seconda ipotesi si dovrebbe pensare che Raffaele avrebbe effettuato la pulizia dopo l'arrivo della Guaman, ma prima della perquisizione della Squadra Mobile, quindi nel pomeriggio del 5 novembre e fino ore 22 circa posto che poi l'imputato si recò in Questura, ma ciò è veramente una cosa assolutamente assurda pensare che possa aver pulito dopo che la Guaman abbia a sua volta pulito con il Lisoform. Bisogna tener presente un altro dato oggettivo, se è vero che l'odore di varechina può rimanere negli ambienti ove viene utilizzata per qualche minuto, è altrettanto innegabile che non può rimanere in maniera così netta come raccontato da alcuni testi sentiti dopo quasi 12 ore dall'utilizzo. Addirittura l'Ispettore Volturno sentito all'udienza del 13 marzo ha affermato che nel corso della perquisizione dell'8 novembre avvenuta casa del Sollecito permeava un odore di varechina all'interno dell'appartamento, pagina 180 trascrizioni. Ed ancora quale candeggina sarebbe stata utilizzata, certamente non quella rinvenuta a casa di Raffaele. In merito a ciò è bene ricordare che la teste Ciriboga Marina è stata assolutamente categorica affermando che fino a quando la stessa ha lavorato presso il Sollecito, cioè fino al settembre del 2007 nella casa del Sollecito si trovavano i due flaconi uno pieno ed uno a metà e guardo caso presso l'abitazione del Sollecito in sede di perquisizione vennero trovati proprio i due flaconi di candeggina Ace, uno integro e l'altro per circa metà. Inoltre uno dei due indicava un prezzo di vendita 85 centesimi mai non più in vigore da tempo e che quindi attestava l'acquisto in un periodo precedente come appunto ha affermato il Teste teste Ciriboga. Dall'istruttoria dibattimentale quindi non è emersa alcuna prova e neppure un semplice indizio circa l'ipotesi di un lavaggio con candeggina dei vari reperti, poi analizzato dalla Scientifica lavaggio effettuato appunto dal Sollecito al fine di cancellare eventuali inesistenti tracce del delitto. Di contro esistono agli atti risultati delle indagini genetiche di cui si è detto sopra, che appaiono per nulla compatibili con la partecipazione al delitto di Meredith Kercher da parte del Sollecito. Come sopra detto i Pubblici Ministeri in sede di requisitoria hanno completamente omesso ogni riferimento ad un eventuale lavaggio del coltello presso l'abitazione del Sollecito, evidenziando di contro una attività di pulizia con il mocho presso l'abitazione di Via della Pergola ove Amanda e Raffaele si sarebbero recati al fine di cancellare le proprie tracce. L'abbiamo visto anche nel filmato che è stato prodotto dai Pubblici Ministeri. A tal proposito si impongono tre osservazioni; il mocho presente presso l'abitazione di Via della Pergola è stato analizzato geneticamente dalla Polizia Scientifica e guardo caso gli esiti dell'analisi sono stati negativi, nessuna traccia di Meredith e nessuna traccia di sangue. Secondo punto: non si comprende e non si è compreso in sede di requisitoria cosa avrebbero cancellato i due giovani posto che sul corridoio, sul tinello, nel bagno, all'interno della camera di Meredith sono presenti evidenti tracce ematiche, cosa avrebbero cancellato? Le impronte delle relative scarpe o forse riuscendo magicamente ad individuare il proprio profilo genetico avrebbero cancellato ogni traccia di loro appartenenza lasciandovi contro le uniche tracce attribuibili povero Rudy? Terzo ed ultimo punto: questi strani e improvvisati assassini tanto cauti da rischiare di essere sorpresi pur di tornare sul luogo del delitto, per pulire le proprie tracce genetiche poi però volontariamente, ricordiamoci il filmato della pubblica accusa, si tolgono le scarpe e consapevoli che proprio i piedi nudi inevitabilmente lasciano non solo le tracce di DNA ma anche impronte plantari. Che cosa significa? Che secondo la ricostruzione fatta dai Pubblici Ministeri gli assassini sarebbero poi ritornati per pulire dopo essersi tolti le scarpe e le calze e quindi a piedi nudi avrebbero effettuato questo tipo di attività. Ciò dimostra che il comportamento evidenziato dai Pubblici Ministeri è oltre che sfornito di prova anche assolutamente e palesemente contro ogni logica. Altro punto: vi sono poi ulteriori comportamenti tenuti dal Sollecito nell'immediatezza del fatto che appaiono assolutamente in contrasto con l'ipotesi di una sua responsabilità. Nessuno assassino dotato di un minimo di accortezza, di prudenza e di intelligenza dopo aver commesso il tragico omicidio della coinquilina della propria fidanzata, ritorna il mattino dopo il crimine sul luogo del delitto, tanto da farsi trovare dalla Polizia intervenuta per cause diverse, il rinvenimento dei cellulari, seduto fuori dall'abitazione con la fidanzata e complice. Cosa stavano facendo Amanda e Raffaele lì fuori? Si potrebbe obiettare che l'arrivo della Polizia non poteva dagli stessi essere previsto, ma certamente non si può porre in dubbio che in quella casa altre persone avrebbero potuto far ritorno, ad esempio Filomena Romanelli che comunque era rimasta a Perugia ed in qualsiasi momento sarebbe potuta tornare a casa sorprendendo i due giovani. Vedasi la circostanza relativa al fatto che la Filomena Romanelli il 31 ottobre esce, se ne va con il fidanzato, però ritorna improvvisamente l'1 novembre tra le 12.30 e le una per cambiarsi d'abito, predisporre il pacchettino regalo per Luca Altieri e lasciare la finestra, la persiana sinistra aperta. O come anche i ragazzi marchigiani che abitavano al piano di sotto, che non avevano certo notiziata Amanda e benchè meno Raffaele che neppure conoscevano della loro partenza da Perugia. Ma comunque il problema di Raffaele e Amanda non era certo quello di evitare di essere sorpresi fuori o dentro a quell'abitazione né quello di accampare la scusa di essere in attesa dei Carabinieri, proprio perchè inopinatamente li trova la Polizia Postale in quanto già alle ore 12.07 Amanda allarmata per ciò che aveva verificato in casa aveva cominciato a chiamare le proprio coinquiline e qui vediamo tutte le varie telefonate che sono state fatte, sono state analizzate hai tabulati di Amanda si rileva alle 12.07 chiama Meredith, alle 12.08 chiama il cellulare di Filomena, poi 12.11 richiama Meredith al numero italiano, 12.11 e 54 Meredith al numero inglese, 12.12 e 35 viene chiamata da Filomena così come alle 12.20 ed alle ore 12.34. Tale comportamento denota e dimostra soltanto la buona fede dei due giovani che non avendo sospetti di alcun genere dopo aver contattato la Romanelli rimangono in attesa dei Carabinieri che loro stesso avevano chiamato, famose telefonate 12.51 e 12.54. Se Amanda e Raffaele fossero stati gli assassini di Meredith, se sempre loro particolarmente scaltri avessero addirittura alterato la scena del delitto al fine di depistare le indagini verso l'ipotesi di un ladro allontanando da sé ogni sospetto, allora molto più logico sarebbe stato non tornare sul luogo del delitto in pieno giorno, non chiamare nessuno e tanto meno le coinquiline e recarsi allegramente a Gubbio dove avevano peraltro il progetto di passare la giornata, così come ci riferisce il padre Francesco Sollecito. Udienza 19 giugno “Raffaele mi disse proprio quella sera – la sera prima – che avrebbero fatto la mattina dopo una gita a Gubbio, avevano programmato una gita a Gubbio”. Altro elemento: nessuno assassino avrebbe portato con sé in Questura un coltello serramanico, posto che la persona morta uccisa era stata appunto ammazzata con un coltello. Il violento Raffaele che uccide Meredith ed altera la scena del crimine per depistare gli inquirenti, poi però inopinatamente si reca in Questura con un'arma dello stesso tipo di quella che ha ucciso la povera inglese, non è infatti da sottacersi la circostanza che Raffaele la notte del 5 novembre viene chiamato in Questura, dove altre varie testimonianze già rese, viene interrogato e perquisito e indosso gli viene trovato il coltello che costituirà, come abbiamo visto prima analizzando l'ordinanza del G.I.P. uno degli elementi fondamentali del fermo e della misura custodiale poi. Anche in merito a ciò non può non evidenziarsi l'illogicità del comportamento di un assassino che addirittura si presenta in Questura con un'arma che lui non può non sapere è strettamente indiziante a cagione della (inc.- pronuncia non chiara) per cui il delitto è stato commesso. Senza considerare poi un altro elemento, li mettiamo tutti l'assurdità del comportamento di un assassino che seppure è solito portare con sé dei coltelli a serramanico nell'occasione deciderebbe di prelevare dalla propria abitazione un coltellaccio da cucina di circa 51 centimetri ben sapendo che all'interno dell'abitazione del soggetto che avrebbe dovuto poi uccidere vi erano coltelli di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. Ugualmente altro punto nodale relativo al fatto che nessuno assassino commetterebbe è quello di indossare per recarsi in Questura un paio di scarpe aventi una suola con un disegno molto particolare, di tanti centri concentrici ed una caratteristica simile a quella delle scarpe del suo complice che lui ben sa e non potrebbe non saperlo essendo stato presente ai fatti, secondo la ricostruzione logica della Pubblica Accusa, aver lasciato impronte insanguinate anche vicino al corpo della povera vittima. Se infatti effettivamente Raffaele avesse posto in essere l'alterazione della scena del crimine con la conseguente cancellazione anche delle orme di piedi insanguinati, ma non delle orme scarpa presenti sul corridoio ed in cucina, non avrebbe potuto non sapere che quelle orme erano molto simili alle suole delle sue scarpe, solo un pazzo avrebbe indossato quelle scarpe per andare in Questura. Tant'è che proprio quelle orme sono state, come abbiamo visto, altro elemento forse l'elemento indiziante più grave e il più pregnante nei confronti del Sollecito ed è rimasto sino mi sembra al 15 – 20 aprile del 2008. Ma oltre a questi comportamenti che potremmo definire in maniera eufemistica incauti, ve ne sono anche altri che non potranno non essere valutati da codesta Corte. Domanda: come e quando e perchè sarebbe nata in due ragazzi conosciutisi da pochi giorni l'idea di uccidere per fini non ancora chiari la povera Meredith? Certo che quella sera Raffaele, almeno sino alle ore 20.00 – 20.45 sapeva di dover prestare aiuto all'amica Popovic. L'abbiamo sentita all'udienza del 21 marzo ci ha riferito che lei, le serviva un favore, che qualcuno l'accompagnasse alla Stazione e doveva andare a ritirare un pacco che era stato mandato da sua madre e il pullman sarebbe arrivato a mezzanotte. Poi la stessa ci dice che quell'appuntamento non si sarebbe più stato perchè la mamma non aveva potuto mandare le valige. Allora la Popovic ce lo ricordiamo per ben due volte si reca a casa di Raffaele, una volta prima intorno alle 17.45 ed incontra Amanda che stava scrivendo al computer. “Mi sa che Amanda stava scrivendo al computer” pagina 8, lo vedremo poi perchè è importante anche questo. E Raffaele? Vede anche Raffaele al quale chiede di essere accompagnata alla stazione degli autobus in quanto doveva ritirare appunto la valigia che sarebbe giunta a Perugia. Una seconda volta si reca alle 20.40 - 20.45, nell'occasione incontra soltanto Amanda. Anche Amanda quella sera aveva altri programmi, doveva infatti lavorare presso il Pub di Lumumba come ogni giovedì sera ma riceve alle 20.18 il famoso sms con cui viene avvisata di non presentarsi al lavoro. Alle 20.35 Amanda risponde a Patrick “Okay ci vediamo più tardi” “See you later”, la famosa espressione che tanto ha portato nei problemi i ragazzi. Tutto ciò dimostra che i due giovani avrebbero maturato l'idea di porre in essere quel premendo omicidio dopo questi accadimenti, per poi metterlo immediatamente in atto nei confronti di Meredith in concorso con il Guede da Raffaele mai visto né conosciuto, quindi tutto sarebbe avvenuto soltanto dopo le ore 20.45 dell'1 novembre del 2007. Un'ultima annotazione prima di passare a trattare l'argomento dell'arma del delitto. Strano assassino Raffaele vive da pochi giorni una storia d'amore appagante da tutti i punti di vista, ma nonostante ciò decide di provare l'emozione di un gioco erotico con più donne ed un uomo che però non ha mai visto né mai conosciuto prima. L'idea nasce all'improvviso dopo che l'amica Popovic lo informa all'ultimo momento di non avere più bisogno del suo aiuto e dopo aver saputo che Amanda, l'altra partecipe del gioco erotico, quella sera non doveva andare a lavoro. Si incontra quindi con lo sconosciuto, come, dove e quando non è dato sapere o logicamente presumere, dopo aver deciso però nonostante la sua consuetudine di portare con sé coltello a serramanico di prelevare dalla propria abitazione un coltellaccio da cucina che può servire allo scopo di minacciare la povera vittima. È scaltro questo improbabile assassino perchè dopo aver commesso il fatto, altera la scena del crimine al fine di depistare le indagini ed allontanare da sé e dalla fidanzata i sospetti, ma poi non si sa perchè ritorna incautamente sulla scena del crimine e lì si fa trovare dai poliziotti intervenuti e non contento dopo essere stato sentito più e più volte dagli inquirenti, si presenta in Questura con un'arma che sa benissimo essere altamente indiziante e con delle scarpe che presentano la suola molto simile a quella delle scarpe di colui che sa essere il suo complice. Onestamente questa ricostruzione dei fatti, al di là della prova è assolutamente improbabile, illogica e addirittura comica, come se non si trattasse di un orrendo delitto di una povera ragazza di 21 anni piena di vita, di sogni e di speranze.

Vorrei trattare adesso l'arma del delitto che è un punto abbastanza nodale lo facciamo subito o ci fermiamo 5 minuti?
GCM:
Come il difensore ritiene visto che sta esponendo, se vuole una sospensione possiamo fare la sospensione.
LM:
Tre minuti.
GCM:
Quindi si sospende l'udienza per 5 minuti, va bene?
LM:
Grazie.

L'UDIENZA VIENE SOSPESA L'UDIENZA RIPRENDE

GCM:
Alle 15.51 riprende l'udienza. Prosegue nella propria esposizione l'Avvocato Maori difensore di Raffaele Sollecito.
LM:
Il capitolo che vado adesso a rappresentare neanche interamente perchè la parte relativa al DNA lo farà, unitamente agli altri argomenti di cui abbiamo parlato Avvocato Bongiorno, è quello relativo all'arma del delitto o meglio ancora come i Pubblici Ministeri ci hanno insegnato le armi del delitto perchè da un'arma poi ne sono venute fuori due, peraltro non trovata la seconda. Meredith Kercher viene colpita a morte con un'arma da punta e taglio, questo è inequivocabile. Quattro sono le lesioni riscontrate in sede autoptica, la prima è localizzata al volto, lesioni IE8 alla guancia sinistra della lunghezza di centimetri 2,2. Sempre relazione Aprile, Cingolani e Umani Ronchi, le altre tre interessano il collo, Lesioni IE15 regione laterocervicale sinistra della lunghezza di centimetri 8. La seconda: IE16 in prossimità dell'estremo anteriore della ferita precedentemente descritta è presente in stretta continuità con il margine inferiore, area escoriata dall'ampiezza massima di centimetri 1, immediatamente al di sotto della quale si rileva altra ferita che ha dimensioni di centimetri 1,4 x 0,3, sempre Umani Ronchi. 3: lesione IE17 regione laterocervicale destra, ferita lineare dalla dimensione di centimetri 1,5 x 0,4 per una lunghezza massima di circa 4 centimetri, sempre dalla relazione Aprile, Cingolani e Umani Ronchi. Come è logico ed assolutamente comprensibile, gli investigatori puntarono la loro attenzione sulla tipologia di armi che ebbero ad infliggere dette ferite, i coltelli. Ad essere sinceri l'attenzione fu focalizzata solo ed esclusivamente sui coltelli di Sollecito, infatti è importante stigmatizzare l'attenzione sulla circostanza che solo i coltelli di proprietà di Sollecito o a lui riconducili, sono stati verificati ed analizzati, in particolare e lo ripetiamo i due coltelli a serramanico di cui uno sequestrato indosso al giovane all'atto del suo fermo e l'altro rinvenuto presso la sua abitazione in data 6 novembre 2007, nonché il coltello da cucina sequestrato a casa del Sollecito all'atto della perquisizione sempre il 6 novembre. Solo questi, solo questi sono stati i coltelli analizzati, verificati e presi in esame, nonostante che sia all'interno della casa di Via Della Pergola e certamente anche presso l'abitazione di colui che aveva lasciato suo palmare insanguinato sul cuscino ove era adagiato il corpo della povera vittima, e cioè Rudy Guede, vi fossero numerosissimi coltelli di tutte le fogge e misure. A tal ultimo proposito non appare ultroneo evidenziare quanto l'accertamento avrebbe potuto essere importante di Guede a seguito della circostanza emersa in dibattimento che in una precedente occasione pochi giorni prima del delitto il Guede fu appunto sorpreso a Milano con il famoso coltello da cucina di 40 centimetri sottratto nell'asilo. Nonostante tutto ciò gli unici coltelli per i quali sono state effettuate verifiche sia di compatibilità che genetiche sono state quelle riconducili al Sollecito. Preliminarmente è importante evidenziare due circostanze, 1: in base alla morfologia delle lesioni riscontrate a Meredith l'arma che ebbe a produrre non poteva che avere caratteristica monotagliente. Sul punto già in sede di incidente probatorio i periti nominati dal G.I.P. Umani Ronchi, Aprile Cingolani concludevano, udienza 19 aprile 2008, pagina 33, le tre lesioni penetranti sono lesioni prodotte da un'arma da punta e taglio, le caratteristiche morfologiche indicano – e mi sembra che questo era unanime parere di tutti i consulenti che le hanno avute – hanno avuto per le mani la fotografia, ad un'arma monotagliente, tant'è che già nella prima riunione a cui hanno partecipato tutti si erano esclusi due dei tre coltelli in sequestro, e perchè due che erano quelli più piccoli e i due maneggevoli? Erano entrambi bitaglienti e quindi non sono stati ulteriori sottoposti a nessun tipo di indagine. D'altra parte mi sembra che anche il Pubblico Ministero abbia accentato l'accentazione su l'unico elemento che aveva una lama monotagliente, questo ci dicono i periti. Gli stessi nella loro osservazione, nella loro relazione osservano che le lesioni sono incompatibili con gli altri due coltelli in sequestro, pagina 56 perizia 15 aprile 2008. Tale conclusione quindi permetteva di escludere categoricamente dal novero delle possibili armi del delitto, i due coltelli a serramanico sequestrati al Sollecito che non avevano la detta caratteristica essendo entrambi bitaglienti. In ogni caso, ad abbundantiam, si evidenzia che comunque i detti coltelli sono stati più e più volte analizzati geneticamente e sugli stessi non sono state rilevate tracce di sangue o DNA riconducibili alla vittima e per tutti, pagina 76 della relazione genetica forense della Polizia Scientifica. Quindi va da sé che tali coltelli, che non bisogna mai dimenticare, sono stati uno degli elementi indiziari, lo ripeto per l'ennesima volta, uno degli elementi indiziari più forti ab origine a carico del Sollecito, nulla hanno a che fare con l'orrendo delitto. Per quanto attiene invece il giudizio circa la compatibilità o meno dell'altro coltello dobbiamo tener presente, il terzo coltello, che così come è stato descritto sempre dai periti Umani Ronchi, Aprile Cingolani, nella loro consulenza a pagina 18, ecco a pagina 18 della loro consulenza, trattasi di un coltello quello sequestrato a Sollecito della lunghezza totale di centimetri 31,2 con lama mostrante le caratteristiche di monotagliente, di marca Marietti Stailles, la lunghezza della lama rilevata da prima e lungo la costa e poi lungo il tagliente è risultata rispettivamente di centimetri 17 e 5 e centimetri 18. La larghezza rilevata in corrispondenza del terzo prossimale è di centimetri 3, lo spessore della costa è di millimetri 15. Il giudizio circa la compatibilità o meno del coltello da cucina di Sollecito è stata quindi espressa dai periti del G.I.P. in sede di incidente probatorio dopo aver appreso dalla Polizia Scientifica e questo è un dato importante che su quel coltello era stato rinvenuto sulla lama il DNA di Meredith Kercher. Questo è un dato importante da tener presente. A tale proposito sia Cingolani che il professor Umani Ronchi affermano che effettivamente loro avevano valutato questa circostanza dopo aver saputo che sul coltello era stato ritrovato questo DNA di Meredith. E tale circostanza, dopo lo vedremo in seguito nell'esposizione, non è di poco conto se confrontato con i giudizi in quella sede espressa dai periti non in incompatibilità e con le puntualizzazioni poi effettuate in sede dibattimentale. Orbene i periti del G.I.P. concludevano in perizia dopo aver dettagliatamente descritto la ferita e questo è a pagina 46, 47 e 48 “Pertanto mancano elementi significativi per affermare se nella fattispecie sono stati usati uno o più coltelli, rimanendo quale unico giudizio possibile quello di non incompatibilità delle lesioni con il coltello in giudiziale sequestro, considerato che trattasi di coltello a lama monotagliente” e questo ripeto dopo aver saputo che sulla lama era stato rinvenuto del DNA di Meredith. A questo punto è necessario leggere quello che è scritto a pagina 39 delle trascrizioni delle udienze del G.I.P. e cioè quello che è stato detto in sede di incidente probatorio il 19 aprile 2008 dai periti. È molto importante perchè capiamo il travaglio, il grosso travaglio di questa gente, di questi emeriti esperti che si sono trovati di fronte ad un bivio: è compatibile o non è compatibile. C'è comunque stato detto che c'è il DNA della vittima sulla lama e quindi utilizziamo una formula probabilmente di compromesso. È questo è il nocciolo di quello che è successo. “Il perchè ad un certo punto da questo approdo che era simile a quello prospettato si è andati verso quella espressione che è di non incompatibilità - parlano i periti – sta tutta nel fatto che c'è poi una indicazione di carattere generale che dice di essere particolarmente accorti nell'esporre questi giudizi soprattutto quando si deve esporre un giudizio come consulenti del Giudice. Per carità, ecco, questo significa non è che non ci sono dubbi, ci sono dei dubbi, li abbiamo anche messi tanto è vero che quell'indicazione l'abbiamo fatta anche noi, siamo arrivati a quel punto però non ci sentiamo di interpretare questa condizione come situazione di incompatibilità assoluta dell'arma, è ma di non incompatibilità nel senso che cioè non c'è stato un giudizio di probabilità. Se ci fosse stato detto: propendete per l'una o per l'altra cosa, avremo scritto magari un'altra cosa, però c'è stato detto: è compatibile? E ci siamo sentiti di dire che non è incompatibile. Non è gioco di parole, però mi sembra che questo forse rappresenti anche un po' il travaglio che abbiamo avuto”. Pagina 39 trascrizione udienza 19 aprile 2008. Queste conclusioni apparivano già in quella sede rilevantissime in quanto i periti non hanno espresso un giudizio di compatibilità, ma bensì di non incompatibilità, non è gioco di parole, ma è importante. Non potrà sfuggire la grande differenza tra l'affermazione in positivo di compatibilità rispetto ad un giudizio in negativo di non incompatibilità, giudizio che i medesimi periti poi in qualche maniera giustificano per la particolare cautela che si deve avere quali periti del Giudice, aggiungendo che se il quesito fosse stato differente in termini di probabilità, la risposta sarebbe stata ben diversa. In buona sostanza i periti con invidiabile onestà intellettuale accompagnata ad innegabile prudenza hanno potuto solamente constatare che quel sequestro sequestrato è ipoteticamente non incompatibile con le lesioni riscontrate alla povera vittima e cioè in quanto trattasi genericamente di coltello monotagliente, solo ed esclusivamente perchè è un coltello con lama monotagliente, quindi ce ne sono miliardi. Cioè dire che tutti i coltelli avente quella caratteristica sarebbero in ipotesi non incompatibili con l'arma del delitto. Infatti è importante richiamati da noi in sede dibattimentale i medesimi periti hanno ribadito i concetti già espressi puntualizzando espressamente: “Umani Ronchi: questo giudizio di non incompatibilità si basa essenzialmente sul fatto che il coltello fosse monotagliente, quindi questa è una, infatti una non incompatibilità perchè se fosse stato bitagliente avremmo detto è incompatibile. La generica non incompatibilità l'abbiamo ridotta ripeto soltanto sulle caratteristiche diciamo morfologiche del coltello legate al fatto che si trattasse di un'arma monotagliente”. Domanda: “Ma quindi professore qualsiasi coltello che avesse le stesse caratteristiche morfologiche, cioè che fosse monotagliente avrebbe avuto la stessa dichiarazione di non incompatibilità?” Risposta: “Praticamente sì” pagina 59 e 60. Cingolani “L'elemento fondamentale è quello che se ci fossimo trovati di fronte ad una lesione da bitagliente ci saremo espressi nell'assoluta incompatibilità, la lama di questo coltello è monotagliente e quindi ci si è espressi in questa situazione” pagina 91 trascrizione udienza 19 settembre 2009. Peraltro sul punto si sono espressi anche altri consulenti sentiti in udienza come il professor Torre Introna che sulla valutazione circa la compatibilità o meno del coltello in questo hanno evidenziato un dato oggettivo, che esclude in luce la possibilità che a produrre la lesione a Meredith sia stato un coltello avente le caratteristiche di quello oggetto di indagine. Infatti il professor Introna ha posto la sua attenzione sulla zona ecchimotica escoriata che si trova in continuità e al margine della ferita di (inc. -pronuncia non chiara) dimensione, la lesione IE15. Tra le zone escoriate è suggestiva di una penetrazione completa della lama del coltello che ebbe a produrre la lesione di talchè fu molto verosimile il margine dell'impugnatura a cagionarla. Pagine 31, 32 e 33 udienza 20 giugno 2009, professore Introna. Ragionando diversamente non si riuscirebbe a giustificare la detta escoriazione, la detta escoriazione posta tra le due lesioni di sinistra essendo veramente inverosimili, impossibile ed illogica una presa al collo da parte dell'assassino successiva alla lesione maggiore. Ed allora posto che la lunghezza del tramite lesione che presenta la detta zona escoriata è pari a centimetri 8, non v'è chi non veda l'assoluta incompatibilità della stessa con il coltello in sequestro che presenta una lunghezza della lama pari a centimetri 17.5. D'altra parte anche con volendo considerare la zona escoriata come suggestiva di una completa penetrare appare assolutamente impossibile ipotizzare una penetrazione di una lama di più ampia dimensione con la forza che necessariamente deve essere stata impressa dall'aggressore a fronte dell'importanza della lesione che penetra per soli 8 centimetri sul collo, per coi uscire ed entrare nella carne più volte, ma restando nel suo percorso sempre a 8 centimetri della lama. Ricordiamoci Torre, quello che ci ha detto, pagina 46 trascrizione udienza 6 luglio 2009, ha parlato, ricordo poi sarà molto più dettagliato il collega Dalla Vedova del cincischiamento che era stato, sarebbe stato effettuato, il che è impossibile dal punto di vista pratico. Peraltro anche i periti del G.I.P. in perizia analizzano nel dettaglio la problematica relativa alla compatibilità delle singole lesioni al collo con l'uso del coltello in sequestro e già quella sede erano stati rappresentati dubbi e incertezze. L'analisi parte dalla verifica delle dimensioni delle lesioni riscontrate, la lesione è indicata come IE15 aveva la lunghezza complessiva pari a centimetri 8 e profondità di centimetri 8. me continua affermando: nel complesso le caratteristiche dell'arma in sequestro che è la lama lunga complessivamente 17,5 centimetri e larga 3 centimetri come dimensione massima, non contrastano con quella (dimensione) per poi puntualizzando, l'unico elemento di dubbio potrebbe essere rappresentato dall'ampia discrepanza tra la lunghezza del tramite centimetri 8 e la lunghezza della lama. Tale ultimo dato secondo i periti può trovare ragioni di giustificazione nell'interruzione del percorso dalla lama in profondità dovuto o alla forza impressa da chi la maneggiava ovvero dalla resistenza offerta dai tessuti. Ed ancora passando alla lesione IE16 avente lunghezza di centimetri 1,4 e profondità centimetri 2 e dalla lesione IE17 lunga 1,5 con (inc. - pronuncia non chiara) di centimetri 4, i periti affermano che da una prima valutazione delle dimensioni, appena 1,4 centimetri la lesione potrebbe poco appaiarsi con l'uso di un'arma, quale quella del sequestro, con la larghezza della lama più che doppia, tre centimetri. Le stesse considerazioni valgono anche per l'unica presente sulla parte destra del collo IE17, considerata la discrepanza tra la lunghezza della lama del coltello in sequestro, centimetri 3 e dimensioni della ferita, centimetri 15, nonché la valutazione comparativa della profondità del tramite centimetri 4 e della larghezza della lama all'identica distanza della punta. Comunque in merito alla presenza della zona escoriata e le conclusioni che da questa si possono trarre è stato esaminato in udienza sul punto il professor Cingolani che dichiara, udienza 19 settembre, pagina 190 trascrizioni. Domanda: “Le escoriazioni di cui parla a pagina 11 della sua perizia, posta tra le due ferite da punta da taglio in regione laterocervicale sinistra può essere considerata la contusione cutanea dovuta dal manico?” risposta: “Potrebbe sì” pagina 97. Da quanto detto è assolutamente possibile concludere che la lesione maggiore sia incompatibile con la lama 17,5 centimetri di lunghezza del coltello sequestrato presso l'abitazione di Sollecito. È poi fuori di dubbio che la lesione IE17 in regione laterocervicale destra sia assolutamente incompatibile con il sopraddetto coltello, la detta lesione ha dimensione 1,5 centimetri di lunghezza ed un tramite di 4 centimetri, ciò dimostra inequivocabilmente che il coltello che ebbe a produrre, era largo a 4 centimetri dalla punta non più di 1,5. Orbene il coltello in sequestro presenta una larghezza a 4 centimetri dalla punta di centimetri 3 di talchè è impossibile che quella lesione sia stata cagionata da quel coltello. Infatti è vero che la lunghezza di una lesione potrebbe maggiore della dimensione del coltello che l'ha provocata e cioè a fronte di movimenti sia della vittima che dell'aggressore o anche alla luce della posizione da cui è inferto il colpo, non può mai essere vero l'inverso e cioè che una lesione si presenti di minore dimensione, cioè meno lunga rispetto all'arma che l'ha provocata, è lapalissiana la cosa. Peraltro dubbi circa la compatibilità della lesione IE17 con l'arma del delitto erano stati avanzati seppur timidamente stante ragionevolmente alla fase in cui si trovava, indagini preliminari qui ancora tutto è stato di fluidità, in sede di incidente probatorio dai periti del G.I.P., come sopra evidenziato, pagina 46 e 47 della loro relazione. Ed infatti sentito in merito il professor Cingolani non ha potuto che escludere la compatibilità di quell'arma con la detta lesione. Udienza 19 settembre 2009 domanda: “La lesione in sede laterocervicale destra è stata considerata nella perizia non compatibile con il coltello sequestrato, chi spiega perchè?” pagina 89. Risposta: “Perchè a 4 centimetri dalla punta della lama, la lama in quel particolare settore è più larga di 1,5 centimetri, questa condizione sembrerebbe incompatibile perchè è chiaro che una lama di quelle dimensioni, poiché penetrando 4 centimetri dovrebbe fare una breccia di 2, non può essere stata quella. La prima valutazione che abbiamo fatto, il collegio, era appunto proprio problematica da questo punto di vista, cioè di rappresentarsi questa condizione come di assoluta incompatibilità e quindi di esprime un giudizio in tal senso”. Orbene tutto ciò posto dimostra ed attesta che il coltello sequestrato a Raffaele, avente la lama di 17,5 centimetri di lunghezza non è compatibile con tutte le lesioni riscontrate a Meredith Kercher, ergo non può essere quella l'arma del delitto. Stando così le cose la Pubblica Accusa venendo venir meno uno dei cardini principali, che collegava Sollecito al delitto ha trovato un escamotage all'ultimo momento, hanno concluso che le armi che attinsero Meredith Kercher furono due, una riconducibile al solito coltello da cucina che produsse la lesione di dimensioni maggiori e quella immediatamente sotto ed un'altra di più modeste dimensioni che produsse la lesione destra, quella che è assolutamente incompatibile. Peraltro la circostanza avvalerebbe ancora di più la tesi originaria che non era stata portata avanti, e cioè la pluralità degli aggressori. Una breve digressione ci sia consentita: in questo procedimento, in tutto questo procedimento dall'inizio, dal 6 novembre in poi è stata applicata una sorta di proprietà commutativa, seppure l'ordine, la tipologia e le evenienze probatorie cambiavano il risultato rimaneva e doveva rimanere sempre lo stesso, non importava se con Lumumba o con Guede, basta che fosse nero, non importava se con un coltello o con più coltelli, non importava se con un certo tipo di scarpe o a piedi nudi, non importava se per un movente sessuale o economico, ma la conclusione doveva sempre e rimanere la stessa, uno dei partecipi dell'omicidio di Meredith Kercher doveva necessariamente essere e rimanere Raffaele Sollecito. Questo è inconcepibile posto che caduti logicamente in alcuni casi determinati presupposti, in altri mutati completamente lo scenario di movente e da ultimo i soggetti che certamente parteciparono al delitto, tutto il materiale istruttorio avrebbe dovuto essere rianalizzato e rivalutato. Ciò non è accaduto e questo, e a parere di chi scrive e di chi vi dà queste indicazioni, il più grande limite di questa indagine, in uno per la troppa frettolosa volontà di chiudere, a soli quattro giorni di distanza dall'omicidio, un caso internazionale assai complesso e delicato. Ma tornando all'utilizzo di più coltelli non può non evidenziarsi in primo luogo l'assurdità di una dinamica costituita da più aggressori che contestualmente colpiscono al collo una povera ragazza con una violenza ed un accanimento tale da non essere giustificati da alcun movente. In secondo luogo la localizzazione, la direzione delle varie ferite, portano logicamente a concludere che le stesse furono inferte in rapida successione e da unico coltello e quindi da un unico aggressore. Questo è stato bene evidenziato dal professore Introna.

Da ultimo ipotizzare un'aggressione di più persone armate di più coltelli in un spazio tanto angusto, qual era quello indicato dagli (inc.) è secondo il nostro punto di vista assolutamente improponibile e su questo ci riportiamo alle valutazioni sempre fatte dal professor Introna. Da tutto quanto sopra esposto è possibile affermare che solo un'altra colpì Meredith e quell'arma non può altre il coltello da cucina sequestrato a Raffaele e ciò senza in questa sede ribadire l'illogicità del comportamento di portare un coltello di tal fatta in giro pur avendone a disposizione molto altre, in quanto questo coltello è incompatibile con le ferite inferte alla povera vittima. Ed allora quale può essere il coltello che colpì Meredith? Questa difesa nel precipuo intento di cercare la verità e nella consapevolezza dell'innocenza di Raffaele ha attentamente esaminato tutti gli atti di indagine ed in particolare i filmati e le foto effettuate alla Polizia Scientifica nell'immediatezza dei fatti, 2 e 3 novembre, al fine da verificare se potessero ivi rinvenirsi elementi utili ad identificare l'arma del delitto. Nelle fotografie 173 e 174 del sopralluogo del 2 e del 3 novembre 2007 che sono versate in atti, può evidenziarsi un'impronta impressa sul copri materasso del letto di Meredith che all'evidenza appare lasciata questa impronta da un coltello, quello stesso coltello che certamente pochi attimi prima di essere lì appoggiato aveva attinto al collo la povera vittima, stante le evidenti tracce ematiche lasciate sulla stoffa. Il reperto è stato indicato con la lettera J ed è stato correttamente fotografato con accanto l'unità di misurazione reale, con la posizione a fianco di un centimetro per la sua misurazione. Il professor Vinci ha analizzato la detta impronta e di ciò ha riferito all'udienza del 18 settembre, concludendo che le impronte repertate sul copri materasso ritrovate nella camera di Meredith costituiscono una duplice apposizione di una lama di coltello la cui lunghezza potrebbe essere da 11,3 a 9,6 centimetri, con una larghezza a 3,3 centimetri della punta identica per entrambe le posizioni pari ad 1,3 ed 1,4 centimetri. Tutte poi le indicazioni le avrete nella relazione del professor Vinci versata agli atti. Orbene posto che un coltello (inc.) ha certamente potuto produrre le lesioni IE15 proprio per il principio che un coltello può produrre lesioni più ampie rispetto alle sue dimensioni, non il contrario e per quanto attiene le lesioni IE16 ed IE17 esseno rispettivamente lunghe, guardo caso, centimetri 1,4 e 1,5 e quindi certamente riferibili ad un coltello non più largo di dette dimensioni. È evidente infatti che mai un coltello può produrre lesioni di larghezza minore rispetto all'ampiezza della lama. È possibile ragionare ed affermare che l'unico coltello che colpì la povera Meredith è quello che ha lasciato l'impronta rinvenuta sul copri materasso, coltello diverso da quello sequestrato a Raffaele sollecito che ha dimensioni assolutamente compatibili con tutte le lesioni, questa impronta. C'è anche la parte, io mi ero evidenziato la parte relativa al DNA, ma per evitare una sovrapposizione della discussione in relazione al DNA di cui parlerà l'Avvocato Bongiorno lì, DNA sul gancetto, io lascio naturalmente alla collega il compito di parlare anche della questione importantissima del DNA relativo al coltello di Raffaele Sollecito. Ci avviamo alla fine, ci sono altri tre punti che vorrei portare alla vostra attenzione, l'alibi di Raffaele che è importantissimo, in relazione alla questione dei computer, le orme e poi un ultimo fatto, un fatto che potrebbe sembrare, una circostanza che potrebbe sembrare nuova, ma nuova non è e che comunque è molto importante ai fini della ricostruzione dei fatti. In relazione all'alibi: in questo processo e prima in sede di indagini preliminari molto si è discusso in merito all'eventuale alibi di Raffaele. Intanto è importante evidenziare in generale che se è vero che avere un alibi è circostanza dirimente perchè scagiona un accusato, è altrettanto innegabile che il non averlo, o meglio il non riuscire a dimostrare di avere, non può mai essere considerato un elemento attestante la colpevolezza. Il non avere o non riuscire a dimostrare di avere un alibi è in buona sostanza un elemento neutro e comunque per verificare la sussistenza di un alibi necessariamente deve essere ricostruito nel dettaglio non solo il giorno del delitto e nel caso di specie sul punto non ci sono problemi, ma anche e segnatamente l'ora. L'argomento effettivamente molto complesso relativo all'ora del delitto sarà trattato sempre dall'Avvocato Bongiorno. In questa sede ci si limita ad evidenziare che in base alle dichiarazioni dei medici legali alle dichiarazioni delle amiche di Meredith che con la stessa cenarono la sera dell'1 novembre, al contenuto gastrico, ai filmati della telecamera numero 7 del parcheggio di Sant'Antonio, alle dichiarazioni dei testi Salsiccioli, Occhipinti, Lombardi e Coletta, al traffico telefonico sul cellulare della vittima, l'orario della morte si può indicare tra le 21.30 e le 22.00, poi tutti i punti precisi in relazione all'orario della morte verranno ripeto trattati lunedì in maniera molto più approfondita. Sul punto concorda anche il G.I.P. la dottoressa Matteini che in sede di ordinanza applicativa della misura cautelare concludeva: “Dai primi accertamenti medico legale eseguiti sul corpo dal consulente del Pubblico Ministero Luca Lalli, rilevava che la morte poteva collocarsi alle ore 23.00 con scarto minimo e massimo di circa un'ora, con la conseguenza che l'arco temporale da prendersi in considerazione doveva indicarsi tra le ore 22.00 e le ore 24.00 del giorno 1 novembre 2007. A tale conclusione – dice la dottoressa Matteini – giungeva sul presupposto di una cena consumata alle ore 21.00. In realtà dagli atti risulta che detto orario può sicuramente essere anticipato in quanto secondo quanto descritto da Soffi Parton in data 22 novembre 2007, alle ore 21.00 la cena era già terminata tanto che la stessa in compagnia di Meredith già si trovava in strada per fare rientro presso le rispettive abitazioni. Tale dato non è poco conto perchè permette di arretrare l'ora del decesso quanto meno alle ore 22.00”. Pagina 5 ordinanza G.I.P. del 9 novembre. Peraltro sul punto è illuminante ciò che Rudy dice nella conversazione con l'amico Giacomo Benedetti.

Ascolto in aula della conversazione registrata

LM:
Purtroppo le attività tecniche non sono ad appannaggio di questa Difesa però abbiamo potuto sentire, e poi ve la sentirete molto meglio, il collega Dalla Vedova spero... Ci sono le trascrizioni naturalmente che... Rudy che cosa dice nella chat? L'omicidio secondo me è avvenuto intorno alle 21.20 e 21.30. È molto importante questo. È molto importante perchè non vi e dubbio che Rudy sul punto non aveva assolutamente ragione di mentire, posto che in quel momento, quando lui chatta con Benedetti non poteva sapere se magari qualcuno l'avesse potuto vedere entrare o uscire da quella abitazione. Quindi per avvalorare rispetto a quello che già abbiamo detto, quello che vi verrà detto in maniera scientificamente più esatta, più concreta più puntuale lunedì in relazione all'orario della morte, che anche Rudy l'unico soggetto che noi riteniamo l'assassino e comunque nessuno ci può smentire che fosse lì quel giorno, ha indicato in un momento non sospetto, parlando con il suo amico Benedetti, che l'omicidio è avvenuto secondo me intorno alle 21.20, 21.30 lo dice in maniera molto chiara. Che cosa faceva Raffaele Sollecito in quell'arco temporale? Alle ore 20.40 Raffaele era presso la sua abitazione insieme ad Amanda, in quanto la teste Popovic sentita all'udienza del 21 marzo 2009 dichiara di essersi recata a casa di Raffaele, di aver incontrato Amanda e di aver detto alla stessa di non avere più bisogno di alcun passaggio per la mezzanotte, specificando: “Amanda mi ha aperto la porta dicendo che Raffaele è ancora al bagno, o che comunque non è ancora uscito, ma lei mi ha invitato ad entrare. Io gli ho detto che non mi serviva più il favore siccome mia mamma non era riuscita a mandarmi la cosa, l'ho ringraziata” pagina 7 udienza 21 marzo 2009. Non vi è indubbio che l'invito ad entrare per incontrare personalmente Raffaele implica logicamente la presenza anche del ragazzo seppur non incontrato direttamente dalla testimone. Certamente alle ore 20.42 Raffaele riceve una telefonata dal padre sul suo cellulare, telefonata che dura 221 secondi, quindi circa 4 minuti ed in base alla cella che capta la detta chiamata, Via Beraldi settore 7, può affermarsi che viene ricevuta allorquando il ragazzo si trovava presso la sua abitazione. Quindi certamente sino alle ore 20.46 Raffaele era in Corso Garibaldi presso la propria abitazione. Certamente quanto sino alle 21.10 stando ai dati obiettivi e certi Raffaele si trova ancora a casa dove è impegnato nella visione del film “Il meraviglioso mondo di Amelie”, tale circostanza viene attestata dal contenuto dell'hard disk del suo computer tipo Apple Notebook Pro e confermata sia dai tecnici della Polizia Postale Trotta che afferma, pagina 25 udienza 14 marzo 2004 “ C'è stata interazione umana fino alle 21.10 e 32 secondi dell'1 novembre”. Claudio Trifici altro agente che afferma “Alle 21.10 e 32 è l'ultimo istante in cui esiste un'interazione sul file Favoloso mondo di Amelie” sempre udienza 14 marzo 2009, pagina 81 e Mirko Gregori sempre altro agente “Penultimo accesso, lì vediamo che il giorno 1 novembre 2007 alle ore 21 e 10 e 32 secondi, trascrizione sempre dell'udienza del 14 marzo a pagina 115. E ciò stato confermato anche naturalmente dal nostro consulente dottor D'Ambrosio. Successivamente a tale orario su quel computer di Raffaele sembrerebbe non rinvenirsi alcun altra attività di carattere umano, già tale dato è comunque rilevante posto che è assolutamente illogico ed improponibile pensare che i due giovani dopo aver visto tranquillamente un film che tratta delle piccole gioe della vita, si determinino repentinamente a cercare un rapporto sessuale orgiastico, peraltro insieme ad un soggetto assolutamente sconosciuto a Sollecito e quindi ne individuino la vittima che peraltro solo per accidente aveva deciso di tornare a casa così presto. La teste Amy Frost circa l'orario in cui Meredith torna a casa afferma, trascrizione udienza 13 febbraio 2009 pagina 68 “Intorno alle 9 eravamo tutti abbastanza stanche dopo la festa di Halloween”. Quindi era un qualcosa di non programmato, così come la teste Soffi Parton afferma “Non aveva nessun appuntamento, dice solo che era stanca” sempre 13 febbraio 2009. Ed inoltre si recano presso l'abitazione di lei portandosi dietro un coltellaccio da cucina simile a molti altri che in quella casa Amanda sapeva benissimo essere già presenti e senza proprio tergiversare o a tardarsi a proporre le loro richieste la uccidono in maniera a dir poco cruenta. Tutto ciò, tutto questo tipo di attività sarebbe avvenuto in un arco temporale di una ventina di minuti, dalle 21.10 alle 21.30. Se noi prendiamo quello che ci dice Rudy. Poi più tardi in base al range relativo all'orario della morte sopra indicata di circa 50 minuti, e cioè dalle 21.10 alle 22.00. Tutto ciò che vi dico è incompatibile prima ancora che con dati oggettivi e con la logica, ma si può essere certi al di là di qualsiasi ragionevole dubbio che Raffaele quella sera non fosse in altre faccende affaccendato e in particolare stesse effettivamente anche dopo le 21.10 al computer? È presente evidenziare che il programma Enkays 7.7 quale quello utilizzato dalla Polizia Postale, rileva e mantiene tracce solo dell'ultimo accesso al file in ordine di tempo. Di talchè se un operatore apre un determinato file in una giornata e poi ero riapre un giorno successivo, l'unica traccia che si trova sull'hard disk è soltanto l'ultima. Certamente il file del film il meraviglioso mondo di Amelie non è stato più né visto né spostato né utilizzato dopo le ore 21.10 dell'1 novembre 2007 ed è proprio per questo che se ne trova traccia nel momento in cui l'hard disk viene analizzato dalla Polizia Postale dopo il sequestro del computer avvenuto il 6 novembre. Non vi può essere però alcuna certezza che dopo dell'orario il Sollecito abbia aperto altri file o visto altri film, che però essendo nuovamente toccati nel periodo di tempo successivo, dalle 21.10 dell'1 novembre alle ore 10 del 6 novembre, non vengono più rilevati dal sistema. In particolar a tal proposito il dottor D'Ambrosio ha evidenziato che vi è un film Star Dust che risulta dal sistema VLC certamente scaricato e visto, ma di cui si è perso traccia a fronte di un'interazione (peer to peer) avvenuta alle ore 2.47 del 6 novembre, allorquando certamente nessuno avrebbe potuto interagire con quel computer essendo sia Raffaele che Amanda in Questura dalle ore 22.00 del 5 novembre, quindi nulla esclude che quel film possa essere stato visto e forse anche la notte tra l'1 ed il 2 novembre così come ad onor del vero nei giorni successivi ma nello stesso tempo e della stessa cosa il sistema Enkays non ne rileva traccia in quanto cancella dalla successiva interazione peer to peer sul sistema operativo. Vede soltanto il sistema Enkays l'ultima traccia, quelle intermedie le cancella automaticamente ed è questo il sistema che è stato utilizzato dalla Polizia Postale. Medesimo discorso va fatto per quanto attiene tutti gli atti applicativi certamente aperti nella notte del 5 novembre e segnatamente la mattina del 6 e in merito agli stessi lecito sarebbe chiedersi chi può avere a casa di Raffaele lavorato con quel computer. Tutti questi applicativi che avrebbero di fatto cancellato ogni altra traccia di precedenti interazioni umane che sarebbero potute avvenire appunto nella notte tra l'1 ed il 2 novembre 2007. Tutto ciò detto al fine di evidenziare che la mancanza di dati successivi alle ore 21.10 dell'1 novembre non autorizza ad affermare con certezza così come di contro indicato dalla Polizia Postale che dopo quell'orario certamente non vi sia stata interazione umana su quel computer essendo possibile una cancellazione di dati a seguito della successiva apertura nei giorni successivi dei medesimi applicativi. Ma vi è di più, non è da dimenticare che presso l'abitazione di Raffaele vi erano due computer, uno il tipo Apple Notebook Pro di cui abbiamo detto e che è stato nel dettaglio analizzato, l'altro è il tipo Hitachi Trablestar che è stato oggetto unitamente al computer Toshiba di Amanda e al computer Fujitsu di Meredith sono stati tutti oggetti di incidente probatorio nel corso delle indagini preliminari. Del secondo computer di Raffaele ne fa menzione la teste Popovic la quale sentita nel corso dell'udienza del 21 marzo riferendosi suo primo passaggio a casa del giovane afferma “Mi sa che Amanda stava scrivendo qualcosa sul computer. Mi sa che era portatile, però con certezza non posso dire” 21 marzo 2009. Ma allora è possibile che Raffaele quella sera ebbe a lavorare anche su quel computer? L'analisi anche di altro e diverso computer sarebbe stato importantissima, ma purtroppo è stato impossibile in quanto lo stesso, come gli altri due di Meredith e di Amanda sono risultati danneggiati. Proprio al fine di verificare la circostanza il G.I.P. aveva disposto un incidente probatorio nominando perito il professor Bernaschi e l'oggetto dell'incidente probatorio era questo: presa visione dei computer ed acquisiti gli atti che riterrà necessari, estrarre i dati presenti nelle memorie dei computer sequestrati a Sollecito e Knox nonchè del computer appartenente a Meredith Kercher e recuperi dai relativi hard disk tutti i dati in essi presenti, con creazione di un clone del singolo hard disk su supporto magnetico. Accerti comunque qualsiasi altra circostanza utile ai fini di giustizia, in particolare accerti anche la causa del blocco intervenuto sul computer. In merito alle ragioni del danneggiamento dei tre Pc il professore conclude “Le cause di questo danneggiamento possono essere molteplici ma sicuramente le schede hanno subito uno shock elettrico, non appaiono danneggiate fisicamente. È sufficiente un semplice diseallineamento dei Pin del disco con quelli del connettore che permette il collegamento supporto BF per bruciare irrimediabilmente la scheda. Un'altra possibile causa di danneggiamento è naturalmente un'alimentazione diversa da quella richiesta dalla scheda. Allo stato attuale non risulta nessuna indicazione dai danneggiamento intenzionale”. In merito poi al recupero dei dati presenti nelle memorie il perito conclude: “Il disco ruotava però permaneva un problema, che abbiamo immaginato essere di natura elettromagnetica, per cui il braccio non si muoveva e quindi il disco comunque non era accessibile. L'uso crollontrac è stato in grado di effettuare il recupero. Il contenuto del disco Hitachi è stato quindi recuperato” ed adesso arriviamo al punto. Circa il contenuto del disco seppur recuperato il perito non ha potuto dare una risposta in quanto un oggetto del quesito, udienza dinanzi al G.I.P. pagina 19 e 20 della trascrizioni non ha potuto dare risposta all'oggetto, il contenuto del disco. Proprio a fronte di questo questa difesa, era stato anche richiesto dalla difesa di Amanda ai sensi del 507 aveva chiesto che codesta Corte disponesse una nuova perizia sul punto, posto che l'analisi anche dei dati contenuti nel secondo computer di Raffaele avrebbero potuto attestare se quella sera il giovane lavorò o meno su quel computer. Allo stato l'unica certezza che si ha è che Raffaele utilizzò il suo computer Apple fino alle 21.10 per visionare il film il meraviglioso mondo di Amelie, ma se poi dopo quell'orario ci sia stata interazione con quello stesso computer o con l'altro mai analizzato non è dato saperlo, o perlomeno non è dato saperlo, con il programma Enkays che ha utilizzato la Polizia Postale. Non v'è chi non veda l'incolmabile lacuna emergente da tale circostanza laddove su quel computer potrebbe trovarsi la prova provata dell'innocenza di Raffaele nell'ambito di un processo in cui come si è visto nulla è certo, tutto è opinabile e in cui certamente non vi è alcuna prova regina sulla colpevolezza del Sollecito. E comunque Rebus sic stantibus in base al contenuto del computer analizzato non è possibile affermare con certezza che il Sollecito dopo le ore 21.10 non si trovasse presso la propria abitazione intento a lavorare al computer.

Abbiamo da parlare adesso delle orme. L'argomento delle orme è stato uno dei cavalli di battaglia della Pubblica Accusa, in principio perchè varie orme insanguinate erano state trovate nei pressi del cadavere i Meredith, orme lasciate all'evidenza dalle scarpe dell'assassino che dopo aver ucciso la povera vittima calpestò il sangue e quindi imbrattò il pavimento, non solo all'interno della stanza di Meredith sulla federa del cuscino ma anche nel corridoio, nel tinello ed in cucina verso la porta di uscita. Tutte le dette orme erano riconducibili ad una medesima scarpa sinistra, evidentemente la destra non era imbrattata, scarpa sinistra. Era riconducibilità dell'arma all'assassino era lapalissiana, ergo l'elemento era altamente indiziante. Sin da subito queste orme furono attribuite alle scarpe sequestrate a Raffaele, nel proseguo delle indagini emerse l'esistenza di un'impronta palmare riconducibile ad altro soggetto e in costanza di misura cautelare a carico di Sollecito e della Knox venne individuato ed arrestato il Rudy Guede. Presso la sua abitazione venne rinvenuta nell'immediatezza e quindi parliamo intorno al 18 – 19 novembre, da parte della Squadra Mobile una scatola di scarpe mai, scarpa Nike modello out break due, nonché orma di scarpa impressa verosimilmente sul fango assolutamente simili a quelle rinvenute accanto al corpo di Meredith Kercher, tutte foto acquisite all'udienza del 28 febbraio 2009. Comunque la scatola con le scarpe, scatola vuota delle scarpe modello Outbrack 2 è stata trovata all'interno dell'abitazione del Guede, da parte degli investigatori sin da metà del novembre del 2007. A fronte di ciò questa difesa dette incarico ad un proprio consulente professor Vinci di verificare se le orme fossero attribuibili alle scarpe del Sollecito e se invece alle Outbrack 2 riconducibili alla scatola vuota trovata a casa di Rudy chiedendo di conseguenza incidente probatorio sul punto. Per ben due volte questa richiesta formulata da parte dalla difesa fu rigettata e abbiamo a tal proposito depositato il 9 ottobre la documentazione relativa. Dopo vari interrogatori nel corso dei quali il Guede negò sempre di aver indossato quel tipo di scarpe la notte dell'omicidio, nel maggio 2008 ammise candidamente, bontà sua, che forse si era sbagliato e che effettivamente quelle orme impresse sul sangue erano riconducibili alle sue scarpe. In data 9 aprile 2008 i consulenti nominati dal Pubblico Ministero Rinaldi e Boemia consegnarono agli atti una loro relazione con cui escludevano la riconducibilità delle orme di scarpe al Sollecito, attribuendo di converso alle scarpe di Guede. Ma argomento quindi già ce l'avevano da metà novembre, hanno depositato ad aprile 2008, a distanza di 5 mesi e mezzo. Ma l'argomento orme non viene abbandonato dalla Pubblica Accusa che puntò su alcune orme, stavolta di piedi nudi e saltate dal Luminor nel corso del sopralluogo del 18 dicembre 2007, nonché su un'orma di piede nudo destro rinvenuta sul tappetino del bagno attiguo alla camera di Meredith. I medesimi consulenti della Pubblica Accusa rispondendo ai quesiti posti dal Pubblico Ministero analizzarono le dette impronte e nonostante la minima limpidezza di immagini le attribuirono ai due attuali imputati. In particolare per quanto mi interessa l'impronta insanguinata rinvenuta sul tappeto del bagno e l'impronta numero 2 posta sul corridoio di fronte alla stanza di Amanda Knox con direzione verso l'uscita dall'abitazione, impronta come ho detto è saltata dal Luminor furono attribuite a Raffaele. La Scientifica su tale impronte effettuava solo ed esclusivamente verifiche di carattere dimensionale basandosi per quanto attiene quella sul tappetino sulle fotografie agli atti, per quanto attiene a quelle saltate dal Luminor la dimensione della mattonella, non essendo stata al momento dell'esaltazione utilizzate le famose, ricorderete, striscette metriche, fluorescenti di comparazione che sono state oggetto di diversa discussione fra i consulenti dell'accusa e della Difesa. Si impongono a tal proposito tre considerazioni preliminari, 1: la verifica della compatibilità delle orme con i piedi degli indagati è stata all'evidenzia l'ultimo tentativo della Pubblica Accusa di trovare una qualche riconducibilità con i due attuali imputati, infatti è importante evidenziare che all'interno della camera di Amanda vicino al termosifone vennero evidenziate anche delle impronte plantari che quindi in base alle creste papillari avrebbero potuto essere confrontate con i piedi del Sollecito e della Knox, con il conseguente giudizio di identità e non di mera compatibilità. Il tentativo di tentare il confronto è stato certamente effettuato dalla Scientifica seppur non se ne rinviene traccia agli atti, in quanto l'acquisizione delle orme dei piedi agli indagati era stata proprio a ciò finalizzata. Vedesi la dichiarazione di Perla all'udienza dell'8 maggio 2009, pagina 214. Da ciò si desume che il confronto dette certamente esito negativo e così si passò ad ipotizzare la mera riconducibilità della forma e delle dimensioni delle orme ai piedi degli imputati, verifica che stante i termini i paragone particolarmente poco delineati avrebbe potuto essere adattati in generale a qualsiasi piede che avesse più o meno quelle dimensioni. La circostanza non è però di poco conto in quanto dimostra da un lato un particolare accanimento investigativo, l'elemento indiziario di orme doveva rimanere perchè era il principio evidenziato e dall'altro la verosimiglianza logica di un'attribuzione delle orme saltate con il Luminor a quel piede che lasciò le impronte papillari e che non era certamente né quello di Sollecito e né quello della Knox. 2: i consulenti del Pubblico Ministero mettono in relazione che le impronte rilevate sia sul tappetino sia con il Luminor sono non utili per i confronti positivi ma utili per i confronti negativi. Ciò a dire che l'impronta presentando alcune caratteristiche morfologiche generali permette soltanto un giudizio di esclusione con un determinato piede in verifica, ma non sono rilevabili caratteristiche particolari tali da giustificare e permettere una specifica identificazione, pagina 11 della relazione del 31 maggio 2008. La logica conseguenza di detta affermazione la si dovrebbe rinvenire nelle conclusioni in cui ci si aspetterebbe di ritrovare solo ed esclusivamente un giudizio in negativo di esclusione e non certo in positivo di attribuibilità. Nonostante ciò e sorprendentemente i consulenti del Pubblico Ministero concludono che, pagina 48 relazione, le accertate corrispondenze in ordine a caratteri generali di forme e dimensione consentono di esprimere un giudizio di probabile identità tra l'orma sul tappetino, foto 1, e l'impronta plantare assunta al piede destro di Raffaele. Me poi le accertate corrispondenze in ordine al carattere generale di forme e di dimensione consentono di esprime un giudizio di probabile identità tra l'impronta riprodotta alla foto 3 e l'impronta assunta al piede destro di Raffaele. Non v'è chi ne vede l'incongruenza tra quanto affermato in premessa e le conclusioni laddove un'impronta non utile per confronti negativi poi diventi addirittura probabilmente attribuibile al piede in paragone. Al più ci sarebbe potuto attendere un giudizio di non incompatibilità ma mai un giudizio di probabile identità. Le parole hanno sempre un proprio peso, tanto più quando vengono utilizzate con tanta, troppa leggerezza in un processo penale in cui un innocente rischia di vedere andare in fumo la sua libertà e la sua vita. Anche il G.U.P. dottor Micheli aveva affrontato l'argomento, lo ricordo, ne avevo già parlato, le impronte plantari non varrebbero nulla, (inc. - pronuncia non chiara) i consulenti del Pubblico Ministero parlano di probabile identità fra due di quelle con i piedi di Sollecito ed altre due con i piedi della Knox, ma dopo ben altre premesse sull'utilità delle orme per confronti positivi. Pagina 3 ordinanza 29 ottobre 2008. Quindi anche a quell'attento giudicante non era sfuggita l'evidente incongruenza dei consulenti. 3: il dottor Rinaldi e ispettore Boemia, non è ultroneo evidenziare, sono pubblici dipendenti, appartenenti alla Polizia di Stato, ma hanno fornito la propria consulenza in merito alla compatibilità delle orme con i piedi degli indagati, quale privati. Gli stessi infatti sono stati ufficiati dal Pubblico Ministero al di fuori della loro attività d'ufficio e quindi remunerati dallo Stato per una specifica consulenza. Tale argomentazione viene evidenziata da questa difesa in quanto più volte il Pubblico Ministero nel corso dell'istruttoria dibattimentale ha stigmatizzato proprio la qualifica di pubblici dipendenti dei propri consulenti nominati, quasi a voler dare una patente di maggiore attendibilità rispetto agli altri consulenti di parte che sono pure loro autorevoli professionisti e ciò al fine di puntualizzare da parte nostra che anche il dottor Rinaldi e ispettore Boemia per tale specifica attività hanno svolto le loro funzioni al pari dei consulenti nominati dalla Difesa e non certo con maggiore attendibilità rispetto a questi ultimi. Ma vediamo nel dettaglio in base a quali elementi la Pubblica Accusa afferma la probabile identità tra le impronte rinvenute ed il piede del Sollecito. Per quanto attiene alle impronte del piede destro sul tappetino vi sarebbe corrispondenza di dimensione, lunghezza e larghezza dell'alluce, lunghezza e larghezza del metatarso. Anche per quanto attiene al rilievo numero 2, orma di piede destro nudo sul corridoio, vi sarebbe compatibilità di dimensione con il piede di Raffaele. Infine in ordine alle altre ulteriori impronte saltate dal Luminor in data 18 dicembre, vi sarebbe incompatibilità con il piede di Sollecito e compatibilità di dimensione con il piede di Amanda. A proposito di detta comparazione è stato sentito all'udienza del 18 settembre 2009 il consulente professor Vinci che con un elaborato dettagliatissimo ed in base a calcoli dimensionali segnatamente morfologici ha smentito tutte le conclusioni a cui erano giunti i consulenti della Pubblica Accusa. Per far ciò è importante evidenziare che il consulente non si è limitato, come è stato fatto dai consulenti dell'Accusa, avvicinare foto e filmati, ma si è personalmente recato in data 25 maggio 2009 presso il laboratorio della Polizia Scientifica al fine di prendere diretta visione dei reperti, in particolare del tappetino, utilizzando all'uopo macchinari, il craniscopio, utilissimi per indagini di tal fatto. E questo, del sopralluogo del 25 maggio 2009 è un dato che ricorrerà nell'ultima parte di questa relazione fra pochi minuti, per un fatto molto importante che direi che è una questione che deve essere trattata in maniera approfondita e per questo è stata lasciata come ultima. Il craniscopio che cos'è, è un potente strumento di illuminazione alternativa utilizzata per migliorare l'osservazione delle tracce e dei liquidi biologici sui reperti, che avendo una maggiore sensibilità rispetto ad ogni altro strumento, aumenta la quantità dei dettagli visibili e la qualità degli elementi di prova raccolti e fotografati. Trattandosi di una lampada a lunghezza d'onda variabile dai raggi infrarossi agli ultravioletti è capace ad evidenziare minime tracce residue di materiale organico o di esaltare il contrasto di quelle già visibili, migliorandone la definizione dei contorni, proprio a tal fine il consulente ha ritenuto assolutamente necessario e indispensabile eseguire una analisi diretta mediante il detto apparecchio. Ed allora posto che detta tecnica è utilizzatissima da tutti gli investigatori in ambito criminalistico, ci si chiede perchè mai tale esigenza non era stata avvertita anche dai consulenti d'accusa, che per di più avevano la materiale disponibilità dei reperti. Il professor Vinci ha evidenziato che in ambito criminalistico qualsiasi indagine comparativa tra reperti presuppone due distinti livelli di applicazione, l'uno assolutamente preliminare e propedeutico all'altro. La prima indagine che il criminalista deve necessariamente svolgere è quella di carattere morfologico, volta a stabilire se le caratteristiche generali dei campioni abbiano o meno tra loro analogie, in quanto la forma generale che ne consentono di presumere una medesima origine. Va da se infatti che nessuna ulteriore indagine sarebbe necessaria se tra i determini di paragone vi fossero differenze morfologiche tali da escludere una qualsiasi identità. Si pensi ad esempio alla forma dell'alluce triangolare piuttosto che allungato, valgo piuttosto che..., morfologia del tallone anteriore, etc.. Solo un giudizio di compatibilità morfologica permetterebbe di passare al secondo livello di analisi che è quello di carattere dimensionale e quindi alla comparazione. Nel caso in esame è stata effettuata dalla Pubblica Accusa unicamente una analisi dimensionale, nulla si è detto o valutato in ordine alle caratteristiche morfologiche e in sede dibattimentale il dottor Rinaldi in merito a ciò si è limitato a giustificare tale mancanza affermando: “Non sono ortopedico”, trascrizione udienza 9 maggio 2009 pagina 110. “Abbiamo fatto esclusivamente considerazioni dimensionali e quindi non le so rispondere, assolutamente no, non abbiamo mai tenuto in considerazione la posizione delle dita, ripeto non l'abbiamo considerato. Né riteniamo che per competenza fosse individuabile perchè ritengo necessiti di conoscenza ortopedica”. Orbene il professor Vinci da tale preliminare all'analisi ha riscontrato dei caratteri differenziali tali che da soli escludono qualsiasi paragone per le determine ad confronto. Infatti tra l'orma impressa sul tappetino e quella acquisita dal Sollecito è possibile evidenziare, sono 5 punti, la diversa ampiezza dell'appoggio del primo metatarso, la diversa ampiezza di tutto l'avampiede, etc.. Sono tutti elementi che vi do come spunto anche perchè sono tutti indicati nella consulenza del professor Vinci allegata agli atti. 2: l'assenza di qualsiasi tipo di traccia riferibile all'appoggio della seconda falange dal secondo dito nell'orma di Raffaele. 3: il mancato appoggio della base dell'alluce dell'orma di Raffaele. 4: la diversa angolazione dell'alluce rispetto al metatarso e quinto un evidente differente posizione di direzione della traccia relativo al secondo, terzo, quarto e quinto dito. Tutte queste macroscopiche differenze, ripeto, analizzate, specificate, individuate dette e ripetute dal professor Vinci sia nella sua consulenza sia all'udienza in cui è stato escusso, il 19 settembre, permettono di escludere una qualsiasi compatibilità tra l'orma di Raffaele e l'impronta lasciata sul tappetino. Peraltro guardo caso il professor Vinci effettuando le comparazioni di detta impronta con quella relativa a Rudy Guede ha di contro rilevato numerosissime analogie che sono ben rappresentate dalle foto allegate alla sua relazione e a tale proposito non è da sottovalutare che ancora una volta, guardo caso, il piede che ha lasciato la detta impronta insanguinata è il destro, il destro, mentre tutte le impronte di scarpa sono relative solo a scarpa sinistra e sono quelle che sono state tutte attribuite in maniera unanime al Guede. L'argomento comparazione si sarebbe potuto concludere a tale primo livello ma nonostante ciò il professor Vinci è passato al secondo livello di analisi esaminando anche il dato dimensionale. Ancora una volta ciò che è emerso permette di escludere una qualsiasi compatibilità tra l'orma del tappetino e quella del Sollecito. Infatti il diametro trasversale dell'alluce del Sollecito ha dimensioni molto maggiore rispetto a quella dell'orma sul tappetino, l'altezza del tallone anteriore etc. etc., vi risparmio la lettura di quelli che sono i dati numerici, che ripeto sono tutti indicati nella consulenza. In base a tutte le comparazioni effettuate tra l'orma sul tappetino e quelle del Sollecito è possibile escludere una qualsiasi compatibilità fra le stesse, di contro è invece possibile formulare un giudizio di compatibilità con l'impronta assunta a Rudy Guede. Sull'argomento il Pubblico Ministero nel corso della sua requisitoria ha formulato giudizi negativi ed anche offensivi nei confronti del, ripeto le parole del Pubblico Ministero, pozzo di scienza professor Vinci, colpevole di aver voluto suggestionare voi signor Giudici Popolari utilizzando un programma, blad and strech inapplicabili a tematiche identificative e addirittura di aver fatto ciò solo in relazione alle analisi comparative attinenti a Rudy Guede, omettendo di farlo volontariamente nei confronti delle comparazioni con il piede di Sollecito. Dice il Pubblico Ministero: sarei pronto a scommettere che in quel caso non si sarebbe trattato solo di suggestione, ed è proprio per questo che il professore ha accuratamente evitato di farcela vedere. Lo vedremo presto. Rispetto a tale affermazione tre puntualizzazioni si impongono. 1: Il professore Vinci al di là e indipendentemente dalla simpatia che sia o meno riuscito ad ottenere, argomento che non è certamente influente in questa sede è un professionista esperto e autorevole. È un professore universitario specializzato in medicina legale, la sua attività professionale si esplica principalmente, come ho detto all'inizio questa mattina, in favore di Procure e Tribunali che spessissimo nominano consulente e o perito, è una persona preparata, seria che certamente seppure nominato da una parte processuale come siamo noi, qual è appunto la difesa di Sollecito non verrebbe mai a deporre il falso e tanto meno a mistificare dati e misurazioni, pena la perdita della sua personale credibilità. I consulenti della difesa non devono e non possono essere additati come incompetenti, peggio disonesti, solo perchè nominati da un soggetto che fino a prova contraria è innocente o ancora perchè controbattono fondatamente alle tesi dell'accusa. Se ci sono critiche di carattere scientifiche, fondate ed utili queste sono bene accette e se ne discute dinanzi alla Corte proprio al fine di far luce sulla verità degli accadimenti. In caso contrario se le critiche sono fine a se stesse perchè fondate sulla simpatia piuttosto che sulla paventata presunzione lasciano il tempo che trovano e non possono entrare in una tranquilla dialettica processuale, se non al fine, queste sì, queste critiche finalizzate a suggestionare i Giudici Popolari. 2: il professor Vinci ha sì utilizzato il programma sopraddetto ma mai allungando, mai allungando e mistificando e quindi falsificando i dati e le misure reali, tanto ad onor del vero che sul punto il Pubblico Ministero si è limitato soltanto ad una asserzione di principio non seguita, perchè non lo poteva farlo, da dimostrazione obiettiva ed oggettiva. 3: il professor Vinci non ha operato sovrapposizione delle impronte di Raffaele con l'orma del tappetino, operazione di contro fatta per Rudy in quanto già con tutte le osservazioni e le misurazioni effettuate quella sovrapposizione appariva inutile. Va da sé che fra due termini di paragoni vi siano macroscopiche differenze in base ad una osservazione ed ad una misurazione statica è assolutamente inutile effettuare una sovrapposizione. Se di contro tra due campioni già vi sia una certa corrispondenza allora una sovrapposizione potrebbe essere utile farla. Solo questa è stata la ragione per cui il professor Vinci ha deciso di non effettuare alcuno approfondimento. Alla luce però di quanto ha detto il Pubblico Ministero abbiamo chiesto in questi giorni al professore di effettuare... Si può spegnere la luce, abbassare, di effettuare la sovrapposizione anche con il piede di Raffaele e quello che è emerge è questo sì sorprendente. Partiamo con la sovrapposizione...
MC:
Scusate questa sarebbe un'integrazione della consulenza?
LM:
La sovrapposizione, è un filmato che abbiamo fatto.
MC:
Quindi è una integrazione di consulenza, sto chiedendo.
LM:
Ed una sovrapposizione che abbiamo fatto, come voi avete fatto il film, guardate.
MC:
No, il film non è una prova, questa che cos'è? È una integrazione di consulenza?
GCM:
Evitiamo magari...
MC:
No no, io la interrompo, come sono stata interrotta io quando voglio dire ho prodotto...
GCM:
No, c'è stata un'opposizione, non c'è stata produzione, però sono elementi già in atti.
LM:
Sono tutti elementi già agli atti Presidente, sono tutti elementi agli atti, li abbiamo sovrapposti.
GCM:
Come il Pubblico Ministero ha operato con le foto in cui le ha...
MC:
Del dottor Rinaldi, io questo chiedevo.
GCM:
È la stessa cosa che credo faccia ora il difensore con elementi già in atto...
LM:
È una sovrapposizione dinamica.
INT:
Presidente chiedo scusa, ma questa sovrapposizione non è atti, è una integrazione.
LM:
Abbiamo preso due documenti che sono in atti.
GCM:
Sono in atti gli elementi che consentono la sovrapposizione, quindi è una esposizione...
LM:
Dinamica di due...
GCM:
Di elementi già conosciuti dalle parti, prego.
LM:
Prima guardatele e poi dopo vi rendete conto.
GCM:
Scusate, possiamo procedere.
LM:
Prego vai. Quindi potete vedere che le impronte di Raffaele appare completamente differente da quella sul tappetino, guardate la conformazione dell'alluce e di quanto questo fuoriesca rispetto all'impronta del tappeto. Ancora la presenza, guardate, della zona tra alluce e tallone anteriore che dell'impronta di Raffaele è assolutamente inesistente e non posta invece così a sinistra come invece l'orma sul tappeto. Considerate anche sopra le impronte delle presse digitali che appaiono completamente differenti, la sovrapposizione è stata fatta quindi e quindi abbiamo risposto in maniera chiara e inequivoca a quello che poteva essere l'obiezione del Pubblico Ministero. Questo è l'alluce, quello che vi dicevo prima. Ecco guardate, completamente differenti, poi se ritenete che possa esserci una mistificazione basta effettuare il confronto. Questo è stato fatto al fine di fugare ogni dubbio circa le insinuazioni del Pubblico Ministero. La seconda impronta attribuita al Sollecito è quella relativa al rilievo numero 2, impronta saltata con il Luminor in data 18 dicembre 2007 e collocata lungo il corridoio immediatamente dopo la porta di ingresso della stanza di Amanda. Trattasi sempre dell'impronta di un piede destro, anche per questo il professor Vinci ha effettuato preliminarmente alla comparazione di carattere morfologico rilevando motivi di differenza rispetto alle impronte del Sollecito. In particolare nella postura di Sollecito non vi ed appoggio della falange distale al secondo dito e non vi ed appoggio della prima falange dell'alluce, laddove di contro tali caratteristiche sono evidentissime nelle orme evidenziate con il Luminor. Foto pagina 70 relazione Vinci. È completamente differente tra i due termini confronti il posizionamento dell'estremo superiore del tallone anteriore ed anche la curva laterale destra di quest'ultimo ed anche sono diverse l'andamento della linea che si attiene congiungendo l'apice delle dita e tutte le dita si trovano in posizione e con direzione assolutamente diverse fra le due orme. Confrontiamo con le foto 70, 71, 72, 73 e 74 della relazione del professor Vinci. Ancora una volta nonostante tale preliminare indagine escludesse in radice qualsiasi compatibilità il professor Vinci è passato ad una analisi dimensionale e ciò che ne è emerso, se è possibile, ha escluso con maggior rigore una qualsiasi attribuibilità al Sollecito dell'orma esaltata con il Luminor. A tal proposito è importante evidenziare che allorquando vennero risaltate le dette orme non furono utilizzate striscette metriche fluorescenti che avrebbero permesso la misurazione dei reperti ed inoltre le riprese fotografiche non furono effettuate ortogonalmente rispetto alle orme evidenziate. Di talchè la Polizia ha provveduto alla loro misurazione attenendosi alle dimensioni della mattonella su cui insistevano così come emergente dalle foto agli atti. Non v'è è chi non veda la non correttezza di una tale procedura posto che sia la foto di riferimento la mattonella utilizzata sia le riprese delle orme saltate, sono state effettuate non ortogonalmente con l'effetto che le immagini sono risultate all'evidenza distorte e non corrispondenti alle dimensioni reali. Il professor Vinci che peraltro ha provveduto anche a misurare direttamente le mattonelle in sede del sopralluogo effettuato il 27 agosto 2008 ha potuto verificare che praticamente tutti i valori metrici tra i due termini di paragone sono discordanti, pagina 80, in particolare l'orma acquisita a Raffaele e di ben 3 centimetri più lunga dell'orma repertata e si può evincere anche ad occhio nudo, basta guardare la foto 81. Tutto ciò ha portato il consulente a concludere per l'assoluta incompatibilità tra l'impronta acquisita da Raffaele Sollecito e quella esaltata con il Luminor essendo quest'ultima non solo versa morfologicamente ma anche metricamente potendosi ritenere appartenente ad un piede la cui misura corrisponde ad un 36, 37 di scarpa. In relazione a tale ultima affermazione non può non evidenziarsi che anche le ulteriori orme saltate con il Luminor sono state ritenute non compatibili con il piede di Raffaele Sollecito essendo all'evidenza molto più piccole. Tutto ciò porta logicamente a concludere che verosimilmente tutte le orme saltate con il Luminor sono attribuibili ad un piede destro della medesima persona, certamente diversa da Raffaele Sollecito. Tale persona non è necessariamente un soggetto in qualche maniera coinvolta con l'omicidio stante numerose sostanze a cui reagisce il Luminor e la impossibilità di datare le impronte rinvenute. Il dato relativo alla diversità delle impronte rinvenute all'interno dell'appartamento di Via Della Pergola era stata stigmatizzata dal G.U.P. in sede di ordinanza in data 29 ottobre e questo già ve l'avevo letto, già ne avevamo parlato, quello che era la stigmatizzazione da parte del G.U.P. quindi non ritorno a rileggere il passo dell'ordinanza. Orbene il G.U.P. pur ponendo l'attenzione sul punto demandava il relativo approfondimento alla Corte d'Assise. L'istruttoria dibattimentale a fronte di quanto sopra detto ha evidenziato che al più in quell'appartamento sempre ammesso e non concesso che tutte le impronte saltate fino a ricondurre all'omicidio si mossero e girarono non più di due persone, una può essere ricondotta dal soggetto che ebbe a lasciare l'impronta insanguinata sul tappetino nel bagno come è stata sopra dimostrato compatibile con il piede di Rudy Guede, l'altra al soggetto con piede molto più piccolo di quello del Sollecito che ebbe a lasciare le impronte di quei rilievi 1, 2 e 7. Da ciò è possibile affermare che non più di due persone ebbero a muoversi quella casa e tra queste certamente non vi fu Raffaele Sollecito.

Arriviamo adesso all'ultimissimo punto che è importante, è importante perchè si riferisce ad un dato che non è mai stato preso in considerazione in questo procedimento, ma che fa parte di questo procedimento perchè è il risultato di una attività posta in essere dal professor Vinci nostro consulente il 25 maggio del 2009 presso il laboratorio della Polizia Scientifica. Allora in data 25 maggio il professor Vinci ebbe a recarsi autorizzato dalla Corte al laboratorio della Polizia Scientifica al fine di prendere diretta visione di alcuni reperti. Il professor Vinci, come ho detto, osservò i reperti con il craniscopio, macchinario che esalta tracce biologiche lasciate sulla scena del crimine. Agli atti di codesta Corte vi è il verbale che correttamente la Polizia Scientifica ha redatto nell'occasione dando atto di tutto ciò che è accaduto, è il verbale che è stato redatto il 25 maggio del 2009, è stato portato il 26 maggio, c'è la firma del signor Presidente del 27 maggio con il deposito agli atti. In questo verbale che è stato sottoscritto dagli assistenti, Assistente Perla, Assistente Di Carlo, Ispettore Giurato, dottor Rinaldi, dottoressa Stefanoni e dal professor Vinci, dal suo assistente Lonigro, dottor Lonigro si attesta e si accerta l'attività che è stata svolta e alla fine di questo verbale viene scritto quanto segue: “Le operazioni continuano – era stato visto il tappetino, tutte le questioni delle orme di cui abbiamo parlato adesso – con l'apertura della busta di sicurezza 144 contenente la federa di un cuscino, la federa viene illuminata con craniscopio posizionato con la frequenza 475 nm e il C.T.P. nota a livello del terzo medio del bordo dove si inserisce il cuscino dal lato ove è presente l'impronta di scarpa attribuita, una macchia estremamente fluorescente delle dimensioni di circa centimetri 2 x 3 che trova continuazione con un'altra macchia di dimensioni più piccole”. Viene poi chiuso il tutto alle ore 13.50, di tutta questa attività viene anche fatta una video documentazione in formato Dvd che è agli atti del processo. Vediamo allora queste macchie che sono state riscontrate dal professor Vinci sulla federa. È una novità, dopo ne parleremo, il motivo per cui queste macchie non sono state mai repertate, sono queste. Due macchie come si dice, due macchie apparentemente lo stesso aspetto di alcune altre tracce di evidente natura ematica, sono queste. Come ben sappiamo, questo è l'ingrandimento delle macchie e questo è quello che è stato effettuato, vai avanti, attraverso il craniscopio. Ripeto tutte attività che poi sono state filmate dalla Polizia scientifica e sono tutte poi acquisite agli atti di questa Corte. Orbene come ho detto il craniscopio evidenzia tracce di natura biologica, in particolare saliva, sudore e sperma, posto che come può vedersi dalle foto che vai a proiettare e come emergerà dal filmato agli atti appunto, la traccia è assolutamente visibile ad occhio nudo, quindi difficilmente può trattarsi di saliva e di sudore, è di colore giallastro, quindi non può trattarsi sangue ed ha una morfologia molto particolare, quasi due gocce unite tra loro da un filamento, si tratta della federa di cuscino posto sotto la povera vittima. Tutto ciò porta il ragionamento a concludersi che tratta di macchia spermatica con tutte le conseguenze che dà l'affermazione nel caso di specie, in cui sin da subito si è trattato di omicidio a sfondo sessuale, purtroppo però detta macchia evidentissima all'occhio nudo, non solo è stata in alcun modo analizzata ma neppure repertata, ed anche a seguito della scoperta da parte del professor Vinci che ha naturalmente evidenziato alla dottoressa Stefanoni, nulla risulta che sia stato fatto oggetto di alcuna analisi genetica. Ma vi è di più, il professor Vinci sempre mediante l'uso del craniscopio ha notato un'impronta di scarpa molto simile a quella di Guede con cerchi concentrici che appariva luminescente. Posto che come detto il craniscopio evidenzia tracce biologiche la luminescenza dell'impronta porta ragionevolmente a ritenere che colui che indossava quella scarpa prima ebbe a calpestare le macchie di cui sopra si è detto per poi con la medesima scarpa andare dopo imbrattare la federa. A questo punto sorge inquietante l'interrogativo: per quale motivo non si e proceduto all'analisi e repertazione sin dal primo momento di questo materiale, posto che lo stesso era ben visibile ad occhio nudo, tracce spermatiche e la suola di scarpe sovrimpressa, poteva essere tranquillamente evidenziata craniscopio. Vai avanti. Fai vedere la scarpa. Orma 3. Non vi è dubbio che un reato a sfondo sessuale come è stato sin da subito definito quello oggetto del presente giudizio, è di primaria e fondamentale importanza andare a verificare tutti gli elementi che in qualche modo possono essere collegati al movente ipotizzato e certamente sempre che quello evidenziato sia sperma, la presenza dello stesso su quella federa non poteva e non doveva essere elemento da sottovalutarsi. Se tali evidenze fossero state fin da subito scoperte le indagini si sarebbero sviluppate nella medesima direzione? Perchè la Polizia Scientifica ha sottovalutato questa circostanza? È importante verificare oggi la natura di quelle tracce ed eventualmente a chi possono essere attribuite? L'identificazione del soggetto che rilasciò quelle tracce può essere utile alla ricostruzione della dinamica del delitto? Tutto ciò può essere importante per la decisione che codesta eccellentissima Corte dovrà assumere nei confronti degli attuali imputati? Sono tutte domande queste che mi permetto da sottoporre alla vostra attenzione perchè è indubbio che scopo precipuo del processo penale è sempre quello della ricerca della ricerca della verità, quella verità che a parere di chi parla è ancora molto lontana dalla ricostruzione, dalle dinamiche, dai moventi, dall'occasione, dall'attribuzione delle singole responsabilità, così come paventati dalla Pubblica Accusa. Io ho finito per quanto attiene mia parte, proseguirà lunedì con l'Avvocato Bongiorno che porterà avanti il discorso relativo all'ora del delitto, alla questione del gancetto, del reperto del gancetto e a tutte le questioni relative al DNA.
GCM:
Quindi si rinvia all'udienza già indicata per la prosecuzione della discussione con la difesa ancora dell'imputato Raffaele Sollecito, come ora ricordato dall'Avvocato Maori, tutte le parti sono invitate a comparire a questa udienza del 30 novembre, ore 9.30. Si dispone per la traduzione degli imputati, si invita anche l'interprete di lingua inglese a comparire, l'udienza è tolta.



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