Giuliano Mignini's Closing Arguments - Preliminary Hearing

From The Murder of Meredith Kercher
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The transcripts for the prosecution's closing arguments are missing. This is Giuliano Mignini's closing from his prepared statement. Assuming Mignini did not go off script this should give an accurate account of his closing arguments


UDIENZA PRELIMINARE
PROCESSO KNOX, SOLLECITO, GUEDE

Signor Giudice dell’udienza preliminare, la Procura deve trarre le sue conclusioni, a questa udienza, in relazione ad un delitto la cui gravità ed efferatezza è ben testimoniata dallo straordinario interesse che questo tragico episodio ha suscitato, possiamo dire, nel mondo intero.

Si è parlato di “delitto globale”, per alludere ad una vicenda che ha coinvolto emotivamente l’opinione pubblica nazionale ed internazionale, specie, in quest’ultimo caso, in quest’ultimo aggettivo (internazionale), quelle dei paesi di lingua anglosassone a cui apparteneva la vittima, la giovane Kercher Meredith Susana Cara e appartiene l’imputata Amanda Knox.

E’ una vicenda giudiziaria che si è svolta e continua ad esserlo, sotto i riflettori mediatici di mezzo mondo, con tutti i problemi che questo ha comportato.

Gli organi d’informazione esercitano un’attività fondamentale e imprescindibile in un ordinamento democratico. Debbo dire che, salve alcune eccezioni, gli stessi, sia italiani che stranieri, hanno svolto egregiamente un’attività che deve contemperarsi, e non è affatto facile, con l’opposta e parimenti imprescindibile esigenza della segretezza degli atti d’indagine.

Non si può ignorare, però, che vi sono stati interventi anomali, lesivi, spesso gravemente, dei diritti individuali e, purtroppo, numerose violazioni del segreto investigativo che hanno arrecato non pochi danni alle indagini perché la violazione del precetto di cui all’art. 326 c.p. si porta dietro, come elemento indefettibile, un pregiudizio all’attività d’indagine e, spesso, un danno incalcolabile a chi è stato colpito da un dolore che nessuna statuizione giudiziaria potrà colmare e agli stessi indagati e imputati.

All’udienza preliminare, nel corso dell’escussione del teste Barrow ma anche di quella di Kokomani, è emerso un fenomeno scandaloso, quello del mercimonio avente ad oggetto atti processuali e in particolare audizioni di persone informate sui fatti: di fronte a offerte di denaro per rendere interviste o per partecipare a trasmissioni televisive, vi è chi si è correttamente rifiutato di prestarsi a profferte così vergognose e chi addirittura l’ha sollecitata. Ma dall’altra parte, vi è stato sempre il tentativo di spostare la “gestione” della vicenda su canali extraprocessuali, spesso al fine di demolire il lavoro degli inquirenti e l’accertamento della verità dei fatti.

Non possono tacersi, inoltre, gli attacchi strumentali e inqualificabili che sono stati rivolti agli inquirenti, specialmente agli organi di Polizia giudiziaria e sul servizio di Polizia scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, da chi ha approfittato del vincolo assoluto del riserbo che grava sugli inquirenti stessi e dell’opposta, libera possibilità per difensori e CC.TT. delle parti private e “difensori” di supporto delle stesse, di partecipare ad ogni genere di trasmissioni e rendere tutte le interviste e dichiarazioni che abbiano inteso rendere.

Si è tentato di arrivare ad una “cognizzazione”, mi si perdoni il neologismo, del delitto di Perugia, per alludere non all’esito giudiziale del procedimento, ma al “processo mediatico” del delitto del piccolo Samuele.

Spesso, qualche organo d’informazione o qualche “esperto” o “cultore”, nazionale o non, che non conosceva una virgola degli atti del procedimento, ignorando disinvoltamente, presuntuosamente e superficialmente (miscela esplosiva !), com’è ormai costume, che le indagini le fanno i Pubblici Ministeri e la Polizia giudiziaria e che vanno rispettate le statuizioni ormai immodificabili dell’Autorittà giudiziaria, ha parlato, a proposito del delitto di Perugia, di un “caso irrisolto” (mi è capitato spesso di sentirlo così definire in televisione), come altri delitti (come ad esempio, quello di Garlasco), cercando di portare “acqua” al mulino di qualcuno degli imputati a discapito di altri.

Tralascio gli anomali interventi dei genitori e parenti dei due imputati, interventi che possono anche comprendersi ma che hanno espresso la più totale ignoranza delle norme processuali e sostanziali e dell’andamento stesso delle indagini.

Ma, certi ambienti giornalistici e non, spesso d’oltreoceano, non si sono fermati a questo....la presunzione è una malattia molto diffusa contro cui non esistono cure, purtroppo, quando ad essa si associa, immancabile, la superficialità.

No, sono andati oltre: hanno attaccato in maniera indecorosa, con assoluta carenza di argomenti e con impressionante superficialità il sistema giudiziario di questo Stato, l’unico, ricordo, avente giurisdizione su questa vicenda.

Ma non basta ancora: supportati da qualche noto giallista, totalmente sprovvisto di cultura giuridica specie degli ordinamenti stranieri e terrorizzato da inesistenti provvedimenti di espulsione o di arresto nei suoi confronti (che esistono solo nella sua indubbiamente fervida fantasia di scrittore) e sostenitore fideistico di teorie investigative ormai definitivamente sconfessate a livello giudiziario e calunniose per innocenti, hanno cercato di legare strumentalmente questo delitto di Perugia a vicende criminali efferate e crudeli, quanto inquietanti, inquinate e sordide, accadute non lontano da qui e le ramificazioni locali di tali vicende. Gli stessi si sono letteralmente inventati riferimenti a non ben definite “ipotesi cospirative” per spiegare il coinvolgimento giudiziario della Knox e del Sollecito, accanto al (secondo loro) unico e vero responsabile, il ragazzo di colore, come se per questi personaggi i delitti si dovessero commettere sempre e soltanto da singoli e non esistessero crimini commessi da consorzi criminali (cito, tra tutti, quelli di “Cosa Nostra”), se non in prospettive “di cospirazione”, che non ho ancora capito con esattezza cosa significhi e a cosa alluda. I riferimenti a queste “teorie” li ho letti in uno strano blog aperto in coincidenza con il due novembre 07. Questo accade quando si pretende di accostarsi alla variegata realtà criminale del nostro tempo con l’ottica deformante degli schemi preconcetti su cui far rientrare per forza la realtà, aprioristicamente “cospirazionisti” o aprioristicamente“anticospirazionisti” poco importa.

Ovviamente, le menti di tale operazione stanno, però, in Italia, non negli Stati Uniti.

Hanno detto, per lo più da 9.000 chilometri di distanza, meno frequentemente da 5.000, senza conoscere forse nemmeno una parola degli atti del procedimento né la complessità del linguaggio giuridico italiano : abbiamo capito tutto. Da qui, abbiamo capito tutto: c’è un solo responsabile, il ragazzo di colore, gli altri non c’entrano. Ve lo diciamo noi.

Io sono rimasto scandalizzato e sconcertato da questo atteggiamento. E’ la prima volta che mi ci sono imbattuto e non credo che mi troverò ancora di fronte a tanta presunzione e superficialità.

Un minimo di esperienza, di prudenza, di accortezza dovrebbe impedire simili giudizi sommari, espressi da 5.000, ma più spesso addirittura da 9.000 chilometri di distanza.

E tutto questo senza spendere una sola parola sul fatto che le ordinanze custodiali siano state confermate in tutti i loro presupposti dal Tribunale del Riesame e dalla Prima Sezione penale della Suprema Corte!

Sorvolo su altri, ancora più gravi, incredibili e reiterati episodi d’interferenza. Mi limito a dire che sarebbero inconcepibili in Italia e non siamo certo un paese perfetto.

Noi italiani, come tutti i popoli di questo mondo, chi più chi meno, abbiamo i nostri difetti. E uno di essi, secondo me, il maggiore e il più limitante, è l’esterofilia e l’autocommiserazione, gravissimo limite: l’idea che gli altri facciano sempre meglio e che i sistemi degli altri siano migliori e debbano per forza essere imitati. La realtà e l’esperienza di questa vicenda giudiziario - mediatica dovrebbe suggerire invece maggiore realismo e discernimento.

Credo, infatti, che pregi e difetti siano diffusi tra tutti i popoli di questo mondo e che ognuno debba dotarsi dei sistemi, specie giudiziari, conformi alla propria identità e alla propria storia, senza imitare per forza gli altri.

Nessuno, in Italia, si sarebbe permesso di denigrare ed attaccare con tanta impudenza e sfacciataggine gli inquirenti, ad esempio, statunitensi. Da noi c’è lo sport, ormai sempre più in voga, di attaccare comunque e dovunque i magistrati italiani, specie del Pubblico Ministero, ma a nessun giornalista, ad esempio, italiano, a nessun operatore giuridico italiano verrebbe in mente di diffamare e calunniare un Pubblico Ministero americano che stia indagando su un imputato italiano. A nessuno e giustamente. A questi, sì, eccome ! E non solo il Pubblico Ministero ma anche il GIP, anche il Tribunale del Riesame e anche i giudici della Corte Suprema che hanno condiviso in pieno tutti i presupposti delle ordinanze di custodia cautelare !

E oggi, su queste ordinanze e sentenze, è calata la pietra tombale (per gli imputati) della definitività ed incontestabilità.

Si potranno condividere o meno, ma nessuno, in Italia e altrove può permettersi di affermare che contro i due imputati Knox e Sollecito (che sono quelli per cui si batte la grancassa mediatica) non vi siano elementi che giustifichino la custodia cautelare e che l’unico che meriti la prigione sia il “cattivo” di turno, il ragazzo di colore che non gode evidentemente di tanti sponsor a livello internazionale.

Si è cercata la rissa.. .la provocazione, sperando che da essa potesse giungere qualcosa di positivo per la Knox ed il Sollecito e perché si potesse scaricare tutto sul ragazzo di colore alla cui difesa va il merito di un’assoluta correttezza professionale.

Si è cercato di togliere di mezzo, attraverso la calunnia, da questi degni discepoli di Don Basilio, non solo gli uomini e le donne della Squadra Mobile che hanno svolto egregiamente il loro compito, si è cercato, addirittura, di togliere di mezzo in questa, ma soprattutto in altre vicende giudiziarie, il Pubblico Ministero, ma nessuno si faccia illusioni: nessuno ha abbandonato e abbandonerà mai il suo posto. Sia molto chiaro a tutti, a Perugia e altrove.

Eppure, nonostante la difficoltà, quasi l’impossibilità di lavorare con serenità e tranquillità, nonostante tutti gli ostacoli e le turbative, nonostante le mine vaganti di questo e di altro procedimento che si è voluto legare al primo, sono stati necessari solo otto mesi per concludere le indagini, inviare gli avvisi ex art. 415 bis c.p.p. e richiedere il rinvio a giudizio dei tre imputati e le misure cautelari, come s’è detto, ma va ripetuto, sono state tutte puntualmente e rigorosamente confermate dal Tribunale del Riesame e dalla Suprema Corte, cosa che, troppo spesso, i detrattori, italiani e non, delle indagini, hanno disinvoltamente occultato e passato sotto silenzio.

E come non sottolineare la compostezza e il riserbo che in questi mesi, in questi difficili mesi, hanno invece caratterizzato i familiari della giovane ragazza uccisa (la conferma di uno stile di vita che caratterizzava lei e le sue più strette amiche e che è emerso dagli atti): nessuno potrà ridare a loro quella giovane simpatica e amante dela vita che noi abbiamo imparato a conoscere dalle foto e dai ricordi dei familiari e delle amiche, quella ragazza che in fondo era amata da pressoché tutti coloro che la conoscevano, che amava profondamente questa città e il panorama, splendido, che poteva ammirarsi da quell’appartamento nel quale era felice di trascorrere la sua esperienza italiana e perugina, in attesa di tornare a Londra per il compleanno della madre a cui Meredith, Mez per gli amici, era tanto affezionata. Da loro, dalla madre, dal padre, dai fratelli non abbiamo visto altro che un dolore incolmabile e l’attesa fiduciosa di giustizia. Non un gesto né una parola inutile, stonata e fuori posto....

E’ una premessa d’obbligo, a difesa dei miei collaboratori, dell’ufficio a cui appartengo e della vittima di questo efferato delitto.

Oggi, noi siamo davanti a Lei per la stessa vicenda ma in relazione a due istituti processuali diversi tra loro.

Da una parte, c’è il giudizio abbreviato richiesto dall’imputato Rudy Herman Guede, un giudizio che, a prescindere dell’esito degli esami testimoniali svolti, dovrà basarsi sugli atti dell’indagine e nel quale Lei Signor Giudice dell’udienza preliminare dovrà decidere nel merito.

Dall’altra, c’è l’udienza preliminare classica, per gli altri due imputati, che dovrà concludersi con una statuizione meramente processuale, non di merito, concernente la utilità e la necessità del giudizio o l’inutilità di un giudizio, sulla base, rispettivamente, della presenza o meno di elementi che impongano l’approfondimento e la verifica dibattimentali dell’accusa.

      • Inizio dal giudizio abbreviato e, quindi, dalla posizione di Guede Rudi Hermann.

Il giudizio abbreviato l’ha chiesto l’imputato e la Procura deve, pertanto, trattare nel merito la sua posizione, che, va ribadito, è quella di concorrente nel delitto di omicidio e violenza sessuale, unitamente ai coimputati Knox e Sollecito.

Su come viene scoperto il delitto, mi soffermerò illustrando le richieste della Procura per il Sollecito e la Knox.

Prima che il Guede fosse raggiunto da elementi tanto forti ed invasivi come quelli emersi circa le tracce del suo DNA nella scena del delitto e addirittura letteralmente nel corpo della vittima, vi erano stati solo accenni alla sua presenza nella casa di Via della Pergola.

La “scena” era allora “occupata”, a causa delle calunniose dichiarazioni della Knox, da un solo uomo di colore: Diya Lumumba, detto “Patrick”, il titolare del pub “Le Chic”, presso cui lavorava Amanda.

L’odierno imputato Guede, soprannominato “Il Barone”, era già stato, infatti, indicato da Stefano Bonassi nel p. v. di s.i. del 4.11.07 (nel quale aveva, tra l’altro, riferito dell’abitudine di Rudi di non scaricare il water dalle feci) e da Temgoua Ndongmo Louis Patrick il 13.11.07.

Il Bonassi, uno degli occupanti del piano inferiore della casa di Via della Pergola, riferisce agli inquirenti che, tra i frequentatori della stessa, vi era anche un ragazzo “sudafricano” (per “ivoriano”), “palestrato, invaghito di Amanda e che il Bonassi dice di avere incontrato a casa con i suoi amici, “ubriaco” e che addirittura dormì sul water.

Informalmente gli occupanti dell’appartamento sottostante quello del delitto raccontavano inoltre che nell’ occasione in cui il GUEDE era stato in casa loro quando si era addormentato sul water aveva lasciato lì le sue feci, questo particolare indirizzava l’attenzione degli inquirenti verso questo ragazzo di colore che era solito giocare a basket nel campetto di P.zza Grimana: nel wc del bagno sito alla destra dell’ingresso erano state rinvenute, infatti, feci.

Il Temgoua era uno studente che abitava nei pressi della casa di Via della Pergola, in Via del Bulagaio n. 7. Frequentava il campetto di basket di Piazza Grimana, ove era solito incontrare altri ragazzi tra cui il Guede che sapeva abitare nei pressi del campetto (infatti abitava nella zona di Porta Sant’Angelo, vicinissimo a casa del Sollecito) e che lavorava alla “Liomatic” ma che non aveva più incontrato da circa un mese.

Anche Bajrami Muhan (vds. Annotazione della Squadra Mobile di Perugia relativa al controllo subito dal Bajrami e dal Guede a Milano) e il lituano Rakauskas Vykintas hanno confermato che Rudi giocava al campo di basket di Piazza Grimana.

Il Temgoua la sera dei giovedì 01 novembre lasciò il campetto al più tardi verso le 19, perché faceva freddo.

Contestualmente alle dichiarazioni del Temgoua veniva acquisito il permesso di soggiorno del Guede del 9.11.06 (scaduto il 9.04.07) da cui risultava che lo stesso era entrato in Italia il 7.07.1992, che il Guede svolgeva lavoro subordinato, in attesa di occupazione e che il luogo di residenza era Lecco, Via Galilei n. 15.

Dopo queste “premesse”, il GUEDE entra di prepotenza e con clamore nella vicenda criminosa, nel momento in cui il Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine informa la Squadra Mobile che l’impronta palmare rilevata sul cuscino della vittima apparteneva con certezza proprio al Guede, detto “Il barone”

La Squadra Mobile, con nota del 16.11.07, informava l’Autorità giudiziaria del clamoroso risultato e lo stesso giorno veniva richiesta ed emessa l’ordinanza di custodia cautelare, per concorso nell’omicidio di Meredith.

A corroborare ulteriormente il pesantissimo quadro a carico del Guede, vi era il fatto che lo stesso abitava a Perugia a pochissima distanza dalla dimora del Sollecito e al luogo di rinvenimento dei due cellulari, prodromico alla scoperta del cadavere di Meredith nella casa di Via della Pergola. Veniva inoltre accertato che il Guede si era allontanato dalla sua abitazione proprio due giorni dopo il delitto.

Colpito da mandato d’arresto europeo, lo stesso è stato arrestato nel territorio della Repubblica Federale Tedesca il 19.11.07, dove lo stesso si era rifugiato dopo il delitto.

Il ragazzo veniva localizzato tramite CHAT con l’aiuto di un suo amico Giacomo Benedetti mentre si trovava in Germania in data 18 novembre 2007. Il Benedetti lo convinceva a far rientro in Italia per consegnarsi alle forze di Polizia. Durante il viaggio di rientro destinazione Milano il Guede veniva arrestato dalla polizia Tedesca e solo in data 6 dicembre 2007 sarebbe stato estradato in Italia ed associato presso la Casa C.le di Capanne a Perugia.

Nel frattempo, a “chiusura” della posizione del Guede, arrivavano anche le risultanze del Dna delle feci abbandonate e il DNA rinvenuto all’interno della vagina della ragazza. Entrambi appartengono a Rudy GUEDE.

Sono risultati che inchiodano definitivamente, irreversibilmente e con prepotenza il Rudi nella scena del delitto e il Guede non ha mai negato (perché non poteva farlo) di essersi trovato in quel luogo, nel momento in cui veniva consumato il delitto, a strettissimo contatto con la vittima.

Non poteva fare altrimenti.

Altri elementi sarebbero sopraggiunti in seguito.

L’11.12.2007, il somalo Barrow Abukar Mohamed, detto “Momi”, fornisce un quadro complessivo della personalità di Rudi che vale la pena di riportare integralmente:

“A.D.R. Sono in Italia da circa 16 anni ed abito a Perugia con la mia famiglia- A.D.R. Conosco Rudy Guede Hermann da circa 6/7 anni, abbiamo giocato spesso insieme a basket al campetto di Piazza Grimana. Frequentavamo anche gli stessi locali.

A.D.R. Non ho mai condiviso i modi di fare di Rudy perché, soprattutto quando era ubriaco o sotto effetto di sostanze stupefacenti (faceva anche uso di cocaina), dava fastidio alle persone soprattutto alle ragazze. Le bloccava fisicamente e cercava di baciarle. Era inviso a molti e mi hanno raccontato che già ha avuto precedenti di molestie a delle giovani che però non mi sono stati riferiti nei particolari.

A.D.R. Io conoscevo Meredith perchè la vedevo nei locali. L'ultima volta che l'ho vista è stata la notte di Hallowen presso il locale Domus. Meredith era da sola con le sue amiche inglesi e sono certo che Rudy non ci fosse. Lui era solito mentire e non mi risulta assolutamente che lui conoscesse Meredith o avesse una qualsiasi confidenza con lei. Io non li ho mai visti parlare insieme ed escludo, anche parlando con altri amici comuni, che possa essere vero il fatto che lui avesse un appuntamento con Meredith la sera del primo novembre o in altre occasioni.

A.D.R. Meredith era una ragazza schiva e riservata che non dava confidenza a nessuno.

A.D.R. Conoscevo Amanda KNOX e Raffaele Sollecito solo di vista. Conosco Patrick Diya e mi hanno raccontato ( il mio amico Mustapha, titolare del bar pizzeria Ferrari) che a lui piaceva Meredith e che ci voleva "provare" con lei.

A.D.R. Dopo l'omicidio di Meredith, Patrick è sembrato, sia a me che a dei miei amici, un po' strano e spaventato ma non so dirvi il perché.

A.D.R. Rudy non lo vedo da almeno una settimana prima della sera di Hallowen. Ero a conoscenza che aveva avuto problemi con i furti, c'era in giro la voce che rubasse nelle borse delle ragazze quando i locali erano affollati."

Beh, come quadro d’insieme, siamo decisamente sul drammatico: Rudi è un personaggio dedito anche alla cocaina (con tutto quello che questo comporta), era decisamente “manesco” con le ragazze, dedito a frugare nelle borse delle ragazze quando i locali erano affollati. Un soggetto decisamente inaffidabile, proverbialmente bugiardo e intemperante: alla fine di ottobre 07 le caratteristiche psicologiche del soggetto erano queste. La sua “evoluzione”, la sua “progressione psicologica”, sotto l’influsso di tanti fattori anomali (specialmente l’assenza dei genitori, la mancanza assoluta di una famiglia), lo aveva portato a questo punto finale. E’ un dato di fatto.

E’ vero che, pressato da giornalisti di certi programmi di canali televisivi che si sono distinti per una pervicace attività di autentica disinformazione, Momi ha sollecitato denaro per rendere un’intervista ma le sue dichiarazioni in sede d’indagini sulla vicenda oggetto del presente processo sono state confermate all’udienza preliminare del 27 settembre 08 e quelle dichiarazioni sono pienamente utilizzabili contro Rudi a norma dell’art. 63, primo comma, ultima parte c.p.p.

Sulle dichiarazioni rese dal Barrow all’udienza preliminare come su altre acquisite in quell’occasione, specie quelle della D.ssa Patrizia Stefanoni, del Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento di PS, sulle tracce biologiche, si soffermerà la mia collega D.ssa Manuela Comodi che mi affianca nella trattazione di questo processo.

Altro elemento di fatto che emerge con forza dalle dichiarazioni, rese durante le indagini, dal giovane somalo e che è comunque confermato dalle coinquiline italiane e da tutte le amiche inglesi di Meredith, è la riservatezza e la serietà di questa ragazza e la sua abitudine a trascorrere i momenti di svago entro la cornice protettiva e “appartata” delle sue amiche. A questo si aggiunga la sua innegabile fedeltà verso il fidanzatino italiano che abitava al piano di sotto. Se c’era un soggetto assolutamente incompatibile con la personalità ed i gusti di Meredith non poteva essere che Rudi e non è neppure possibile immaginare un rapporto sessuale o anche solo i preliminari di un rapporto tra i due che vedessero Meredith consenziente e non invece vittima, come, purtroppo, è avvenuto.

Sul carattere assolutamente riservato di Meredith, sul fatto che la stesse non desse confidenza a nessuno, sul fatto che frequentasse solo la ristretta cerchia delle sue connazionali, sul fatto che il Guede non frequentasse per nulla Meredith, ma semmai giovani americani, si vedano le dichiarazioni rese da Aouad Mustapha, titolare del “Luna Bar Ferrari”, in data 7.01.08. Lo stesso ha detto anche che una decina di giorni prima dell’omicidio, vide Meredith nel suo locale con un gruppo comprendente ragazzi e ragazze e, in particolare, Amanda e Sollecito. Era la prima volta, ha precisato l’Aouad, che vedeva Meredith anche con ragazzi.

L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del Guede del 14.12.07, come le altre, è stata pienamente confermata dal Riesame e, poi, definitivamente, dalla Suprema Corte, con sentenza 01°.04.2008.

Delle vicissutidini familiari e non del Guede, vi è un sunto piuttosto significativo nelle dichiarazioni di Mancini Daniele, marito della maestra elementare di Rudi e padre di Gabriele, suo amico (vds. Annotazione della Mobile in data 16.11.07).

Dichiarazioni molto indicative della personalità del Guede, nella sua ultima evoluzione sono quelle in data 7.01.08 di Tramontano Christian, uno dei soci del Bar “Coffee Break”, ubicato in Via Danzetta n. 22, che, unitamente alla giovane polacca Oltarzewska Monika, abitò in Via Moro n. 11, traversa di C.so Garibaldi, sino alla fine di settembre 2007.

Il giovane, intorno alle 6 di mattina del primo o del 2 settembre 07 (due mesi prima del delitto), fu svegliato insieme alla polacca, da rumori provenienti da sotto il letto che era al piano superiore dell’appartamento abitato ed insieme videro un giovane di colore, dall’alito che sapeva di vino e che parlava correttamente l’italiano, poi riconosciuto nel Guede, che frugava tra i loro effetti personali. Postosi all’inseguimento del ragazzo che scese velocemente le scale a chiocciola, ha raccontato di essersi dovuto fermare perché il giovane di colore, avendo trovato la porta chiusa, aveva cercato di tenerlo a distanza, con una sedia ed aveva brandito un coltello a serramanico.

Un rapido controllo permetteva di accertare l’avvenuta sottrazione di una banconota da 5 euro e di ben tre carte di credito.

La sera del furto avevano rivisto il giovane all’interno della “Domus Delirii” e, quando i giornali pubblicarono le foto di Rudi, ricercato per il delitto, sia il Tramontano che la ragazza polacca lo riconobbero per il giovane introdottosi nella loro abitazione.

E’ impressionante il parallelismo ravvisabile tra la condotta del giovane di colore descritta dal Tramontano e dalla polacca e quella dello sconosciuto nell’appartamento di Via della Pergola descritta nei vari interrogatori dal Guede (manovra per tenere a distanza con la sedia e utilizzo del coltello), che evidentemente ha pensato bene di utilizzare quella condotta, attribuendola allo sconosciuto (Sollecito ?) assassino di Meredith.

Ancora più dettagliate e precise sono le dichiarazioni rese da Mancini Gabriele il 18.11.07, confermate, come vedremo, in sede di udienza preliminare: il quadro della vita di Rudi, che è inutile ripercorrere nei dettagli, ha una costante: mancanza della figura materna e rapporto conflittuale col padre; figure di riferimento a Perugia importanti, che lo hanno accolto, aiutato, ospitato: i Mancini e i Caporali su tutti. Pur con tutti i suoi problemi, Rudi ha sempre trovato famiglie perugine che lo hanno aiutato in tutti i modi. Lui non si è dimostrato, però, all’altezza della loro fiducia e, in un crescendo di continui allontanamenti e perdita del lavoro, veniva denunciato il 27.10.07 per tentato furto e ricettazione e sorpreso all’interno di un asilo nido di Milano con un computer portatile e un telefono cellulare, oggetto di furto commesso in Perugia danno di certo Brocchi Paolo. Non solo, il Guede veniva trovato in possesso di un coltello e di un martello atto a infrangere vetri. A pochissimi giorni dal delitto, il Guede era, quindi, assolutamente sbandato, fuori controllo e disposto anche ad azioni violente.

La famiglia Mancini è quella che ospitò, sin da quando era molto piccolo, Rudi e che lo aveva ultimamente perso di vista. Il Mancini sospettava che il Rudi si fosse messo in un giro cattivo.

Nel periodo critico, intercorso tra il delitto e le prime notizie sul coinvolgimento di Rudi, che emergono dal 16 novembre in poi, vi è un colloquio importante, anche se brevissimo, tra Rudi e l’amico Mancini Gabriele.

Il Mancini ne ha parlato alla Squadra Mobile domenica 18 novembre ed ha riferito il brevissimo colloquio al lunedì o al martedì precedente, cioè al 12 o al 13 novembre,quando, è bene sottolinearlo, di Rudi avevano parlato e in termini assolutamente generici solo alcune persone informate sui fatti e ne avevano parlato come di uno dei diversi soggetti, frequentatori dell’appartamento abitato dai ragazzi italiani. Rudi, in altre parole, non era stato ancora minimamente sfiorato da sospetti di alcun genere.

Quindi, il 12 o il 13 novembre il Mancini notò che qualcuno con l’account di Rudi, si era collegato con lui, tramite “Messenger”.

Il Mancini gli mandò allora due messaggi, ma non ricevette risposta. Allora il Mancini, preoccupato del fatto di non aver più rivisto l’amico e di non essere più riscito a raggiungerlo, anche perché privo di cellulare, gli fece notare che stava di nuovo scappando, come aveva fatto altre volte. Il Mancini non immaginava neppure lontanamente che vi potesse essere un rapporto tra Rudi e il delitto di cui parlava tutta Perugia. Il Rudi, a quel punto, rispondeva allora: “ Non posso”. Stupito e preoccupato da quella risposta, Mancini incalzò il Rudi con questa domanda: “ Che cosa non puoi ? “ e Rudi rispose: “ Lo sai”.

Sempre più stupito e preoccupato, il Mancini domandò ancora a Rudi: “ Che cosa dovrei sapere ?”, senza ricevere risposta. Il Mancini ha allora ripetuto la domanda ma

Rudi si è disconnesso.

Il comportamento e le parole di Rudi sono estremamente significative: il 12 o il 13 novembre, si è detto, non era ancora emerso il ragazzo ivoriano. L’unico uomo di colore coinvolto e ancora addirittura sottoposto alla misura cautelare era Patrick, cioè Diya Lumumba, per il quale questo PM non aveva ancora richiesto la revoca della misura stessa. Ciò sarebbe avvenuto il 19.11.07.

In quel momento, quindi, a Rudi non lo cercava nessuno se non la premurosa (l’abbiamo visto nell’udienza del 26 settembre con la madre del Mancini e con quest’ultimo) famiglia Mancini che poteva immaginarsi forse un licenziamento di Rudi, un suo momento di sconforto, un atto di ribellione del ragazzo, ma mai che lo stesso potesse aver a che fare con quel terribile delitto di cui sentivano tanto parlare. In quel momento, non poteva immaginarselo. Il Rudi avrebbe potuto parlare con Gabriele con assoluta tranquillità, anticipare all’amico, sia pure sommariamente, quello che, in condizioni decisamente più compromettenti, avrebbe riferito all’altro amico Benedetti, quando sapeva di essere ricercato per il delitto, tanto più che il 12 o il 13 erano passati solo una decina di giorni da quel tragico accadimento e avrebbe dovuto essere ancora più sconvolto dell’episodio che lui descriverà negli interrogatori a cui sarebbe stato sottoposto. E invece no. Non lo fa, anzi, quando l’amico gli chiede perché non possa farsi vivo, lui risponde: — Lo sai”. E questa risposta non può che essere riferita al delitto di cui era bene a conoscenza la famiglia Mancini e la volontà di non parlare non può che alludere ad una ricostruzione della vicenda ben diversa da quella che Rudi comincerà a utilizzare, senza più discostarsene, solo dopo aver saputo che era ricercato per quel delittto, ricostruzione successiva —focalizzata” su una inverosimile —omissione di soccorso” di cui soltanto si sarebbe reso responsabile.

Il Mancini come vedremo, queste cose le ha puntualmente confermate e ripetute con assoluta sicurezza nel corso dell’esame del 26 settembre scorso.

Importanti sono anche le dichiarazioni rese da Giacomo Benedetti (il ragazzo che “chattò” con il Guede, d’accordo con la Polizia), il 4.04.08 che conviene richiamare per intero.

“Sì lo conosco da molti anni e sono, credo, il suo migliore amico. Rudi ha attraversato un brutto periodo nell’estate 2007 e l’ultima volta in cui ho pasrlato con lui è stato verso la metà di ottobre 2007. Ho riparlato con Rudy il 19 novembre 07 in occasione della chat intervenuta tra noi due, mentre a casa mia si trovavano agenti dello SCO di Roma. Io ricordo che quella sera, quando gli chiesi i particolari del delitto in danno della giovane Meredith, lui mi disse con assoluta sicurezza di non essere stato lui ad ammazzarla. Mi disse di essersi recato da lei in seguito a un appuntamento nella serata del primo novembre 07. Mi ha detto che ebbero un rapporto sessuale non completo e con il consenso di Meredith. Poi Rudy, sempre secondo il suo racconto, si era recato in bagno e mentre si trovava lì, udì un urlo lancinante. Uscì, così com’era e si imbatté in un ragazzo italiano con cui ebbe una colluttazione. Alla mia domanda se si trattasse di Raffaele quello arrestato dopo il delitto di Meredith, lui mi disse: “penso di sì”. Di Lumumba disse che non c’entrava assolutamente, mentre di Amanda si limitò a dire che non c’entrava senza essere così sicuro come per Lumumba. Queste furono le sue risposte alle mie domande. Produco comunque la chat tra me e Rudy del 19.11.08. Questa versione dei fatti Rudy me l’ha sempre confermata anche nei colloqui in carcere dove ha aggiunto che vi era una questione di soldi e che Amanda e Raffaele stavano insieme da pochi giorni. Mi ha detto anche che Meredith s’era accorta di notevoli ammanchi di denaro. Ha aggiunto che Amanda era come “sfasciata ” di droga ed era spesso alterata. ”

Maly Philip Michael, un ragazzo austriaco, studente all’Università per stranieri, è sicuro di aver visto Rudi per l’ultima volta quattro o cinque giorni prima della Festa di Halloween (31 ottobre). E’ certo di non aver visto Rudi la notte di Halloween e la sera successiva del 01° novembre.

Salim Zafer, uno studente dell’Istituto Fermi e Dj in alcuni locali, come il “Merlin”, il “Domus” e la “Tana”, aveva visto Rudi per l’ultima volta il lunedì 29 ottobre 07, al —Merlin” ed aveva bevuto troppo. Versol le 23,30 del 31 ottobre, al Merlin vide Meredith, truccata da —vampiro” e una sua amica bionda ma non vide Rudi. Poi ha rivisto Meredith e le amiche al Domus verso le 03,45.

Le due coinquiline spagnole di Valladolid che abitavano nell’appartamento al piano superiore a quello occupato dal Guede, in Via del Canerino 26, Marta Fernandez Nieto e Carolina Espinilla Martin, il 6.12.07, hanno riferito di essere uscute con Rudi il 29 ottobre e il 31 ottobre, la notte di Halloween. Lo incontrarono da un’altra ragazza spagnola, Adriana Vinuesa Molina, in Via Campo di Battaglia, alle 22,30 del 31 ottobre, ad una festa di una trentina di spagnoli. Vi rimasero sino a mezzanotte. Poi, insieme a Rudi, andarono da un ragazzo spagnolo di nome Carlos, che abitava in Piazza Italia e vi rimasero sino alle una del primo novembre. Poi Carolina, Rudi e altri (non Marta che è tornata a casa) sono andati al Domus e Carolina vi è rimasta sino alle 5,30. Rudi rimase sempre con gli amici spagnoli e l’unica ragazza con cui parlò e ballò era una ragazza bionda con i capelli lunghi e lisci. La notte tra il primo e il due novembre, cioè la notte del delitto, entrambe videro Rudi al Domus intorno alle 4, in compagnia di giovani. Non sanno da quanto tempo era arrivato e indossava i jeans chiari con lettere, come quelli che indossava la notte precedente.

Alexander Crudo, studente australiano alla Stranieri, che non ha mai visto Rudi parlare con Meredith, né ha mai sentito il Rudi parlare di lei o di appuntamenti con lei, nel pomeriggio del 2 novembre, dopo che si era diffusa la notizia del delitto, si vide arrivare in casa Rudi, che non vedeva da due o tre giorni (e che non vide assolutamente la notte del delitto), che disse era Meredith, la ragazza che avevano visto allo Shamrock, la vittima e che se ne sarebbe andato a Milano a ballare. Non vide nulla di strano e non vide ferite alle mani del Guede. Presente era la sorella Sofia. Guede si trattenne circa mezz’ora.

Campolongo Pietro, giovane cosentino, che, in una foto con Meredith del 31 ottobre, è il giovane con la maschera di “Screem”, studente universitario e animatore di locali come il Domus, il Merlin e il Gradisca, riferisce il 10.12.07, di aver visto Meredith al Merlin, che chiuse alle 02,00 del primo novembre. Vide Rudi al Domus la notte tra il 2 e il 3 novembre, verso le 2,30 - 3,30. Lo vide ballare mentre lui (cioè il Campolongo) si trovava nella parte dietro il Dj dov’è posto anche il monitor e, in compagnia di Pasquale Alessi, stava commentando il delitto di cui era stata data notizia la sera del 2.

La cittadina statunitense Avital Benedek, il 22.11.07, dichiara di aver ballato con Guede al Pub Domus la notte tra il 2 e il 3 novembre; ricorda che il D.J. chiese un minuto di silenzio in ricordo di Meredith, ma che Rudi continuò a ballare come se nulla fosse accaduto. Analoghe dichiarazioni ha reso l’altra statunitense Davis Giulia (vds. dich. del 22.11.07).

Come gli altri protagonisti di questa vicenda, di cui si tratterà in sede ordinaria, anche il Guede, pur ammettendo (e non poteva fare altrimenti) la sua presenza sulla scena del delitto, forniva dichiarazioni del tutto implausibili e via via modificate nei vari interrogatori a cui è stato sottoposto.

Prima versione Guede. Già mentre “chattava” col Benedetti e dopo l’importantissimo colloquio telematico con il Mancini, il Guede dava una sua versione dei fatti: Versione poi riconfermata davanti al GIP dopo l’arresto in Italia.

In breve il Guede affermava di aver incontrato Meredith la sera di Halloween a casa di amici in centro. Qui di aver flirtato con lei e poi di essersi dato appuntamento con la ragazza per la sera dopo a casa di lei

Riferisce poi d’incontri avuti prima e dopo l’appuntamento con Mez con dei suoi amici. Racconta ancora di aver aspettato Mez nel giardino di casa sua e di essere entrati insieme. Di aver chiacchierato un po’ e di averla calmata perché Meredith una volta entrata si sarebbe accorta che le era stato rubato del denaro. Ne dava subito la colpa ad Amanda lamentandosi con Rudy del comportamento della giovane. Continuava dicendo di avere, come si dice, “pomiciato” con la ragazza e di essersi toccati vicendevolmente ma poi di non essere andati oltre.

Rudy ad un certo punto ha un attacco di colite a causa del kebab che aveva mangiato prima di andare da Meredith e si chiude nel bagno grande infilandosi l’IPOD. Dice di aver ascoltato tre canzoni e di aver poi sentito un urlo straziante. Usciva di corsa dal bagno (ecco come giustifica l’aver lasciato lì le sue feci) e si portava verso la stanza di Mez imbattendosi in un ragazzo con in mano un coltello che cercava di colpire anche lui. Lui si para con le mani e non riesce a vedere bene il volto dell’assassino ma lo descrive di media altezza, capelli chiari corti, con un cappellino ed una felpa o giubbotto scuro. Questo ha però gli zigomi molto sporgenti. Il giovane che è italiano scappa dicendo “negro trovato colpevole trovato” . Rudy racconta ancora di aver visto Mez in terra in un lago di sangue. Di averle tamponato le ferite e poi di essere scappato senza chiamare aiuto per paura di essere ritenuto lui il colpevole dell’omocidio. Continua con i racconti di cosa avrebbe fatto dopo. Quindi, condotta “statica” del Guede di fronte all’agonizzante Meredith e sorta di “omissione di soccorso” che lo stesso avrebbe invocato.

Seconda versione Guede. Dopo un periodo di tempo il Guede, interrogato dal PM, aggiunge nuovi particolari al racconto reso, senza alterarne il profilo essenziale. Tenendo fermi i punti principali rettificava di aver flirtato con Mez al Domus e non ad una festa di amici (già era stato accertato che non era vero), diceva che mentre stava andando in bagno aveva sentito suonare alla porta e Meredith andava ad aprire. Di essersi tranquillizzato perché ha sentito la voce di Amanda anche se le due ragazze avrebbero iniziato a litigare per i soldi. Dopo qualche minuto sentiva appunto l’urlo straziante ed usciva dal bagno andando in camera da letto. Qui solita descrizione del soggetto armato di coltello, più accurata delle altre volte e anche se non fa mai il nome del SOLLECITO ne dà comunque l’esatta descrizione. Tra l’altro, dice che il giovane non era né perugino né del nord. Questi, scappando dice a qualcuno che lo aspetta fuori che c’è un negro perciò c’è il colpevole. Dice ancora di essere corso verso la finestra di Filomena, che era intatta, e di aver visto Amanda uscire dal cancello e un altro scappare verso la casa di sotto. Più volte gli veniva richiesto quali scarpe indossasse e lui rispondeva un paio di adidas verdi. CHIEDE UN CONFRONTO CON GLI ALTRI DUE INDAGATI PERCHE’ E’ IN GRADO DI PERSONA DI RICONOSCERE L'UOMO

Terza versione Guede. Dopo un altro breve periodo Rudy chiede di essere nuovamente interrogato e dice di volersi liberare da un peso, cioè vuole dire che l’impronta della scarpa sotto il piumone può essere la sua in quanto quella sera non indossava adidas ma un paio di Nike di cui si era poi liberato in Germania dopo il delitto (fatti STRANAMENTE gia’ accertati dai consulenti del PM e dalla polizia giudiziaria). Cerca di affievolire, sino quasi a eliminarli, i particolari sull’appuntamento con Meredith cadendo anche in contraddizione. Poi fornisce altri particolari sulla lite in inglese tra Amanda e Meredith. Dice che dopo aver sentito suonare alla porta ha sentito anche che qualcuno provava ad aprire la porta con le chiavi, descrive di nuovo l’uomo che aveva in mano un coltello ed avrebbe ammazzato Mez e pur non dicendolo apertamente da come parla e lo descrive palesa il fatto che si tratti di Sollecito. Insiste nel voler effettuare un confronto con gli altri indagati perché è sicuro di riconoscerlo di persona.

A carico di Rudy si aggiungono, come vedremo più dettagliatamente più avanti, poi altre gravi prove biologiche ed appunto l’impronta trovata sotto il piumone della vittima che da più elaborati accertamenti svolti dal CT del PM risultava essere di una scarpa di cui Rudy si era liberato dopo il delitto, la cui scatola è stata rinvenuta vuota in casa di Guede.

Si accertava tramite l’incrocio di numerose testimonianze che Meredith aveva cenato con le amiche a casa di Robin Butterworth in via Bontempi nr.22 intorno alle ore 18,30/19,00. Poi alle 20,40 circa era uscita con l’amica Purton Sophie per fare rientro presso le rispettive abitazioni in quanto entrambe stanche per la nottata precedente. Al massimo alle ore 21 Meredith arriva a casa.

A nessuna amica Meredith aveva confidato di avere un appuntamento quella sera, né nessuna di loro l’aveva vista in atteggiamenti particolari con qualche ragazzo in precedenza o la notte di Halloween. Tutte parlano solo della “cotta” di Mez nei confronti di Giacomo Silenzi con il quale aveva da un paio di settimane iniziato una relazione sentimentale. Mez era tornata a casa perché era stanca e voleva solo dormire.

Ciò era più che comprensibile, perché non bisogna dimenticare che Meredith, la notte di Halloween, cioè la notte precedente, fu vista, sempre e soltanto con le sue amiche, dal socio del Merlin Pub Pasquale Alessi, alla “domus Delirii ” alle 4,30 del primo novembre ed era evidente che la sera successiva fosse stanca e volesse solo dormire (vds. dich. dell’Alessi del 2.11.07).

Purton Sophie (amica di Meredith, forse quella a cui la vittima era più legata e di cui si fidava più), è stata sentita più volte. Se ne parla ora, in relazione alla posizione del Guede. Ha riferito alla PG che Meredith le disse che Amanda portava uomini nella loro casa e che non era pulita. E’ stata nel pomeriggio del primo novembre in un appartamento di Via Bontempi, con Meredith ed altre amiche inglesi. Avevano mangiato un quarto di pizza ciascuna e avevano consumato un dolce; avevano bevuto solo acqua. Avevano guardato un film in DVD. Intorno alle ore 20,40 lei e Meredith se ne erano andate, avevano camminato a piedi sino a Via del Roscetto dove Sophie aveva lasciato Meredith. La prima si era diretta verso la sua abitazione in Via del Lupo, la seconda verso l’appartamento condiviso con Amanda e le due ragazze italiane. Sophie guarda l’orologio quando era già a casa ed erano neanche le 21.

Con annotazione del 4.11.07 dell’Ass. Capo Barbadori Mauro, si accertava che, da Via Bontempi, attraverso Via del Roscetto, con breve sosta di fronte all’entrata di Via del Lupo, proseguendo lungo Via Pinturicchio e scendendo le scalette di Via degli Scortici, si raggiunge Via della Pergola n. 7, davanti e sotto il parcheggio Sant’Antonio, in circa dieci minuti. Lungo la strada non sono installate telecamere fisse o mobili.

Tutto questo significa che Meredith ha prevedibilmente fatto rientro a casa non dopo le 21 del primo novembre.

Successivamente sono state risentite a verbale le amiche inglesi di Meredith che di seguito si elencano e le stesse riferivano che la sera del primo novembre Meredith, come loro tra l’altro, non aveva bevuto alcunché. Riferivano tutte che Meredith era al solito serena e che era una giovane riservata. Aggiungevano che una delle cose che avevano colpito Mez quando Amanda era andata ad abitare con loro era il fatto che questa avesse lasciato in bagno un beauty case con all’interno, tra le altre cose, dei preservativi ed un vibratore. Si accertava tramite i loro racconti che la sera del delitto, quando Meredith è stata vista dalle amiche l’ultima volta viva indossava jeans scoloriti che le erano stati dati dal suo ex ragazzo inglese, due t-shirt di colore chiaro una a maniche lunghe ed una senza maniche ed una maglia di colore celeste a strisce blu marca Adidas. Aveva inoltre una borsa beige a tracolla in tessuto al cui interno tra l’altro vi era un libro che le aveva prestato Robyn.

Ricapitolo. Quindi, a smentita dei pretesi rapporti di conoscenza del Guede con Meredith, possono citarsi i seguenti passaggi.

Le univoche di chiarazioni delle amiche inglesi di Meredith: in particolare di Purton Sophie, di Bidwell Jade, Hayward Natalie, Power Helen (che l’aveva vista il mercoledì precedente al Merlin, sempre con le sue amiche), Rodenhurst Samantha, confermano le abitudini e il carattere assolutamente riservato della vittima.

Per approfondire meglio questa smentita radicale della versione di Rudi sui rapporti con Meredith, si riportano le dichiarazioni rese sul punto da Purton Sophie (l’ultima a vedere Meredith) il 17.11.07:


PM Mignini Ecco, quando Meredith.... quando se ne è andata insieme con te... con lei è andata

Interprete Si

PM Mignini A che ora grossomodo

Interprete Circa le nove meno un quarto

PM Mignini Nove meno un quarto quindi dopo il film cosa avete fatto?

Interprete Lei sarebbe voluta partire subito però

PM Mignini Meredith?

Interprete No Sophie però hanno continuato a parlare per un po’...e poi Meredith è andata con lei

PM Mignini Ecco ma hai guardato l’orario quando siete partite oppure.

Interprete Non ha guardato nel momento in cui è uscita però quando è arrivata a casa ha controllato e mancavano cinque minuti alle nove .

PM Mignini E abita via del Lupo

Interprete Via del Lupo

PM Mignini Giunta a casa in via del Lupo ho controllato l’orologio erano le 20.55, le nove meno cinque

Interprete Si

PM Mignini E Meredith quando l’avevi lasciata?

Interprete Poco prima

PM Mignini Poco prima ... quindi 20.50 grossomodo?

Interprete Veramente è passato pochissimo era quasi la stessa ora

PM Mignini Quasi la stessa ora

Interprete Poco prima

PM Mignini Poco prima... ma Meredith aveva mangiato molto o aveva lasciato ..

Interprete Mi sembra di si .

PM Mignini Cioè non le ha detto che aveva ancora un po’ di fame?

Interprete No

PM Mignini Le ha detto che cosa avrebbe fatto tornata a casa, se doveva venire qualcuno?

Interprete L’unica cosa che hanno detto è che erano stanche e sarebbero andate a letto

PM Mignini Meredith

Interprete Tutte e due hanno concordato che erano stanche “

Dichiarazioni di MALY Phillip Michael nato il 18.07.1985 a Vienna (Austria) del 10/12/2007

non ha visto Rudy né il 31 ottobre, né il primo né il 2 novembre 2007, l’ultima volta che l’ha visto è stato 4/5 giorni prima di Halloween al Kebab di via U. Rocchi. Rudy non gli ha mai confidato di avere appuntamenti con Meredith né gliene ha mai parlato. La sera che casualmente l’hanno vista al pub RUDY non ha parlato con lei.

Si richiamano le dichiarazioni di FERNANDEZ Marta Neto e ESPIRILLA Caroline Martin del 06.12.2007, anch’esse a radicale smentita della versione di Rudi.

Cittadine Spagnole che abitano sopra casa di RUDY. Lo vedono il 29 ottobre e il 31 ottobre di sera. Lo incontrano intorno alle ore 22,30 ad una cena di una amica spagnola tale Adriana Vinessa Molina che abita in via Campo di Battaglia, e poi vanno a casa di uno spagnolo tale Carlos che abita in P.zza Italia. Anche RUDY era lì. Poi al Domus e anche RUDY va con loro. Al Domus RUDY è stato con gli amici spagnoli ed è stato visto ballare solo con un ragazza bionda con i capelli lunghi lisci. Poi la notte tra il primo e il due novembre lo hanno visto intorno alle quattro al Domus

Dichiarazioni di CRUDO Sofia del 22.11.2007

Sorella di Alex CRUDO. Dice di conoscere RUDY perché è amico del fratello. Dice di averlo visto l’ultima volta verso fine ottobre. Lei dal 26/10/07 al 30/10/07 non era a Perugia. Dice poi che le sembra di non averlo visto più visto.

Sempre a smentita delle affermazioni del Rudi, vi sono, come s’è detto, le Dichiarazioni di BARROCU ABUKAR Mohamed del 11.12.2007

Dice di RUDY che utilizzava cocaina ed alcool, che era un bugiardo. Non gli risulta conoscesse MEZ, dice che quest’ultima era molto riservata e schiva

Altra smentita alle dichiarazioni del Guede sono le dichiarazioni di CRUDO Alex (che il Guede dice di aver visitato la notte del delitto), dichiarazioni del 08.12.2007

Dice di abitare in via Bartolo 49 con la sorella Sofia e una ragazza cipriota. Si vedeva abbastanza spesso con RUDY. Non ha mai visto RUDY parlare con MEZ, né questo gli ha mai riferito di avere con lei appuntamenti od altro. NON LO VEDE LA NOTTE DI HALLOWEEN — Non ricorda quello che ha fatto il 1° novembre. E’ certo però che RUDY non sia andato da lui quella notte o quella sera (del primo novembre). Ricorda che RUDY è andato a casa sua il giorno che hanno dato la notizia dell’uccisione di MEZ (cioè il pomeriggio e la sera tra il 2 e il 3) e in quella occasione gli ha detto che era la ragazza che avevano visto una volta allo Shamrock. Gli ha poi detto che sarebbe andato a casa e poi a ballare. Sempre quel giorno il 2 novembre non lo ha visto strano, né ha notato ferite sulle sue mani. Aggiunge che quel giorno cioè il due novembre c’era anche la sorella Sofia e nessun altro. E’ certo che da 2 o 3 gg. prima del 2 novembre non lo vedeva. La sera del 2 novembre non si è visto con RUDY.

Quindi, RUDY NON E ‘ MAI STATO A CASA DI ALEX DOPO IL DELITTO E NON HA PASSATO CON LUI LA SERATA DEL PRIMO NOVEMBRE.

Altri riferimenti importanti vengono fatti da Formica Alessandra, che la sera del primo novembre ha cenato col fidanzato Lucio Minciotti al “Settimo Sigillo”, riferisce il 12.11.07 che, recatisi al ristorante verso le 20, essendo pieno, hanno detto loro di tornare alle 21.

Dopo aver girellato per Corso Vannucci, sono andati verso le 21 al “Settimo Sigillo”, dove hanno consumato un antipasto di verdure grigliate, due primi a base di gnocchi e un tortino con cioccolato. Finito di cenare, se ne sono andati via perché era molto freddo. Sono scesi a piedi per le scalette adiacenti Piazza Grimana che portano al parcheggio di Sant’Antonio dove avevano lasciato la macchina. Mentre scendevano le scalette intorno alle ore 22,30-22,40, il Minciotti è stato Pintoricchio. La cosa li insospettì. Dopo essere scesi, hanno notato un’auto in panne nei pressi de “Il contrappunto”. C’era un italiano che chiedeva l’intervento del carro attrezzi. Seduta sul sedile posteriore c’era una donna e un neonato.

Sia l’autista del carro attrezzi che gli occupanti dell’auto in panne nell’immediatezza venivano contattati telefonicamente; poi sentiti successivamente a sit riferivano di non aver notato nulla di particolare la sera del primo novembre mentre erano con l’auto in panne nei pressi della casa del delitto di via della Pergola, solo l’autista del carro attrezzi LOMBARDI Giampaolo in atti generalizzato ricorda di aver visto una non meglio specificata auto di colore scuro che durante il suo intervento di soccorso all’auto in panne sostava nella discesina del cancello di via della Pergola nr.7. L’auto era spenta e aveva il muso posto verso la casa del delitto, il Lombardi non ricorda di aver notato nessuno all’interno. Aggiunge anche che il cancello della casa del delitto era leggermente aperto ed erano circa le ore 23 del primo novembre 2007.

Il Lombardi (vds. dich. del 28.03.08) ha precisato di essere rimasto nei pressi della casa di Via della Pergola per circa 8-10 minuti e di non aver notato alcunché di anomalo.

Anche in relazione alla posizione del Guede, debbono essere richiamate le Dichiarazioni di CAPEZZALI Nara del 27.11.2007

Abita in via del Melo sopra il parcheggio dice che la notte tra il primo e il due novembre si è alzata per andare al bagno. Era andata a dormire verso le 21,30. Non sa indicare l’ora in cui è andata in bagno perché non ha guardato l’orologio. FORSE un paio di ore dopo essersi addormentata ha sentito un urlo di donna straziante e prolungato che proveniva dalla casa di via della Pergola 7. Si affacciava dalla finestra del bagno, ma non ha visto nessuno. Ha sentito però uno scalpitio come se qualcuno scappasse subito dopo l’urlo e poi ha anche sentito correre sulla scala di ferro,che parte dal parcheggio fino a via del Melo dove c ’è un cancello di ferro che porta in via Pinturicchio.

Quindi, urlo straziante provenire dall’appartamento di Via della Pergola e, immediatamente dopo, un fuggi fuggi di più persone dapprima sulla piazzola antistante e, quindi, sulla ghiaia e le foglie, davanti all’appartamento, poi un dividersi dei passi, chi verso Via del Bulagaio e verso Piazza Grimana chi sulle scalette di ferro che sovrastano il garage

E non è che la Capezzali si sia ritratta appena aver sentito il fuggi fuggi per la piazzola. La stessa ha udito anche lo scalpiccio sulla scala in ferro che conduce a Via Pintoricchio e che si raggiunge certamente dopo un certo lasso di tempo dalla partenza dalla piazzola. Se fosse vero quanto affermato dal Guede e cioè il fatto che, dopo l’uccisione della ragazza, lo stesso si sarebbe scontrato con lo sconosciuto armato di coltello, avrebbe visto fuggire quest’ultimo e Amanda e si sarebbe trattenuto a cercare di prestare soccorso ad Amanda, per poi fuggire a sua volta, la Capezzali avrebbe dovuto udire il frenetico scalpiccio sulla ghiaia della piazzola di un’altra persona, successivamente alla fuga delle prime due.

Invece, no. Questa signora sente l’urlo straziante che è di certo quello di Meredith e poi, sente più persone fuggire chi da una parte chi dall’altra, sino a quando una di esse raggiunge (e ci vuole del tempo perché bisogna raggiungere il garage che non è vicinissimo e, poi, raggiungere le scale in ferro che sono sotto l’abitazione della Capezzali e percorrerle di corsa) le scale metalliche che portano, attraverso Via del Melo, al livello di Via Pintoricchio.

La persona che sale di corsa le scale è l’ultima che viene sentita, semplicemente perché chi si è diretto verso Via del Bulagaio, corre sul selciato e non produce un apprezzabile rumore: ma le persone iniziano la fuga dalla casa di Via della Pergola contemporaneamente e, al massimo, un minuto dopo l’urlo straziante.

Si rilegga la trascrizione delle dichiarazioni della Capezzali del 27.11.07:

La stessa ha collocato approssimativamente l’urlo straziante di donna che sentì la notte del delitto, forse verso le 23,30 circa. Ha detto “verso le undici e mezza sarà stato”.

E’ un orario approssimativo perché la Signora non guardò l’orologio. Non è molto distante dall’orario, anch’esso approssimativo, indicato dalla Formica che sulle scalette di Via della Pergola vide un uomo di colore correre velocissimo dalla direzione della casa.

Ed è soprattutto, un orario, che segue, di poco, la presenza sul posto del carro attrezzi all’incrocio e la presenza dei tre “fuori di testa”, visti dal Kokomani, come vedremo.



Capezzali E poi ho sentito a correre. a correre, a scappare

PM Mignini Quanto tempo dopo l’urlo?

Capezzali Eh oh Dio sarà stato due secondi, un minuto e poi dopo ho visto ...

PM Mignini Ma lei si è affacciata?

Capezzali No perché ho le piantine ma vedo tra il vetro che non ho la ... la serranda e niente è solo vetro, doppio ma è solo vetro. Io poi ho sentito a correre su la scala di ferro ...

PM Mignini Questa scala dove sta?

Capezzali Questa scala rimane un po’ più in là da casa mia ...

Zugarini Quindi signora, chiedo scusa, l’abitazione dove lei abita dà direttamente su

PM Mignini Su via Pinturicchio.

Zugarini Direttamente sul piazzale di Sant’Antonio

Capezzali Si

PM Mignini Si, quindi sul parcheggio, dall’altra parte da su via Pinturicchio?

Capezzali Si, via del Melo no? Poi c’è questa piccola vietta che è via del Melo e poi c’è Via Pinturicchio

Zugarini Le finestre della cucina e del bagno

PM Mignini Quindi su questa scala di ferro ... questa scala di ferro dove porta?

Capezzali Porta..

PM Mignini Da dove parte?

Capezzali Allora parte dal parcheggio

PM Mignini dal parcheggio

Capezzali E arriva fino alla via del melo dove c’è un cancello di ferro. E poi Via Pinturicchio insomma..

PM Mignini E lei ha sentito qualcuno che saliva queste scale di ferro

Capezzali Si di ferro

PM Mignini Di corsa, una persona sola o più d’uno?

Capezzali Una persona sola sentivo allora

PM Mignini E qualcun altro ..e invece qualcun altro?

Capezzali Invece qualcun altro scappava dalla parte del vialetto

PM Mignini Quindi verso il Bulagaio

Capezzali Si, si

PM Mignini O verso l’Università per stranieri

Capezzali Si, si la casetta c’ha il vialetto

PM Mignini Si

Capezzali Poi c’ha il cancello no?

PM Mignini Si

Capezzali Eh su questo vialetto si sentiva a ... le foglie ha visto che non sono fresche ... i sassi

PM Mignini Si, si ho capito, ho capito

Capezzali In quel modo insomma perché non è che andava piano per non farsi sentire e scappavono

PM Mignini Verso quindi ... verso via del Bulagaio

Capezzali Verso via del Bulagaio si ...

PM Mignini O l’Università per stranieri

Capezzali Eh lì ci sono parecchi sbocchi purtroppo anche se lì c’è il cancello del parcheggio del coso ... però c’è il vialetto che va dietro la scuola

PM Mignini Signora ascolti, lei ha guardato poi dopo che ora era?

Capezzali No. no perché non mi aspettavo ... dato che fanno sempre questi scherzi in quel modo

PM Mignini Ascolti lei ha sentito poi un gemito qualcosa

Capezzali No ... non ho sentito più niente

PM Mignini Lei ha guardato in quella casa se la porta era aperta ... la porta esterna

Capezzali La casa?

PM Mignini La casa di via della Pergola?

Capezzali No, perché io vedo soltanto i tetti

PM Mignini Ah non lo vede

Capezzali e un pezzino così poco di terrazzino

PM Mignini Ho capito..

PM Mignini Senta, dunque lei quindi ... è ritornata a letto dopo?

Capezzali Si perché io pensavo, dato che facevano sempre gli scherzi

PM Mignini Si è riaddormentata subito?

Capezzali Ma no, mi ci è voluto un pochino perché c’avevo questa ansia, sono andata in camera poi me so’ rialzata anche a bere a esse sincera perché ...

Zugarini Quest’urlo l’ha scossa?

Capezzali A me m’ha scosso insomma ecco .. perché non sapevo se ne poteva venire da sotto, perché ci sono due piani ancora del parcheggio ancora sotto. se veniva da sotto che tante volte lì purtroppo o rubono le borsette oppure hanno cercato di violentà le ragazze e ecco allora io non è che potevo dire esattamente che è però ...

PM Mignini Quindi poi lei è tornata a letto e non ha guardato l’ora.

Capezzali No purtroppo . io guardo solo l’ora quando mia figlia mi esce

PM Mignini Però era notte fonda

Capezzali era notte fonda si

PM Mignini Lei ha dormito tutto poi ininterrottamente oppure si è svegliata

Capezzali Ma io non lo so un dormiveglia, un qualcosa di agitato di qualcosa perché mi aveva messo proprio

Zugarini Quindi quest’urlo così l’aveva scombussolata, insomma gli aveva messo un po’ di ansia addosso


RAKAUSKAS Vykintas, ragazzo lituano, dice il 18.11.07 che Guede, la sera, era spesso ubriaco.

Anche il Guede versava in quella situazione pericolosissima, “ a rischio”, caratterizzata dalla tossicodipendenza e, quindi, dall’alterazione dei normali parametri comportamentali, dalla disponibilità a commettere anche atti criminosi e di violenza immotivati per procurarsi il denaro per lo stupefacente, tanto più se, come avviene troppo spesso, si trattava di consumatori - spacciatori, tutte situazioni che costituiscono il fardello della tossicodipendenza, aggravate dalla promiscuità dell’ambiente studentesco dove vivevano. E che gli altri due imputati avessero fatto uso di sostanze stupefacenti quella sera tra il primo e il 2 novembre, ce lo hanno detto, come vedremo, gli stessi imputati Knox e Sollecito.

A questo proposito, va sottolineato che, secondo quanto emerge dall’Annotazione dell’Isp. Capo Ficarra Rita, della Squadra Mobile di Perugia, del 6.11.07, nella serata del 5 novembre, alle ore 23,00 circa, apprendeva informalmente dalla Knox, che non era ancora indagata, che, contrariamente a quanto affermato in precedenza, la stessa, cioè, Amanda, faceva uso di hashish insieme al Sollecito e che quest’ultimo le aveva confidato che in passato egli aveva fatto uso anche di sostanze tipo “cocaina e acidi”, ma che, in quel momento, si sarebbe limitato all’Hashish. Amanda avrebbe accennato anche a problemi di “depressione - tristezza” di cui soffrirebbe il Sollecito.

Meredith, invece, non ne faceva uso. Ce lo ha detto la coinquilina Romanelli Filomena il 3.12.07.

Delle dichiarazioni di Kokomani Hekuran, quelle tradotte del 30.05.08 e quelle rese nel pomeriggio del 26 settembre scorso, in sede di giudizio abbreviato, si tratterà diffusamente quando si affronterà la posizione degli altri due imputati.

Qui, è appena il caso di sottolineare alcun i aspetti:

1) Quando Kokomani vide i tre imputati, in prossimità del luogo del delitto, era buio ed era giorno festivo. Il tramonto, il giorno 01.11.07, era alle 17,06, ma il Kokomani parla di buio e dovevano essere dalle 18 in poi. Il Kokomani non ricorda se fosse la sera del 31 ottobre, o se fosse la sera del 01. Sappiamo che un limitato fenomeno piovoso si verificò soltanto la sera del 31 ottobre (vds. documento prodotto dalla difesa Guede). Poiché il teste ha sempre riferito che quella sera piovve, deve trattarsi certamente della sera del 31 ottobre.

2) I tre gli sembravano “fuori di testa”, cioè in stato di alterazione psichica.

3) All’incrocio con Via del Bulagaio, oltre ad un autovettura i cui conducenti gli chiesero la direzione per Cesena, vi era, in direzione contraria a quella da lui percorsa, un camioncino, che non sa se fosse un carro attrezzi (perché lo vide solo di fronte), con a bordo, un uomo, una donna ed un bambino. Se questo è vero, dovrebbe essersi trattato di una specie di camper. Invece, Formica Alessandra e il fidanzato Minciotti Lucio videro l’auto in panne nei pressi del “Contrappunto”, cioè dell’incrocio, con una donna e un neonato nel sedile posteriore, verso le ore 22,30 - 22,40 del primo novembre. In un momento successivo, è sopraggiunto, evidentemente, il carro attrezzi del Lombardi che situa la sua presenza sul posto attorno alle 23 del primo novembre 07.

4) Orbene, posto che l’individuazione della serata alla quale il Kokomani ha fatto riferimento non è chiara, va detto che a favore dell’ipotesi che si sia trattato della sera del 31 ottobre sta anche il fatto che Marco Zaroli, il fidanzato della Romanelli, riferisce che la sera del 31 si trovava a Via della Pergola a cena con Filomena, mentre Meredith vedeva un film televisione. Sembra che vi fossero anche Luca Altieri e Paola Grande (che, comunque, andarono con loro al Cinema quella sera) e poi, dopo circa un’ora e mezza, se ne andarono al Gherlinda, a Corciano, al cinema. Il rumore udito dal Kokomani provenire dall’interno della casa potrebbe riferirsi proprio alla cena a cui parteciparono due, se non quattro giovani, mentre Meredith guardava un film alla televisione, amplificatore del rumore della cena. Altro particolare collimante è che Amanda non c’era. .

Riprendiamo le dichiarazioni dello Zaroli.

Lo Zaroli il 20. 12.07 ha detto, riferendosi alla serata tra il 31 ottobre e il primo novembre, che:



Zaroli Allora siamo stati prima in via della Pergola a cena, mi ricordo c’era anche Meredith che stava vedendo un film e poi è uscita

PM Mignini A che ora?

Zaroli Glie dico le nove perché è l’ora in cui uno di solito almeno io ceno ..

PM Mignini Lei stava cenando anche Meredith no?

Zaroli No, no lei stava guardando la televisione io ero andato da Filomena non so se ero appena uscito dall’università o che, comunque decidemmo di mangiare lì. Meredith continuò a guardare un po’ la televisione, la salutai e dopo un po’ andò via.

PM Mignini A che ora se ne andò?

Zaroli Poco prima che noi iniziassimo a cenà quindi .

PM Mignini Poco prima delle otto.

Zaroli Andammo al cinema. quindi . verso le nove .. Aspetti se è importante cerco di ricordamme

PM Mignini Grossomodo non è quella la serata importante .

Zaroli Verso le nove grossomodo .

PM Mignini Lei andò. non sa dove andò lei .

Zaroli No

PM Mignini Non lo sa. Voi invece siete stati . siete usciti a un certo punto?

Zaroli poi si, siamo andati al cinema.

PM Mignini E dove siete stati?

Zaroli Al Gherlinda

PM Mignini Ah ho capito

Zaroli Andammo sempre con Luca e Paola

PM Mignini E quella sera Amanda c’era?


Zaroli no. Non so se fosse in camera sua, ma no perché ci siamo stati comunque un’oretta e mezzo quindi penso no”. Vi è una coincidenza pressoché perfetta tra il rumore udito dal Kokomani e la cena dei due - quattro più Meredith che guardava il film.

E non basta. Lo Zaroli, nel verbale di assunzione a informazioni del 25 gennaio 08, precisa che quando uscì dalla Facoltà, alle 19,50 - 19,55, pioveva e sottolinea: “ Io la pioggia il 31 dicembre me la ricordo” (vds, verbale del 25.01.08, p. 26).

Sul punto (e questo vale soprattutto per la posizione della Knox e del Sollecito), vanno richiamati i messaggi SMS intercorsi tra Amanda e Meredith nel tardo pomeriggio del 31 ottobre.

Alle 19.04.46 Meredith scrive ad Amanda, rispondendo evidentemente ad una sua domanda su che cosa farà quella sera: “ Sì ho un ma devo andare a casa di una amica per cena. Che cosa e tuo programma ?”.

Alle 19.56.24 Amanda scrive a Meredith e le chiede: “ Che fai stasera ? Vuoi incontrare ? Hai un costume “ e alle 20.03.36, sempre a Meredith: “ Vado alle chic e dopo chi sa ? Forse ci vediamo ? Mi chiama”.

Sulle dichiarazioni del Kokomani, si diffonderà la collega Manuela Comodi, ma qui va detto che al di là di certe comprensibili difficoltà espressive, il Kokomani ha puntualmente confermato e chiarito tutte le precedenti dichiarazioni e non si vede perché mai avrebbe dovuto accusare falsamente degli innocenti, che non conosceva neppure, mettendosi nei guai con la giustizia e recandosi spontaneamente, accompagnato dal suo avvocato, a riferire circostanze ritenute utili per gli inquirenti senza pretendere alcunché.

Il Kokomani è albanese e sa benissimo che, per via dell’innegabile coinvolgimento di molti suoi connazionali in attività criminose di vario genere, sarebbe stato esaminato dalla Procura e dalle difese con estrema attenzione. E invece, lui si è presentato, ha reso dichiarazioni sempre uguali, nei loro aspetti essenziali ed ha sostenuto con successo un esame che tendeva a farlo crollare e dei serrati controesami in udienza. Nell’occasione in cui i due ragazzi bianchi gli avevano mostrato i coltelli e quello riconosciuto come Rudi era con loro, ha avuto l’occasione di memorizzare i loro volti, con molta maggiore attenzione di quando gli è sembrato di averli visti in circostanze del tutto ordinarie nell’estate 2007 e si è probabilmente sbagliato con altri ragazzi proprio perché non aveva motivo di riconoscerli in quell’occasione mentre ne aveva (eccome !) quando, passando di sera per Via della Pergola, si è trovato di fronte dei soggetti dall’atteggiamento decisamente inquietante.

Vanno analizzate ora le risultanze della Polizia Scientifica che riguardano il Guede.

Prima di lasciare alla collega Manuela Comodi la trattazione relativa alla testimonianza, resa all’udienza preliminare del 4.10.08 dalla D.ssa Patrizia Stefanoni, vorrei dire qualcosa anch’io su aspetti di natura non biologica e che hanno rilevanza con la dinamica del delitto.

1) Vi è, innanzitutto, l’impronta palmare evidenziata sulla federa del cuscino rinvenuto sotto il cadavere: l’attribuzione è certa in capo al Guede (campionato il 3.11.07). E’ il dato che ha fatto entrare il Guede di prepotenza nelle indagini e che lo inchioda sulla scena del delitto. La ragazza poggiava con i glutei sulla parte destra (rispetto alla ragazza) del cuscino che era leggermente girato verso il lato e l’angolo destro sopra il quale si trovava le gambe aperte della ragazza stessa. L ’impronta si trova nella parte lasciata scoperta del cuscino, cioè in alto a sinistra (sempre rispetto al corpo della ragazza). Lo evidenzia molto bene la foto 071 del 33 sopralluogo. L’impronta è stata lasciata da Rudi il cui palmo destro era evidentemente sporco del sangue di Meredith (vds. nota della Squadra Mobile del 16.11.07, con la quale si richiede al PM la misura caujtelare nei confronti di Guede). Era il palmo della mano destra di Rudi. La localizzazione dell’impronta è estremamente interessante: se si esamina la foto 256, relativa a come è stata rinvenuta la vittima, sopra il cuscino e la foto 283 che riprende il cuscino e si tiene presente che l’impronta va localizzata non nello spigolo in alto a destra, guardando il cuscino (a sinistra, rispetto alla vittima), come precisato dalla D .ssa Patrizia Stefanoni, nell’esame svoltosi in sede di udienza preliminare (udienza del 4.10.08), ma nella porzione centrale in alto, rispetto all’ampia e lunga traccia ematica che inizia praticamente al centro della federa e si allunga verso sinistra (verso destra rispetto alla vittima), dapprima più accentuata poi meno forte e a sinistra (guardando la vittima) e leggermente più in alto, rispetto ad una chiazza ematica circolare che, nella foto 256, appare a pochi centimetri alla destra del fianco di Meredith (guardando la vittima).

Il particolare è di un’importanza straordinaria, perché, esclusa l’ipotesi che il Guede abbia infilato il palmo della mano destra sotto il fondo schiena di Meredith perché avrebbe strusciato la mano sulla federa e avrebbe alterato l’impronta rendendone impossibile la comparazione, la localizzazione della stessa rende evidente che il Guede ha preso con la mano il cuscino, lo ha poggiato per terra, lasciandovi l’impronta e poi, aiutato dagli altri, vi ha poggiato sopra il corpo di Meredith che si è trovato così con il fondoschiena a coprire l’impronta di Guede. Il Guede non ha, quindi, impresso l’impronta della mano destra perché chinatosi sul corpo di Meredith per prestarle aiuto, no, il Guede ha lasciato l'impronta nella fase precedente ed ha partecipato con gli altri alla sistemazione del corpo della ragazza nella posizione in cui è stato rinvenuto. E non vi era solo l'impronta palmare: anche l'impronta della scarpa di Rudi è risultato essere stata impressa prima che vi venisse adagiato il corpo di Meredith, che copre l'impronta della scarpa con la coscia sinistra, poco sopra il ginocchio, come evidenzia l’elaborazione grafica prodotta all’udienza, se non sbaglio, del 4.10.08: anche tale impronta è stata lasciata da Guede sul cuscino che si trovava a terra prima che su di esso vi venisse poggiato il corpo esanime di Mez. Tutti questi dati e, come si vedrà, quello sul reggiseno della vittima e sulla felpa, smentiscono in radice la versione solo "omissiva" del Guede e ne denunciano una condotta dinamica e violenta nella scena del delitto e un’azione del Guede che precede e di molto la posizione statica in cui viene lasciato il cadavere prima dell’intervento della Polizia.

2) Tampone vaginale di Kercher Meredith dove veniva rinvenuto profilo genetico di Guede Rudy. Si tratta del famoso reperto n. 12, prelevato dal corpo della vittima (la traccia a cui si riferisce il risultato è quella B). E’ un dato significativo di un’attività sessuale, probabilmente caratterizzata da una penetrazione manuale o anche da un tentativo di penetrazione genitale a cui non ha fatto seguito l’eiaculazione, ma che si colloca in un contesto di costrizione e di violenza esercitata sulla vittima, come è stato puntualmente evidenziato dai CC.TT. del PM e in particolare dal ginecologo dell’Ospedale fiorentinodi Careggi Prof. Mauro Marchionni. Dato che è stato comunque ritenuto assolutamente plausibile anche dai periti del GIP. Da quanto è stato detto e da quanto si preciserà meglio nel prosieguo, il GUEDE non conosceva e non aveva mai frequentato Meredith e l’unico contatto sessuale che ha avuto con la vittima l’ha avuto nel luogo e nel momento del delitto, sulla scena del delitto ed era il contatto di uno sconosciuto che, come finalmente ammesso dal GUEDE, Meredith non aveva né conosciuto né, tantomeno, invitato a casa sua quella notte.

3) Frammenti di carta igienica repertati all’interno del WC. Si tratta del bagno grande, quello in uso alle due ragazze italiane, a destra rispetto all’ingresso. A tale reperto n. 25 va logicamente collegato anche il reperto 26, relativo alle feci rinvenute nel WC del bagno grande (non in uso né a Meredith né ad Amanda). Questo ulteriore elemento che ancora Rudi nella casa di Via della Pergola nel momento del delitto, è stato oggetto di una condotta a dir poco singolare dei due coimputati su cui ci si tornerà in seguito: Il Sollecito e la Knox, durante il sopralluogo del 2 novembre, hanno avvicinato il Sostituto Commissario Monica Napoleoni e le hanno riferito che, quando Amanda si era recata la prima volta nell’abitazione, il 2 novembre, aveva notato, verso le 10.30 - 11.00, le feci nel water, ma al loro successivo ritorno, s’erano accorti che le feci non c’erano più. Il Sollecito lo ha ripetuto al Sostituto Commissario e le ha detto che della cosa s’era ricordata Amanda in quel momento e glielo aveva detto. Le feci, invece, erano invece sempre lì, sono state rinvenute e reperiate, in occasione del sopralluogo della Polizia* Hanno cercato inutilmente di far credere che qualcuno, entrato nella casa, le avesse ripulite dopo che Amanda era tornata da Raffaele la mattina del 2, verso le 10,30 - 11, come se volessero allontanare da Guede quel particolare che lo vincolava così pesantemente nella scena del crimine e avessero voluto accreditare l’ipotesi dello sconosciuto penetrato nell’appartamento per un furto. Allora tutto doveva essere indirizzato su Lumumba, che avrebbe dovuto coprire il Guede. L’autentico depistaggio posto in essere da Amanda doveva servire a questo. Poi la strategia di Amanda e Raffaele è cambiata visto l’emergere di tanti elementi a carico di Guede, ma allora era così. Va aggiunto che un’analoga abitudine era stata riferita da Meredith a proposito di Amanda all’amica Amy Frost (vds. dichiarazioni della stessa dell’8.02.08).

Il quadro non muterebbe affatto se, nell’anomalo comportamento della Knox e del Sollecito con il Sost. Comm. Napoleoni, avesse inciso anche lo stato confusionale e l’agitazione e la paura, seguiti al terribile stress psicologico delle lunghe operazioni “depistanti” poste in essere dai due.

A proposito delle feci, due osservazioni s’impongono. In primo luogo, l’alimento arabo- turco-persiano Kebab (a cui il Guede imputa l’improvviso malessere intestinale che lo avrebbe costretto a interrompere il colloquio con Meredith e lo avrebbe fatto correre “provvidenzialmente” verso il bagno grande, e che altro non è che un panino, fatto con pane arabo che assomiglia molto ad una piadina più elastica, richiuso a forma di cilindro, al cui interno di è manzo, agnello, montone o pollo (non, ovviamente, maiale, considerati i precetti religiosi islamici nel cui ambito si è sviluppato questo alimento) arrostita (Kebab significa in arabo, carne arrostita), condita o marinata con origano, menta, peperoncino, cannella, cumino, coriandolo o aneto, con salse tipo harissa (miscela di peperoncino, aglio e olio d’oliva), hummus (pasta di ceci, semi di sesamo, olio d’oliva, aglio, limone, paprika) e lo tzatziki (fatto con yogurt e aglio). Essendosi ormai occidentalizzato, al Kebab viene spesso aggiunta maionese o ketchup. Sopra la carne arrostita, vi è del grasso che, sciogliendosi, ammorbidisce e rende più gustosa la carne stessa. Gli ingredienti del Kebab (carne arrostita, pane, erbe tra cui la menta ed il cumino e salse contenenti prodotti disinfetanti come l’aglio o benefici per l’intestino, come lo yogourth o il limone), non si vede in che modo avrebbero dovuto produrre il violento attacco intestinale di cui ha sempre parlato Guede. E’ vero che poi, nella casa di Via della Pergola, ha preso acqua e succo dal frigo, ma, ha precisato Guede nell’interrogatorio del 26.03.08 (vds. p. 58) “ho bevuto giusto per dissetarmi”. In secondo luogo, l’urgenza descritta da quest’ultimo avrebbe dovuto far repertare feci molli o addirittura semiliquide, ma quelle che si evidenziano nelle foto sono piuttosto consistenti, anzi, sembrano addirittura piuttosto carenti di acqua e in questo caso il Guede non avrebbe avuto l’urgenza descritta che gli avrebbe permesso un rapido svuotamento intestinale e non lo avrebbe costretto a trattenersi “provvidenzialmente” tanto a lungo in bagno, tanto da ascoltare ben tre diversi brani musicali. L’alibi del Guede, quindi, anche su questo punto, cioè sul malessere intestinale, non regge affatto. A Perugia vi sono diversi negozi che somministrano il kebab, uno ne è stato recentemente aperto in Via dei Priori, ma non hanno prodotto situazioni “imbarazzanti ” del tipo di quelle descritte dal Guede, né più né meno che le nostre Pizzerie.

4) Reggiseno bianco di cui al Rep. 59, interessato da macchie di natura ematica, in cui, oltre al profilo genetico della vittima, è stato rinvenuto il profilo genetico di Rudi (nella parte dell’attaccatura del nastro alla coppa destra del reggiseno di Meredith, traccia B, foto 90, Rep. 59 e in corrispondenza della quale è stata tagliata la parte di stoffa a cui sono attaccati i gancetti), il sopralluogo è del 7.11.07. Segno inequivocabile del fatto che, dopo essere stata colpita con versamento sanguigno (traccia E), è stato, come si vedrà, tolto con violenza a Meredith il reggiseno (perché il reggiseno era stato tolto alla vittima), probabilmente da Rudi (e dal Sollecito a cui appartiene il profilo genetico trovato sul gancetto). Frammento del reggiseno della vittima, dalle due campionature effettuate sullo stesso ed al relativo esame del DNA è risultato il profilo genetico della vittima e, per il gancetto (il cui supporto è tagliato di netto), come vedremo, quello relativo al Sollecito (Foto n. 7 - D: vds. fotografia 0134). Traccia ematica importantissima perché lega Rudi e il Sollecito in una fase dinamica, incidente con violenza su un indumento intimo indossato da Mez, all'interno della progressione criminosa che porta alla morte della giovane Mez. Le spalline che reggono le coppe sono state strappate: lo si vede con chiarezza nella foto 89 (del fascicolo fotografico della Polizia Scientifica della Direzione Anticrimine), nella parte alta e nella foto 90, sopra la lett. A e nell’estremità della bretella insanguinata (contrassegnata con la lett. D), nell’estremità in basso dell’ideale cerchio rappresentato dalla spallina a sinistra guardando alla foto che si ricurva in basso e tocca la parte iniziale della coppa a sinistra guardando alla foto. Il profilo di Guede è in corrispondenza della parte segnata con la lett. B, in cui il supporto contenente i gancetti, che è integro a destra, è stato invece letteralmente tagliato e gettato a terra. Sui gancetti, deformati dalla violenta pressione, vi è ed è abbondante, come evidenzierà la collega Manuela Comodi, il profilo genetico del Sollecito (e di Meredith). Il particolare del reggiseno e, poi, del frammento coi gancetti è di un’importanza decisiva e non è escluso che a tagliare il frammento di reggiseno coi gancetti possa essere stato lo stesso coltello poi utilizzato verosimilmente per infliggere il colpo mortale.

5) Borsa di colore marrone (reperto 166, sopralluogo 19.12.07), dalla campionatura di sostanza ematica il risultato del DNA è profilo genetico misto risultante dalla commistione di materiale genetico appartenente alla vittima e a Guede Rudy (traccia A). E’ difficile spiegare questa presenza a prescindere da un tentativo di frugare all’interno della borsa per cercare e prelevare oggetti e tutto questo mal si concilia con le spiegazioni date da Guede. Quindi, il Guede, con le mani già sporche del sangue di Meredith ed evidentemente del proprio sangue, ha toccato la borsa al cui interno il materiale granulare di cui alla traccia B è riferibile invece alla vittima. La borsa era appoggiata al letto e la tasca corrispondente alla traccia era aperta.

6) Felpa celeste intrisa di sostanza ematica, nella camera di Meredith, di cui al Rep. 171 (sopralluogo 19.12.07). Oltre al profilo genetico di Meredith. nella traccia B c*è il profilo genetico di Rudi. SI TRATTA DI UN REPERTO SITUATO SUL BORDO INFERIORE SINISTRO DELLA MANICA DELLA FELPA, quello che fasciava il polso sinistro della vittima. IL FATTO CHE RUDI VI ABBIA LASCIATO IL SUO PROFILO GENETICO DEPONE PER UN AFFERRAMENTO DI UNA CERTA INTENSITA’ DELLA GIOVANE DA PARTE DEL GUEDE e, quindi, conforta l’ipotesi della violenza fisica e sessuale esercitata sulla vittima, OLTRE A NON ESSERE COMPATIBILE CON LA DINAMICA DEI FATTI RIFERITA DAL GUEDE che, particolare di non poco conto, non parla mai di una felpa ma di una maglia rosa. VA AGGIUNTO CHE L’AFFERRAMENTO E’ STATO POSTO IN ESSERE QUANDO LA RAGAZZA ERA ANCORA VESTITA, QUANDO ERA TORNATA DAL POMERIGGIO TRASCORSO DALLE AMICHE. Ciò fa ritenere che il calvario di Meredith sia iniziato subito dopo il suo ritorno a casa, quando non aveva fatto ancora in tempo a togliersi la felpa e I TRE ASSASSINI O SI TROVASSERO GIA’ SUL POSTO O, come sembra più verosimile, VI AVESSERO FATTO RITORNO IMMEDIATAMENTE DOPO L’ENTRATA IN CASA DI MEREDITH, magari dopo averla vista arrivare, standosene nascosti, nella discesina che si trova dietro la casa, in direzione di Porta Sant’Antonio. E si tratta di un oggetto che si trovava nella stanza del delitto e che è stato largamente imbibito del sangue di Meredith.

7) Scatola scarpe marca NIKE rinvenute nel locale attiguo all’abitazione di Guede Rudy. Nel terzo interrogatorio, Rudy dice di volersi liberare da un peso, cioè vuole dire che l’impronta della scarpa sotto il piumone può essere la sua in quanto quella sera non indossava adidas ma un paio di Nike di cui si era poi liberato in Germania dopo il delitto. Se con questo elemento, quella che era stata considerata, sino alla CT disposta da questo PM, come la traccia dell’impronta di scarpa riferibile al Sollecito, si è rivelata essere invece riferibile al Guede, come evidenzia il raffronto tra l’impronta acquisita relativa al modello analogo a quello riferito alla scatola di scarpe rinvenuta e al raffronto tra questa e l’impronta intrisa di sostanza ematica rinvenuta nella stanza di Meredith, morfologicamente compatibile con quella di cui all’impronta acquisita, come è morfologicamente compatibile l’impronta di scarpe rinvenuta nella casa di Rudi. A carico del Sollecito sono, peraltro, emersi altri elementi, come vedremo.

Lascio la parola alla collega Comodi per l’analisi delle questioni dibattute alle precedenti udienze preliminari, specie in ordine alla deposizione della D.ssa Stefanoni, prima di riprendere io per le conclusioni.


CONCLUSIONI PER GUEDE


E’ pacifico, anche per per ammissione dello stesso Guede, che questi fosse presente nell’appartamento di Via Pergola n. 7 dove ha trovato la morte la giovane Meredith, prima, durante e dopo il delitto (vds. sentenza Cass. a p. 7). Il Guede ha inoltre ammesso di essersi intrattenuto sessualmente con Meredith in quell’occasione e ciò è confermato dalla presenza del suo profilo genetico nel tampone vaginale.

Le dichiarazioni del Guede sono risultate del tutto inverosimili (vds. Cass. p. 8): poiché Guede non conosceva affatto Meredith

Poiché non aveva con lei appuntamenti di sorta (come ha finito con l’ammettere il Guede, nel suo terzo interrogatorio).

Poiché la “ritirata strategica” nel bagno era troppo destinata ad allontanare il Guede dalla camera del delitto e ad accreditare un suo precedente arrivo nella casa senza giustificazione di sorta perché non conosceva Meredith e non aveva con lei appuntamenti e, considerata la riservatezza della vittima, sarebbe impensabile che la stessa abbia aperto ad uno sconosciuto, quando la sua intenzione era di andare a letto perché era stanca.

Venuto meno l’appuntamento e non essendovi segni di scasso, Guede non può essere entrato nella casa se non in compagnia di Amanda che vi abitava ed aveva le chiavi e del Sollecito che era sempre con lei, come vedremo.

E’ inverosimile che lo sconosciuto assassino si sia allontanato dalla casa solo perché affrontato dal Guede che gli avrebbe lanciato una sedia.

Il Guede non è fuggito separatamente dagli altri due ma insieme a loro (vds. le dich. della Capezzali, richiamate sul punto dalla Cass. a p. 8).

La prova d’alibi falsa, qual’ è indubbiamente quella del Guede (che ha tra l’altro modificato significativamente la sua versione, riconosCendo alla fine di non avere alcun appuntamento con la vittima), secondo la Cassazione (vds. p. 9), richiamando l’indirizzo giurisprudenziale (vds. sentenze nn. 5060 del 2005, 11840 del 2004, 11957 del 1997 e 10469 del 1996), è da ritenersi “un indiscutibile indizio di reità che confluisce, unitamente a tutti gli altri e senza che per esso si richieda un diverso livello di persuasività, nella valutazione globale di cui all’art. 192 c.p.p.” (Valutazione della prova).

Delle vicissitudini di Guede, culminate nell’episodio milanese del 27.10.07 si è parlato.

Nel pomeriggio del primo novembre 2007, Guede, tornato, nel frattempo, a Perugia, è senza lavoro e senza futuro, fa uso di droga e necessita di denaro per vivere e per acquistare lo stupefacente. E’ disponibile ad azioni anche violente (come dimostrano gli oggetti trovati in suo possesso a Milano e le dichiarazioni del Tramontano). Prova una grossa attrazione per le ragazze, specie quelle bionde e, tra queste, Amanda Knox. Nel verbale d’interrogatorio del 26.03.08 (vds. p. 14), Guede confessa: “sì mi piacerebbe, scusate il termine, farmela”, non al passato, ma al presente, dopo tutto quello che c’è stato. Anche Stefano Bonassi riferisce, nel p. v. del 4.11.07, alludendo a Rudi: “ Questo ragazzo aveva un’attrazione fisica per Amanda”.

Guede conosceva Amanda dai primi di settembre quando l’aveva incontrata nel pub “Le Chic” dove lei faceva la cameriera. L’ha rivista poi nell’appartamento al piano inferiore di Via della Pergola dove si misero a fumare (nell’appartamento vi erano piante di cannabis) e, dice Guede: “ ha fumato anche Amanda e la cosa che mi è rimasto impresso è stato che vedevo questa ragazza che fumava in maniera esagerata” e uno dei ragazzi, “Bonazio o Stefano” gli disse che “la stessa veniva spesso sotto a casa loro a fumare insieme” (vds. il citato interrogatorio a p. 14).

E’ importante sottolineare un fatto e cioè che se oggi l’assetto dei rapporti tra i tre vede il Guede isolato e additato dagli altri due e dagli ambienti che ruotano attorno al Sollecito e alla Knox come l’unico responsabile del delitto, la situazione era molto diversa all’inizio.

All’inizio, Amanda ha consapevolmente coperto il ruolo del Guede, depistando le indagini su un altro soggetto di colore, “Patrick” e, da parte sua, Rudi, nel colloquio con l’amico Benedetti, ha cercato di tenere fuori Amanda ed è stato più chiaro nel coinvolgere il Sollecito. Si ricordino le dichiarazioni del Benedetti. Va detto che inizialmente Amanda tenta di coinvolgere Shaki (vds. ambientale del 4.11.07 in Questura).

Inizialmente, Amanda e Rudi hanno, quindi, cercato di aiutarsi. Qui interessa sottolineare il fatto che Rudi era portato a compiacere Amanda in relazione ad ogni richiesta che gli avesse rivolto e Amanda non poteva non sentirsi in qualche modo contesa dal Sollecito, che rappresentava la variante più “rassicurante”, del “bravo ragazzo di buonma famiglia” e dal Guede che rappresentava invece un mondo sregolato e al limite, anzi oltre il limite della legalità, nient’affatto privo di attrattive per una ragazza che non si può non definire “disinvolta” e “desiderosa di sensazioni forti”.

Amy Frost, una delle amiche di Meredith, l’8.02.08, ha detto, tra l’altro: “un’altra cosa che le era sembrata strana a Meredith era che Amanda appena arrivata nella casa ha portato nel bagno un beauty contenente anche un vibratore e dei preservativi. Tra l’altro li teneva in bella vista!!

Mez raccontava che Amanda diceva di essere una ragazza molto libera e pur avendo un ragazzo in America tutti e due potevano avere rapporti con altri. Amanda raccontava di non aver problemi a mostrarsi nuda anche ai ragazzi delle sue amiche

Robyn Butterworth, altra amica di Meredith, quella che ospitò nel proprio appartamento le amiche tra cui proprio Meredith, il pomeriggio e la sera del 01° novembre 07, ha riferito analoghe confidenze che Meredith le aveva fatto su Amanda. Le aveva raccontato che Amanda portava uomini in casa (lo dice anche Purton Sophie), non era pulita, non puliva il bagno. Mez, com’era soprannominata Meredith, le aveva riferito anche di essere rimasta colpita dal fatto che appena arrivata nella casa di via della Pergola, pur non conoscendo nessuno aveva lasciato in bagno, nel beauty, ben visibile un vibratore e dei preservativi.

Il titolare dell’esercizio Discovery S.a.s. di Via Calderini, Scotto Di Rinaldi Carlo Maria, ha riferito un particolare estremamente significativo della personalità di Amanda e del Sollecito che il giorno dopo la scoperta dell’omicidio della coinquilina inglese, se ne vanno ad acquistare biancheria intima al negozio e, durante le effusioni ormai caratteristiche, il Sollecito le dice: “ DOPO TE LE METTI A CASA E FACCIAMO SESSO SELVAGGIO... ”.

Il 7.11.07 la Romanelli ha riferito inoltre che lei e le altre coinquiline pagavano di affitto euro 300 a testa e lo versavano entro il 5 di ogni mese. Alla fine di ottobre 2007 Meredith le aveva detto di avere i soldi per l’affitto tanto che lei e la Mezzetti avevano commentato favorevolmente questo fatto dicendo che era molto precisa. Aveva comunque detto a Meredith di tenere lei la cifra fin dopo il ponte dei santi. A questa conversazione era presente Amanda (è contestato l’IMPOSSESSAMENTO DI ALMENO 300 euro, più due telefoni cellulari e più carte di credito).

L’11.04.08 sia la Romanelli che la Mezzetti hanno ulteriormente precisato il particolare, dicendo che:

proprio il 30 ottobre, a Meredith, presente Amanda, avevano detto che dopo il ponte dei santi, cioè entro il 5 novembre dovevano pagare l’affitto;

Meredith rispose che lei i soldi ce li aveva già e che li avrebbe potuti dare alle due coinquiline italiane, accordandosi poi che il 4 avrebbero messo insieme la somma per la locazione;

Mentre Amanda diceva che Lumumba non la pagava, Meredith sottolineò, sempre alla presenza di Amanda, di avere invece disponibilità di denaro in quel periodo perché aveva vinto una borsa di studio e aveva due carte di credito

L’insofferenza di Meredith verso Amanda era divenuta evidente in quel periodo e Amanda non poteva non essersene accorta e del resto che non nutrisse particolare affetto verso Meredith, anzi che ne fosse invidiosa e provasse avversione lo dimostra il contegno tenuto dopo la morte della

Vi è un insieme di fattori che "giocano" verso la tragedia* la condizione di tutti e tre gli imputati come assuntori di stupefacenti e, quindi, l’alterazione dei normali parametri di comportamento, il conseguente bisogno di denaro (di cui Meredith dispone)*

A questo va aggiunta, ai fini della ricostruzione della personalità dei tre imputati (su Amanda e Raffaele si tornerà in seguito), l’innegabile tendenza di questi soggetti (in particolare del Sollecito) alla lettura di racconti particolarmente violenti, in particolare il manga "Blood The Last Vampire", fumetto rinvenuto nell’abitazione del Sollecito, contenente scene estreme di violenza e di sesso, oltre alla spiccata predilezione per tutti i tipi di coltelli* Di Amanda va ricordato il racconto scritto un anno prima del delitto e in cui veniva descritto l’omnicidio di una studentessa (sottoposta anche a violenza sessuale) con un coltello da cucina riportato poi nel suo posto* La giovane muore bevendo il suo sangue* Del Guede va richiamato un video in cui lo stesso fa la parte del vampiro e l’abitudine di circolare con un coltello a serramanico*

Questo è un po’ l’aspetto più appariscente ed impressionante di questa vicenda: e cioè il fatto che delitti efferati e crudeli che un tempo erano riservati a particolarissime tipologie di criminali, oggi, per una forma di livellamento dei fenomeni criminali a tutta la collettività, per l’atmosfera satura di violenza e di efferatezza che si respira alla televisione, al cinema e in una certa editoria (si vedano, appunto, ceti opuscoli rinvenuti in questa indagine in cui sembra fotografata l’uccisione di Meredith), di tale crudeltà divengono capaci dei giovani che qualcuno ha definito, riferendosi soprattutto alla Knox e al Sollecito, come i “ragazzi della porta accanto”.

Tavernese Francesco, responsabile della Sezione universitaria dell’ONAOSI, come vedremo, ha ricordato che Raffaele era un fan di Marilyn Manson e che un altro frequentatore del collegio aveva raccontato di essere rimasto turbato dal fatto che lo stesso visionava dei film erotici dal contenuto davvero violento, quelli cosiddetti di “sesso estremo” (vds. dich. del 22.05.08)

Ma la realtà che emerge da questa vicenda è proprio questa. Bisogna prenderne atto.

La notte tra il primo e il due ha una caratteristica: Meredith e Amanda erano sole in casa, per la prima loro convivenza universitaria. Non c’erano i ragazzi italiani al piano di sotto e non c’erano né Filomena Romanelli né Laura Mezzetti. Era la prima, unica notte in cui si poteva trascinare quella ragazza riservata ed innamorata del “fidanzatino” Giacomo Silenzi, oltreché attaccata alla sua famiglia e, soprattutto, alla madre e alle ragazze inglesi che facevano un po’ “mondo a sé”, in un perverso gioco sessuale di gruppo in occasione del quale ci si sarebbe potuti anche impossessare del denaro che Meredith, sempre puntualissima, avrebbe dovuto versare dopo il “ponte”, cioè il successivo lunedì 5 novembre, fermo rimanendo che ciò che spinge i tre ad organizzare il “festino” è una motivazione di tipo sessuale, con verosimili agganci nella fumettistica di cui i tre disponevano»

E va sottolineato che, in ogni caso, per soggetti, morbosamente attratti dalla commistione di sesso e di violenza, è tutt’altro che inverosimile la connessione di tale progetto alla tradizione di Halloween, perché se è vero che la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre era passata (e Meredith l’aveva trascorsa con le sue amiche connazionali), è altrettanto vero che, alle 21 circa del primo novembre e per le successive tre ore, si fosse ancora nella giornata di Ognissanti e che quello che non si fosse potuto realizzare nella notte di viglia della Festività dei Santi, si potesse realizzare nella notte di passaggio da quest’ultima alla Festività dei Defunti.

Non ci si poteva lasciar scappare quell’occasione.

Guede è entrato nell’appartamento di Via della Pergola insieme ad Amanda e a Raffaele, probabilmente poco dopo che Meredith era tornata dalla cena con le amiche.

Si è visto che il Guede ha finito con l’ammettere che, in realtà, non avesse alcun appuntamento con Meredith. Come spiegare allora una sua puntata solitaria in una casa che era sì del tutto contigua al centro storico, ma era decisamente fuori mano, nei pressi di una via che, in piena campagna, conduce nella valle del Tevere, all’altezza di Ponte Felcino ? Spingersi là per fare cosa ? Meredith che, oltre ad essere riservata, era anche stanca e desiderosa di dormire, non gli avrebbe sicuramente aperto, questo è un fatto. Rudi entra nella casa perché è insieme ad Amanda e Sollecito. Amanda vi abita, ha le chiavi, è solita portare ragazzi nella casa. Rudi non può essere entrato che con lei, magari solleticato dall’attrazione sessuale che provava (e prova) per la ragazza di Seattle.

Vi è un dato insormontabile da cui non si può prescindere: quando i tre infliggono il colpo mortale e definitivo a Meredith, verosimilmente verso le 23,30, scappano via DOPO CIRCA UN MINUTO, tutti insieme. Le dichiarazioni della Capezzali sono precise, nette, inequivoche.

L’utilizzo del bagno da parte di Rudi si è verificato, quindi, poco dopo l’ingresso nella casa. Forse Rudi ha chiesto subito ad Amanda di approfittare del bagno. Forse Meredith e Amanda hanno cominciato a discutere del denaro mancante ma più probabilmente Meredith doveva essere inoltre visibilmente adirata con Amanda per quella improvvisa invasione nella sua casa in un momento in cui aveva solo un pensiero: andarsene a dormire. Quando Rudi è uscito dopo circa una decina di minuti, forse meno, le due ragazze erano probabilmente impegnate in una violenta discussione.

Il Rudi non può aver sentito solo il grido udito dalla Capezzali e non le grida precedenti, poiché i dati medico — legali depongono per una progressione di violenze, non per un atto decisivo verificatosi in un solo momento, come vuol far credere Rudi. La ragazza è stata afferrata, immobilizzata, minacciata, ferita più volte: come può il Rudi non avere udito i lamenti e le grida che Meredith indubbiamente emise prima di quell’urlo agghiacciante seguito dall’immediata fuga di tutti gli assassini di cui ha parlato la Capezzali ?

Quindi, quando Rudi esce dal bagno, dopo le 21,30, le violenze non sono ancora iniziate. Probabilmente Amanda, che Rudi cercava sempre di compiacere, avrà istigato Rudi ad "ammorbidire" la ragazza inglese e a prepararla per il "gioco" erotico — violento, come riscontrato a livello medico - legale, a livello genitale, mentre Amanda si “dedicava” a Raffaele.

E’ quando l’azione di Rudi fallisce per l’energica resistenza della vittima, che i tre si infuriano e passano all’azione violenta, ad una serie di minacce, dapprima, di costringimenti fisici, poi di ripetute lesioni descritte dai CC.TT. e dai periti che durano piuttosto a lungo, la afferrano al collo, tentando di strozzarla, Sollecito la afferra con violenza alla schiena e al seno, deformandole i gancetti laterali e la finiscono, poi, con la violenta coltellata alla parte sinistra del collo, in occasione della quale la ragazza getta un ultimo grido disperato, che viene udito dalla Capezzali* pressoché contemporaneamente, i tre strappano le bretelline del reggiseno e tagliano uno dei supporti dei gancetti*

Si può così ricostruire il momento del delitto* Meredith è inginocchiata davanti all’armadio* Rudi le tiene immobilizzato il braccio sinistro, tenendola, con la mano sinistra, nel bordo inferiore della manica sinistra della felpa, mentre con la destra e forse con il pene cerca di penetrarla a livello vaginale ed anale* Sollecito la tiene immobilizzata dall’altra parte* Amanda è di fronte a lei e la punzecchia col coltello della cucina al collo* Meredith, ad un certo punto, tenta di sfuggire alla presa e di respingere con la mano destra la lama utilizzata da Amanda e si ferisce alla mano destra* Sollecito la stringe al braccio destro per bloccarla e questo spiega le ecchimosi al braccio destro*

La situazione precipita e Amanda affonda la lama nel collo di Meredith.

Ci sono altri aspetti di inverosimiglianza nelle dichiarazioni di Rudi. Queste non solo presuppongono che la vittima abbia emesso un solo grido talmente forte da farsi udire da Rudi che si sarebbe trovato in bagno a sentire la musica, mentre gli accertamenti medico - legali presuppongono una progressione di violenze che rende assolutamente implausibile che Meredith non abbia urlato a lungo nelle fasi precedenti e non si comprende come il Guede non abbia potuto sentire quelle urla. Presuppongono altresì che, immediatamente dopo quell’urlo, il Guede abbia visto la vittima nella posizione in cui è stata rinvenuta, con il viso rivolto verso l’alto, mentre i due soggetti presenti nella scena del delitto si davano alla fuga, dopo che uno dei due, riconosciuto sostanzialmente per il Sollecito, aveva colpito il Guede.

L’accertamento relativo all’analisi delle tracce ematiche, realizzato dal Direttore Tecnico Principale Fisico Dr. Francesco Camana, del Servizio di Polizia Scientifica - Sezione indagini Balistiche, ha, però, posto in evidenza e con assoluta certezza, che la vittima, dopo essere stata presa e colpita, mentre si trovava inginocchiata di fronte all'armadio, si sia trascinata o sia stata trascinata sino al punto di rinvenimento, circa un metro più in là, verso il letto e col volto verso l’alto.

Il Guede non può, quindi, aver visto, immediatamente dopo l'urlo e, dopo essere stato colpito dal soggetto presente in casa, il cadavere di Meredith come è stato rinvenuto nella giornata del 2 “per terra tra il comodino e l’armadio....in maniera un po’ strana, obliqua” (vds. interrogatorio del Guede del 26.03.08, p. 69), perché dev’essere trascorso qualche attimo necessario per spostare il cadavere, mentre la figura maschile dell’assassino viene vista da Guede in piedi, “davanti alla porta”, senza che, in quella posizione e stando all’esterno della stanza, avesse potuto spostare il cadavere da un punto all’altro della stanza.

Non basta ancora: Guede descrive la ragazza con i jeans indosso e le scarpe e la maglia abbassata in posizione normale, ma Meredith viene trovata senza i jeans e le scarpe e con la maglietta tirata su e senza il reggiseno e soprattutto di questo indumento il Guede doveva saperne qualcosa, come s’è detto.

Va detto che i tre, Amanda, Sollecito e verosimilmente Rudi erano in preda all’azione delle sostanze stupefacenti che i primi due hanno ammesso di avere assunto nel tardo pomeriggio e la cui azione è scemata nel corso della mattinata del 2 novembre.

In quella situazione, gli ordinari parametri comportamentali vanno in soffitta. Non dimentichiamo che la parola “assassino” deriva da “hashish” (la setta esistente in Terrasanta).

Inoltre, i tre e soprattutto Sollecito, erano tutti dipendenti dalle suggestioni “culturali” erotico - omicide di cui s’è parlato e quella notte era ancora la giornata della Festività dei Santi, “erede” cattolica del capodanno celtico Samhain, con tutte le implicazioni che hanno il loro punto centrale nella vigilia della Festa, cioè nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre,

Rudi, quindi, non solo ha esercitato violenza sessuale previa introduzione di tipo manuale o genitale nella vagina di Meredith, ma ha anche strattonato la ragazza, afferrandola e trattenendola per la manica della felpa e ha svolto un’azione prettamente dinamica sulla porzione del reggiseno della vittima che qualcuno dei tre ha tagliato, asportando i gancetti.

Il CT del PM Dr. Luca Lalli, nel suo elaborato, depositato il 12.02.08, ha posto in evidenza, tra l’altro, lesioni a livello del volto della giovane, indicative di un meccanismo di natura traumatica di tipo contusivo/compressivo. Si tratta della lesioni di natura ecchimotica presenti e descritte lungo il margine inferiore della mandibola “che per la loro conformazione e disposizione richiamano un valido afferramento avvenuto con la mano (vedi foto pag. 25 della presente relazione); dall’altro la lesività riscontrata a livello del vestibolo labiale, della lingua e della faccia inferiore delle pinne nasali si ritiene genericamente compatibile con un meccanismo traumatico che ha agito con una componente di tipo “compressivo” (quindi con forza applicata perpendicolarmente all’asse sagittale del corpo) nonché di minimo scorrimento verso l’alto; anche tale lesività è compatibile con la generica azione di una mano nuda”.

La lesività rilevata a livello del palmo della mano destra e del II e III dito della mano sinistra possono essere ricondotte a possibili “lesioni da difesa” verificatesi in un non valido tentativo di opporsi al tagliente.

Quelle rilevate a livello della faccia postero-laterale del gomito destro, posteriore dell’avambraccio omolaterale e, soprattutto, alla faccia laterale della coscia sinistra ed alla faccia anteriore della gamba destra risultano tutte compatibili con un generico e modesto traumatismo di tipo contusivo.

A tutto ciò va aggiunta l’”ampia dilatazione, nell’ordine di due - tre centimetri, dell’anello anale con presenza di minute ecchimosi” (vds. sentenza della Cassazione relativa alla Knox, a p. 7), che evidenzia un ulteriore profilo di possibile tentativo di violenza sessuale, rimasto peraltro interrotto (anche perché, non sono assolutamente emersi fattori che avrebbero potuto comportare un tale fenomeno). .

I tre CC.TT., nominati da questo PM ex art. 359 c.p.p. e in particolare il Prof. Mauro Marchionni, Ginecologo dell’Ospedale fiorentino di Careggi, hanno sottolineato non solo le lesioni agli arti superiori e inferiori, ma soprattutto le “soffusioni ecchimotiche alla faccia antero - laterale della coscia sinistra”, le lesioni in sede vestibulare vulvare l’area ecchimotica alla faccia anteriore terzo - medio della gamba destra.

In definitiva, quindi, ricapitolando la ricostruzione, la giovane vittima si è trovata di fronte un fine serata ben diverso da quello preannunciato all’amica Sophie nel momento di lasciarla per tornare a casa perché era stanca e voleva dormire, fatto questo del tutto comprensibile considerato che Meredith e le amiche avevano fatto le “ore piccole” la notte precedente.

La ragazza, quindi, dopo un non breve periodo dall’ingresso dei tre nell’appartamento, ha subito atti di costrizione fisica tendenti ad immobilizzarla, mentre il Guede, dopo la fase di “apertura”, cercava di porre in essere la violenza sessuale e gli altri due cercavano di bloccare la reazione della ragazza.

Meredith ha subito le prime lesioni al collo con perdita di sangue quando ancora indossava il reggiseno: nel bordo superiore della coppa del reggiseno, sub E) del Rep. 59, vi è una macchia di sangue appartenente a Meredith; vi sono tracce ematiche in altri punti, soprattutto nella bretellina indicata con la lett. D) della relazione tecnica finale del 12.06.2008 del Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato.

Ciò significa che Meredith, come s’è detto, ha cominciato a subire le lesioni quando ancora indossava il reggiseno, anche se tirato su con la maglietta. La lesione più profonda, nella parte sinistra del collo, Meredith l’ha subita pressoché contestualmente all’attimo in cui LE VeNIva TOLTO IL REGGISENO* Infatti, la ragazza è stata rinvenuta senza il reggiseno, con la camicetta o maglietta arrotolata sopra i seni e massicciamente intrisa di sangue*

Il Guede, insieme al Sollecito, ha tolto a Meredith il reggiseno, la cui bretellina sub D) della nota Relazione, è stata per l’appunto, strappata.

Guede, quindi, non solo ha toccato la borsa di Meredith, nell’ambito delle attività di cui al capo D), non solo ha svolto l’attività di penetrazione manuale o genitale nella vagina di Meredith, ma, dopo che era stata ferita, insieme al Sollecito, ha trattenuto con violenza Meredith nel reggiseno, forse strappandole le spalline, contemporaneamente alla violenta presa al collo responsabile della frattura dell’osso ioide, mentre il Sollecito faceva forza sul gancetto del reggiseno, prima che il supporto venisse tagliata contestualmente alla coltellata finale in occasione della quale Meredith ha lanciato un urlo straziante, udito dalla Capezzali, che ne è rimasta traumatizzata.

Immediatamente dopo (dopo circa un minuto, dice la Capezzali), impossessatisi degli oggetti descritti nel capo D) della richiesta di rinvio a giudizio e spostato il cadavere nel punto e nella posizione in cui è stato rinvenuto, i tre fuggono, chi da una parte (chi verso nord, verso l’incrocio chi verso ovest, cioè sulle scalette del parcheggio), gettando i cellulari dove sono stati rinvenuti, lungo il percorso per tornare a casa di Raffaele e di Rudi.

E mentre Raffaele ed Amanda sono tornati nella casa per inquinare con maggiore "tranquillità" le fonti di prova, il Rudi si è portato a casa a ripulirsi e si è portato poi alla "Domus Delirii”, dove le coinquiline spagnole l’hanno visto alle 4 del 2 novembre»

La notte successiva, tra il due e il 3, di nuovo peregrina tra il Merlin Pub e il Domus Delirii, dove ballò, tra l’altro, con le statunitensi Avital Benedeb e Davis Giulia, che, oltretutto, avrebbero dovuto notare la ferita che Guede afferma di aver subito dallo "sconosciuto" in Via della Pergola e invece non notarono nulla.

Quindi: su Guede il GUP dovrà pronunciarsi definitivamente nel merito.

Per tutto quanto si è sinora esposto, Guede ha partecipato all’omicidio, ha esercitato l’azione principale della violenza sessuale ed ha commesso, insieme agli altri, il furto aggravato. I reati “minori” in questione emergono dal reperto del tampone vaginale, dalle ecchimosi descritte dai CC.TT. di questo PM e dai periti, dalla dilatazione dello sfintere anale (su cui s’è soffermata la Corte di Cassazione) e dall’assenza degli oggetti descritti nei capi d’imputazione, oltreché dall’accertato contatto del Guede con la borsa (aperta) della vittima.

Non ha compiuto l’attivitò di depistaggio cioè la simulazione di reato, di cui si sono incaricati i due personaggi centrali di questa vicenda, cioè la Knox e il Sollecito, la prima dei quali lo ha inizialmente protetto, accusando calunniosamente il Lumumba.

Affermata la responsabilità penale del Guede per tutti i reati contestati, la pena che ne deriva è la seguente:

1) Per l’omicidio nell’atto di commettere la violenza sessuale, è previsto l’ergastolo. Al Guede viene poi contestato il furto monoaggravato che prevede la reclusione sino a 6 anni.

2) A norma dell’art. 72, secondo comma c.p., nei casi di concorso di reati che importano la pena dell’ergastolo con delitti puniti con pena detentiva temporanea superiore a 5 anni, si applica l’ergastolo con isolamento diurno da 2 a 18 mesi.

3) A norma dell’art. 442, secondo comma, ultima parte c.p.p., dettata per l’abbreviato, alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno, nei casi di concorso di reati e di reato continuato, si sostituisce l’ergastolo.

4) Si chiede, pertanto, con la diminuzione per la scelta del rito, l’ergastolo.

5) Pagamento spese processuali, confisca oggetti sequestrati, Interdizione perpetua dai pubblici uffici. Pubblicazione della sentenza penale di condanna.

      • Posizione Knox e Sollecito.

Qui ci si muove nell’alveo del rito ordinario e qui il GUP deve solo procedere al vaglio preliminare dell’accusa prima di giungere all’eventuale giudizio dibattimentale. La decisione del GUP avrà una funzione meramente procedurale e mirerà essenzialmente a stabilire se l’iter processuale deve arrestarsi (qualora il GUP emetta un giudizio di probabile inutilità del dibattimento, per tutta una serie di motivi a cui va aggiunto anche quello della mera insufficienza delle risultanze in suo danno) o dovrà invece proseguire verso il giudizio dibattimentale (qualora il giudizio del GUP si fondi su una prognosi di probabile decisione di reità e, comunque, qualora non sussistano gli estremi per la sentenza di non luogo a procedere e sia necessario l’approfondimento dibattimentale delle risultanze delle indagini).

La prognosi è analoga a quella che compie il giudice in ordine alla richiesta di misura cautelare.

VA PREMESSO CHE, NELLA FATTISPECIE, SUSSISTE IL GIUDICATO CAUTELARE SULLA SUSSISTENZA DELLE CONDIZIONI LEGITTIMANTI LE MISURE CUSTODIALI (quindi, sui gravi indizi di colpevolezza, oltre che sulle esigenze cautelari), IN FORZA DELLE SENTENZE NN. 989/08 della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, presieduta dal Dr. Torquato Gemelli (rel ed est. Dr. Emilio Giovanni Gironi), del 01°.04.08, per il Sollecito e N. 990/08 della stessa Prima Sezione (rel. ed est. D.ssa Margherita Cassano) sempre del 01°.04.08.

Una ricostruzione dei fatti è, a questo punto, necessaria.

In data 2 novembre 2007 intorno alle ore 13,30 personale squadra mobile interveniva in questa via della Pergola nr.7 per il decesso di una giovane segnalato dalla polizia postale che si trovava sul posto.

Infatti alle ore 12.35 precedenti, personale della Polizia postale di Perugia si era portata in quella via al fine di rintracciare tale Romanelli Filomena, che occupava una delle stanze dell’appartamento, nel quale abitavano altre tre ragazze, una italiana, una statunitense ed una inglese.

Nella stessa mattinata del 2, infatti, tale signora Lana Elisabetta aveva, infatti, rinvenuto sul prato del giardino antistante la propria abitazione, sita in Perugia in via Sperandio n. 5 bis, due telefoni cellulari dei quali uno avente Sim Card del gestore vodafone relativa al numero 348 4673711, intestato alla stessa Romanelli e l’altro con utenza inglese.

Gli agenti della Postale trovavano fuori della casa di via della Pergola n, 7 due giovani, identificati in Knox Amanda Marie, domiciliata a quell’indirizzo e il suo fidanzato Sollecito Raffaele, domiciliato nel vicino C.so Garibaldi nr.110, gli odierni imputati. 12,35 circa: quindi.

Gli stessi riferivano di essere in attesa dei Carabinieri dai medesimi chiamati poiché rincasando, nella mattinata odierna, si erano accorti di una finestra con il vetro rotto nella stanza di una delle coinquiline, Filomena Romanelli, e sospettavano un furto.

L’affermazione circa la già effettuata chiamata ai Carabinieri era, però, assolutamente falsa. Con informativa datata 6.11.07, la Squadra Mobile riferiva che era stato accertato che le chiamate al 112 del Sollecito e della Knox erano state effettuate non prima dell’intervento della Polizia Postale (come il Sollecito e la Knox avevano raccontato agli agenti della Postale) ma dopo l’arrivo della Polizia Postale.

Infatti, la pattuglia della Polizia Postale giungeva alle 12,35, mentre le chiamate al 112 sono state fatte alle 12.51:40 e alle 12.54:39, perciò quando la postale era già intervenuta.

Sul punto, che avrebbe dovuto apparire certo, la difesa Sollecito, con il suo caratteristico accanimento difensivo, mirante a contestare comunque ogni risultanza, anche quelle più indiscutibili, ha cercato di sollevare contestazioni sull’orario di arrivo della Polizia Postale e di richiedere accertamenti sul punto: la telecamera n. 7, in effetti, non mostra la piazzola antistante l’abitazione di Via della Pergola, ma ha mostrato la manovra dell’auto della Polizia Postale, una Fiat modello Grande Punto uno di colore nero giunta sul posto il giorno 2 novembre, esattamente nell’orario indicato dalla stessa Polizia Postale, cioè alle 12,35.51. Il discorso è, quindi, chiuso e lo è in modo ancora più drastico se si tiene presente che è risultato che l’orario riportato dalla telecamera è in avanti di 10 minuti circa, come attestato nell’annotazione in data 4.11.07 del Sov. C. Gubbiotti Stefano. Ciò significa che la Polizia Postale è arrivata sul posto non dopo ma prima ancora di quello che si riteneva e cioè verso le 12,26.

Si veda, sul punto, l’annotazione in data 29.09.08 del Dirigente della Squadra Mobile Dr. G. Di Munno.

Marco Zaroli (vds. p. v. del 20.12.07) situa alle 12,35 del 2 novembre il primo allarme di quella giornata, quando la fidanzata Filomena, che si trovava a Pian di Massiano, riferisce della chiamata confusa di Amanda e del fatto che verosimilmente era stato commesso un furto nell’appartamento di Via della Pergola.

Dopo circa una mezz’oretta, verso le 13, Filomena raggiunge, infatti, la sua abitazione. Gli orari coincidono pressoché perfettamente.

Qui, in relazione alla telefonata ai Carabinieri, vi è un ulteriore passaggio estremamente importante, oltre alla posteriorità delle chiamate al “112” rispetto all’arrivo della Polizia Postale.

Se si ascolta la seconda telefonata fatta dal Sollecito al “112”, alle ore 12,54 del 2 novembre, (progressione brano 00.21 - 22), si sente il militare addetto alla centrale che chiede a Raffaele: “

Cosa hanno asportato ?” e quest’ultimo che risponde. “ No no, non hanno asportato niente....”.

Come faceva il Sollecito a sapere che non era stato asportato nulla alla Romanelli se quest’ultima sarebbe arrivata una decina di minuti dopo e se, solo al suo arrivo, quest’ultima, dopo un rapido controllo, avrebbe concluso che non era stato asportato alcunché.

Il lapsus telefonico del Sollecito appare ancora più evidente, perché, ascoltando la telefonata, si capisce che, subito dopo essersi lasciato sfuggire questo particolare confessorio del coinvolgimento suo e di Amanda nella simulazione del reato e, quindi, logicamente in ciò che si poneva a monte di tale condotta e che aveva reso necessaria l’operazione depistante, cioè nell’omicidio, il Sollecito cerca di deviare l’attenzione dei Carabinieri sul particolare della porta chiusa della camera di Meredith. L’ascolto del dialogo tra il Carabiniere e il Sollecito è più eloquente di ogni ulteriore commento.

Nel frattempo, alle ore 13 circa, sopraggiungeva la predetta Romanelli, coinquilina della stessa Knox, la quale verificava che nulla era stato asportato dalla sua stanza e dalle parti in comune dell ’appartamento.

Dalle foto della stanza della Romanelli, emerge la rottura del vetro della finestra sinistra, guardando verso l’esterno, la presenza di frammenti di vetro soprattutto sul tappetino posto, accanto al letto, e di fronte alla finestra in questione, ma anche nella parte destra della stanza, accanto ad una grossa pietra che si trovava sotto ad una sedia che, a sua volta, era posta accanto ad un tavolinetto posto a destra della stanza.

Sono stati rinvenuti numerosi frammenti di vetro alla base della finestra e ciò rende inverosimile che la pietra, ammesso che fosse possibile, sia stata gettata dall’esterno, poiché i vetri sarebbero tutti caduti in avanti, in questo caso.

Che la posizione della grossa pietra sia del tutto scollegata dalla direzione ipotizzabile per un urto dall’esterno all’anta opposta della finestra della camera della Romanelli e che una penetrazione dall’esterno sia del tutto implausibile, data l’altezza della finestra dal piano sottostante e l’impossibilità di salirvi con una sola mano, tenendo in mano (e con difficoltà, perché è una pietra che si può tenere solo con entrambe le mani) la grossa pietra, raccolta nelle vicinanze della casa, al di là dell’”arrampicata” con entrambe le mani libere di un legale dello studio Maori, alto 1,91, di cui parlerò in seguito, appare più che evidente, oltre alla stranissima e come minimo difficoltosa arrampicatura di uno sconosciuto che, penetrato all’interno, non avrebbe poi preso nulla.

Senza contare il fatto che il chiodo posto in alto rispetto alla finestra bassa con le inferriate situata proprio sotto la finestra coi vetri rotti, su cui ha fatto forza l’Av. Berretti nel recente sopralluogo, sarebbe stato piegato mentre invece è stato rinvenuto integro.

Nel corso del sopralluogo, gli agenti intervenuti accertavano che la porta della stanza in uso a Meredith Kercher, ragazza inglese dimorante nell’appartamento in oggetto, era chiusa a chiave e decidevano pertanto di abbattere la porta: la stessa Romanelli riteneva, infatti, strana sia la circostanza che all’amica Kercher avessero potuto sottrarre entrambi i telefoni dai quali non si staccava mai essendo sempre preoccupata per le condizioni di salute della madre, (essendo in uso a Meredith anche quello con Sìm Card alla predetta intestata) sia il fatto che vi fosse la porta della stanza chiusa, in quanto la giovane inglese non si chiudeva mai a chiave.

La KNOX invece al momento e fino all’arrivo della Romanelli, aveva riferito che fosse normale che Meredith si chiudesse all’interno (cambiava poi versione nei verbali sit successivi).

Le dichiarazioni, oltreché della Romanelli, anche del fidanzato Zaroli, sul punto, sono puntualissime, precise: è difficile cercare d’interpretare la falsa asserzione della Knox diversamente dal tentativo di ritardare il più possibile la scoperta del cadavere di Meredith.

Aperta la porta (mentre la Knox era rimasta distante, fuori dal corridoio, quindi, nel soggiorno cucina, mentre il Sollecito neppure si vedeva, dice lo Zaroli), si evidenziava uno scenario raccapricciante in quanto la stanza veniva trovata in disordine con macchie di sangue ovunque, a terra e sul muro, ed inoltre da sotto la trapunta del letto che era in terra si scorgeva un piede.

E’ la Grande che scorge il piede e, immediatamente dopo, gli elementi della Postale bloccano l’accesso a chiunque. Amanda e Sollecito non vedono il corpo di Meredith in quella occasione. Lo Zaroli e gli altri sono stati assolutamente decisi nell’escludere questa possibilità. Appena la

Grande vede il piede, i poliziotti fanno uscire tutti e bloccano l’ingresso alla camera.

Né Amanda né il Sollecito hanno visto la scoperta del cadavere dopo le 13 del 2 novembre.

Gli agenti. Al fine di evitare un qualsiasi inquinamento delle prove, impedivano a chiunque di accedere nella stanza, per garantire l’intangibilità della scena del delitto.

Quando i ragazzi intervenuti si portano al’esterno, dopo la scoperta del cadavere, Amanda e Raffaele sono anch’essi fuori, intenti a baciarsi e ad accarezzarsi, come avrebbero fatto anche successivamente in occasione dei numerosi controlli effettuati dalla Polizia, un ben strano comportamento, iniziato nel momento stesso in cui veniva scoperto il corpo straziato della coinquilina e anzi di vicina di stanza di Amanda e questo mentre tutti gli altri giovani erano letteralmente sconvolti da quella scoperta.

E non solo, ma né Amanda né Raffaele hanno chiesto ai ragazzi che avevano visto il piede cosa fosse successo: Zaroli se lo ricorda benissimo.

Solo dopo che lo Zaroli era stato interrogato in Questura, il Sollecito lo sottopose ad un altro, insolito “interrogatorio”su che idea si fosse fatto della vicenda e chi potesse essere stato (si vedano le dich. dello Zaroli in data 20.12.07).

E sempre in Questura, il Sollecito, che poco o nulla poteva ancora sapere delle modalità del delitto, parlando al telefono con la sorella, disse con il proverbiale tono glaciale e sottolineando molto, in modo impressionante, le lettere “g” e la “o” finale : “Hanno sgozzato la coinquilina di Amanda.” (vds. le citate dichiarazioni dello Zaroli del 20.12.07).

E quando anche Amanda ritorna da Sollecito, dopo essere stata esaminata dalla Polizia, comincia a parlare a bassa voce con questo, a scrivee su un quaderno e a passarglielo, come se si scambiassero gli appunti per concordare una linea di condotta. Lo Zaroli ricorda che Amanda scrisse circa due pagine sul quaderno. E dopo, riprendono il solito cliché: baci, effusioni, non senza che il Sollecito si lasci sfuggire un moto di insofferenza per trovarsi in Questura a notte tarda.

Torniamo alla tarda mattinata del 2 novembre.

Successivamente intervenivano sul posto personale 118 e il personale della Squadra Mobile che manteneva integra la scena del delitto per permettere tutti gli accertamenti ad opera della Polizia Scientifica di Perugia e della Squadra ERT di Roma. Giungeva sul posto, in serata, anche personale SCO di Roma

La ragazza, trovata morta con ferite di arma da taglio sul collo, veniva identificata proprio in Meredith Kercher , studentessa inglese in Italia dal settembre 2007 in quanto inserita nel progetto Erasmus e iscritta all’Università degli studi di Perugia.

E’ apparso subito evidente che l’effrazione fosse stata effettuata dall’interno stesso della stanza della Romanelli, sia per la posizione dei vetri rotti, sia perché le persiane esterne della casa erano accostate tanto da non permettere l’ingresso di una pietra delle dimensioni di quella “utilizzata” per infrangere il vetro, sia dall’altezza in cui è posta la finestra della Romanelli.

Anche il ladro meno avveduto avrebbe scelto un ingresso molto più agevole optando o la finestra laterale a destra che si trova a piano terra, potendo controllare anche se all’interno vi fosse qualcuno; oppure il retro della casa dove con facilità i presunti ladri/o avrebbero potuto salire dalle inferriate della finestra dei giovani che abitavano nel piano sottostante (e che proprio in quei giorni erano assenti) al terrazzino delle ragazze potendo da lì “forzare” con maggior discrezione la persiana che dà sul corridoio della casa di Meredith. Il tutto coperto dagli occhi di eventuali passanti.

Tutto ciò non vuol dire che poi non vi sia stata certamente l’appropriazione anche dei soldi, bancomat, cellulari e di altri effetti della vittima mai più ritrovati, appropriazione di cui sono accusati gli imputati, una dei quali abitava, come s’è detto, nella casa e poteva entrare a suo piacimento. .

Su questo punto dell’effrazione, la difesa del Sollecito, muovendosi in perfetta sintonia con la Knox, ha svolto un sopralluogo il giorno 27.08.08 ed ha effettuato una sorta di esperimento, nel tentativo di accreditare l’ipotesi di una possibile penetrazione dall’esterno di uno sconosciuto, sostanzialmente identificato nel Guede e, quindi, nel tentativo di confutare le accuse mosse al Sollecito e alla Knox di avere simulato l’effrazione per attribuire a ignoti anche il delitto.

Uno dei legali dello Studio Maori, l’Avv. Delfo Berretti, notoriamente alto nettamente oltre il mt. 1, 91, ha provato ad arrampicarsi sul muro sottostante la camera della Romanelli ed è riuscito a poggiare le mani sulla base della finestra della Romanelli, pur ferendosi leggermente.

L’attività difensiva dei legali del Sollecito ha involontariamente confermato l’impianto accusatorio per queste ragioni:

il Berretti è alto quasi 1,95, 1,91 per la precisione (è il legale con barba e capelli lunghi che è stato raffigurato nelle foto scattate dai giornalisti), mentre il Guede, a tutto concedere, non arriva al metro e settantacinque. Se il Berretti è arrivato alla parte bassa della finestra, un soggetto più basso non l’avrebbe neppure raggiunta;

il Berretti è sì riuscito a toccare il cordolo esterno basso della finestra con le dita, rimanendo sospeso in una posizione alquanto problematica dalla quale non avrebbe potuto fare altro che lasciarsi cadere a terra, com’è infatti avvenuto quando i difensori, accontentandosi del “gesto simbolico” e puramente inutile, di avere toccato la base della finestra, gli hanno detto che bastava così;

nell’esperimento fatto dalla difesa, il legale aveva le mani completamente libere, ma se qualcuno fosse penetrato dall’esterno, avrebbe dovuto portare con sé la grossa pietra utilizzata per sfondare il vetro che non avrebbe potuto tenere neppure con una sola mano e avrebbe dovuto arrampicarsi e raggiungere la finestra provando a tenere con una mano la pietra che si può reggere solo afferrandola con entrambe le mani e...aggrappandosi al muro con l’altra, ammesso e non concesso, si ripete, che avesse potuto reggere la pietra con una sola mano. Il risultato sarebbe stato facilmente prevedibile.

Va ribadito, sul punto, che la pietra rinvenuta nella camera di Filomena era troppo grossa e pesante per essere trattenuta agevolmente con una sola mano (si veda la foto n. 0081).

Ciò conferma che nessuno poteva accedere alla finestra e alla camera dall’esterno dell’abitazione.

A ciò si deve aggiungere che non si comprende perché uno sconosciuto avrebbe dovuto scegliere un punto così problematico e alla vista dei passanti e non si fosse invece portato sul retro della casa, dove avrebbe potuto operare nascosto alla vista dei passanti e dove la porta metallica a cancello, trovata aperta in sede di sopralluogo, che porta all’appartamento occupato dai ragazzi italiani avrebbe potuto essere utilizzata come una comodissima scala da cui lo sconosciuto sarebbe potuto giungere al corrispondente tettino, poco al di sopra della porta stessa e, da lì, sfondando il vetro della porta che immette sul corridoio proprio di fronte alla camera di Meredith, sarebbe potuto agevolmente penetrare nell’appartamento al piano superiore.

A questo si deve aggiungere la consapevolezza di Sollecito che nulla era stato asportato ben prima che tale conclusione fosse stata tratta dall’occupante la camera oggetto dell’effrazione che non era, guarda caso...quella della Knox, ma quella della Romanelli, giunta sul posto dieci minuti dopo circa il colloquio del Sollecito con il Carabiniere addetto al “112”. .

Si è detto che si accertava tramite l’incrocio di numerose testimonianze che Meredith aveva cenato con le amiche a casa di Robin Butterworth in via Bontempi nr.22 intorno alle ore 18,30/19,00. Poi alle 20,40 circa era uscita con l’amica Purton Sophie per fare rientro presso le rispettive abitazioni in quanto entrambe stanche per la nottata precedente. Al massimo alle ore 21 Meredith arriva a casa.

A nessuna amica aveva confidato Meredith di poter avere un appuntamento quella sera, né nessuna di loro l’aveva vista in atteggiamenti particolari con qualche ragazzo in precedenza o la notte di Halloween. Tutte parlano solo della “cotta” di Mez nei confronti di Giacomo Silenzi con il quale aveva da un paio di settimane iniziato una relazione sentimentale. Mez era tornata a casa perché era stanca e voleva solo dormire.

La Butterworth è estremamente precisa sul punto (vds. la “testimonianza” di Robyn Carmel Butterworth alla Northern Constabulary Police): “ giovedì 1° novembre, quando Meredith Kercher ha lasciato il nostro appartamento, non ha detto che stava per incontrare qualcuno e non ha mai affermato che sarebbe restata da sola nel suo appartamento quella notte. Quando ha lasciato il nostro appartamento non è stato ad un’ora stabilita oppure come se avesse un appuntamento precombinato”.

Venivano subito intrapresi tutti gli accertamenti utili sul luogo del delitto e poi altrove.

Nell’immediatezza venivano sentite sia oralmente che per iscritto tutte le persone che potevano fornire elementi utili alle indagini. Venivano per giorni battute a tappeto le zone adiacenti al delitto sia per la ricerca di cose inerenti al delitto sia per la ricerca di persone che avessero potuto vedere o sentire qualcosa di interesse investigativo.

Immediatamente dava adito a sospetti l’atteggiamento “freddo” e contraddittorio della coppia KNOX - SOLLECITO.

In particolare si notava un attaccamento quasi morboso tra i due giovani che non perdevano occasione per scambiarsi effusioni anche nei locali della Questura e nell’immediatezza della scoperta del cadavere, all’esterno della casa.

TUTTE LE ALTRE AMICHE DI MEREDITH E LE COINQUILINE APPARIVANO INVECE, DA SUBITO, COSI’ COME I LORO ACCOMPAGNATORI SCONVOLTI ED ATTERRITI DA QUANTO FOSSE SUCCESSO ALLA LORO AMICA. Raffaele ed Amanda no, erano stanchi di essere sentiti dalla Polizia, avevano fame, avevano sonno insomma non vedevano l’ora di essere lasciati soli. Sembrava avessero paura di essere separati l’uno dall’altro e mostravano interesse solo a restare uniti presentandosi appunto completamente insensibili alla brutale uccisione.

Da subito i due cambiavano versione e si contraddicevano più volte richiamando cosi l’attenzione degli investigatori. Ancor più strano è stato il fatto che in data 4 novembre era stata richiamata in Questura per essere sentita solo la Knox e non anche Raffaele. Lui però poco dopo sopraggiungeva e affannosamente insisteva per entrare presso la Squadra Mobile per parlare e stare con la sua ragazza. L’incontro veniva autorizzato proprio perché i due giovani erano stati messi in una stanza ambientalizzata.

Qui si è notato che i due oltre a parlarsi all’orecchio tanto da impedire l’ascolto, forse intuendo di essere intercettati parlavano di un uomo, poi cambiavano discorso, poi dicevano che questo diventava violento e faceva paura e poi lo chiamavano con un soprannome “SHAKY. ” Shaki si accertava essere un giovane marocchino KHIRI Hicham e soprattutto Amanda più volte cercava d’indirizzare i sospetti degli investigatori verso di lui, anche dichiarando che era un tipo molesto con le donne e che proprio a lei una volta l’aveva trattenuta contro la sua volontà all’interno di una stanza.

Il giovane marocchino veniva immediatamente rintracciato e, oltre a dimostrarsi assolutamente collaborativo, ogni tipo di accertamento effettuato su di lui lo faceva risultare assolutamente estraneo al caso.-

Superfluo dire che nei primi giorni d’indagine giungevano segnalazioni di ogni tipo che venivano accuratamente vagliate anche con spediti accertamenti e poi accantonate.

Sempre tornando alla coppia Sollecito - Knox invece in data 5 novembre 2007 quando veniva invitato il solo Sollecito in serata a presentarsi in Questura, lo stesso venne dopo aver cenato (Riferiva di essere a cena fuori con Amanda) perciò mi riferisco al suo arrivo in Questura oltre le ore 22. Anche in quella occasione il Sollecito si è presentato, accompagnato da Amanda che nervosamente accettava di aspettarlo nel corridoio degli uffici mentre lui veniva sentito dal personale. A questa divisione forzata non hanno retto il Sollecito e la Knox che, non avendo la possibilità immediata di accordarsi sulle versioni da fornire man mano agli investigatori, crollavano irrimediabilmente nei loro alibi.

In seguito alle incredibili contraddizioni emerse nelle dichiarazioni dei due e culminate in quelle riscontrabili nelle dichiarazioni della notte dal 5 al 6, fu proprio dopo quella notte, in Questura, che sottoposi a Fermo i due giovani che sono tuttora in stato di custodia cautelare in carcere.


Le dichiarazioni importanti rese dalle persone informate sui fatti.


Tra le numerose persone informate, vanno citate in questa sede alcune di quelle più significative specie in ordine alla posizione della Knox e del Sollecito.

Khiri Hicham detto Shaky (cuoco alla pizzeria “Il Paiolo” e titolare di un negozio d’abbigliamento sportivo), il 4.11.07, ha riferito di avere accompagnato un certo Francesco al parcheggio Sant’Antonio (attiguo all’abitazione del delitto), alle 24,15 del 2 novembre ed è rimasto a parlare con lui pochi minuti. In quel lasso di tempo, non ha notato alcunché di anomalo.

Bacelli Francesco ha confermato il 16.11.07 le dichiarazioni di Hicham. Solo che ha spostato di un po’ l’orario della breve sosta nei pressi del parcheggio di Sant’Antonio, dicendo di averlo lasciato intorno alle 1 del 2 novembre e di non aver visto nulla di anormale.


Questa dichiarazioni, poste in correlazione con quelle della Formica e del fidanzato e in particolare con quelle di Formica Alessandra e di Lucio Minciotti che sono passati per le scalette di Via della Pergola verso le 22,30 - 22,40 e degli occupanti dell’auto in panne e di Giampaolo Lombardi che si trovava alla guida del carro attrezzi e che se ne andò alle 23,10, dopo aver constatato che il cancello che porta alla piazzola ghiaiosa antistante l’appartamento, sono molto importanti ai fini dell’individuazione dell’epoca della morte, coincidente con l’urlo straziante udito dalla Capezzali.

In pratica, tenendo presente che quest’ultima, per quanto poco abbia dormito, non può essersi svegliata dopo soltanto un’ora, cioè alle 22,30, che da tale ora sino alle 23,10, nei pressi dell’abitazione di Meredith vi sono la Formica e il fidanzato e gli occupanti dell’auto, in attesa del carro attrezzi, cioè di Giampaolo Lombardi e che nessuno di loro ode l’urlo che l’anziana Capezzali sente dalla sua camera. E dalle 24,15 alle 1 del 2 novembre, né “Shaky” né l’amico Bacelli, fermi a parlare nei pressi del parcheggio “Sant’Antonio”, sentono alcunché.

Ciò significa che l’urlo straziante di Meredith squarcia il silenzio della notte nell’ora compresa tra poco dopo le 23,10 a poco dopo le 24, in effettiva coincidenza con l’orario indicato dalla Capezzali. Le dichiarazioni di Simoneschi Alessandra che, verso le 1 del 2 novembre, attraversando la prima parte di Via del Bulagaio, diretta verso casa, sente soltanto degli strani suoni che associa ad animali e che non sono certamente l’urlo disperato di donna che ha traumatizzato la Capezzali, restringono ancora di più l’arco critico a quell’ora compresa tra le 23,10 e le 24, attorno alle 23,30, che si è indicato.

Silenzi Giacomo, “fidanzato” di Meredith e abitante nell’appartamento sottostante unitamente a Marzan Marco, Bonassi Stefano e Luciani Riccardo, il 2.11.07, ha riferito agli inquirenti che aveva instaurato una relazione sentimentale con la vittima da circa tre settimane. Si trattava, però, di un rapporto nato da poco. Ha aggiunto che l’aveva vista per l’ultima volta sino alle ore 15,30 del 29 ottobre, insieme alla Romanelli e a Stefano Bonassi e che alle 18,30 aveva preso il pullman per tornare a Porto San Giorgio (AP), ove abitava.

Bonassi Stefano, altro coinquilino del piano di sotto, il 4.11.07, ha detto che frequentava la loro casa, tra gli altri, un ragazzo non alto, palestrato, “sudafricano”, che loro chiamavano “Il Barone” che soleva ubriacarsi e che si era addormentato sul water. Allo stesso, a dire dei giovani, piaceva la Knox. Come s’è detto, E’ stato il primo accenno fatto al giovane poi identificato per Rudy Guede Hermann. Informalmente i suddetti giovani raccontavano inoltre che nell’ occasione in cui il GUEDE era stato in casa loro quando si era addormentato sul water aveva lasciato lì le sue feci, questo particolare indirizzava l’attenzione degli inquirenti verso questo ragazzo di colore che era solito giocare a basket nel campetto di P.zza Grimana: nel wc del bagno sito alla destra dell’ingresso erano state rinvenute, infatti, feci.

Si cercava subito di rintracciare il giovane ma nell’immediatezza non si trovava né si riusciva ad identificare.

Temgoua Ndongmo Luis Patrick, il 13.11.07, ha riferito, come s’è detto, di giocare al campo di basket di Piazza Grimana. Tra i ragazzi che frequentano il campetto ha indicato anche un ragazzo di colore di nome Rudi, la cui descrizione corrisponde al Guede.

Purton Sophie (amica di Meredith), è stata sentita più volte. Come s’è detto, ha riferito alla PG che Meredith le disse che Amanda portava uomini nella loro casa e che non era pulita. E’ stata nel pomeriggio del primo novembre in un appartamento di Via Bontempi, con Meredith ed altre amiche inglesi. Avevano mangiato un quarto di pizza ciascuna e avevano consumato un dolce; avevano bevuto solo acqua. Avevano guardato un film in DVD. Intorno alle ore 20,40 lei e Meredith se ne erano andate, avevano camminato a piedi sino a Via del Roscetto dove Sophie aveva lasciato Meredith. La prima si era diretta verso la sua abitazione in Via del Lupo, la seconda verso l’appartamento condiviso con Amanda e le due ragazze italiane. Sophie guarda l’orologio quando era già a casa ed erano neanche le 21.

Con annotazione del 4.11.07 dell’Ass. Capo Mauro Barbadori si accertava che, da Via Bontempi, attraverso Via del Roscetto, con breve sosta di fronte all’entrata di Via del Lupo, proseguendo lungo Via Pintoricchio e scendendo le scalette di Via degli Scortici, si raggiunge Via della Pergola n. 7, davanti e sotto il parcheggio Sant’Antonio, in circa dieci minuti. Lungo la strada non sono installate telecamere fisse o mobili.

Tutto questo significa che Meredith ha prevedibilmente fatto rientro a casa non dopo le 21 del primo novembre.

Dichiarazioni di PURTON Sophie del 17.11.2007

La ragazza conferma alcune cose già dette, il pomeriggio del primo novembre erano lei MEZ, Amy e Robyn, a casa di Amy e Robyn in via Bontempi nr.22. MEZ è arrivata intorno alle 16,30 mentre Sophie è arrivata un’ora prima. MEZ indossava jeans, una giacca adidas azzurra. Hanno iniziato a mangiare pizza preparata da loro, mozzarella, pomodori ed alcuni vegetali, torta di mele con gelato e panna (preparata dopo). C’è stata una pausa, insomma MEZ fino alle ore 20,00 almeno ha smangiucchiato. Sophie alle nove meno cinque era dentro casa sua in via del Lupo. MEZ e Sophie avevano detto di essere stanche e sarebbero andate a letto.

Dichiarazioni di PURTON Sophie del 08.02.2008

Si sono viste direttamente a casa di Robyn la sera del 31 ottobre. Meredith le aveva chiesto tramite sms se quel pomeriggio poteva passare da lei per aiutarla ad annaffiare delle piantine di cannabis ai ragazzi del piano di sotto che erano in ferie. Lei era nervosa perché non sapeva se fosse giusto annaffiarle dato il tipo particolare di pianta. Hanno cenato, hanno bevuto un pochino di vino. Poi sono andate al Merlin e al Domus. Non ricorda se quella sera Mez ha ricevuto sms. Meredith è stata sempre insieme a lei al Meriln e non ha parlato con nessuno ragazzo di colore. Al Domus non sa, perché non sono state sempre insieme ma pensa che Rudy, Mez neanche lo conoscesse. Non ha mai parlato di lui, né le loro amiche lo conoscevano. Non crede assolutamente che Mez quella sera o anche in precedenza possa aver avuto contatti con Rudy o l’abbia visto, ci abbia parlato o addirittura flirtato. Comunque esclude che Mez quella notte, cioè Halloween, abbia flirtato o parlato con un ragazzo di colore. Al Domus è stata di più con altri amici e Mez è stata sempre con Amy e Robyn. La notte di Halloween non ho visto Amanda. Non conosco Raffaele e penso di si, ma non ne sono sicura, circa la presenza di Lumumba al Domus. Insomma Amanda non era né al Merlin né al Domus quella sera. Invece proprio Meredith le ha raccontato che quella notte al Domus ha incontrato e parlato con Patrick. Poi si sono riviste direttamente il primo novembre a casa di Amy e Robyn, Mez è arrivata verso le 16,00. Sono andate via da casa di Robyn alle nove meno dieci meno venti circa e Meredith era stanca ed andava a casa. Mez non ha assolutamente detto che aveva appuntamenti con qualcuno quella sera. Le aveva detto di aver visto Amanda prima di uscire di casa e che questa stava frequentando spesso un ragazzo e che dormiva da lui quasi tutte le sere. C’erano molte cose di Amanda che a Mez non piacevano, anche a Sophie quando l’ha conosciuta le davano fastidio le stesse cose di Amanda che davano fastidio a Mez. Meredith diceva che Amanda cercava sempre di attirare l’attenzione su di sè, portava uomini a casa e poi ci dormiva insieme. Meredith era molto riservata e schiva non l’ha mai vista baciare qualcuno in pubblico. Non ricorda della borsa e del portafoglio che aveva quella sera. Mez non si è mai lamentata per ammanchi di denaro. Poi racconta che la sera del due novembre incontrava Amanda in questura e voleva abbracciarla per condividere il dolore ma lei si è irrigidita e sembrava non provare nessuna commozione. Poi insieme a lei è stata accompagnata alla Polizia Scientifica per prendere le impronte. Li ha capito che stava con Raffaele perchè lo ha baciato prima di scendere. Sophie non sapeva nulla di preciso circa la morte di Mez, tanto che chiedeva qualcosa ad un poliziotto che rispondeva che doveva essere fatta l’autopsia. Sophie ha chiesto ad Amanda, durante il tragitto per andare alla Polizia Scientifica, cosa sapesse della morte di Mez e lei ha detto “le è stata tagliata la gola, poi è stata messa dentro l’armadio e poi mi ha raccontato come fosse stata trovata, e ha raccontato la solita cosa della doccia ect. Ha detto anche il particolare delle feci scomparse ed ha aggiunto che secondo lei l’assassino era ancora all’interno della casa e mentre Amanda si faceva la doccia aveva pulito il water. Erano davanti alla scientifica, lei, Amanda e Samantha Rodenhearts. Amanda ha anche detto che quando Mez era stata trovata il piede pendeva da una parte fuori dal guardaroba. Glielo avevano riferito Sollecito e Filomena, lei non aveva visto dentro la stanza. Amanda ci è apparsa insensibile, strana e anche Raffaele, ricordo che parlavano, ridevano e si baciavano.

Successivamente sono state risentite a verbale le amiche inglesi di Meredith e le stesse hanno riferito, come s’è detto, che la sera del primo novembre Meredith, come loro tra l’altro, non aveva bevuto alcunché. Riferivano tutte che Meredith era al solito serena e che era una giovane riservata.

Aggiungevano che una delle cose che avevano colpito Mez quando Amanda era andata ad abitare con loro era il fatto che questa avesse lasciato in bagno un beauty case con all’interno, tra le altre cose, dei preservativi ed un vibratore. Si accertava tramite i loro racconti che la sera del delitto, quando Meredith è stata vista dalle amiche l’ultima volta viva indossava jeans scoloriti che le erano stati dati dal suo ex ragazzo inglese, due t-shirt di colore chiaro una a maniche lunghe ed una senza maniche ed una maglia di colore celeste a strisce blu marca Adidas. Aveva inoltre una borsa beige a tracolla in tessuto al cui interno tra l’altro vi era un libro che le aveva prestato Robyn.

Dichiarazioni di HAYWARD Natalie del 20.02.2008

È arrivata a Perugia lo stesso periodo di Mez il 02 settembre 2007. Erano amiche, il pomeriggio del 31 ottobre dovevano fare insieme una lezione di cinema, Natalie e Robyn sono arrivate ma la lezione non c’era. Avvisavano tramite SMS Meredith che la lezione non c’era e si incontravano lei e Mez intorno alle 19,00 alla fontana per andare a cercare le maschere di Halloween, sono state insieme % d’ora. Poi hanno cenato da Robyn ed Amy, verso mezzanotte sono andate al Merlin ma Natalie è tornata perché stanca. Sapeva di Giacomo e Mez le ha parlato esclusivamente di lui. Non conosce Rudy e dice che neanche Mez lo conosceva. Dalla sera del 31 ottobre non vede più Mez. Quando è arrivata in questura il due novembre ha trovato Robyn in sala d’aspetto che piangeva. È stata sentita per molte ore e quando è uscita ha trovato Amanda e Raffaele. Amanda diceva con fare aggressivo che se fosse stata anche lei in casa quella notte sarebbe morta anche lei. Amanda ha aggiunto che Mez quella notte era sola in casa per la prima volta. Poi Amanda ha raccontato di essere stata a casa sua a farsi la doccia ha trovato la porta aperta ed ha visto gocce nel bagno, poi si rivestiva e notava che la porta di Mez era chiusa a chiave e trovava la finestra rotta in camera di Filomena e feci nel bagno grande. Poi tornava da Raffaele (Amanda RACCONTA LE COSE IN ORDINE DIVERSO) Amanda avrebbe aggiunto che mancava il beauty di Filomena e Filomena sembrava non smentire. Sempre in questura Natalie esprimeva la speranza che Mez fosse morta senza soffrire, ma Amanda replicava che invece aveva sofferto a lungo e doveva essere morta lentamente perché le avevano tagliato la gola. Da come parlava a Natalie è sembrato che Amanda si riferisse a più persone e la cosa l’ha colpita anche perché Amanda parlava molto freddamente. Dopo Amanda riceveva una telefonata dall’America, forse era il patrigno, al quale raccontava i fatti occorsi in modo diverso da quanto diceva a loro e questo era strano. In particolare diceva di aver trovato lei Meredith in un armadio, avvolta in una coperta. Poi si è allontanata continuando a parlare al cellullare. Raffaele taceva, giocavano tra loro con le mani e non sembrava affatto coinvolto dalla morte di Mez.

Dichiarazioni di RODENHURST Samantha del 31.01.2008

Lei rimane sbigottita insieme a Sophie perché Amanda, riferendosi a chi avesse ucciso Mez diceva: “QUEI MALEDETTI BASTARDI” riferendosi perciò ad una pluralità di soggetti mentre tutte pensavano e davano per scontato che invece fosse stato uno solo. ULTERIORE CONFERMA..

Dichiarazioni di FROST Amy del 08.02.2008

Amy a Perugia abitava con Robyn, ha visto il 31 ottobre Meredith direttamente a casa sua verso le 21. Era già parzialmente mascherata, siccome anche Amy si vestiva da vampiro si sono finite di truccare insieme. A cena erano Mez, Amy, Robin, Rachel Sarson, Sophie, Natalie, Monique Liveland e Lina Maria. Sono state a casa fino alle undici-mezzanotte circa e poi al Merlin , Rachel è rimasta a casa, mentre Monique e Lina Maria sono andate a casa loro. Natalie è arrivata con noi fino al Merlin poi se n’è andata a casa, abita li vicino. Perciò erano rimaste Mez, Robyn, Sophie ed Amy. Non ha flirtato con nessuno né ha mostrato una vicinanza particolare con alcuno. Non conosce Rudy, non lo ha mai visto parlare con Mez, nè lei parlare con lui. Finchè non si è visto nei giornali non sapeva della sua esistenza. Non ricorda se quella sera Mez abbia fatto o ricevuto telefonate, non ricorda abbia parlato di Amanda. Dopo il Merlin, penso dopo le una o le due di notte siamo andate al Domus, poi lì hanno incontrato altre ragazze universitarie inglesi e conoscenti. Non ha visto né Amanda né Patrick né Raffaele che non conosceva fino al due novembre, né al Domus nè al Merlin. Solo in passato Mez le aveva raccontato che aveva conosciuto Patrick al suo locale. Verso le cinque, lei, Robyn e Mez sono tornate a casa. Si erano già accordate per stare insieme il pomeriggio del giorno dopo. Robyn e lei erano a casa, Sophie è arrivata dopo verso le quattro e poco dopo Meredith. Amy ha preparato la pizza con i pomodori, prosciutto, melanzane e formaggio. Sono state insieme fino alle ore 21,00, erano tutte molto stanche, Amy e Robyn non avevano neanche tolto il pigiama. Anche Meredith era stanca e Robyn le aveva dato un libro di storia ed ha avuto l’impressione volesse finirlo per poi ridarglielo. Ricorda che i giorni prima Mez le aveva detto che i ragazzi che abitano lì erano tutti andati via e lei era preoccupata perché le avevano lasciato le piantine di cannabis a casa loro, chiedendogli di non dirlo a nessuno. Mez non sapeva se dovesse innaffiarle oppure no. Non ricorda quella sera che borsa indossasse ma sicuramente ne aveva una perché ci ha messo dentro il libro di Robyn e poi aveva sempre due cellulari. Ricorda che Mez aveva un bancomat forse della sua stessa banca, la Nation Wild Bank solitamente portavano con loro al massimo 50 euro. Di solito prelevavano o c/o l’ufficio postale o in Corso Vannucci. Mez disse che Amanda inizialmente era carina e simpatica, poi che era però molto strana. Teneva una valigia nella quale invece di tenere gli abiti, teneva una teiera con diversi tipi di the, poi che voleva imitare Laura, poi che lasciava il water sporco di feci e chiese consiglio su come poteva dirglielo. Una volta trovò la carta igienica sporca di sangue mestruale. Poi ha detto di averglielo detto dicendole di stare attenta. Non si è mai lamentata di ammanchi di denaro, un’altra cosa che le era sembrata strana a Meredith era che Amanda appena arrivata nella casa ha portato nel bagno un beauty contenente anche un vibratore e dei preservativi. Tra l’altro li teneva in bella vista!!

Mez raccontava che Amanda diceva di essere una ragazza molto libera e pur avendo un ragazzo in America tutti e due potevano avere rapporti con altri. Amanda raccontava di non aver problemi a mostrarsi nuda anche ai ragazzi delle sue amiche. Raffaele lo conosce la sera del due novembre nella sala d’attesa della questura. Quando lei è arrivata c’era solo Raffaele con Filomena ed altri ma non c’era Amanda. Amy ha chiesto a Robyn chi fosse, lui si è avvicinato e si è presentato come Raffaele il fidanzato di Amanda ed ha subito aggiunto “Amanda è stata a casa mia la notte scorsa, lei è andata via alle dieci e mezza del mattino, è rientrata a casa e quando è arrivata si è accorta che la porta era aperta. E continuava il racconto senza che sli venisse richiesto. Poi quando c’era anche Amanda mentre attendevano si facevano le smorfie, le boccacce, scherzavano, ridevano e si baciavano. Amy ha pensato fosse pazza. Dice che circa la morte di Meredith Robyn le aveva raccontato che Amanda aveva detto che Mez era stata trovata dentro l’armadio con un piumone addosso... poi Natalie le avrebbe raccontato che negli uffici della Polizia aveva detto “speriamo non abbia sofferto” ma Amanda avrebbe risposto testualmente: “che cosa pensi? Si è dissanguata fino a morire, è morta dissanguata”. Altra cosa che ha colpito Amy è che già quella sera Amanda chiedeva a Filomena e Laura se avrebbero cercato un’altra casa per stare insieme. Sempre la sera del due novembre sente Amanda dire al telefono ad un familiare: “no, non mi lasciano andare a casa, non posso prendere quel volo” A RIPROVA CHE SE NE SAREBBE VOLATA IN AMERICA UNA VOLTA GIUNTA LA MADRE!!

Dichiarazioni di BUTTERWORTH Robyn del 08.02.2008

Robyn e Mez hanno frequentato una lezione di storia dalle ore 12 alle ore 14 del 31 ottobre 2007, poi dovevano avere una lezione di cinema dalle ore 18 alle ore 20 ma è stata annullata. Non ricorda se si siano messaggiate, ricorda che Mez è arrivata direttamente da lei per cena intorno alle ore 21, poi però mostra un sms di Mez di quel giorno dove le diceva che doveva ancora farsi i capelli e avrebbe tardato un po’. Meredith aveva una storia sentimentale solo con Giacomo che però era fuori Perugia. Poi racconta le stesse cose di Amy circa la cena, il Merlin, esclude ogni eventuale incontro di Mez con Rudy o che le abbia mai raccontato di lui. Si ricorda che Mez la sera del primo novembre indossava una borsa bianca o beige in tessuto, con la tracolla. Ci aveva messo dentro il libro di storia che le aveva prestato lei. Senz’altro anche i cellulari. Aveva almeno un bancomat, pagava sempre in contanti. Prelevava in corso Vannucci o negli uffici postali. Le raccontava Mez che Amanda portava uomini in casa , non era pulita, non puliva il bagno e Mez era rimasta colpita dal fatto che appena arrivata nella casa di via della Pergola, pur non conoscendo nessuno aveva lasciato in bagno, nel beauty, ben visibile un vibratore e dei preservativi . Le sembra di ricordare che Amanda il primo novembre le abbia detto che la sera prima Amanda le aveva chiesto di uscire con lei. Mez arrivò da loro intorno alle 16,30 /17,00 indossava una maglia adidas celeste e sotto 2 tshirt di cotone beige, una a maniche lunghe e sopra una senza maniche. Indossava scarpe puma ma non ricorda il colore. hanno mangiato presto intorno alle 19,00. hanno mangiato mozzarelline, ciliegine, una pizza con melanzane, prosciutto, pomodoro e vari tipi di formaggio, poi una torta di mele con il gelato. Mez e Sophie sono andate via prima delle 21,00. Quando è andata in Questura erano solo lei, Sophie ed Amy. Poi è arrivata Laura Mezzetti e le ha aggiornate su quanto accaduto. Il poliziotto che le ha accompagnate non gli aveva detto nulla. Non era neanche certo si trattasse di Mez. Poi è arrivato il ragazzo di Filomena, forse lei la stavano sentendo in qualche stanza, dopo un pò è arrivato anche Raffaele che Robyn non conosceva. Lui si è avvicinata a loro e ha iniziato a raccontarci quello che era successo secondo lui. Riferiva le stesse cose di Amy Frost circa la presentazione e l’incontro di Raffaele. Più tardi ha visto anche Amanda in questura e l’ha sentita dire molte cose. Parlava ad alta voce al telefono e continuava a dire “io l’ho trovata” “io l’ho trovata per prima” con un tono poco pertinente, opportuno e rispettoso.. poi diceva “potevo essere io al suo posto”. Non si è mai rivolta direttamente alle ragazze inglesi parlava a chiunque fosse presente. Anche Robyn ricorda che ad un certo momento Natalie ha detto “speriamo che almeno Mez non abbia sofferto tanto” e Amanda le ha replicato dicendo: “ cosa pensi?? È morta dissanguata cazzo” come dire una che muore dissanguata che fa? Soffre. Come dire che Mez aveva sofferto. A quel punto Robyn non voleva più stare vicino a lei perché molto colpita in negativo dalle sue parole. Non ricorda se Amanda ha parlato del taglio ma ha detto che si è dissanguata fino a morire. Un’altra cosa importante che ricorda e l’ha già riferita alla Polizia inglese è che Amanda diceva ripetutamente che Meredith era nell’armadio con una coperta addosso. Da come lo diceva dava l’impressione di averla vista. Invece Filomena che era presente all’apertura della porta ha raccontato le cose in modo diverso. Amanda era priva di emozioni. Anche Raffaele, si mandavano i baci schioccando le labbra. Lei ad un certo punto si era sdraiata su alcune sedie e lui le accarezzava i piedi, ridevano anche. Ricorda che Natalie stava raccontando della telefonata minatoria che minacciava un qualcosa.. Filomena non capiva in inglese minaccia e Robyn glielo stavo spiegando. Raffaele a quel punto ha iniziato a chiedere “che cosa c’è che cos’è” e poi lo ha richiesto ad Amanda che ha preso il suo viso tra le mani e gli spiegava che si diceva “treat” stando vicino al suo volto quasi ripetendolo e lo baciava nel dire questo quindi ridevano. Insomma tutte erano sconcertate dal loro modo di comportarsi poiché anomalo e glaciale!! Strano..

Dichiarazioni di POWER Helen del 28.01.2008

Conosceva Mez dal 20 settembre circa, uscivano insieme una o due volte la settimana con Sophie, Robin, Samantha, Jade e Charlotte Page.. L’ha vista l’ultima volta al Merlin la notte di Hallowen. Non conosce Amanda né Rudy né Lumumba. Quella sera ha visto Mez con due amiche Sophie, Robyn e Amy. Non con ragazzi. Non ha parlato con ragazzi di colore. Helen è tornata in Inghilterra dal 4 novembre al 18 novembre. Non conosce Rudy né lo hai mai visto parlare con Mez. Lo conosce solo dai giornali. Ha conosciuto Amanda, Raffaele, le altre coinquiline italiane di Mez e i loro fidanzati in questura. Erano tutti sconcertati da questa vicenda tranne Raffaele e Amanda che erano tranquilli. Amanda stava dicendo che era arrivata per prima. Amanda avrebbe raccontato le solite cose e poi anche di aver visto la finestra rotta e di aver chiamato qualcuno, forse il fidanzato ect. (hanno sempre detto che la finestra era stata trovata dopo con Raffaele!!!). Ha detto di aver visto Mez avvolta dentro una coperta nel guardaroba dopo che la Polizia ha sfondato la porta. Amanda ripeteva che “poteva essere chiunque, potevo essere anche io ad essere uccisa”. Anche i giorni dopo hanno commentato che Amanda era alquanto strana e insensibile.

Dichiarazioni di BIDWELL Jade del 28.01.2008

Ha conosciuto Mez alla fine di Settembre. Era sempre con Amy, Sophie, Robyn e non con maschi. Non conosce Amanda. La sera di Hallowen è andata con altre amiche al Merlin e ha visto Mez con le solite amiche, Amy, Sophie e Robyn. Non ricorda se si sia avvicinato qualcuno a Mez. Poi si sono ritrovate al Domus. Mez con le solite amiche. Anche qui non ricorda di averla vista parlare con dei ragazzi neanche di colore. LEI NON L’HA VISTA. Rudy non lo conosce se non dai giornali. La nonna dall Inghilterra le aveva detto che avevano sgozzato una ragazza inglese. Che fosse Mez l’ha saputo in Questura. Non ricorda se Amanda fosse già lì, però dopo l’ha vista con Raffaele e le altre coinquiline della casa e un ragazzo. Amanda diceva che Mez era stata trovata in un armadio avvolta in una coperta e diceva (in inglese) “L’HO VISTA IO”. Queste cose le diceva al telefono o le declarava alle coinquiline e non a loro. Poi quando si avvicinava a noi non ha ripetuto queste cose. E’ ovvio che mentre attendevano in questura alcune entravano ed alcune uscivano dalla stanze per essere sentite, perciò non tutte le giovani inglesi ricordano gli stessi discorsi. Raffaele e Amanda si dondolavano come se danzassero, si baciavano. Amanda diceva anche che chiunque avesse fatto questo deve aver osservato la casa dall’esterno per accertarsi che Mez fosse sola. Amanda non ha mai parlato con lei direttamente e l’unica cosa che ha detto direttamente è stata “ma in tutto questo non sappiamo nemmeno quali sono i nostri nomi, non so i vostri nomi ” e a noi è sembrato strano perché in un momento così grave non c’era da socializzare.

Guaman Fernandez De Calle Rosa Natalia, domestica nell’abitazione del Sollecito per il solo giorno di lunedì dalle 14 alle 16, dal settembre 07. Sentita a verbale il 14.11.07 riferisce che faceva le pulizie a casa del Sollecito, passava l’aspirapolvere, poi passava lo straccio con il Lysoform, l’unico prodotto che le avesse sempre dato il Sollecito. L’ultima volta che vi si era recata era stato lunedì 5 novembre. C’era anche Amanda e un loro amico. Amanda la vedeva per la seconda volta.

Anche il 5 novembre lavò i pavimenti e il bagno col solito Lysoform. Non usò mai candeggina. Esibitole una confezione di un litro di candeggina ACE, la donna ha escluso di averla mai utilizzata e di averla vista in casa del Sollecito che il 5 le disse che vi era del bagnato perché si era rotto un tubo.

Stranamente successivamente rilascia delle dichiarazioni contraddittorie un’altra donna che aveva in passato fatto le pulizie in quella casa, CHIRIBOGA MOROCHO Ana Marina che sentita a verbale in data 28 novembre forniva dichiarazioni in contrasto con quanto detto agli investigatori in data 12 novembre 2007. A riguardo, si vedano le annotazioni del 19.11.07 e del 28.11.07 redatte dall’ Ispettore Capo O. Volturno che smentiscono quanto dichiarato da quest’ultima che “tardivamente ricorda di aver chiesto lei stessa al Sollecito di comprare della candeggina e che il medesimo gliene aveva comprato un flacone marca ACE.”.

La Chiriboga ha indicato una sua amica, di nome Natalia, come colei che effettuaba le pulizie nell’abitazione del Sollecito. Ha precisato che le pulizie venivano effettuate una volta alla settimana e precisamente il lunedì e l’ultima volta che erano state fatte, era avvenuto il 5 novembre 07. All’interno del negozio alimentari CONAD, ubicato in Corso Garibaldi, nei pressi dell’abitazione del Sollecito, veniva notata la presenza di flaconi di candeggina marca ACE

Sempre sull’argomento pulizie, Mezzetti Laura, coinquilina di Meredith e Amanda, il 15.11.07, ha riferito che mentre Meredith giunse nella casa intorno al 10 settembre, Amanda vi giunse intorno al 20. La casa la pulivano soprattutto lei e Filomena ma non usavano né candeggina né lysoform.

Ultimamente Filomena aveva acquistato della candeggina ma l’aveva usata solo nel water del bagno grande. Riferiva che Meredith non era mai andata a casa del Sollecito. Mostratole il coltello (quello sequestrato a casa di Sollecito il 6.11.07, con le tracce di DNA di Meredith ed Amanda) la Mezzetti non lo ha riconosciuto tra quelli presenti nel loro appartamento.

La Romanelli, dal canto suo, ha confermato tali dichiarazioni, lo stesso giorno. Ha aggiunto di essere stata nell’appartamento l’ultima volta alle 12,30 - 13 del primo novembre. C’era Amanda che le disse che Meredith dormiva. Neppure la Romanelli ha riconosciuto il coltello con il DNA di Meredith nella lama ed Amanda nell’impugnatura come un coltello che era stato nella loro casa e anche lei dice che mai Meredith è andata a casa di Raffaele.

Importante sottolineare che in una perquisizione effettuata il 06.01.08 in casa di Sollecito veniva rinvenuto un elenco di stoviglie, utensili vari e posateria redatto dalla padrona di casa tra i quali risulta il coltello sequestrato nel cassetto di casa del Sollecito, con Dna di Meredith sulla lama e di Amanda sull’impugnatura, poi risultato NON INCOMPATIBILE con alcune delle ferite trovate sul collo della vittima. Ecco perche’ uno dei coltelli utilizzati nel delitto è stato rimesso nel cassetto di casa Sollecito.

Formica Alessandra, che la sera del primo novembre ha cenato col fidanzato Lucio Minciotti al “Settimo Sigillo”, riferisce il 12.11.07 che, recatisi al ristorante verso le 20, essendo pieno, hanno detto loro di tornare alle 21.

Dopo aver girellato per Corso Vannucci, sono andati verso le 21 al “Settimo Sigillo”, dove hanno consumato un antipasto di verdure grigliate, due primi a base di gnocchi e un tortino con cioccolato. Finito di cenare, se ne sono andati via perché era molto freddo. Sono scesi a piedi per le scalette adiacenti Piazza Grimana che portano al parcheggio di Sant’Antonio dove avevano lasciato la macchina. Mentre scendevano le scalette intorno alle ore 22,30-22,40, il Minciotti è stato urtato violentemente da un uomo di colore che correva in maniera velocissima verso Via Pintoricchio. La cosa li insospettì. Dopo essere scesi, hanno notato un’auto in panne nei pressi de “Il contrappunto”. C’era un italiano che chiedeva l’intervento del carro attrezzi. Seduta sul sedile posteriore c’era una donna e un neonato

Sia l’autista del carro attrezzi che gli occupanti dell’auto in panne nell’immediatezza venivano contattati telefonicamente; poi sentiti successivamente a sit riferivano di non aver notato nulla di particolare la sera del primo novembre mentre erano con l’auto in panne nei pressi della casa del delitto di via della Pergola.

Salciccioli Lucia, moglie del proprietario dell’auto rimasta in panne, sentita il 7.04.08, ha detto di essere rimasta accanto al marito, sino all’arrivo del carro attrezzi (e poi entrata nell’auto), vale a dire dalle 22,30 sino alle 23. Il marito della signora, Coletta Pasqualino, sentito lo stesso giorno, ha confermato quanto riferito dalla moglie.

L’autista del carro attrezzi LOMBARDI Giampaolo in atti generalizzato, da parte sua, ricorda di aver visto una non meglio specificata auto di colore scuro che, durante il suo intervento di soccorso all’auto in panne, sostava nella discesina del cancello di via della Pergola nr.7. L’auto era spenta e aveva il muso posto verso la casa del delitto, il Lombardi non ricorda di aver notato nessuno all’interno. Aggiunge anche che il cancello della casa del delitto era leggermente aperto ed erano circa le ore 23 del primo novembre 2007 e che nei pressi della discesina che porta proprio al cancello della casa di Via della Pergola n. 7 vi era parcheggiata un’auto, descritta di colore scuro (vds. dich. del 28.03.08) e l’auto del Sollecito era un’Audi A3, targata DD 661 VG, di colore nero.

Alle 23, quindi poco prima del delitto, Lombardi Giampaolo, addetto del carro attrezzi nota che il cancello di ingresso all’area antistante l’abitazione era leggermente aperto. Meredith era rientrata alle 21 e sapeva che Amanda, l’unica presente con lei nella casa, aveva anche lei le chiavi del cancello. Non aveva motivo di non chiuderlo, anche perché era sola quella notte. Evidentemente, qualcun altro era sopraggiunto e questo soggetto aveva anch ’egli le chiavi e non poteva essere altri che la Knox che evidentemente ha aperto il cancello e non lo ha richiuso perché erano con lei soggetti che avrebbero dovuto lasciare la casa dopo un certo tempo e allora lei, se fosse rimasta con

Popovic Jovana, ragazza serba, conoscente del Sollecito, il 12.11.07 riferisce che, avendo bisogno di essere accompagnata a ritirare una valigia alla stazione, chiese al Sollecito se potesse accompagnarla. Saranno state le 17,50 del primo novembre, perché alle 18 aveva un appuntamento ai Tre Archi. (MA SOLLECITO NON DICE CHE DALLA CASA DI VIA DELLA PERGOLA CON AMANDA QUEL POMERIGGIO ERA ANDATO A PASSEGGIARE IN CENTRO RIENTRANDO A CASA SOLO ALLE 20,30 CIRCA?? ) E’ stata ricevuta da Amanda a casa del Sollecito. E’ rimasta con Amanda che scriveva col computer per tre minuti circa, poi è arrivato Raffaele che, sia pure in tono freddo, ha acconsentito ad accompagnarla. Alle 19 la madre della Popovic le ha detto che non poteva più mandarle la valigia e allora, dopo aver finito una lezione di violino ai Tre Archi, si è incamminata verso casa alle 20,20 circa, raggiungendo l’abitazione del Sollecito per disdire l’appuntamento, circa alle ore 20,40 successive. Alla porta rispondeva Amanda che, ridendo, diceva che Raffaele era in casa e la invitava a salire, ma lei se ne andava dicendole solo che non aveva più bisogno di un passaggio. Non ha comunque visto il Sollecito e da questo momento nessuno più vede la coppia Sollecito-Knox. Stessa ora in cui i cellulari dei due vengono spenti o risultano comunque irraggiungibili.

Le dichiarazioni della Popovic sono importantissime perché è l’ultima persona che vede Amanda e Sollecito la sera del 01 novembre: Saranno state le 17,55 circa quando la ragazza, dopo essere stata fatta entrare dalla Knox, chiede a Raffaele di poterla accompagnare alla Stazione verso le 24 (per ritirare la valigia che la madre voleva mandarle). Sollecito risponde positivamente ma “con tono freddo”: questa richiesta della Popovic lo contraria perché, insieme ad Amanda, aveva altri programmi per quella sera, ma non può rifiutare il favore perché la ragazza s’insospettirebbe. Da qui il “tono freddo”. La ragazza poi ritorna per disdire l’appuntamento, raggiungendo l’abitazione del Sollecito verso le 20,40 circa. Anche questa volta c’è Amanda che “ride”, cioè sembra eccitata. Gli dice che Raffaele è in casa ma non lo vede e la Popovic riferisce il “contrordine” ad Amanda. Poi la serba se ne va dopo essersi trattenuta per “brevissimo tempo”. Saranno state le 20,45 del primo novembre. Sino a quell’ora, la Knox e Amanda sono stati insieme a casa Sollecito. Da quell’ora vengono spenti o risultano irraggiungibili i cellulari dei due.

Scotto Di Rinaldi Carlo Maria, titolare della Ditta di abbigliamento “Discovery sas” sita in Perugia, Via Calderini 10, ha visto entrare sabato 3 novembre, alle ore 19, il giorno dopo il delitto, il Sollecito e la Knox che ha acquistato una maglia e un perizoma e mentre si accingevano a pagare alla cassa, si sono sussurrati (evidentemente il Sollecito alla Knox) in inglese (lingua che lo Scotto conosce bene): “ Dopo te lo metti a casa e facciamo sesso selvaggio”.

E’ un particolare che rileva sia ai fini delle abitudini dei due, sia come espressione dell’assoluta noncuranza e freddezza degli stessi a solo un giorno dalla scoperta della coinquilina della Knox, a ulteriore conferma di un atteggiamento di glaciale indifferenza dimostrato sin dalla scoperta del cadavere.

Dichiarazioni di GRANDE Paola del 21.12.2007

Dice che era alla fiera dei morti con Filomena verso le ore 12,00, mentre stavano parcheggiando, a Filomena arriva una telefonata di Amanda che le riferisce che aveva trovato la porta di casa aperta e del sangue in bagno. Filomena si preoccupa e prova a telefonare a MEZ non ricevendo risposta. Filomena richiamava Amanda e quest’ultima le diceva che ERA TUTTO A POSTO!!!!. Dopo pochi minuti Amanda chiamava di nuovo Filomena e le diceva che la finestra della sua stanza era rotta!! Strano prima era tutto a posto!!. Avvisano i rispettivi fidanzati che le precedevano e si portano in via della Pergola. Arrivano intorno alle 13!! il fidanzato di Grande Paola, Luca Altieri, sfonda la porta. Amanda e Raffaele parlano delle feci scomparse e Altieri e gli altri gli dicono di dirlo alla Polizia presente.

Dichiarazioni di ALTIERI Luca del 21.12.2007

Dice che arriva in via della Pergola con Marco Zaroli intorno alle ore 13,00 (anche 10 minuti prima) e c’erano Amanda e Raffaele (che non conosceva) e la Polizia Postale. La camera di MEZ era chiusa a chiave ma quando chiede se lo fa di solito o è una cosa da “considerare strana” Amanda risponde di “NO”. (ALTIERI CONFERMA LA BUGIA DI AMANDA che oggettivamente ritarda la scoperta del cadavere). Tutt’altra reazione ha Filomena al suo arrivo. Dice l’ opposto!!!”. Addirittura Amanda dice che MEZ chiude quasi sempre anche quando va a fare la doccia !! (ALTRA ANOMALIA: SOLO LA STANZA DI FILOMENA E’ IN DISORDINE, QUELLA DI AMANDA NO.). Luca Altieri decide di sfondare la porta, dopo circa 15 minuti dal loro arrivo, e vede che aveva un taglio sul legno ed ha chiesto come mai?? Raffaele risponde che aveva già provato lui a sfondarla!! COME MAI VOLEVA FARLO DA SOLO MA NON AVEVA DETTO AMANDA CHE QUELLA PORTA E’ SEMPRE CHIUSA?? FORSE I DUE DOVEVANO RECUPERARE QUALCOSA ALL’INTERNO?? LA LAMPADA DI AMANDA PER ESEMPIO..??

Luca Vede due macchie di sangue sul tappeto del bagno accanto alla camera del delitto. RAFFAELE E AMANDA ERANO DIETRO A TUTTI - FORSE IN SOGGIORNO QUANDO è STATA SFONDATA LA PORTA!! NON POSSONO AVER VISTO NULLA. NEPPURE ALTIERI VEDE INFATTI IL VOLTO DI MEREDITH, PERCHE’ ERA COPERTO DAL PIUMONE.

I CARABINIERI ARRIVANO CIRCA MEZZ’ORA DOPO IL LORO ARRIVO ALLA CASA QUANDO C’ERA GIA’ LA POLIZIA POSTALE.

A Luca che glielo chiede, Amanda dice che è arrivata lì alle 10,30 circa, aveva trovato la porta aperta ed era andata a farsi la doccia, senza accorgersi del “furto”. Gli dice anche che aveva visto le feci nell’altro bagno, prima di fare la doccia e, dopo averla fatta, le feci non c’erano più: A Luca non sembrava una cosa tanto normale.

Raffaele e Amanda vanno in macchina con loro in Questura, Raffaele sli fa delle domande strane tipo “ ma è morta?” Altieri risponde di si e Raffaele “ma come è morta?” Altieri risponde “guarda sli hanno tagliato la sola da quello che ho sentito” e Raffaele “ma con un coltello? E Luca risponde di sì. Allora Amanda scoppia a piangere. ”

Le Dichiarazioni di CAPEZZALI Nara del 27.11.2007 sono state illustrate in relazione alla posizione del Guede, ma vanno richiamate anche per gli altri coimputati.

Abita in via del Melo sopra il parcheggio dice che la notte tra il primo e il due novembre si è alzata per andare al bagno. Era andata a dormire verso le 21,30. Non sa indicare l’ora in cui è andata in bagno perché non ha guardato l’orologio. FORSE un paio di ore dopo essersi addormentata ha sentito un urlo di donna straziante e prolungato che proveniva dalla casa di via della Pergola 7. Si affacciava dalla finestra del bagno, ma non ha visto nessuno. Ha sentito però uno scalpitio come se qualcuno scappasse subito dopo l’urlo e poi ha anche sentito correre sulla scala di ferro,che parte dal parcheggio fino a via del Melo dove c ’è un cancello di ferro che porta in via Pinturicchio.

Dichiarazioni di CAPRUZZI Filippo del 10.12.2007

E’ un collaboratore Università Stranieri riferisce che una amica di MEZ, Natalie Hayward, è andato a trovarlo e gli ha raccontato che aveva trovato molto strano l’atteggiamento di Amanda e Raffaele sempre insieme a scambiarsi effusioni ,aggiunge che erano molto tranquilli mentre gli altri erano disperati. Gli racconta anche che all’affermazione di una delle amiche inglesi che aveva espresso la speranza che Meredith non avesse sofferto.. Amanda invece avrebbe osservato che “CON UNA FERITA DEL GENERE DEVE AVER SOFFERTO E CHE LA MORTE DEVE ESSERE AVVENUTA DOPO UNA SOFFERENZA PROLUNGATA” Natalie e Filippo si sono visti il 22 novembre era presente una sua collega Chiara Maioli.

Vanno riprese anche le dichiarazioni di MEZZETTI Laura, una delle coinquiline, del 05.12.2007

Dice che ognuna di loro aveva una sola chiave della propria camera, tranne Filomena perché la sua porta era vecchia. Meredith non si chiudeva mai a chiave (una sola volta quando è andata via per 3 gg. in Inghilterra) Il portone esterno doveva essere necessariamente chiuso a chiave perché aveva la serratura rotta!! Ognuna aveva la chiave della porta esterna della casa. Dice che Raffaele aveva iniziato ad andare a casa loro intorno al 15 di Ottobre del 2007 e poi lei lo ha visto solo in altre 3 o 4 occasioni. La Mezzetti non ricorda di aver mai visto in casa il coltello sequestrato nella cucina di Raffale. Una volta lo ha visto cucinare da loro degli spaghetti e funghi champignon, Quel giorno c’era anche Meredith. Non ha visto che Raffaele la feriva con un coltello neanche per scherzo. Questo pranzo c ’era stato intorno al 15/20 ottobre 2007. Meredith non aveva confidenza con Raffale. Lui e Amanda passavano il tempo a scambiarsi effusioni pertanto le ragazze non s’intromettevano. Amanda portò a casa l’algerino Juva e un certo Daniel che Laura vide fare colazione con Amanda il mattino presto e che crede avesse dormito da lei quella notte.

Non le risulta che MEZ sia mai andata a casa di Raffaele.

Di RUDY racconta di averlo visto a casa dei ragazzi di sotto e di averlo salutato con un semplice “ciao ciao” e basta. Un ragazzo di sotto Stefano Bonassi un giorno le ha raccontato di quando RUDY si è addormentato nel loro water perché ubriaco. Vede MEZ l’ultima volta il 31 ottobre all’ora di pranzo, Amanda non c’era.

AMANDA SI LAMENTAVA DEL FATTO CHE LUMUMBA NON LA PAGASSE.

Laura il primo novembre era a Viterbo. Ha saputo della morte di Meredith da una telefonata di Filomena delle 13,35.

Il comportamento di Amanda e Sollecito le sembra assurdo. Amanda aveva pure detto che aveva trovato la porta aperta, aveva sentito dei rumori in casa, aveva visto il sangue e si era fatta la doccia ed allora era tornata da Raffaele. (n.b. Amanda era confusa!!!)

Un’attenzione particolare meritano le dichiarazioni di Romanelli Filomena, coinquilina di Meredith e Amanda. Prima di tornare sulle sue dichiarazioni relative alla mattina del 2 novembre, vanno richiamate quelle rese il 7.11.07, ha riferito che:

- in un fine settimana Amanda aveva portato alcuni ragazzi in casa, a differenza di Meredith che fece entrare nella sua camera solo il fidanzatino Giacomo Silenzi e nessun altro (lo dice anche il 15.11.07 e lo ribadisce insieme a Laura Mezzetti l’11.04.08, quando entrambe hanno sottolineato che Meredith affermava di tenere molto alla fedeltà verso Giacomo, che non aveva mai tradito e hanno ribadito che la vittima era molto seria e riservata

Marco, il suo fidanzato, le ha detto che il suo amico Luca Altieri gli ha confidato che, quando lui, Paola Grande, fidanzata dell’Altieri, la Knox e il Sollecito si sono recati in Questura, il Sollecito gli ha fatto strane domande sulle modalità di ritrovamento del corpo di Meredith e su come quest’ultima fosse stata uccisa;

- Quando lei, cioè la stessa Romanelli, si è recata con la Polizia sul luogo del delitto, ha notato che all’interno della lavatrice situata nel bagno grande, vi erano panni che non erano né della stessa Romanelli né della coinquilina Laura;

- Amanda non curava l’igiene personale e portava dei ragazzi in casa, contrariamente a Meredith;

- In casa c’erano due “moci” che solitamente tenevano riposti nei rispettivi secchi;

- La porta della camera di Meredith, al momento del ritrovamento del cadavere, fu sfondata solo dall’Altieri, mentre il Sollecito era dietro di lei, di Marco e dell’Altieri.

Riferisce inoltre che lei e le altre coinquiline pagavano di affitto euro 300 a testa e lo versavano entro il 5 di ogni mese. Alla fine di ottobre 2007 Meredith le aveva detto di avere i soldi per l’affitto tanto che lei e la Mezzetti avevano commentato favorevolmente questo fatto dicendo che era molto precisa. Aveva comunque detto a Meredith di tenere lei la cifra fin dopo il ponte dei santi. Si è detto che Meredith confidò alle coinquiline e, quindi, anche ad Amanda di avere disponibilità di denaro in quel periodo, perché aveva vinto una borsa di studio e aveva due carte di credito e si accordò con le due italiane di radunare la somma per la locazione per il 4 novembre, mentre Amanda osservò invece che Lumumba non la pagava. A questa importante conversazione era, quindi, presente Amanda, come s’è detto (IMPOSSESSAMENTO DI ALMENO 300 euro, più due telefoni cellulari e più carte di credito)

dich. della stessa ROMANELLI del 03.12.2007

Dice Romanelli Filomena, una delle inquiline italiane, il 3.12.07: “Guardi all’inizio sinceramente si unirono molto io penso anche per diverse ragioni, anzitutto io e Laura siamo coetanee amiche da lunga data, abbiamo fatto l’università insieme, abbiamo già vissuto in altre case insieme. Quindi facciamo lo stesso lavoro, quindi c’è un certo tipo di confidenza, dico la verità. Le ragazze erano coetanee, anglofone entrambe, ed entrambe dovevano rimanere per un breve periodo. Quindi eravamo un po’ divise ma non è ... cioè non è che c’eravamo divise, andavamo tutti d’accordo però era vero il fatto che io e Laura eravamo più unite e loro due chiaramente si unirono di più. Meredith era già presente in Perugia già da qualche giorno, frequentava all’università il corso di Italiano alla stranieri e quindi aveva già fatto qualche conoscenza, qualche amicizia e la invitava “dai, devi conoscere anche tu qualcuno, vieni, facciamo un giro, ti presento le mie amiche” all’inizio si, sicuramente

PM Mignini Poi i rapporti si ...

Romanelli Ecco questa è una cosa un po’ ... per quello che ho visto io, in base anche al tempo che io spendevo in casa perché uscendo la mattina e tornando la sera ci stavo poco. A me personalmente sembrò, però ecco parlo per me personalmente, sembrò che nel mese di ottobre, metà ottobre Meredith era forse un po’ ....

PM Mignini Aveva preso un po’ le distanze

Romanelli Eh, prendeva un po’ le distanze, io infatti lo feci notare a Laura e dissi “secondo me Meredith si è scocciata - scusate - si è rotta le scatole un po’ di Amanda” perché era un tipo non cattivo sinceramente no, un po’ troppo estroverso, questo si. Ma ecco noi lo attribuivamo un po’ all’età, al fatto ... “

Sempre la stessa Romanelli, nella stessa occasione, precisa quanto segue:

Dice che lei e Laura molto amiche. MEZ è andata ad abitare da loro i primi di settembre. Amanda il 20/21 settembre. All’inizio Amanda e MEZ sembravano unite poi MEZ da almeno la metà di ottobre sembrava scocciata dai modi di fare di Amanda perché troppo estroversa e “sregolata”. Vede per la prima volta a casa loro Raffaele il 26 ottobre, a pranzo se lo ricorda perché era il giorno della laurea di una sua carissima amica. Amanda l’aveva conosciuto in quei giorni, quindi qualche giorno prima del 26 . Filomena non condivideva il modo troppo libero di Amanda di vivere. Raffaele stava sempre appiccicato a lei. In tutto lo ha visto in casa 3/4 volte. Filomena dice che il fine settimana lei stava sempre dal fidanzato dal venerdì e Amanda lo sapeva. Amanda dormiva spesso da Raffaele anche se era fidanzata in America, diceva di stare bene con Raffaele. Aveva portato in casa altri uomini. Di Patrick si era lamentata poiché non la pagava, qualche volta lui le diceva di non andare a lavorare perché la serata era ” moscia. ” Qualche volta MEZ era andata al Le Chic. MEZ non aveva rapporti con Raffaele e non andava a casa di quest’ultimo. Non riconosce il coltello sequestrato a casa di Raffaele. Dice che MEZ non si è mai tagliata e l’ultima volta che l’ha vista e stato il 31 ottobre dopo le 19,00, erano a casa da sole e MEZ uscì intorno alle 21/21,30. Filomena poco dopo uscì con il suo ragazzo Zaroli Marco che arrivò quando MEZ era ancora lì. MEZ era contenta quella sera, come sempre e non faceva uso di sostanze stupefacenti. Poi Filomena come solito nei prefestivi o nei fine settimana aveva dormito da Marco e la mattina del primo novembre sono passati intorno alle 13 a casa. C’era Amanda mentre MEZ forse stava dormendo. Aveva lasciato la persiana della finestra esterna chiusa ma non agganciata perché difettosa. Finestra chiusa e scuri aperti anzi lo scuro a sx aperto e l’altro chiuso attaccato al gancio (guardando la finestra). SI RICORDA DI AVER CHIUSO A CHIAVE LA PORTA D’INGRESSO, alle 13 (se non si chiudeva a chiave, rimaneva aperta). Filomena aveva regalato una sim-card a Meredith e Laura ad Amanda. Nella sua camera, vi era un computer portatile, occhiali da sole di Versace, gioielli d’oro nel primo o secondo cassetto, del tutto aperti e CHE UNO SCONOSCIUTO, PENETRATO IN CASA PER RUBARE, AVREBBE EVIDENTEMENTE SOTTRATTO. Poi il 2 novembre, dopo aver dormito a casa dello Zaroli in Via Fonti Coperte, andò a prendere Paola Grande all’Elce. Mentre provava a parcheggiare alle 12,15/20 circa arrivò la PRIMA TELEFONATA di Amanda che raccontava del sangue e della porta aperta dicendo che comunque se ne era andata!!

AMANDA DISSE, secondo quanto riportato da Filomena: “Guarda c’è qualcosa di strano in casa....io ho dormito da Raffaele. Stamattina sono andata a casa e ho trovato la porta aperta..del sangue nel mio bagno....Mi sono fatta la doccia però ho paura, non so che cosa fare”. Poi dice a Filomena che se ne era andata via...(?!).

Filomena subito si preoccupa per MEZ sapendo che Laura è fuori e prova a chiamarla ma lei non risponde. MEZ non si separava mai dal cellulare soprattutto quello inglese lo teneva sempre nei jeans. L ’ha chiamata sia su quello italiano che in quello inglese senza esito. Successivamente chiamava Amanda (che dapprima non rispondeva) pregandola di fare un controllo nella casa, Amanda rispondeva che avrebbe chiamato Raffaele e controllato la casa (MA NON ERANO INSIEME!!!???) POI AMANDA CERCA DI TRANQUILLIZZARE FILOMENA.

Solo alla terza telefonata, ALLE 12,40 — 42, Amanda le ha detto che aveva fatto un controllo della casa e che in camera sua (di Filomena) c’era la finestra rotta e nell’altro bagno della “cacca” (MA COME ? VENTI MINUTI PRIMA CIRCA LE AVEVA DETTO DI ESSERSENE ANDATA VIA ?! e Filomena le ordinava di chiamare la Polizia o i Carabinieri, Amanda rispondeva che li avrebbe chiamati.

( MA COME ? ERA POCO PRIMA DELLE 13, DOPO le 12,30 e AMANDA DICE CHE A VREBBE CHIAMA TO CARABINIERI O POLIZIA E NON CHE LI A VEVA GIA’ CHIAMA TI ? NE’ AMANDA NE’ RAFFAELE CHIAMANO POLIZIA E CC. PRIMA DELL’ARRIVO DELLA POLPOSTA....)

Poi Filomena e Paola sono andate in via della Pergola intorno alle ore 13,00, Marco Zaroli e Luca Altieri sono arrivati prima di loro e hanno trovato già la Polizia Postale. Amanda era strana, Filomena dice che “al telefono sembrava il delirio di una sognatrice”. Filomena si rende conto che il furto è simulato. Quando la Postale dice a Filomena di aver ritrovato il cellulare di MEZ, dai quali (soprattutto inglese) la ragazza non si separava mai,questa si allarmava ancora di più e diceva a Luca Altieri di sfondare la porta. Luca e Marco erano di fronte alla porta, poi c’erano i due poliziotti, Amanda e Raffaele erano abbracciati e si trovavano dietro, forse nei pressi della camera di Amanda. Nessuno dopo che la porta è stata aperta è entrato, solo la Polizia Postale. Tutti erano disperati e sconvolti mentre Amanda e Raffaele si accarezzavano e si abbracciavano, Filomena chiede poi ad Amanda se ha chiamato i Carabinieri e lei risponde di sì. I CC. giungono solo quando arriva la Mobile. PER ESSERE PRECISI UN QUARTO D’ORA - DIECI MINUTI DALLA SCOPERTA DEL CADAVERE. I ragazzi di sotto non c ’erano, erano partiti per le feste e Giacomo Silenzi aveva detto che forse venerdì sarebbe tornato, cioè quel giorno. Filomena aveva il numero e l’ha chiamato, stava tornando a Perugia. Successivamente Filomena venne in Questura, Amanda e Raffaele erano vicini e si scambiavano il quadernone sul quale Amanda scriveva. Sollecito in sala d’aspetto faceva da interprete ad Amanda e Filomena centinaia di volte le ha chiesto perché non ha chiesto aiuto invece di farsi la doccia vista la presenza di sangue e la porta aperta. Raffaele rispondeva “ma lei è incosciente!!”. L’ultima volta che ha sentito Amanda è stato il cinque sera alle 22,30 nella circostanza Amanda riferiva che Raffaele era stato richiamato in questura e lei non voleva lasciarlo solo e lo ha accompagnato. Filomena le diceva che era chiaro che la Polizia dubitasse del loro racconto e Amanda rispondeva che “AVEVA DA FARE!!”. Lei insisteva di collaborare con la Polizia. Poi Amanda aggiungeva che la madre stava arrivando dall ’America.

Dichiarazioni di SIMONESCHI Alessandra del 13.11.2007

Dice di essere tornata a piedi dal centro intorno alle 00,45 (tra il primo ed il due novembre) percorrendo P.zza Grimana è scesa per via del Bulagaio. In quel momento c’era molto silenzio, arrivata all’altezza dell’arco ha provato una forte paura, ha sentito un rumore come un urlo, che non sa descrivere, che è durato circa 30 secondi, poi il rumore è cambiato come di una persona che “le faceva il verso ” come un urlo di scimmia. In linea d’aria il punto è a circa 300 metri. La vallata congiunge con casa di MEZ. Era come un ghigno non l’aveva mai sentito in vita sua. Un uccello strano una civetta, una scimmia, un uomo non sa dire, ma è rimasta agghiacciata.

Dichiarazioni di Marco ZAROLI del 20.12.2007

Marco e Luca Altieri, siamo giunti in via della Pergola verso le ore 13,00, c’erano Amanda e Raffaele. Amanda diceva che Mez chiudeva sempre a chiave la sua porta anche per fare la doccia o per poche ore (falso!!!). Quando giunse Filomena contraddisse quanto affermato da Amanda. Una volta sfondata la porta mentre tornavano indietro per uscire tutti da casa, vidi Amanda in cucina ERA RIMASTA IN CUCINA ED AVEVA UN ATTEGGIAMENTO MOLTO STRANO, Raffaele lo rivede all’esterno e si sbaciucchiavano al solito. Gli sembra di aver sentito che qualcuno dicesse che Mez era stata sgozzata. In Questura bisbigliavano e si scrivevano sul quadernone passandoselo fra loro. Dopo che sentirono lo Zaroli Raffaele gli fece l’interrogatorio chiedendogli “chi fosse stato secondo lo Zaroli e che idea si era fatto” Aggiunse anche che Meredith era stata trovata col corpo coperto di vaselina!! Raffaele era sempre molto freddo, si stropicciava continuamente le mani e arrossiva.

Del 2 mattina dice di essersi svegliato tardissimo e lo chiamava Filomena di andare a casa alle ore 12,34. Il 25.1.2008 lo abbiamo risentito alla presenza di Maori ed ha SOSTANZIALMENTE confermato le stesse cose..

Dichiarazioni di KOKOMANI Hekuran del 19.01.2008, 29 e 30.05.08 (confermate il 26.09.08)

Riferisce che nel tardo pomeriggio del 31 ottobre o del primo novembre, a bordo della sua golf, erano le 18,30 circa, procedeva da via San Giuseppe. Iniziava a piovere e poco prima dall’abitazione del delitto ha visto un sacco nero in mezzo alla strada. Erano 2 persone accucciate un ragazzo ed una ragazza li riconosceva dopo nelle foto dei giornali in Amanda e Raffaele - Lui è rimasto di fronte all’altro mentre la ragazza brandiva un coltellaccio sopra la testa “levati di qua che ti faccio vedere io ”. L Albanese li mandava a quel paese ed allora Raffaele gli diceva di lasciare perdere chiedendogli cosa volesse fare ad una ragazza.. Poco più avanti c’era un ragazzo di colore (Rudy) che gli diceva che “lui non era tunisino e non aveva certo paura degli Albanesi..” Poi se n’è andato e tornava a fare un giro lì dopo un paio di ore per vedere se fosse successo qualcosa. Torna a testimoniare il 29 ed il 30 maggio dicendo di voler aggiungere dei particolari prima omessi per paura. Racconta che appunto il primo novembre o il 31 ottobre, non se lo ricorda ma ricorda di non aver visto persone mascherate in giro ed aggiunge che era un giorno di festa. Conferma la parte del racconto in cui incontra i due giovani accucciati, Aggiunge che dato che Raffaele gli si stava avvicinando lateralmente e non gli vedeva le mani Kokomani gli dava un colpo sul viso tanto da fargli cadere in terra gli occhiali. A quel punto Amanda tira fuori da una grande borsa sul verde il coltello di cui sopra. Ha un alterco con Rudy che era qualche metro più su e aggiunge che essendosi trovato la strada bloccata da un camioncino forse tipo carro attrezzi che faceva manovra era costretto ad arretrare. A quel punto Rudy lo riconosce perché per un paio di volte in passato era stato in un agriturismo dove lavorava Kokomani. Anche Kokomani lo riconosce e precisa che lo chiamava “il cugino” perché un suo cugino ha lo stesso nome di Rudy. Kokomani gli chiede se quei giovani bianchi dietro di loro sono pazzi e perché la donna ha un coltello.. Rudy dice che c’è un compleanno e che quella ragazza deve tagliare la torta. Poi gli offre prima 100, poi 200 ed ancora 250 euro per lasciargli la sua auto ma Kokomani rifiuta dicendo che non si fida. Rudy gli dice che deve trasportare mobili ma Koko dice che può aiutarlo lui ma di giorno, l’altro gli dice di sera e se può tornare la sera dopo alle 23.Intanto l’albanese non perde di vista tramite specchietti i ragazzi e ad un certo punto si accorge che Raffaele si sta avvicinando lateralmente all’auto brandendo un altro coltello molto simile a quello che ha poi visto sui giornali. Raffaele lo insegue fino al semaforo di piazza Grimana. Racconta ancora che i giorni seguenti al delitto, una volta arrestati Amanda e Raffaele, girava al bar Boccaccio la voce che c’era un albanese “che aveva visto tutto” ed i parenti e gli avvocati degli arrestati volevano trovarlo prima della polizia in cambio di 100 mila euro. Lui tornava in Albania e lasciava a casa sua l’auto golf di colore blu che aveva quella sera per paura di essere rintracciato da questi per mezzo della macchina. Rettifica di non ricordarsi l’ora del fatto ma è certo fosse buio.-

Dichiarazioni di CURATOLO Antonio del 02.02.2008

È un barbone pregiudicato che vive in una panchina a P.zza Grimana ricorda che l’uno sera (casomai si tratta della sera del 31 ottobre 2007: Curatolo ha detto infatti di aver visto di fronte all’Arco Etrusco i pullmann che portavano i ragazzi alle discoteche e i ragazzi mascherati, vestiti di nero e le ragazze mascherate da streghe, quindi deve trattarsi certamente della notte di Halloween, non di quella del delitto.) ha visto Amanda e Raffaele intorno alle 23 — 23,30 in P.zza Grimana. Raffaele ogni tanto si affacciava da una ringhiera di ferro che guarda via della Pergola come se stesse aspettando qualcuno. Anche Amanda ogni tanto si avvicinava alla ringhiera e poi si sono messi seduti su un muretto del campetto di basket. Ricorda che c’erano 2 autobus che portavano i ragazzi in discoteca. I ragazzi erano mascherati. A un certo punto, verso mezzanotte, ha deciso di alzarsi per andare a dormire al Parco Sant’Angelo che si trova dietro Corso Garibaldi. Mentre si alzava, si accorgeva che i due ragazzi non c’erano più. Una volta ha visto Raffaele e Amanda all’interno del “bar Franco” di P.zza Grimana e c’era anche Lumumba che suonava la chitarra ma non sa se fossero stati insieme. Rudy lo conosce perché lo ha visto giocare nel campetto di “basket” di p.zza Grimana. “ Non risultano autobus delle discoteche la sera del primo novembre né che Lumumba abbia mai suonato al Bar di Piazza Grimana. “

Kussainova Ardak, ragazza del Kazakhstan, dice il 15.11.07, di aver visto Amanda, la sera di Halloween, nel Pub “Le Chic”, verso le 23. Poi non ne parla più. E’ del tutto possibile che la stessa sia uscita poco dopo e si sia portata in Via della Pergola con Raffaele.

Anche la bulgara Boteva Bistra Plamenova ricorda di aver visto Amanda la sera del 31 al pub “Le Chic” ma non ricorda a che ora.

Dichiarazioni di GATSIOS Spiridon detto Spiros del 09.11.2007

Conosce Amanda dai primi di ottobre si scambiano il numero di cellulare e si inviano degli SMS e si fanno delle telefonate. Una volta va a casa sua e conosce MEZ. Già l’aveva vista al coffee Break e qualche volta altra volta l’ha rincontrata. Il 30 ottobre ha mandato un messaggio ad Amanda e lei gli ha risposto che si sarebbero potuti incontrare l’indomani. Infatti si incontrava , il pomeriggio, e c’era pure un amico di Spiros “Emidio”. Amanda gli diceva che sarebbe andata al “Le Chic” e poi l’avrebbe chiamato. Amanda lo chiamava intorno a mezzanotte e dopo, li raggiungeva al Merlin intorno alle 00,30. Amanda è arrivata da sola. Intorno alle 01,00 circa Amanda e gli amici di Spiros hanno fatto un giro veloce per i locali Shamrock — Rock Castle - Celebrate in centro. Poi si sono diretti verso le scalette del Duomo dove Amanda aveva detto di avere un appuntamento intorno alle 01,45, ipotizza con il ragazzo Raffaele.

GATSIOS Spiridon detto Spiros è, infatti, l’altra persona che vede Amanda la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre. Il 09.11.2007, come s’è detto, ha riferito che Amanda lo chiamò intorno a mezzanotte e, circa mezz’ora dopo, lo raggiungeva al Merlin. Amanda era arrivata da sola. Intorno alle 01,00 circa Amanda e gli amici di Spiros hanno fatto un giro veloce per i locali Shamrock — Rock Castle — Celebrate in centro. Poi si sono diretti verso le scalette del Duomo dove Amanda aveva detto di avere un appuntamento intorno alle 01,45, probabilmente con il ragazzo Raffaele.

Né le dichiarazioni della Kussainova né quelle della Boteva né, tantomeno, quelle di “Spiros” contrastano, quindi, con le dichiarazioni del Curatolo, qualora le stesse debbano riferirsi al 31 notte:

Verso le 23, infatti, dal Pub “Le Chic” in Via Alessi, Amanda può essersi spostata a Via della Pergola, che si raggiunge in meno di dieci minuti. Si è soffermata con Raffaele sulle scalette di Via della Pergola e, a mezzanotte, i due giovani non c’erano più. Infatti, Amanda si era portata in centro, al Merlin che, da Via della Pergola, si raggiunge in non più di cinque minuti, percorrendo Via Cesare Battisti o Via Ulisse Rocchi e poi Via Baldeschi.

Va sottolineato che tutti i luoghi d’interesse per le indagini sono situati nell’ambito del centro storico e che, a tutto concedere, il tempo massimo che si può impiegare per raggiungere, da un punto all’altro, il centro storico di Perugia, non supera mai i quindici minuti.

Sul punto (e questo vale soprattutto per la posizione della Knox e del Sollecito), vanno richiamati i messaggi SMS intercorsi tra Amanda e Meredith nel tardo pomeriggio del 31 ottobre.

Alle 19.04.46 Meredith scrive ad Amanda, rispondendo evidentemente ad una sua domanda su che cosa farà quella sera: “ Sì ho un ma devo andare a casa di una amica per cena. Che cosa e tuo programma ?”.

Alle 19.56.24 Amanda scrive a Meredith e le chiede: “ Che fai stasera ? Vuoi incontrare ? Hai un costume “ e alle 20.03.36, sempre a Meredith: “ Vado alle chic e dopo chi sa ? Forse ci vediamo ? Mi chiama”.

Tutto ciò, oltre a confermare le dichiarazioni delle persone informate sui fatti e in particolare del Curatolo, rende evidente che Amanda (e Raffaele) hanno cercato di incontrare Meredith la notte di Halloween e ciò spiega la loro posizione in osservazione della casa di Via della Pergola sulle scalette prospicienti all’abitazione descritta dal Curatolo.

Dichiarazioni di ANGELUCCI Fabrizio del 14.03.2008

Titolare della lavanderia “YUKI” sita in c.so Garibaldi 85, a circa 20 mt. dall’abitazione di Sollecito Raffaele. Lo conosceva e lo riconosce poi dalle foto dei giornali. Gli portava gli abiti da lavare che lui gli riconsegnava dopo un paio di giorni. Non ricorda se il giorno 2 novembre o lunedi 5 novembre Sollecito andò da lui portando una camicia di marca melangiata di diversi colori, tipo missoni, che a lui sembrava già lavata. Sollecito pretese che gli venisse lavata e riconsegnata subito. Gliela restituì dopo un paio di ore. Pagò il conto di 4 euro con una banconota da 50 euro, perché gli disse che gli serviva a pagare qualcuno, infatti poi notava in strada il Sollecito pagare forse la donna delle pulizie sudamericana. DUNQUE ERA LUNEDI’ 5 NOVEMBRE!

A questo punto, sulle inquietanti affermazioni di Amanda sul tipo di lesione subita da Meredith e sulla localizzazione della stessa, nonché sulle affermazioni di Amanda di averla vista Meredith uccisa (evidentemente in un momento antecedente la scoperta del cadavere), vanno richiamate le dichiarazioni dell’Ass. D’ASTOLTO Fabio che in data 21.12.07, ha dichiarato quanto segue:

- conoscendo la lingua inglese, era stato chiamato come interprete nei primi esami di Amanda;

- lui, appartenente alla Polizia, sapeva soltanto che era stato rinvenuto il cadavere di una ragazza

inglese e solo successivamente che era stata rinvenuta in casa: il livello cognitivo di un poliziotto della Volante, in quel momento, era questo, mentre Amanda diceva di averla vista avvolta in una coperta, in un armadio e con la gola tagliata

- Amanda era stranamente impassibile e, ad un certo punto, mentre era in attesa di essere sottoposta ai rilievi dattiloscopici, cominciò a battersi i palmi delle mani contro il capo.

Sulla personalità del Sollecito, vanno richiamate le Dichiarazioni di Tavernese Francesco del 22 maggio 2008

E’ il responsabile della sezione universitaria del collegio maschile Onaosi, lo era anche ai tempi

in cui era ospite dell’istituto il Sollecito. Lo descrive come un giovane introverso, poco socievole, con problemi nel relazionarsi, senz’altro dedito a consumazione di cannabis anche se non ne hanno mai avuta prova concreta. Ricorda che era un fan di Marilyn Manson e che un altro frequentatore del collegio aveva raccontato di essere rimasto turbato dal fatto che lo stesso visionava dei film erotici dal contenuto davvero violento, quelli cosiddetti di “sesso estremo” tanto che l’educatore era intervenuto sul Sollecito vietandogli l’ingresso e la visione del suddetto materiale nella struttura.

A Raffaele è morta la madre mentre frequentava il collegio, lui non ne ha parlato ma girava la voce si fosse suicidata.

Dichiarazioni di Leonardo Fazio del 27 maggio 2008

Conosce Raffaele dai tempi del collegio e lo descrive come un giovane introverso, dice che Raffaele a quei tempi non aveva ancora avuto rapporti sessuali. Ricorda avesse materiale pornografico ma non ne ricorda il contenuto, non era a conoscenza se facesse o meno uso di droghe.

E’ rimasto colpito dal fatto che Raffele e Amanda la sera del 4 novembre si sono presentati a casa di un amico comune , Paolo Cappa, e al solito si scambiavano effusioni mostrandosi completamente insensibili alla tragica fine della loro amica inglese. Il 31 ottobre Sollecito è stato con loro a festeggiare la laurea di Francesco De Robertis ma alle 17.30 i festeggiamenti si sono conclusi.

Dichiarazioni di Angelo Cirillo del 27 maggio 2008

Ricorda Raffaele come un ragazzo molto buono e riservato. Dice che ai tempi del collegio non aveva ancora avuto rapporti sessuali e non è a conoscenza se fosse un consumatore di droghe ed un appassionato di film porno. Dichiara di essere lui l’autore dell’avvolgimento di Sollecito nella carta igienica in una serata goliardica ma alla fine del verbale sente il bisogno di precisare che quanto detto su Raffaele è inerente al periodo in cui lui lo ha conosciuto in collegio e nulla può garantire per il prosieguo.

Vi è, poi, un particolare emerso recentemente. Dichiarazioni di Filomena Romanelli e Laura Mezzetti del 7 maggio 2008

Nell’ultimo sopralluogo effettuato nella casa di via della Pergola nr. 7 in data 23.04.08 venivano repertate oltre a numerose scarpe della vittima e della Knox anche due lampade da tavolo di colore nero che sono state prelevate entrambe dalla scrivania in camera di Meredith. Giova però sottolineare che a seguito delle perquisizioni effettuate le lampade sono state spostate, cioè al momento dell’ingresso della polizia giudiziaria dopo il delitto erano posizionate così: una tra il letto e il comodino di Mez, l’altra in terra ai piedi del letto sempre di Meredith. SI RAPPRESENTA INOLTRE CHE LA STANZA DI AMANDA RISULTAVA PRIVA DI PUNTI LUCE TANTO CHE OGNI VOLTA CHE SI E’ EFFETTUATA UNA PERQUISIZIONE IN QUELLA STANZA SONO STATI ADOPERATI DEI FARI PER ILLUMINARE.

Venivano sentite in merito la Romanelli e la Mezzetti.

Le giovani coinquiline prima descrivevano le lampade in questione e poi riconoscevano SENZA OMBRA DI DUBBIO la lampada nera con il pulsante rosso come appartenente al mobilio della stanza di Amanda, precisamente come la lampada che Amanda teneva sempre sul comodino della sua camera non avendo peraltro altre luci E UNICAMENTE DA AMANDA UTILIZZATA.

      • L’UFFICIO DELLA MOBILE DAVA A TTO CHE LA LAMPADA DI AMA NDA E’ QUELLA RINVENUTA AI PIEDI DEL LETTO DI MEREDITH IN TERRA!! ***

Le ragazze aggiungono inoltre che quella lampada non è mai stata in camera di Meredith!!

E’ forse per questa dimenticanza che Sollecito ha cercato di sfondare la porta di Mez prima di chiedere aiuto?? E perché pur avendo cercato di sfondare la porta prima dell’arrivo della Polizia postale poi in presenza di questa Amanda continuava a dire che era normale che la stanza fosse chiusa a chiave perché era nelle abitudini di Meredith!?

Le dichiarazioni rese dalla Knox e dal Sollecito.

KNOX Amanda e SOLLECITO Raffaele hanno reso sia oralmente nell’immediatezza del fatto che più volte per iscritto dichiarazioni come persone informate sui fatti prima di assumere la posizione di indagati.

La Knox veniva sentita a verbale la prima volta in data 2 novembre 2007 e in quell’occasione dichiarava di aver visto Meredith verso le ore 13 del primo novembre presso l’appartamento dalle medesime occupato, dove si trovava in compagnia del suo fidanzato Sollecito Raffaele; di averla vista uscire all’incirca alle ore 15.00-16.00 ma di non sapere dove fosse diretta; di essersi trattenuta sino alle ore 17.00 con il Sollecito; di essersi quindi recata con quest’ultimo presso il suo appartamento; di avervi passato l’intera notte; dì essere tornata presso l’appartamento di Via della Pergola verso le ore 11. 00 della mattina successiva; di aver trovato il portone d’ingresso aperto; di avere chiamato le coinquiline ma senza risposta; di essersi recata in uno dei due bagni e di avervi trovato tracce di sangue che comunque non si preoccupava di pulire; di aver notato nell’altro bagno il water sporco di feci; di essersi meravigliata di tale circostanza, ma di non aver provveduto a ripulire il water stesso; di essere uscita dall’appartamento verso le ore 11.30, chiudendo la porta di ingresso a chiave; di essere tornata presso l’appartamento del Sollecito riferendogli quanto aveva avuto modo di constatare. Precisava ancora di avere cercato di contattare Meredith ma senza alcun risultato; di essere nuovamente andata presso l’appartamento di via Pergola in compagnia del Sollecito; di aver constatato che il vetro di una finestra era stato rotto; di aver accertato che la porta della stanza occupata da Mereditb era chiusa a chiave, di essersi determinata a chiamare i carabinieri dopo che lo stesso Sollecito aveva telefonato alla sorella per avere un consiglio su come comportarsi.

E’ appena il caso di aggiungere, a commento di queste dichiarazioni assolutamente inverosimili e fantasiose e specialmente del fatto che Amanda, dopo aver notato la porta dell’appartamento di Via della Pergola aperta ed il sangue, si sia fatta tranquillamente la doccia, rischiando di essere aggredita da qualcuno che sembrava essersi introdotto nell’abitazione, che lo stesso Marco Zaroli (sempre il 20.12.07), nel riferire i commenti fatti con Laura Mezzetti e Filomena (una o due sere dopo, nell’appartamento ove si trovava momentaneamente la Mezzetti) sul fatto che Amanda fosse stata così “svampita”, ha poi aggiunto che, quando li raggiunsero Amanda e Sollecito e loro chiesero loro spiegazioni, rispose Amanda stranamente in inglese con un discorso lunghissimo, “tradotto” poi dal Sollecito con la “spigazione” che lo aveva fatto “soprappensiero”.

Alla stessa domanda, rivoltale da Paola Grande, invece, Amanda non ha risposto alcunché (vds. dich. di Paola Grande in data 21.12.07).

In quella stessa occasione (vds. dich. dello Zaroli dopo la registrazione del 20.12.07), commentando le domande degli inquirenti sulle abitudini sessuali delle ragazze, il Sollecito: “ sempre con molta freddezza, disse che avevano trovato il corpo di Meredith ricoperto di vaselina”: particolare assolutamente non vero e che, in ogni caso, il Sollecito non avrebbe potuto neppure riferire perché non aveva partecipato all’irruzione dello Zaroli e dell’Altieri, unitamente alla Polizia, nella camera di Meredith. Sta di fatto, però, che una confezione di vaselina era presente sul tavolo a destra dell’ingresso alla camera di Meredith. Come faceva il Sollecito a parlare, anche se in maniera così impropria, di vaselina ? Si veda la foto 146 in corrispondenza della lett. G.

Sempre a proposito delle affermazioni e della condotta dei due e in particolare della Knox non possono non rimarcarsi le dichiarazioni rese da Natalie Hayword, una delle amiche inglesi di Amanda, che, a proposito di quanto affermato in Questura da quest’ultima, ha affermato che:

- Amanda raccontò di essersi fatta la doccia nel bagno di Via della Pergola, nonostante il sangue sul pavimento, la porta di Meredith chiusa a chiave, la finestra di Filomena rotta e le feci nell’altro bagno;

- Amanda ha commentato che Meredith doveva aver sofferto a lungo e doveva essere morta lentamente e con dolore “perché le avevano tagliato la gola” (ed in effetti, la profonda e allungata lesione al collo, a sinistra, fa pensare ad un taglio della gola, cosa che Amanda non poteva aver visto al momento dell’irruzione della Polizia, ma che doveva aver visto in precedenza in occasione del delitto, visto che un particolare così preciso non era stato ancora reso noto dalla radio e dalla televisione);

- Amanda affermò di avere rinvenuto Mez in un armadio avvolta in una coperta: questo è il particolare più impressionante in primo luogo perché Amanda non poté aver visto così Meredith nel momento “lecito” dell’irruzione della Polizia e allora il particolare potrebbe alludere alla posizione in cui si trovava Meredith all’inizio della progressione criminosa, come fa chiaramente pensare l’ampia chiazza di sangue di fronte al’armadio (foto 118 e 161, traccia L) e quelle che sembrano lasciate da una mano che si scorgono nel mobiletto a foto 162 (lett. M).

Ogni commento sul carattere inquietante e non spiegabile diversamente da come si è fatto di certe confessioni di Amanda e, di contro, sulla “credibilità” delle plurime e contraddittorie versioni di comodo, via via fornite da Amanda e dal Sollecito è perfettamente inutile.

Nella stessa data dell’audizione della Knox, veniva sentito a sommarie informazioni Sollecito Raffaele che confermava integralmente le dichiarazioni della Knox con l’unica annotazione riguardante il water del secondo bagno che affermava di aver trovato pulito, a differenza di quanto aveva riferito la ragazza.

Il Sollecito e la Knox, durante il sopralluogo del 2 novembre, hanno avvicinato il Sostituto Commissario Monica Napoleoni e le hanno riferito che, quando Amanda si era recata la prima volta nell’abitazione, il 2 novembre, aveva notato, verso le 10.30 - 11.00, le feci nel water, ma al loro successivo ritorno, s’erano accorti che le feci non c’erano più. Il Sollecito lo ha ripetuto al Sostituto Commissario e le ha detto che della cosa s’era ricordata Amanda in quel momento e glielo aveva detto.

Il Sost. Commissario Napoleoni si recava allora nel bagno e accertava che le feci erano invece ancora nel water riferendo subito la circostanza della strana indicazione fornita dal Sollecito al PM presente sul posto.

Lo rappresentava inoltre al personale della Polizia Scientifica e al CT medico - legale Dr. Luca Lalli per i successivi accertamenti e prelievi biologici. Quindi, il water al momento del primo sopralluogo della Polizia, era ancora sporco con le feci. (vds. Annotazione del Sost. Commissario Monica Napoleoni del 2.11.07).

Va aggiunto, sul punto, che la Romanelli, quando lasciò la casa vi Via della Pergola, il 31 ottobre, intorno alle 12,30 - 13, usufruì del bagno in questione ed effettuò normalmente lo scarico (vds. dich. del 15.11.07).

Anche il SOLLECITO veniva sentito più volte. Il 5.11.05 dichiarava che:

- il giorno 1° novembre si è svegliato a casa sua alle 11,00 circa e ha fatto colazione con Amanda che poi è uscita. Alle 13 - 14 l’ha raggiunta in Via della Pergola n. 7. Hanno pranzato insieme. C’era Meredith che però non ha pranzato con loro.

- Meredith è uscita alle 16,00, mentre lui e Amanda sono rimasti sino alle 17,30 - 18.

- Sono rimasti in centro sino alle 20,30 - 21 (Ma questo è pacificamente falso e si richiamano le dichiarazioni della Popovic che li vide sempre insieme a casa del Sollecito o si sentì dire da Amanda che lo erano sia poco prima delle 18 sia alle 20,45 del primo novembre). .

- Lui torna a casa da solo alle 21, mentre Amanda gli disse che sarebbe andata al pub Le Chic perché voleva incontrare degli amici;

- Lui si è messo al computer e si è fatto una “canna”. Ha cenato ma non ricorda cosa;

- Verso le 23 lo ha chiamato il padre all’utenza fissa n. 075/9660789. Amanda non era ancora tornata.

- Per altre due ore ha navigato sul computer e alle una circa è tornata Amanda che non ricorda come fosse vestita.

- Non ricorda se consumarono un rapporto sessuale.

- Si sono svegliati a casa sua (del Sollecito) alle 10 e Amanda gli ha detto che voleva tornar a casa a farsi una doccia e cambiarsi gli abiti. E’ uscita verso le 10,30, dopo aver preso una busta vuota dicendo che le sarebbe servita per mettere i panni sporchi. Lui è tornato a dormire.

- Verso le 11,30, Amanda è tornata a casa e si era cambiata i vestiti. Aveva con sé la sua solita borsa ma lui non sapeva cosa vi fosse.

- Sono andati in cucina e hanno parlato un po’. Amanda gli ha detto che aveva trovato la porta esterna d’ingresso spalancata e delle tracce di sangue nel bagno piccolo. Gli ha chiesto se la cosa gli sembrasse strana e lui le ha risposto di sì, consigliandole di chiamare le amiche. Amanda gli ha risposto che aveva chiamato Filomena ma che Meredith non gli rispondeva.

- Verso le 12 sono usciti di casa e si sono recati nell’abitazione di Amanda, giungendovi dopo circa dieci minuti.

- Amanda ha aperto la porta con le chiavi e, appena entrati, hanno visto la porta della camera di Filomena aperta con vetri per terra e la stanza tutta in disordine. La porta della camera di Amanda era aperta e tutto in ordine. Ha visto gocce di sangue nel lavandino del bagno di Meredith e sangue, misto ad acqua, sul tappetino dello stesso bagno. La porta della camera di Meredith era chiusa a chiave.

- nella cucina era tutto in ordine, nella camera di Laura anche.

- Amanda è in quel momento entrata nell’altro bagno, quello grande, adiacente alla cucina e ne è uscita spaventata, abbracciandolo forte e dicendogli che, quando aveva fatto la doccia, aveva visto delle feci all’interno del water, mentre il water era pulito. (Ciò è invece falso, perché le feci nel water di quel bagno erano presenti al momento dell’intervento della Polizia giudiziaria e del PM e sono state poi analizzate, unitamente alla carta igienica).

- Lui ha dato solo una rapida occhiata nel bagno, fidandosi di quello che gli aveva detto Amanda.

- Allora sono usciti e Amanda ha provato ad arrampicarsi sino alla finestra di Meredith, ma s’è accorta che non era possibile e lui l’ha bloccata. Lui ha cercato di sfondare la porta di Meredith ma non c’è riuscito. Poi ha chiamato sua sorella, Tenente CC. che gli ha detto di chiamare il 112, cosa che ha fatto, ma, nel frattempo, è sopraggiunta la Polizia Postale (cosa non rispondente al vero perché le chiamate al 112 sono successive all’intervento della Polposta).

- Aveva riferito un sacco di “cazzate” nei precedenti verbali, perché Amanda lo aveva convinto della sua versione dei fatti e non ha pensato alle incongruenze.

Dal canto suo Knox Amanda in data 6 novembre 2007, prima alle ore 1.45 alla PG, poi alle ore 5.45, al PM dichiarava che giovedi primo novembre, alle ore 20.30, mentre si trovava presso l’abitazione di Sollecito Raffaele, riceveva un messaggio sul proprio telefono cellulare inviatole da tale Patrick, titolare del pub Le Chic, dove la stessa lavorava, con il quale il predetto la avvisava che quella sera il locale sarebbe rimasto chiuso e che quindi non sarebbe dovuta andare.

La medesima gli rispondeva che si sarebbero visti dopo, quindi usciva di casa dicendo al Sollecito che andava al lavoro mentre, al contrario, si portava presso il campo da basket di piazza Grimana; quì incontrava Patrick con il quale si recava nell’appartamento di via Pergola dove non ricordava se già era presente Meredith o se la stessa fosse sopraggiunta poco dopo; aggiungeva comunque che, nonostante i ricordi confusi, avendo assunto nel pomeriggio haschish, Patrick si appartava con Meredith, della quale si era invaghito, nella camera da letto dove facevano sesso, che non ricordava se quest’ultima fosse stata prima minacciata ma che era stato Patrick ad ucciderla.

La Knox precisava che in quei momenti, che non sapeva quantificare, sentiva Meredith urlare tanto che, spaventatasi, si era tappata le orecchie, immaginando anche cosa potesse essere successo. Riferiva ancora di non essere sicura se fosse presente anche Sollecito Raffaele ma la mattina dopo si era ritrovata a dormire a casa del fidanzato nel suo letto.

Confermava poi le dichiarazioni già rese per quanto attiene lo svolgimento dei fatti dalle ore 10.00 della mattina, momento in cui si era svegliata, fino all’arrivo della Polizia Postale.

Sollecito Raffaele, in sede di udienza di convalida davanti al GIP D.ssa Matteini, aggravava ulteriormente la propria posizione, modificando ancora una volta la propria versione e fornendo una ricostruzione dei fatti che ha dell’incredibile e sulla quale non esistono limiti di utilizzazione.

Affermava, infatti, di aver passato l’intera notte tra il primo e il 2 novembre con Knox Amanda, avendo fatto rientro nella propria abitazione verso le ore 20.00 — 20.30; proseguiva sostenendo di aver cenato con la ragazza, di essersi reso conto dell’arrivo di messaggi sul telefonino della ragazza, di aver saputo dalla medesima che quella sera non sarebbe dovuta andare al lavoro presso il pub Le Chic, come le era stato comunicato attraverso un SMS inviatole al suo cellulare e di essere quindi andati a dormire insieme. Sempre secondo il Sollecito nell’udienza di convalida, i due si sarebbero svegliati la mattina dopo verso le ore 10.00, quando Amanda usciva di casa per tornarsene in via della Pergola per fare una doccia.

Sempre nel corso delle stesse dichiarazioni, il Sollecito aggiungeva, anzi, che non ricordava se la Knox fosse uscita o meno ma ribadiva comunque di non essersi mosso da casa essendo rimasto davanti al computer: è appena il caso di sottolineare, invece, la Polizia Postale ha accertato che il Sollecito utilizzava il programma E Mule, con connessione continua, che non richiede la presenza dell'utente sul posto e infatti al momento della perquisizione, quando il Sollecito era in Questura fermato, la connessione sul suo computer era ancora in funzione senza la presenza del Sollecito.

Il Sollecito ha ribadito di avere ricevuto una telefonata dal padre alle ore 23.00, telefonata che poco dopo precisava di non ricordare se l’aveva in concreto ricevuta o se aveva riferito di averla ricevuta, per corroborare la circostanza relativa alla sua permanenza in casa.

Come è possibile constatare, il Sollecito, come s’è detto, forniva ancora una diversa versione rispetto a quelle date in precedenza, in merito alla condotta tenuta dalla Knox la notte tra il 1 e il 2 novembre, attribuendo la responsabilità di tale comportamento all’influenza esercitata sul medesimo dalla ragazza a seguito delle dichiarazioni da questa rese nell’immediatezza alla Polizia Postale, dichiarazioni che, al contrario, la predetta mai aveva reso agli agenti della Polizia postale intervenuti sul posto, anche per la sua difficoltà di parlare e capire l’italiano, come d’altro canto precisava poi lo stesso Sollecito.

In una sorta di memoriale, dopo il fermo, Amanda ha detto che:

- verso le 17 del primo novembre, andò a vedere un film a casa del Sollecito;

- Poi ha ricevuto un messaggio di Diya Lumumba che la avvertiva di non andare nel locale quella sera perché non c’era nessuno e lei gli ha risposto: “ Ci vediamo. Buona serata.”

- Ha informato il Sollecito che poteva rimanere con lui quella sera;

- Da allora, ha un ricordo confuso;

- Mangiarono piuttosto tardi, verso le 23;

- Dopo cena, ha notato un po’ di sangue nella mano di Sollecito, ma potrebbe essere stato il pesce (?!);

- Dopo cena, si è verificata la rottura dei tubi sotto il lavandino e si è verificato un allagamento;

- Non avendo il mocho, ha detto che avrebbero potuto pulire il giorno dopo con il mocho che era a casa delle ragazze;

- Afferma testualmente: “ Nella mia mente ho avuto dei flash in cui vedo Patrick in immagini confuse. Lo ho visto vicino al campetto di basket. Lo ho visto vicino alla porta di casa. Mi sono vista rannicchiata in cucina con le mani sopra le orecchie perché nella mia testa ho sentito Meredith gridare, ma ho detto questo molte volte in modo da chiarirlo a me stessa”. Poi dice di non essere sicura.”

- Poi si chiede cos’abbia da nascondere il Sollecito ed ha aggiunto che probabilmente Raffaele è spaventato come lei e che si è trovato in una situazione in cui non avrebbe mai pensato di trovarsi e “forse sta tentando di trovare una via d’uscita”, prendendo le distanze da lei.

- Ha fumato marijuana con il Sollecito;

- Ricorda di aver fatto la doccia col Sollecito, a casa di quest’ultimo (perché allora doveva rifarla poche ore dopo a casa sua ?);

- Aggiunge: “ Nei flashback che sto avendo, vedo Patrick come l’assassino, ma il modo in cui la verità appare nella mia mente, non c’è nessun modo per me di appurarla, perché non ricordo CON CERTEZZA se io fossi a casa mia quella notte”.

INTERROGATORIO DI AMANDA KNOX DINANZI A QUESTO PM

L’interrogatorio di Amanda KNOX del 17.12.2007, dinanzi al PM è estremamente rilevante e su di esso occorre soffermarsi ed è curioso notare come su questo atto sia scesa una coltre di silenzio e nessuno dei numerosi”difensori di complemento” della ragazza ne abbia minimamente parlato.

Cosa ha detto la Knox soprattutto sino a quando la stessa si è rifiutata di rispondere ulteriormente ?

In sede di interrogatorio dice che MEZ era l’unica a chiudersi a chiave. Dice anche che il due novembre aveva detto che “le sembrava strano che MEZ fosse chiusa a chiave ma non le rispondesse” Invece gli altri testimoni (Altieri Luca e Grande Paola) dicono che lei diceva il contrario. Dice che Meredith non è mai andata a casa di Sollecito.

AMMETTE DI FAR USO DI STUPEFACENTI (hashish) E DI A VERNE FATTO USO CON IL SOLLECITO LA SERA DEL 01° NOVEMBRE 07.

Conosceva Rudi dalla metà di ottobre e l’ultima volta che lo aveva visto era stato dai ragazzi di sotto a fine ottobre.

NON AVEVA NOTATO TRACCE DI SANGUE NEL TAPPETINO DEL BAGNO PICCOLO PRIMA DEL 2 NOVEMBRE, QUANDO LE VIDE LA MATTINA, QUANDO VI SI RECO’ PER FARE LA DOCCIA.

Dice di essere la sera di Halloween al pub LE CHIC dove ha trovato amiche del Kazakistan e poi, davanti al Merlin pub, si è incontrata con Spyros intorno alle una, poi è andata in dei pub, che non sa indicare, con Spyros e altri e alle due ha incontrato Raffaele e ha deciso di andare da lui. Di Meredith dice che le aveva chiesto se aveva programmi per la sera di Halloween, Meredith gli ha risposto che sarebbe andata al Merlin con le amiche inglesi Sophie ed Amy. Dice di aver scoperto la mattina del due novembre l’assenza di Filomena da casa di via della Pergola e che Filomena le aveva detto che Laura era a Roma (n.b. non è vero sapeva che Laura era partita e che Filomena dormiva dal fidanzato). Poi dice che il primo novembre si è svegliata da Raffaele ed è andata a fare la doccia, cambiandosi, ha lavato i panni e poi si è messa a studiare in attesa di Raffaele. Sono passati Filomena e Marco a fare il pacchetto regalo per un loro amico (n.b. dunque sapeva bene che quel giorno Filomena dormiva da Marco come ha ben visto che Laura non c’era). Dice che MEZ dormiva. Mentre studiava MEZ si è alzata ed è andata a fare colazione in cucina. Amanda l’ha raggiunta e si sono scambiate racconti sulla sera prima. Poi MEZ è andata a fare la doccia e nel frattempo e arrivato Raffaele ed ha colto un pò di salvia. Mentre loro pranzavano MEZ ha tolto i panni dalla lavatrice e non ha pranzato con loro. Dopo pranzo lei ha iniziato a suonare la chitarra, dopo MEZ che si era preparata se ne è andata via. Non sapevano dove andasse. Loro sono rimasti a suonare fino alle ore cinque poi sono andati da Raffaele. Amanda si è messa al computer ed è passata una amica di Raffaele a chiedere se poteva usare la sua macchina (Popovic J. ha invece chiesto un passaggio per la sera). Poi ha letto a Raffaele un libro di Harry Potter in tedesco. Hanno visto un film “Amelie” poi le è arrivato il messaggio di Patrick che le diceva che non doveva lavorare perché c’era poca gente. NON RICORDA L’ORA DI VISIONE DEL FILM NE’ L’ORA DI ARRIVO DEL MESSAGGIO DI PATRICK. Non ricorda se il messaggio è arrivato prima o dopo la visione del film. Gli ha detto dunque a Raffaele che non doveva andare a lavorare quella sera. Ha risposto in Italiano a Patrick “ci vediamo buona serata”. Poi su precise domande del P.M. rettifica il contenuto del messaggio in “OK CI VEDIAMO PIU’ TARDI”. Dice di aver cenato da Raffaele con del pesce e poi Raffaele ha lavato ipiatti e si è staccato il tubo del lavandino e l’acqua è caduta in terra (n.b. il tubo è stato svitato e non è rotto: Infatti lei ha detto che si era “allentato” ). Amanda dice a Raffaele che l’indomani mattina avrebbe preso il mocho da via della Pergola. Poi Raffaele ha preparato lo spinello e hanno fumato e fatto l’amore e poi si è addormentata tra le braccia di Raffaele dopo aver spento il cellulare. Non sa se Raffaele lo ha spento. Dice di averlo spento perché doveva poi andare la mattina dopo con Raffaele a Gubbio (?) e il carica batterie lo aveva lasciato a casa (n.b. ma non doveva tornarci a prendere il mocho? E POI DICE CHE LA BATTERIA DURAVA 24 ORE....QUINDINON C’ERA RISCHIO).

DICE CHE LA MATTINA DEL 2 ERA TORNATA A CASA SIA PER FARE LA DOCCIA CHE PER CAMBIARSI E AVEVA PORTATO PANNI SPORCHI (INTIMO) CHE AVEVA DA SOLLECITO, IN UNA BUSTA. ERA VESTITA CON PANTALONI E UNA FELPA.

(La Romanelli vide Amanda vestita con una felpa da uomo a righe grige o bianco sporco e nere, all’ora di pranzo del primo novembre : vds. dich. Romanelli del 7.11.07).

LA PORTA ESTERNA E’ APERTA, LEI SI PREOCCUPA, MA VA IN CAMERA SUA, SI TOGLIE GLI ORECCHINI, VA A FARE LA DOCCIA, MA NON PORTA L’ASCIUGAMANO, NOTA IL SANGUE SUL TAPPETINO; VA IN CAMERA, STRISCIANDO IL TAPPETINO, CIOE’ STANDOCI SOPRA COI PIEDI NUDI, LO PORTA IN CAMERA PER PRENDERE I PANNI SPORCHI E LO RIPORTA NEL BAGNO (qui è decisamente confuso). IL SANGUE LO VEDE SUL RUBINETTO E LAVANDINO PRIMA DI FARE LA DOCCIA E DOPO SUL TAPPETINO.I PANNI SPORCHI LI HA LASCIATI PERO’ IN CAMERA PERCHE’ SI ACCUMULASSERO E NON HA USATO LA LAVATRICE. NONOSTANTE LEI AFFERMI DI NON AVERE MAI VISTO UNA COSA sIMILE IN VITA SUA, NON PENSA DI BUSSARE DA MEREDITH. SI E’ ASCIUGATA CON L’ASCIUGAMANO NEL BAGNO E NELLA CAMERA. NON VEDE ALLORA I VETRI ROTTi, LI VEDRA’ SUCCESSIVAMENTE. VA POI NELL’ALTRO BAGNO PER ASCIUGARSI I CAPELLI E VEDE LE FECI. DOPO ESSERSI CAMBIATA, INDOSSA I COLLANT, LA GONNA BIANCA E LA MAGLIA BLU. QUINDI SI TOGLIE SUBITO LA FELPA. E VA DA SOLLECITO PORTANDOSI PERO’ IL MOCHO CHE STAVA NEL CORRIDOIO. PARTE PREOCCUPATA POI NON SI PREOCCUPA PIU’. DICE DI A VER PULITO “L’A CQUA ” SUL PA CIMENTO DI SOLLECITO

(CHE PERO’ DOVEVA ESSERSI ASCIUGATA PERCHE’ IL “GUASTO” SI ERA VERIFICATO LA SERA PRIMA ED ERANO PASSATE TANTE ORE E L’ACQUA ERA STATA SUBITO PULITA CON ASCIUGAMANI E INVECE, DOPO 12 ORE C’ERA ANCORA L’ACQUA IL TUTTO MENTRE IL SOLLECITO, DEL TUTTO NONCURANTE DELL’ACQUA, SI STAVA VESTENDO E STAVA FACENDO COLAZIONE. DOPO QUASI UN’ORA TRA “PULIZIA” DELL’ACQUA COSI’ TENACE E COLAZIONE, AMANDA RACCONTA FINALMENTE AL SOLLECITO COSA HA VISTO A VIA DELLA PERGOLA E IL SOLLECITO, INVECE DI CHIAMARE LA POLIZIA OI CC, QUALE CONSIGLIO LE DA’ ? CHIAMARE LE COINQUILINE...

ALLORA LEI CHIAMO’ FILOMENA TRE VOLTE QUANDO ERA DA RAFFAELE

Qui vi è un’altra ulteriore, grave contraddizione in quello che dichiara Amanda.

Si è visto che la Romanelli, il 3.12.07, ha detto che, mentre provava a parcheggiare alle 12,15/20 circa arrivò la PRIMA TELEFONATA di Amanda che, preoccupata, raccontava del sangue e della porta aperta dicendo che comunque se ne era andata!! In questa prima telefonata, Amanda è fuori dalla casa di Via della Pergola, potrebbe essere da Raffaele, potrebbe essere in itinere.

Successivamente, Filomena richiamava Amanda (che dapprima non rispondeva) pregandola di fare un controllo nella casa), Amanda rispondeva che avrebbe chiamato Raffaele e controllato la casa (MA NON ERANO INSIEME!!!???) POI AMANDA CERCA DI TRANQUILLIZZARE FILOMENA. QUI AMANDA NON E’ CON RAFFAELE, TANTO CHE DEVE CHIAMARLO.

Solo alla terza telefonata, ALLE 12,40 — 42, Amanda le ha detto che aveva fatto un controllo della casa e che in camera sua (di Filomena) c’era la finestra rotta e nell’altro bagno della “cacca” (MA COME ? VENTI MINUTI PRIMA CIRCA LE AVEVA DETTO DI ESSERSENE ANDATA VIA ?!

DOVE STAVA ALLA TERZA TELEFONATA, SE AVEVA FATTO IL CONTROLLO DELLA CASA DI VIA DELLA PERGOLA ?

LEI HA MENTITO A FILOMENA, E’ EVIDENTE....E’ STATA SEMPRE CON RAFFAELE.

POI DICE DI ESSERCI TORNATA CON LUI E DI AVER VISTO IL VETRO ROTTO. DALL’ANTIBAGNO LE SEMBRA CHE LE FECI NON CI FOSSERO PIU’. (MA DALL’ANTIBAGNO NON POTEVA VEDERLO, NELLA MANIERA PIU’ ASSOLUTA.).

(E’ UNA VERSIONE CHE, E’ IL CASO DI DIRLO, FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI”).

QUANDO VI E’ STATA L’IRRUZIONE NELLA CAMERA DI MEREDITH, LEI E SOLLECITO STAVANO IN CUCINA E NON HANNO VISTO NULLA.

I passaggi successivi vanno esaminati con estrema attenzione.

LE VIENE CONTESTATO CHE IL 2, NEL PRIMO VERBALE, h. 15.30. LEI HA DETTO CHE RAFFAELE LE HA DETTO CHE IL CORPO DI MEREDITH ERA IN UN ARMADIO, COPERTO CON UN LENZUOLO DA CUI SPUNTAVA UN PIEDE. Lei non sa rispondere MA CONFERMA CHE RAFFAELE LE HA DETTO PROPRIO COSI', perché glielo hanno detto forse gli amici di Filomena.

NON SAPEVA COM'ERA MORTA MEREDITH MA IN QUESTURA, NON RICORDA DA CHI, QUALCUNO LE DISSE CHE ERA STATA TAGLIATA LA GOLA. Dice di non ricordare neppure l'ora in cui le è stato detto questo. DICE CHE IN QUESTURA RIFERI' DEL RITROVAMENTO NELL'ARMADIO ALLE AMICHE DI MEREDITH. NON SA SE E' MORTA LENTAMENTE O MENO, MA

SUL COME E' MORTA L'HA SAPUTO DALL'AVV. GHIRGA IN SEDE DI CONVALIDA, QUANDO HA SAPUTO CHE ERA STATA COLPITA AD UNA VENA.

Ma lei il commento sulla morte dolorosa l'ha fatto il 2, 6 giorni prima e due giorni prima dell'autopsia COME FACEVA A DIRLO IL 2 ? LEI CERCA DI ADDOSSARE LA RESPONSABILITA' DELLA RIVELAZIONE DEL TAGLIO ALLA GOLA ALL'INTERPRETE. MA IL D'ASTOLTO LO HA SMENTITO lui, appartenente alla Polizia, come si è visto, sapeva soltanto che era stato rinvenuto il cadavere di una ragazza inglese e solo successivamente che era stata rinvenuta in casa. POI AMANDA DICE CHE IL D'ASTOLTO LO VIDE SOLO IN QUESTURA E CHE NON L'AVEVA VISTO IN VIA DELLA PERGOLA. Quindi, non aveva partecipato ai rilievi.

Il passo dell'interrogatorio relativo al perché la Knox fosse a conoscenza di tali particolari (cioè come fosse stata uccisa Meredith), termina con una affermazione sempre vaga della Knox che attribuisce al D'Astolto la confidenza su tali particolari (circostanza smentita dal D'Astolto): La Knox dice che la cosa gliel'ha detta il D'Astolto nel corso dell'assunzione a s.i.

Il P.M. a questo punto, ricorda alla Knox quanto da lei dichiarato la mattina del 6.11.07, a proposito dell,appuntamento con Patrick, del fatto che si era portata con lui alla casa di Via della Persola, che Patrick abbia fatto sesso con Meredith, che ha sentito urlare e che è stato Lumumba ad uccidere in quel momento Meredith. Questo PM le ricorda che piangeva, che era turbata. Un avvocato, è chiarissimo il verbale, cerca di suggerire la risposta ad Amanda, dicendo: “ Forse era stressata”. Dopo qualche ulteriore battuta, del tutto incomprensibile, dell’avvocato (vds. p. 90), Amanda, raccolto il suggerimento, risponde che aveva paura, che era coniusa, che pensava che la Polizia la stesse proteggendo e invece no. Poi continua, dicendo che quelle affermazioni le ha fatte perché glielo diceva la Polizia (!?!). Amanda ribadisce di essersi trovata confusa come non mai.

Questo PM, non contento della risposta, fa presente ad Amanda che nel memoriale scritto prima di andare in carcere, quindi non più sotto "interrogatorio1”, lei ha scritto: “ vedo ancora davanti a me questa immagine ” e aggiunge di sentire le urla di Meredith e che allora si tappa le orecchie. Alla domanda di questo PM sul perché lei continui ad insistere su quello che ha detto prima, Amanda risponde: “ Sì, le ho immaginate queste cose” (vds. p. 91). Aggiunge, in sostanza, che, poiché la Polizia le diceva che non ricordava bene, lei ha provato a immaginare (!?) come potesse essere andata.

Allora questo PM le contesta che nessuno le avrebbe potuto suggerire il nome di Patrick, che non era minimamente indicato in precedenza né minimamente sospettato e lei precisa che ha immaginato Patrick perché c’era il messaggio SMS mandato a Lumumba. Solo questo (vds. p. 92).

Quando questo PM le ribadisce che dal semplice fatto di avere mandato un messaggio a Patrick, non si poteva far derivare tutto quello che lei ha affermato e osserva: “ ...perché lei si è lanciata in un’accusa di questo tipo...quando aveva la possibilità di...” (cioè di circoscrivere il riferimento a Patrick al messaggio, tanto più che Patrick, in questo caso, non poteva essere con Amanda, non potendosi spiegare altrimenti la necessità del messaggio) e Amanda allora risponde: “ Perché pensavo che potesse essere vero.” (vds. p. 92).

Questo PM, sbalordito della risposta e quasi non credendo alle proprie orecchie, domanda: “ Poteva essere vero ?”. C’è addirittura un avvocato che, non si sa bene se per rendersi anche lui conto della risposta o, come “strategia difensiva”, si inserisce con un “perché ?” che, rileggendo la trascrizione, appare sensa senso. Amanda risponde: “ Quando ero lì confusa”.

Questo PM interviene richiamando i difensori e l’avvocato Ghirga inizia una parentesi di osservazioni sulla presunta assenza di una domanda del PM che invece era presente e verteva proprio sul perché quelle affermazioni potessero essere vere.

Il “diversivo” difensivo continua con altre inutili battute e, quando questo PM può riprendere la domanda (“poteva essere vero”), Amanda mi stava riferendo perché lei ha accusato Lumumba di questo fatto ? “poteva essere vero” lei mi ha risposto..”), Amanda risponde: “L’ho detto perché l’ho immaginato e ho pensato che potesse essere vero.” (vds. p. 94).

Nuova domanda di questo PM sul perché se lo fosse immaginato e Amanda, che inizia a piangere per una decina di minuti, risponde. “ Perché ? Perché ero sotto stress” e lo ripete e aggiunge: “E mi stavano dicendo che ero colpevole.” (vds. p. 94). A quel punto, questo PM dà atto che la Knox sta piangendo.

Dopo ulteriori domande e in particolare alla domanda di questo PM sul che cosa dicesse la Polizia, Amanda risponde: "La polizia mi diceva - sappiamo che eri in quella casa - e un attimo prima che io facessi il nome di Patrick, qualcuno mi stava mostrando il messaggio che io gli avevo mandato”.

L’interprete riferisce quanto aggiunto da Amanda in inglese e cioè che la Polizia sapeva che Amanda era dentro la casa (del delitto), quando era entrata e quando era uscita e, mentre le stavano chiedendo questo, qualcuno le ha mostrato il messaggio di Patrick sul telefono (vds. p. 95).

Il PM insiste, dicendo che questo era normale, la Polizia voleva sapere che rapporti vi fossero tra lei e Patrick e che era perfettamente normale che la Polizia volesse capire il perché di quel messaggio e di nuovo il PM insiste: “ Ma perché ha accusato, allora se è così allora lei sta di nuovo piangendo a lungo, ha cominciato, io ne do atto, da...sono dieci minuti che lei sta piangendo. Perché lei ha accusato una persona che oggi ci dice innocente, ma che poi prima ci ha detto - potrebbe essere vero - che significa - potrebbe essere vero ? - lei mi ha detto prima - potrebbe essere vero -“.

Il difensore, a questo punto, dopo una domanda diversiva e incomprensibile sulla “mancanza del “soggetto” (!?!), chiede la sospensione dell’interrogatorio. La Knox risponde: “ Significa che nel momento in cui ho fatto il nome di Patrick ho pensato che potesse essere vero” (vds. p. 96).

L’avvocato Ghirga insiste per la sospensione dell’interrogatorio (vds. p. 97) che viene in effetti sospeso prima che la Knox renda altre dichiarazioni... imbarazzanti.

VIENE SOSPESO PER ALCUNI MINUTI L’INTERROGATORIO CHE RIPRENDE ALLE ORE 15.12.

SUBITO LA DIFESA CHIEDE UNA NUOVA SOSPENSIONE DI CIRCA 10 MINUTI PER CONFERIRE CON L’ASSISTITA.

IO FACCIO PRESENTE CHE L’INTERROGATORIO ERA STATO SOSPESO PIU’ VOLTE E CHE

VENIVAMO DA UNA SOSPENSIONE DI 10 MINUTI,

RESPINGO.

E’ ALLORA CHE L’AVV. GIIIHGA MI CHIEDE DI CHIEDERE ALLA KNOX SE VUOL PROSEGUIRE O AVVALERSI DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE. IO RISPONDO CHE LEI HA RINUNCIATO A QUELLA FACOLTA’ ALL’INIZIO E CHE SE LEI NON VUOL PIU’ RISPONDERE IO NON POSSO CHE PRENDERNE ATTO MA L’AVVISO NON LO RIPETO. A QUEL PUNTO, TRA SCHERMAGLIE VARIE, LA KNOX DECIDE DI NON RISPONDERE PIU’.

Cosa significa tutto questo ?

Quindi, iniziando dall’aspetto procedurale, nell’interrogatorio, dopo che la Knox, da me avvertita della facoltà di non rispondere, di cui al comma 3, lett. b) dell’art. 64 c.p.p., aveva dichiarato di non volersi avvalere di tale facoltà e di voler rispondere (vds. p. 7 del p. v. d’interrogatorio) e dopo avere lungamente risposto alle domande di questo PM, ad un certo punto, dopo essere scoppiata in pianto e rispondendo ad una richiesta del difensore Avv. Luciano Ghirga di chiedere all’indagata se intendesse proseguire o avvalersi della facoltà di non rispondere, dopo avere inutilmente sollecitato di poter conferire privatamente con l’assistita per una decina di minuti, la Knox ha affermato: “Preferisco non rispondere più”.

L’intervento dell’Avv. Ghirga è il seguente: “ Se vuol chiedere all’imputata, all’indagata se intende proseguire o avvalersi della facoltà di non rispondere”.

10 ho sottolineato il fatto che l’invito viene fatto ed era stato fatto all’inizio e che se lei voleva dire ora che non voleva rispondere più, io non potevo che prenderne atto.

La Knox risponde che preferisce non rispondere più.

A questo punto, si instaura un contrasto tra difensori e PM, contrasto sulla verbalizzazione riassuntiva, nel senso che l’Avv. Ghirga ha negato di avere sollecitato questo PM a chiedere alla Knox se volesse continuare a rispondere o avvalersi della facoltà di non rispondere e ha detto solo di avere chiesto il breve colloquio con l’assistita.

11 breve colloquio l’aveva chiesto, ma poi aveva rivolto a questo PM l’invito di chiedere alla Knox se volesse proseguire o avvalersi della facoltà di non rispondere.

L’ultima frase della pagina 97 della trascrizione smentisce in assoluto la versione dell’avv. Ghirga.

Ad un certo punto, s’inserisce l’Avv. Costa che si afferma autore della richiesta che invece, è chiarissimo, l’ha fatta l’Avv. Ghirga e poi ha negato di averla pronunciata.

E’ una puntualizzazione che va fatta.

E se è vero che il silenzio garantito all’indagato dall’art. 64 c.p.p. non può essere utilizzato quale tacita ammissione di colpevolezza, ciò vale per il caso in cui l’indagato abbia dichiarato, di fronte all’avviso iniziale fatto dal PM (o dal Giudice) di avvalersi della facoltà di non rispondere.

QUI SI E’ AL DI FUORI DELLA PREVISIONE DELL’ART. 64, terzo comma, lett. b) c.p.p.: perché l’indagata aveva dichiarato di voler rispondere ed ha ampiamente risposto. QUI SI E’ VERIFICATO, SU OGGETTIVA SOLLECITAZIONE DI UNO DEI DIFENSORI, CHE L’INDAGATA HA DECISO DI NON CONTINUARE A RISPONDERE PIU’ ALLE DOMANDE, nel momento in cui la stessa si è trovata in evidentissima crisi e turbamento di fronte alle domande, tanto che uno dei difensori aveva cercato, inutilmente, di ottenere una sospensione dell’interrogatorio. IL RIFIUTO E’ STATO RIBADITO A P. 101 DALLA KNOX CHE HA COSI’ POSTO FINE ALL’INTERROGATORIO.

QUI, il SUCCESSIVO SILENZIO DELL’INDAGATA CHE HA DECISO DI NON RISPONDERE PIU’, IN CONTRASTO CON QUANTO DICHIARATO ALL’INIZIO, HA UNA INDUBBIA VALENZA PROBATORIA CHE SI INSERISCE NEL CONTESTO DI TUTTI GLI ELEMENTI A CARICO CHE SI STANNO ILLUSTRANDO.

Passando al merito delle dichiarazioni, va Nelle spontanee dichiarazioni, dopo l’arresto, Amanda, in pratica, in pratica confessa sia pure sotto un aspetto onirico la sua ricostruzione della realtà.

Afferma di essere “molto confusa. La mia testa è piena di idee contrastanti e mi dispiace di essere incapace di gestirle. C’è una cosa che dentro di me penso sia vera, ma c’è anche un’altra possibilità che potrebbe essere vera e, onestamente, non posso dire con certezza quale sia quella giusta”.

Sono espressioni decisamente inquietanti, perché i fatti erano recentissimi e lei non poteva affermare, come ha fatto, un’alternativa di possibilità che le cose siano andate in un senso o nell’altro. Ciò sarebbe possibile se le diverse ipotesi non fossero, come invece sono, assolutamente inconciliabili ma divergessero per qualche particolare. Sarebbe allora del tutto lecito invocare un’imprecisione mnemonica, anche se il fatto a cui il ricordo si riferisce risaliva ad appena cinque giorni prima.

Ma qui, si tratta di alternative mnemoniche inconciliabili, perché le ipotesi a cui fa riferimento Amanda sono due:

- la notte tra il primo e il 2 novembre, Amanda Knox si trova nella casa di Sollecito e solo nella mattinata del 2 si porta nel suo appartamento di Via della Pergola;

- quella notte, lei è nel luogo del delitto, tanto che sente Meredith urlare, mentre “Patrick” la uccide.

Come si fa a dire e a ripetere che potrebbe essere vera questa seconda ipotesi ? Amanda la ritiene possibile ma è l’ipotesi, per lei, più nociva e ammetterne anche solo la possibilità che sia vera, equivale ad una confessione.

Tutto ciò risulta molto più chiaro nell’interrogatorio del 17 dicembre e perché ?

Perché in quella occasione, Amanda entra in crisi quando le vengono contestate sue affermazioni che presuppongono la sua presenza nella stanza di Meredith, nel momento in cui veniva uccisa, parzialmente inginocchiata di fronte all'armadio e, più che il riferimento a Patrick, ciò che la manda definitivamente in tilt è la contestazione circa il fatto che apparisse del tutto normale e comprensibile che la Polizia le chiedesse notizie circa i suoi rapporti con il soggetto a cui aveva mandato il messaggio di SMS. E' a questa osservazione che Amanda si lascia sfuggire ciò che la turbava e la faceva piangere tanto e cioè che la Polizia sapesse che Amanda era dentro la casa (del delitto), quando era entrata e quando era uscita e, mentre le stavano chiedendo questo, qualcuno le ha mostrato il messaggio di Patrick sul telefono.

In altre parole, ciò che la turbava e la stressava tanto era il fatto che la Polizia le contestasse la sua presenza nel luogo del delitto. A quel punto, le viene mostrato il messaggio di Patrick al telefono (che non diceva alcunché di compromettente ma solo che quella sera non era necessario che si portasse al pub) e allora Amanda coglie l’occasione insperata per dire: sì, io ero là ma ad uccidere è stato Patrick.

Nel passo richiamato del verbale d’interrogatorio, l’interprete riferisce quanto aggiunto da Amanda in inglese e cioè che “la Polizia sapeva che Amanda era dentro la casa (del delitto), quando era entrata e quando era uscita e, mentre le stavano chiedendo questo, qualcuno le ha mostrato il messaggio di Patrick sul telefono”.

L’accusa a quest’ultimo è, quindi, l’occasione sfruttata da Amanda per stornare i sospetti da sé e indirizzarli sul suo (tra l’altro, non particolarmente amato) “datore di lavoro”, che era “nero” come uno degli autori dell’assassinio della ragazza che, in quel momento, lei cercava di coprire.

E quando lei dirà che tutto ciò potrebbe essere vero, vuole alludere alla sua presenza nella scena del crimine e, quindi, alla sua conoscenza delle modalità dello stesso e dell’esatta posizione della vittima.

E dire che potrebbe essere vera una realtà così tremenda e così pregiudizievole per lei, vuol dire che la Knox era in quella stanza dove ha trovato la morte Meredith e nel preciso momento in cui ciò avveniva. Vuol dire che la Knox ha confessato di essersi trovata nella scena del crimine. E d’altra parte, questo e non altro, è il senso di quella frase pronunciata in un colloquio intercettato con i suoi familiari: "Io ero là” (colloquio del 17.11.07).

Gli accertamenti compiuti

A proposito delle dichiarazioni del Sollecito, circa l’utilizzazione, da parte sua, del proprio computer e la “navigazione” in Internet, in pratica dalle 21 circa di sera sino alle 1 del mattino del 2, gli accertamenti svolti in proposito dalla Polizia Postale hanno dato invece il seguente esito: "...le analisi non consentivano di individuare alcun tipo di interazione umana né con il PC né con la rete internet tra le 21.10.32 del 01/11/07 e le 05.32.08 del 2/11/07" (vds. informativa del Compartimento Polizia Postale e delle comunicazioni per l'Umbria in data 19.11.07, prot. 1975/2007).

In altre parole, nell'arco di tempo di ben otto ore circa, non vi sono comandi o interazioni di sorta né a livello di PC né a livello di rete internet che, quindi, poteva essere collegata secondo modalità che prescindevano da azioni dirette dell'utente. Il Sollecito, quindi, ha mentito su tale fondamentale circostanza.

La Polizia Postale ha accertato, in particolare, che il Sollecito utilizzava il programma E Mule, con connessione continua, che non richiede la presenza dell'utente sul posto e infatti, come s’è detto, al momento della perquisizione, quando il Sollecito era in Questura per il fermo, la connessione sul suo computer era ancora in funzione benché il Sollecito si trovasse ad alcuni chilometri di distanza, nei locali della Squadra Mobile, dove era stato sentito per lungo tempo e dove, dopo le 8,30 del mattino, è stato fermato insieme alla Knox e al Diya, con indosso un coltello a serramanico lungo circa cm. 8,5.

Con informativa del 22.11.07, la Polizia Postale trasmetteva il verbale di s.i. del responsabile della sicurezza della società Fastweb S.p.a., in relazione ai file di log dell’utenza n. 075/9660789, in uso al Sollecito. Ne risultava che:

- il tipo di contratto della linea in uso al Sollecito, della tipologia “Flat”, non richiede alcuna autenticazione e, quindi, la sessione è sempre aperta e Fastweb può vedere solo se il collegamento genera traffico e quali eventi lo abbiano riguardato;

- l’analisi dei file di log generati dal traffico su quella linea ha evidenziato che la quasi totalità dell’attività effettuata verso la rete internet, nell’arco compreso tra le ore 18,00 del 01°.11 e le ore 8,00 del 2 novembre 07, è prevalentemente quella tipica dell’utilizzo di programmi peer to peer di file sharing, in relazione ai quali la presenza fisica di un operatore al terminale è necessaria solo in una fase di ricerca e selezione del file da scaricare. Poi, la macchina dev ’essere lasciata accesa e connessa onde portare a termine, in totale autonomia, il download dei file, operazione che quando riguardi file “pesanti” come films, album musicali, software per computer, videogiochi e simili, richiede molte ore _per il suo completamento;

- per quanto concerne i servizi specifici offerti da Fastweb, per la cui fruizione è indispensabile la presenza al terminale dell’utilizzatore. perché richiedono l”autenticazione dell’utente (accesso alla casella di posta elettronica fastwebnet.it, accesso riservato alle sezioni del portale Fastweb, quali conto on line, consultazione traffico telefonico, ecc., trasferimento di chiamata via web, cambio di profilo tariffario), è risultato che, sull’utenza n. 075/9660789, nel periodo tra le ore 00,00 del primo novembre e le ore 24 del 2 novembre 2007, tali servizi non sono stati utilizzati.

- In tutto l’arco temporale analizzato, la quantità di pacchetti transitati sulla linea in relazione al protocollo TCP (a cui si riferisce in particolare l’attività di navigazione in Internet) era irrisoria, corrispondente a poco più di un megabyte e riconducibile a servizi automatici attivi sul computer, quali aggiornamento e refresh di pagina che avvengono a intervalli regolari di tempo. Il protocollo UDP, riferito all’erogazione di servizi quali video, voce, broadcast, , poiché rivela la fruizione di servizi che richiedono il passaggio di un notevole quantitativo di byte, non è compatibile con l’effettiva fruizione di un servizio, poiché risulta aver generato _pochissimi Mb di traffico.

Dall’analisi del prospetto del traffico telefonico generato dall’utenza mobile 3403574303 e da quella fissa n. 075/9660789, entrambe in uso al Sollecito risulta, quanto all’utenza mobile, che, mentre la stessa viene utilizzata tutti i giorni, dalla tarda mattinata sino a tarda notte, in certi casi addirittura sino alle prime ore della mattina del giorno successivo, è stata attivata prima delle ore 8,00 solo la mattina del 2 novembre 07, quando il Sollecito ha ricevuto un messaggio alle ore 06.02.59, dopo aver cessato l’attività altrettanto inspiegabilmente presto, cioè addirittura alle 20.42.56 del primo novembre, cioè della sera precedente.

Quanto all’utenza fissa, non risultano essere pervenute chiamate tra la sera del primo e la mattina del 2 novembre 07, contrariamente a quanto sostenuto dal Sollecito che ha ricevuto di essere stato chiamato dal padre alle ore 23.

(Si veda l’analisi del traffico telefonico generato dall’utenza 340/3574303 e 075/9660789, a cura dell’Isp. Capo Letterio Latella)

Nell’annotazione del 6.11.07 redatta dall’Isp. C. R. Ficarra, si dà atto che la Knox ha riferito di un ragazzo “sudafricano”, di colore, basso, che giocava a basket nel campo di Piazza Grimana, che avrebbe frequentato l’appartamento al piano inferiore di Via della Pergola n. 7 e in quell’occasione sarebbe stata presente anche Meredith (poi identificato nel noto Rudy Hermann Guede) Ha detto di fare uso di hashish, unitamente al Sollecito e che questo in passato avrebbe usato anche cocaina e acidi. Si fa presente che la segnalazione circa Rudy è stata tardiva e sollecitata dagli investigatori ai quali era già stato raccontato della sua presenza dai vicini di casa di Mez.

In un’intercettazione ambientale del 4.11.07 nei locali della Squadra Mobile, Amanda parla di un soggetto che è stato “carino” a trovarle un lavoro, ma poi aggiunge che è terrificante e pazzo quando deve interrompere un rapporto. Poi Amanda aggiunge che Shaky non le piace. Come detto sopra vuole puntare l’attenzione degli investigatori su un giovane poi risultato estraneo!

Sempre nell’ambientale Amanda riferisce a Sollecito della sua visita a casa e di come le è stato chiesto di controllare se mancasse qualche coltello in cucina.

Nell’ambientale del 17.11.07, cui ha fatto riferimento la Cassazione nella sentenza di cui è stata relatore ed estensore la D.ssa Cassano, Amanda, parlando coi genitori, dice significativamente: “ E’ stupido, perché io non posso dire nient’altro, io ero là e non posso mentire su questo, non vi è alcuna ragione per farlo”. Dice anche che Raffaele portava sempre con sé un coltello.

Con Annotazione in data 5.11.07, a firma dell’Isp. capo della Polizia Postale Michele Battistelli, si precisa che dal momento dello sfondamento della porta della camera di Meredith sino all’arrivo della Scientifica, è stato impedito a chiunque l’accesso alla stanza.

I telefoni in uso a Meredith rinvenuti nel giardino Biscarini erano un Sony Ericsson K700i con IMEI 35400600816980605, con scheda estera e un Motorola C 140 con IMEI 353020017476558, con numero 348/4673711.

Per meglio comprendere l’anomalo comportamento della Knox e del Sollecito nella mattinata del 2 novembre, occorre tornare alla descrizione dei primi interventi degli organi di PG.

Con informativa in data 2.11.07, la Polizia Postale riferiva della telefonata minacciosa ricevuta da Lana Elisabetta alle 22,00 del 01° novembre; riferiva del fatto che il figlio della Lana Biscarini Alessandro aveva rinvenuto il cellulare Motorola nel giardino della villa il giorno successivo 2.11.7, cellulare acceso con utenza Vodafone, intestata a Romanelli Filomena, coinquilina di Meredith e Amanda.

La Lana scopriva poi, alle 12, su indicazione della figlia, sempre nel giardino l’altro cellulare Sony Ericsson che veniva scoperto perché squillava ma era un’utenza straniera.

Un equipaggio della Postale (diverso da chi verbalizzava) si portava allora in Via della Pergola 7 e gli agenti, giunti sul posto alle ore 12,35, trovano la Knox e il Sollecito che riferivano di avere notato, rientrando in casa in mattinata, un vetro della finestra infranto e sospettavano un furto.

La Knox rintracciava la Romanelli che giungeva alle 13.00 circa. Insieme ai presenti, gli agenti entravano nell’appartamento da dove non sembrava mancare nulla ma si accorgevano che la stanza di Meredith era chiusa a chiave e, insospettiti anche dell’insolita circostanza della perdita dei cellulari, abbattevano la porta e rinvenivano il cadavere della ragazza.

Con annotazione sempre del 2.11.07, sempre la Polizia Postale riferiva, più dettagliatamente, che sul posto, alle 12,35, erano stati trovati la Knox e il Sollecito che riferivano loro di essere in attesa di una pattuglia dei carabinieri da loro chiamati, perché, rincasando quella mattina, avevano visto il vetro di una finestra rotto (E IL SANGUE?? E LE FECI?? E LA PORTA APERTA?? Non ne fanno assolutamente menzione e ciò non è affatto normale).

Chiedevano alla Knox di poter rintracciare la Romanelli e lei forniva il n. 348/4673711, che corrispondeva a quello rinvenuto nel giardino dei Biscarini, in Via Sperandio. SAPEVA BENISSIMO AMANDA CHE QUEL NUMERO ERA IN USO A MEREDITH!!

Mentre gli agenti acquisivano informazioni, verso le 13,00 sopraggiungeva la Romanelli, unitamente a Grande Paola, a Zaroli Marco e Altieri Luca.

Entrati in casa, rilevavano l’effrazione della finestra della camera della Romanelli, ma si accorgevano che non era stato asportato nulla: vi erano infatti un PC portatile, una macchina fotografica digitale e alcuni gioielli dentro un cassetto del comodino della stanza ma tutti gli oggetti erano al loro posto.

Si accorgevano inoltre che la porta della camera di Meredith Kercher (di cui non si avevano notizie dalla mattina del primo) era chiusa a chiave e, ciò, unitamente al rinvenimento dei cellulari in uso alla stessa nel giardino di Via Sperandio, era sospetto. Abbattuta la porta alle 13.15. trovavano il cadavere di Meredith in terra, coperta da una trapunta. La stanza era a soqquadro con molto sangue a terra, numerose macchie al muro, indumenti intimi e jeans sparsi sul pavimento.

L’ambiente veniva prontamente bloccato da intrusioni esterne.

Si è già detto ma è opportuno ripeterlo.Con informativa datata 6.11.07, la Mobile riferiva che era stato accertato che le chiamate al 112 del Sollecito e della Knox erano state effettuate non prima dell’intervento della Polizia Postale (come il Sollecito e la Knox avevano raccontato agli agenti della Postale) ma dopo l’arrivo della Polizia Postale. Infatti, la pattuglia della Polizia Postale giungeva alle 12,35, mentre le chiamate al 112 sono state fatte alle 12.51:40 e alle 12.54:39, perciò quando la postale era già intervenuta E QUANDO ADDIRITTURA IL CADAVERE ERA STATO SCOPERTO : LO ATTESTA L’ANNOTAZIONE DELL’ISP. CAPO Michele Battistelli della Polizia Postale, del 6.11.07.

Anche il R.O. del Comando Prov. Carabinieri di Perugia attesta gli orari (12,51 e 12,54) delle chiamate del Sollecito (vds. Attestazione del 7.11.07).

Con relazione in data 6.11.07, il Commissariato P.S. di Foligno concludeva che le scarpe sequestrate al Sollecito in occasione del fermo, “potevano” aver prodotto l’impronta da scarpa rinvenuta nella stanza del delitto, addirittura sotto il piumone che copriva il corpo di Meredith, in occasione del sopralluogo. Successivamente si riscontrerà invece che l’impronta corrisponde ad una scarpa indossata dal Guede e dallo stesso fatta sparire dopo il delitto.


Risulta inoltre che i cellulari del Sollecito e dell’Amanda sono rimasti inattivi rispettivamente dalle 20.42:56 del primo novembre alle 06.02:59 del 2 novembre e dalle 20.35:48 del primo alle 12.07:12 del 2.



Il CT Lalli ha concluso che la morte si è verificata alle 23,00 circa, con scarto minimo e massimo di circa un’ora e più o meno alla stessa ora viene collocata dai CT del Gip, vedi incidente probatorio del 19 aprile 2008.

A tutto questo va aggiunto il risultato decisivo costituito dal rinvenimento delle tracce del DNA della vittima nella lama del grosso coltello da cucina trovato nell’abitazione del Sollecito, su cui ci si soffermerà più avanti.

Va evidenziato il fatto che i due, la Knox ed il Sollecito, hanno reso dichiarazioni palesemente false, hanno fornito un coacervo impressionante di contraddizioni e di assurdità, nel tentativo di dare una spiegazione dei fatti che li potesse scagionare.

L’assurdità di quanto dichiarato dai due e il clamoroso contrasto con le risultanze delle indagini è stato descritto in precedenza, ma appare opportuno che si porti l’attenzione, ad esempio, alla versione fornita dai due e in particolare dal Sollecito, della loro condotta e dei loro movimenti la mattina del 2 novembre.

Amanda si sveglia a casa del Sollecito e invece di usare la doccia lì presente, avverte non si sa perché, il bisogno di farsela nella propria casa.

Eppure Amanda ci ha detto nel suo memoriale di ricordarsi di aver fatto la doccia col Sollecito, a casa di quest’ultimo, evidentemente proprio quel mattino.

Si conceda che Amanda senta il bisogno di rifarsi la doccia a casa sua. Strano la doccia a casa di Sollecito è ben più grande ed accogliente della sua in via della Pergola! Si ricordi inoltre che a parere unanime Amanda non sia neanche molto pulita..

Porta anche una busta per riporvi i panni sporchi. Per portarli dove ? Non c’era forse la lavatrice nel bagno più grande di casa sua?

Giunge nella propria casa che trova con la porta esterna aperta. Ma non basta: trova tracce di sangue e la camera di Meredith chiusa. Non basta ancora: trova il water del bagno più grande con le feci che evidentemente non sono le sue perché ne parla preoccupata con Raffaele al suo ritorno da lui.

Ce ne sarebbe abbastanza per allertare Carabinieri o Polizia. Invece Amanda si fa tranquillamente la doccia in quelle condizioni, mentre potrebbe aggirarsi intorno alla casa qualche malintenzionato che aveva aperto la porta e aveva lasciato tracce di sangue, suo o peggio di terzi.

Poi ritorna, come se nulla fosse, a casa di Sollecito che informa di quello che è successo e che ha visto e Raffaele, “dopo aver fatto colazione” non trova altra soluzione che chiamare le coinquiline.

Poi ritornano nella casa e qui scoprono l’effrazione nella camera di Filomena. Stranissima effrazione: i vetri della finestra mandati in frantumi all’interno della camera, messa a soqquadro, con una grossa pietra lasciata nella camera, del tipo di quelle che si trovano usciti dalla casa, sotto la strada che si dirige verso il rione di Sant’Antonio. Come ha fatto Amanda a non essersene accorta prima?

Ma da dove poteva essere stata lanciata quella pietra? Non dall’esterno, come già detto infatti, poiché quella finestra s’innalza di circa tre o quattro metri dal piano sottostante e la piazzola da cui si accede alla porta dell’appartamento delle ragazze, si trova, di fronte a quella finestra, a circa sei - sette metri. Solo da quel punto e da quella distanza (perché oltre c’è il vuoto determinato dal vistoso dislivello del terreno), appoggiandosi alla ringhiera in legno, si potrebbe cercare di rompere il vetro, sperando di riuscire a centrare il margine di una ventina di centimetri tra le due persiane che sono state così trovate dalla Polizia, evitando di colpirle e di far cadere a terra la pietra.

Difficile, pressoché impossibile, rompere dall’esterno quel vetro, ma entrare nella stanza per metterla a soqquadro, era impossibile. Da dove sarebbero entrati ? Dalla discesa sotto la finestra, distante tre o quattro metri da terra ? Avrebbero dovuto usare una scala per entrare, in piena mattinata e alla vista dei passanti e degli automobilisti che transitano, tra l’altro, a velocità necessariamente ridotta, lì davanti, perché l’effrazione non è stata notata alle 10,00 - 10,30 del mattino, in occasione del primo accesso della Knox, ma più tardi??

E poi, effrazione per fare che cosa ? Non mancava nulla nella stanza di Filomena, neppure oggetti di indubbio valore e facilmente trasportabili.

No, quell’effrazione è un tentativo maldestro di depistaggio di chi si trovava all’interno, che è servita a giustificare la chiamata al 112 e all’interno, di persone vive, quella mattina, a quelle ore, c’erano solo Raffaele ed Amanda e nessun altro.Anche se i cellulari, il denaro ed altri effetti della povera vittima sono stati dopo il delitto realmente asportati ma da chi era all’interno!!

Non basta: perché mentire ancora sulla chiamata al 112 ? Infatti, contrariamente a quanto sostenuto dai due, i Carabinieri sono stati chiamati alle 12.51:40 e alle 12.54:39, mentre la Polizia Postale era arrivata circa venti minuti prima, alle 12,35.

Il Sollecito ha cercato di avvalorare l'idea di una sua permanenza a casa quella notte tra il 01° e il 2 novembre, sostenendo di avere navigato su Internet sino in pratica alle 1 del mattino del 2 e di avere ricevuto una chiamata del padre alle 23, ma gli accertamenti della Polizia Postale lo hanno puntualmente e inesorabilmente smentito.

Come si è già detto, erano in corso attività che non richiedevano la presenza dell'operatore al terminale e non risulta alcuna chiamata NE’ AL TELEFONO FISSO DELL’ABITAZIONE NE’ SULL’UTENZA CELLULARE DEL SOLLECITO CHE RISULTAVA STRANAMENTE SPENTA nell'arco di tempo compreso tra la sera del primo novembre e la mattinata del 2.

Questo è un dato fuori discussione.

Perché mentire in modo così clamoroso, fornendo via via diverse, contraddittorie e sempre meno credibili versioni ?

Le progressioni investigative, relative all’omicidio di Meredith KERCHER, hanno, quindi, permesso di confermare, con riferimento agli indagati SOLLECITO e KNOX, i preliminari e gravi indizi di colpevolezza ed il lavoro di indagine, orientato a far luce sulle effettive presenze e le relative dinamiche d’azione tenute dai citati SOLLECITO e KNOX, all’interno della villa del delitto, ha permesso, in definitiva, di aggiungere, dei fondamentali tasselli accusatori, scaturenti da testimonianze e da obiettivi risultati scientifici che di seguito verranno esaminati.

In sede di udienza di convalida del fermo, il SOLLECITO ha descritto con accuratezza quello che lo stesso aveva fatto nel periodo temporale compatibile con l’omicidio, riferendo, in particolare, come s’è detto, di avere usato il computer e di avere ricevuto una telefonata del padre.

Deve essere sottolineato che nello stesso arco temporale Sollecito, come pure Amanda, spegne anche il telefono cellulare rendendosi quindi irreperibile fino alla mattina successiva.

La presenza nella propria abitazione di Raffaele SOLLECITO nei momenti in cui nella villa del delitto veniva uccisa la povera Meredith non è quindi provabile dall’uso del computer come già escluso dalla perizia della polizia postale, ritenuta dai giudici “definitiva ed insuperabile”.

Quanto alla telefonata ricevuta dal padre, Raffaele SOLLECITO dichiarava al GIP in sede di interrogatorio di convalida : “ ...si ho ricevuto la telefonata di mio padre perché lui mi telefona ogni sera prima che lui va a dormire , e io rispondo e come avevo detto comunque alla polizia non mi ricordo bene se mi ha telefonato sull’utenza fissa o sul cellulare...”

Anche questa circostanza è stata, come s’è detto, smentita dalla relazione del personale del Servizio Centrale Operativo (Isp.re Capo LATELLA) trasmessa con nota dell’ 08 novembre 2007 nella quale si afferma, chiaramente, che l’utenza nr.340.3574303 generalmente viene utilizzata tutti i giorni fino a tarda notte, in alcuni casi fino alle prime ore della mattina successiva e solitamente non è mai stata attivata prima delle ore 08.18. A differenza di ciò la sera del 01 novembre non ha più traffico telefonico dalle ore 20.42 fino alle successive ore 06.02, circostanza di non poco rilievo se si tiene conto del fatto che Amanda Knox spegne il suo telefono cellulare nello stesso arco di tempo.

Inoltre dalla medesima relazione si attesta che dal tabulato fornito dalla Telecom Italia non risulta che sull’utenza fissa del Sollecito -075.9660789- siano pervenute chiamate tra la sera del 01 e la mattina del 02 novembre. Si ribadisce quindi che non vi è stato alcun contatto tra Raffaele Sollecito ed il padre la sera del delitto.

Del rinvenimento nell’abitazione del Sollecito del coltello da cucina con le tracce di DNA di Meredith nella lama e di Amanda nel manico si è già detto (vds. Informativa della Polizia Scientifica del 19.11.07).

Qui occorre soffermarsi sugli aspetti di tipo “circostanziale” comunque relativi al coltello in questione.

Innanzitutto, il rinvenimento di DNA sulla punta della lama di un coltello lascia poche dubbi in merito al materiale organico che può aver lasciato dette tracce di DNA dovendosi senza dubbio escludere sia il sudore sia la saliva.

A seguito di questo accertamento, la Polizia giudiziaria ha posto in essere delle attività investigative finalizzate a verificare la storia del coltello da cucina, con riferimento alla sua eventuale presenza nella casa del delitto. Infatti, sulla lama in questione non è stato repertato sangue, in quanto le proteine dello stesso sono velocemente deperibili e, soprattutto, vengono meno quando viene effettuata un’attività di pulizia, ma tale attività di pulizia non è in grado di eliminare tracce di DNA.

1. le coinquiline della casa di via della Pergola MEZZETTI e ROMANELLI, nel verbale di sommarie informazioni del 15.11.07 hanno categoricamente escluso che il coltello in argomento sia mai stato presente all’interno della stessa casa;

2. l’elenco delle stoviglie presenti in casa di Raffaele SOLLECITO, redatto dalla padrona di casa e sequestrato in data segnala tra la parte dedicata alla posateria due coltelli grandi da cucina; nel momento della perquisizione del 06.11.07 i due coltelli sono presenti nella cassettiera della cucina e di questi viene sequestrato solo quello dove in seguito è stato trovato il DNA, mentre quello a seghetta viene sequestrato nel secondo accesso alla casa, avvenuto appunto in data 16.11.07;

3. Il SOLLECITO, nel momento della prima perquisizione avvenuta in data 06.11.07 è presente e nel momento del sequestro del coltello da cucina ove viene repertato il DNA della KNOX e della KERCHER e non pone alcuna obiezione, confermando tacitamente di riconoscere il coltello come suo.

Potrebbe, a questo punto, obiettarsi che sul coltello ci possa essere il DNA della KNOX e della KERCHER in quanto quest’ultima potrebbe essere stata, prima del delitto a casa di Raffaele SOLLECITO e potrebbe aver usato il coltello insieme alla KNOX per tagliare qualche prodotto alimentare.

Anche in questo caso, la presenza della KERCHER nella casa di Raffaele SOLLECITO, in tempi antecedenti alla sua morte, viene esclusa dai testimoni ROMANELLI e MEZZETTI che, anche in modo categorico, negano tale possibilità nel corso del verbale di sommarie informazioni rese in data 15.11.07.

A riprova del fatto che anche in questo caso Raffaele continui a mentire si evidenzia anche in un memoriale scritto da questo in carcere e pubblicato dal quotidiano LA NAZIONE in data 08.12.07 ove lui per giustificare la presenza nella sua abitazione di un coltello ove nella lama vi era il DNA di Mez (prima di essere imbeccato dal padre e dalla difesa) scrive, “inizialmente non sa come possa essere accaduta questa cosa DATO CHE MEZ NON ERA MAI STATA A CASA SUA E POI RICORDA DI AVER UN GIORNO, MENTRE CUCINAVA, CON QUEL COLTELLO PUNZECCHIATO SCHERZOSAMENTE LA MANO DI MEREDITH!! POI HA DUBBI SU AMANDA E DICE CHE FORSE LEI HA PRESTATO QUEL COLTELLO ALL’ASSASSINO DI MEREDITH E POI LO HA RIPOSTO LA’ .(I FATTI SI COMMENTANO DA SOLI!)

Sulla possibilità concreta che anche il coltello sia stato fatto oggetto di una accurata pulizia deve di nuovo richiamarsi il rinvenimento presso l’abitazione del Sollecito dei flaconi di candeggina, circostanza alla quale già sopra si è fatto riferimento.

Tali circostanze, unite tra di loro, permettono di ritenere del tutto verosimile l’ipotesi che la candeggina sia stata comprata dalla KNOX e dal SOLLECITO dopo l’omicidio (nei giorni precedenti non era mai stata vista da Guaman Fernandez De Calle Rose Natalia) proprio per pulire ciò che risultava sporco di sangue tanto che gli stessi indagati riferivano di avere effettuato una particolare pulizia della casa nella mattinata del 2 novembre.

La stessa KNOX narrava di uno spazzolone tipo MOCIO portato dalla sua casa di via della Pergola a quella del SOLLECITO, situata in corso Garibaldi, per pulire la camera da letto (vedi sommarie informazioni del 02.11.07).

Nelle successive dichiarazioni rese alla PG la KNOX rettificava la prima versione affermando che il MOCIO era stato utilizzato presso casa del SOLLECITO per raccogliere l’acqua fuoriuscita da un tubo che si era staccato dal lavello.

Ad ulteriore conferma della pulizia dell’appartamento effettuata dal SOLLECITO e dalla KNOX vi sono altri reperti di DNA, attribuibili agli stessi, ritrovati su alcune spugnette, sequestrate in data 06.11.07 contenute all’interno di un secchio di colore rosso.

Al riguardo ricordiamo che è indubbio che Amanda non fosse affatto dedita alle pulizie di casa, pertanto appare più che sospetto il fatto che a casa di Sollecito senta la necessità di “pulire”.

Anche il Sollecito in sede di udienza di convalida confermava tale circostanza precisando che il tubo si era rotto la sera del 1 novembre mentre stava lavando i piatti e non avendo stracci a sufficienza per asciugare in terra, insieme ad Amanda, decideva di rimandare la pulizia al giorno dopo quando Amanda sarebbe andata a prendere da via della Pergola il mocio .

A carico di Amanda Knox il quadro indiziario, connotato dal requisito della gravità, si delinea attraverso le dichiarazioni di Sollecito Raffaele il quale in sede di udienza di convalida affermava di aver trascorso tutta la serata del 1 novembre 2007 e la notte tra il 1 e il 2 novembre in compagnia della stessa Amanda .

Deve in particolare evidenziarsi che il Sollecito, contraddicendosi con quanto in precedenza affermato, riferiva al G.I.P. che nel pomeriggio del 1 novembre si era trattenuto con Amanda presso l’appartamento di via della Pergola fino circa alle ore 18 quando poi i due erano usciti per recarsi al centro ; che all’incirca verso le ore 20.30 era rientrato nella sua abitazione di via Garibaldi in compagnia di Amanda, che quest’ultima aveva ricevuto un messaggio al suo telefono cellulare con il quale le veniva comunicato di non recarsi al lavoro presso il pub Le chic, che pertanto avevano cenato insieme sul tardi, che successivamente erano andati a dormire insieme fino a svegliarsi la mattina successiva verso le 10, quando Amanda era uscita per tornare nella casa di via della Pergola per farsi una doccia e cambiarsi di abito, che al suo ritorno a casa gli aveva narrato di aver trovato detto appartamento in subbuglio con tracce di sangue ovunque tanto da indurlo ad andare a dare un’occhiata per rendersi conto dell’accaduto; precisava comunque che Amanda si era effettivamente fatta la doccia e si era cambiata tanto che al ritorno indossava una gonna bianca mentre prima indossava dei pantaloni.

Sempre in sede di convalida Sollecito, tornando sulla serata del 1 novembre, affermava di non ricordare se effettivamente avesse trascorso tutta la sera con Amanda e se la stessa fosse invece uscita, precisando che quando parlava di notte intendeva solo far riferimento alla circostanza che avevano dormito insieme ; non riusciva a spiegare il motivo per cui poco prima aveva detto di aver cenato sul tardi con Amanda, di essersi trattenuti insieme sul computer e di essere poi andati a dormire insieme .

Al di là di tutte queste continue contraddizioni vi sono dei dati oggettivi che non possono essere smentiti :

- Sollecito non si trovava nella casa di via Garibaldi dopo le ore 21.00 della sera

del 1 novembre;

- Amanda non si era recata al pub Le chic la sera dell’1 novembre 2007

Ma vi è di più, come si è già illustrato. Sollecito e Amanda spengono contemporaneamente i telefoni cellulari verso le ore 21.00 della sera del 1 novembre per riaccenderli la mattina successiva. Tale contestualità è indice del fatto che gli stessi si trovassero insieme, perché, diversamente, non vi sarebbe stato motivo per farlo tanto che lo stesso Sollecito faceva presente che quando Amanda si recava la sera al lavoro poi il medesimo era solito andarla a riprendere facendo pensare che erano soliti quindi tenersi in contatto anche telefonico.

Da ciò può dedursi che se i due ragazzi non fossero stati insieme avrebbero tenuto acceso i rispettivi cellulari .

Di altri elementi riscontrati dalla Scientifica si tratterà più oltre.

Prima di lasciare la parola alla collega Comodi per la valutazione più approfondita delle testimonianze nell’udienza preliminare e prima di riprendere poi per le conclusioni, vorrei elencare le risultanze e soffermarmi prevemente su alcuni punti che hanno attinenza con la dinamica del delitto.

RISULTATI SCIENTIFICI ATTRIBUZIONI E RISCONTRI

SOLLECITO RAFFAELE

Vi è uno strofinaccio sequestrato in casa Sollecito sul quale veniva rinvenuto un profilo genetico MISTO uno dei quali compatibile con quello di Sollecito, l’altro con quello di Amanda Knox;

Vi è una Spugnetta sequestrata a casa di Sollecito sul quale veniva rinvenuto un profilo genetico MISTO COME SOPRA;

Rif. Reperto 36: Coltello sequestrato in casa Sollecito dove è stato rinvenuto sul manico profilo genetico compatibile con Amanda Knox (lett. A) e sulla lama, in maggior misura, profilo genetico compatibile con Kercher Meredith (lett. B);

Rif. Ril. Foto nr. 28 (4) - RILIEVO 86 (Inf. Scientifica Roma 16.11.07). Frammento d’impronta papillare (palmo sinistro) attribuita a Sollecito evidenziata sul frigorifero del soggiorno in casa di Amanda;

Rif. Ril Foto nr.5 - RILIEVI 68 (palmo sinistro) e 70 (pollice sinistro). Frammento d’impronta papillare attribuita a Sollecito evidenziata nella faccia esterna della porta della camera della vittima. Impronta estremamente significativa perché il Sollecito non frequentava affatto Meredith e i suoi contatti erano solo con Amanda.

Rif Ril Foto nr.6, REPERTO 165 (Sopralluogo 19.12.07) Frammento (gancetto) del reggiseno della vittima, dalle due campionature effettuate sullo stesso ed al relativo esame del DNA è risultato il profilo genetico della vittima e quello relativo al Sollecito. Si tratta verosimilmente di CELLULE DI SFALDAMENTO indicative di un’attività energica di strattonamento o comunque di impiego di forza fisica, indicative di un’azione violenta in cui sono stati coinvolti i due. IL RIFERIMENTO VA POSTO IN RELAZIONE COL PROFILO GENETICO DI GUEDE RINVENUTO NEL NASTRINO DEL REGGISENO E IN UNA FASE DINAMICA, NON ALLA FASE STATICA A CUI SI RIFERISCE IL GUEDE NEI SUOI INTERROGATORI POICHE’ IL REGGISENO E’ STATO STRAPPATO E IN PARTE TAGLIATO ALLA VITTIMA MENTRE LE VENIVA INFERTO IL COLPO MORTALE,. IL LACCETTO E’ STATO TAGLIATO E IL GANCETTO DI SUPPORTO (vedere vecchio reperto Y) ERA SOTTO IL PIUMONE.

La difesa del Sollecito, all’evidenza preoccupata del reperto, ha cercato di eccepirne la contaminazione. Su questo parlerà la collega Comodi.

(Per quanto concerne la Relazione del Prof. Vincenzo Pascali, depositata il primo ottobre 08, formula un’ipotesi di contaminazione ambientale: in primo luogo, perché il Sollecito aveva libero accesso nella casa e poteva toccare oggetti in epoca precedente all’omicidio; altra possibile forma di contaminazione potrebbe essersi prodotta, secondo il Pascali, nel corso delle indagini di repertazione dell’oggetto 165.

A tali obiezioni debbono aggiungersi, secondo il Pascali, le obiezioni sulla genuinità delle asserzioni basate sui risultati di laboratorio: secondo il Pascali gli accertamenti di laboratorio non hanno mai permesso né se una traccia vi era in 165 B né quale ne fosse la natura, sempre secondo il CT del Sollecito.

A ciò si oppongono due fondamentali considerazioni:

Primo. Con che cosa si sarebbe “contaminato” il gancetto se nella stanza del delitto non è presente altro profilo di DNA del Sollecito ? Come e quando questo si sarebbe verificato ? Era onere della difesa cercare di allegare la prova del fatto impeditivo dell’accertamento, ma nulla è stato fatto né poteva essere fatto. La difesa ha ipotizzato la contaminazione solo perché i suoi risultati non vanno secondo gli auspici della difesa.

Secondo. Al sopralluogo del 18 dicembre in cui fu rinvenuto e repertato il supporto coi gancetti era presente anche il sottoscritto PM. Vi era una telecamera a circuito chiuso con un televisore sistemato in un veicolo parcheggiato nella piazzola dove ha preso posto anche l’Avv. Ghirga, se ben ricordo. Il CT del Sollecito, Prof. Potenza, era presente e lo ricordo benissimo (a un certo punto si è sistemato nel veicolo), non ha obbiettato alcunché né è stata fatta riserva di incidente probatorio (mai fatta). E’ stato dato atto della sua presenza a verbale e se non c’è la firma è perché ad un certo punto il CT Potenza e gli altri CT di parte (con qualche avvocato) se ne sono andati e abbastanza presto, senza firmare il verbale. E’ un comportamento singolare che denota l’assoluta strumentalità del “rilievo”, chiamiamolo così. Quel giorno, il Prof. Pascali, all’epoca della repertazione del frammento coi gancetti, cioè il 18.12.7, era CT del Lumumba e seguiva gli accertamenti ex art. 360 c.p.p. secondo i normali canoni e non secondo, si consenta, l’esasperato accanimento difensivo della difesa Sollecito: quando il gancetto è stato repertato, tutta l’attività della D.ssa Stefanoni è stata messa a disposizione delle parti.

Va richiamata sul punto l’ordinanza di codesto GUP del primo ottobre 2008, reiettiva della nuova istanza del Prof. Pascali del 27 settembre, ha richiamato quanto già fatto presente dalla Dott.ssa Stefanoni nell’occasione del deposito dei dati richiesti nell’istanza presentata dalla difesa Sollecito dopo l’avviso ex art. 415 bis c.p.p., che, nel corso delle indagini tecniche, i Consulenti di parte hanno già avuto modo di prendere visione dei risultati degli accertamenti e “in nessun verbale...hanno riportato osservazioni contrarie al corretto utilizzo dello strumento o in merito alla presentazione dei suddetti dati”.

I rilievi della difesa Sollecito intervengono a indagini scientifiche abbondantemente concluse, protrattesi per lungo tempo e con la partecipazione dei Consulenti delle difese e il Prof. Pascali, essendo subentrato dopo la fine degli accertamenti, deve prendere atto del quadro esistente e del mancato sollevamento di questioni di sorta dal predecessore (mi sembra il Prof. Potenza) né prima né durante gli accertamenti.

Si ripete, è la difesa che avrebbe dovuto provare la contaminazione, non semplicemente ipotizzarla come possibile ma ciò non è mai stato fatto.

La difesa Sollecito, sempre in data 01°.10.08, ha formulato anche considerazioni tecniche sulle operazioni di sopralluogo, a firma del Prof. Francesco Vinci. Non si comprende cosa significhi che i filmati offerti in esame siano solo copie di quelli ufficiali forniti alla difesa del Sollecito: quest’ultima aveva diritto al solo deposito dei verbali e la concessione dei filmati alla difesa è stato un atto di particolare disponibilità e collaborazione a cui la Procura non era minimamente tenuta. Di tali filmati è stato fatto un uso anche extraprocessuale, com’è noto, sul quale non si aggiunge altro.

Le impronte di calzature presenti nella stanza del delitto avrebbero dovuto. Secondo il Vinci, essere preservate anziché completamente asportate. Ciò è avvenuto in sede di sopralluogo del 2 e 3 novembre 07, quando non vi erano ancora indagati e si tratta di modalità di accertamento rimesse alla discrezionalità tecnica dell’organo procedente: la difesa Sollecito dovrebbe essere grata agli inquirenti perché attraverso tale metodica è stato accertato che l’impronta della scarpa originariamente attribuita al Sollecito è stata riferita poi al Guede e non si comprende come ciò sarebbe stato possibile con l’altra metodica.

Quanto alla necessità del secondo sopralluogo, a cui nessuno si è opposto, non si comprende perché sarebbe stato inutile o inutilizzabile, tanto più che stavolta si è espletato ex art. 360 c.p.p., con la partecipazione delle difese e dei rispettivi CC.TT., mentre il primo si è svolto necessariamengte ex art. 348 c.p.p.

Quanto al frammento del reggiseno coi gancetti, lo stesso era stato notato ma, stante le sue piccole dimensioni, era sfuggito alla repertazione e, rimasta sequestrata la casa, lo stesso è stato rinvenuto nel successivo sopraluogo.

Ammesso e non concesso che il frammento che prima poggiava sul pavimento, verso il letto si sia sporcato del sangue di Meredith (e non poteva essere altrimenti) solo perché spostato di circa un metro più in là nella stessa stanza del delitto, non si riesce francamente a comprendere perché ciò avrebbe comportato il rilievo di DNA e del cromosoma y del Sollecito nei gancetti né che rilevanza possa avere l’utilizzo dei guanti ovviamente nuovi indossati dagli operatori all’inizio del sopralluogo né perché mai nessuno dei solerti CT de Sollecito abbia sollevato la benché minima obiezione, mentre i difensori erano troppo impegnati all’esterno, a distanza dalla casa, nella ricerca di improbabili altri coltelli e tracce di sangue. L’obiezione potrebbe meritare una sia pur minima attenzione se nella stanza e in corrispondenza con i punti in cui il frammento poggiava a terra nei primi sopralluoghi e in quello del 18 dicembre vi fosse stato sul pavimento ulteriore profilo genetico del Sollecito ma non vi era. Vi era solo nei gancetti deformati del frammento di reggiseno.

Per quanto concerne l’elaborato relativo alle impronte dei piedi e, in particolare a quella sul tappetino, l’analisi è stata effettuata sull’impronta così come è risultata: nella fattispecie, manca l’impronta del tallone e vi è solo la pianta dei piedi e l’impronta del pollice. Su tali elementi, i CC.TT. (che sono, poi, quelli stessi che hanno attribuito l’impronta della scarpa nella stanza del delitto al Guede anziché al Sollecito), hanno concluso circa la compatibilità dimensionale e morfologica dell’impronta con quella del piede del Sollecito.

Sempre nello stesso elaborato, gli stessi Consulenti hanno evidenziato la compatibilità dimensionale e morfologica di impronte riscontrate nel corridoio antistante la camera di Meredith di impronte riconosciute dimensionalmente e morfologicamente compatibili con quelle del Sollecito. E qui, non possono invocarsi gli argomenti utilizzati, a sproposito per l’impronta (non completa) sul tappetino. Qui, l’impronta è completa di tutto il piede comprensivo delle dita, della pianta o tallone anteriore, del “vuoto” della volta plantare e del tallone posteriore. Il secondo elemento manca normalmente nella tipologia delle impronte e invece qui c’è. E allora, a prescindere da un limitato e contenutissimo effetto di strisciamento, gli accertamenti dei CC.TT. hanno una rilevanza che non può ignorarsi disinvoltamente come fa il CT del Sollecito.

L’ulteriore elaborato sempre sulle impronte dei piedi, oltre ad essere difficilmente compatibile con quello dell’altro CT Prof. Vinci, non tiene minimamente conto dell’effetto strusciamento, ipotizzato dal primo e nell’ipotizzare le presunte difformità con l’impronta del piede del Sollecito non tiene conto della posizione statica dell’impronta acquisita al Sollecito e, viceversa, del carattere dinamico, concitato, dell’impressione dell’impronta nel drammatico contesto in cui ciò è avvenuto.

L’elaborato del Prof. Vinci, relativo all’impronta del coltello lascia decisamernte perplessi. Il tentativo di ricondurre le tracce ematiche alla sovrapposizione di un coltello a lama pieghevole, rimasto per metà aperto, lascia francamente sconcertati e non è possibile comprendere come si sarebbe prodotta l’impronta che si attaglia invece piuttosto chiaramente alla lama del coltello in sequestro. Da un lato il CT ha mostrato a p. 5 una sorta di doppia impronta parallela, in cui la macchia ematica più grande costituirebbe la base della lama, dall’altro riconduce, in modo incompatibile, la macchia alla impronta delo spigolo formato dalla base della lama e dall’estremità del manico, in posizione semiaperta. Sono due ricostruzioni che appaiono decisamente incompatibili.

L’ulteriore elaborato non apporta elementi degni di considerazione. Perché avventurarsi in ricostruzioni così improbabili e non accedere alla ben più ragionevole e chiara ricostruzione che si evidenzia nelle figure 29 e 30 dell’elaborato dell’UACV del Servizio di Polizia Scientifica del Dipartimento di PS, in cui la macchia ematica più grande insiste sulla metà della lama e la macchia ematica più piccola insiste proprio sulla punta ?

Gli elaborati successivi, del Prof. Andrea Paoloni che cerca di individuare l’orario della morte di Meredith alle ore 22,13 del primo novembre solo perché la stessa non sarebbe stata più in possesso del cellulare e sarebbe stata uccisa, non tengono conto del fatto che la stessa, pur privata del cellulare, potrebbe essere stata in balia dei suoi assassini alle 22,13.

Nulla, onestamente, può dirsi dell’elaborato del Prof. Marco Marchetti relativo alla pagina del blog di Raffaele Sollecito: sono considerazioni del tutto opinabili su affermazioni che, mentre per gli inquirenti costituiscono parte di un complesso di risultanze, alcune di carattere decisamente inquietanti sulla personalità del Sollecito, come le dichiarazioni di Tavernese Francesco o i fumetti manga sequestrati, le valutazioni del Prof. Marchetti prescindono da tute le altre risultanze e si concentrano su alcune affermazioni, senza legami con il contesto generale della personalità dell’imputato.)

Sempre sui gancetti del reggiseno.

Si tratta di un elemento decisivo a carico del Sollecito che lo ancora nel luogo e nel momento del delitto e in una fase dinamica e violenta di rapporto con Meredith, insieme al Guede. Si tratta DI UN ELEVATO QUANTITATIVO DI DNA SUI GANCETTI IN QUESTIONE, GANCETTI RINVENUTI SU UN LEMBO DEL REGGISENO TAGLIATO CON UNA LAMA.E POSIZIONATO QUASI AL CENTRO DELLA STANZA, MA SPOSTATO TRA IL TAVOLINETTO, A DESTRA DELLA PORTA D’INGRESSO E L’ARMADIO DI FRONTE, DI FRONTE AL QUALE E’ STATA RINVENUTA UNA GRANDE QUANTITA’ DI SANGUE.

Il supporto coi gancetti, è, come s’è detto, integro a destra nella foto 90, è stato invece letteralmente tagliato e gettato a terra. Sui gancetti, deformati dalla violenta pressione, vi è ed è apprezzabile il profilo genetico del Sollecito, misto a quello di Meredith. Il “veicolo” del DNA sono cellule epiteliali Il particolare del reggiseno e, poi, del frammento coi gancetti è di un’importanza decisiva e inchioda sia il Guede che il Sollecito in posizione dinamica ed estremamente significativa nella scena del delitto e a così violento contatto con il corpo della vittima.

VA SOTTOLINEATO, INOLTRE, CHE I RIFERIMENTI BIOLOGICI AL SOLLECITO SI ACCOMPAGNANO ALLA DEFORMAZIONE SUBITA DAI GANCETTI, SEGNO DI UNA VIOLENZA INIZIALE INDISCUTIBILE E, POI, AL TAGLIO DEL FRAMMENTO, IN VICINANZA CON IL PROFILO GENETICO DI RUDI IN CORRISPONDENZA CON L’AREA TAGLIATA. Non si può ignorare la valenza decisiva di questi reperti, anche in considerazione del fatto che le tracce del DNA del Sollecito sono abbondanti e ciò, oltre a dare al reperto un significato clamoroso ed inquietante, rende ulteriormente inverosimile ed insostenibile l’ipotesi di una contaminazione del reperto.

Sempre con riferimento al reperto dei gancetti, poiché la traccia è mista “uomo - donna”, è stata eseguita l’analisi del cromosoma Y, risultato appartenere a Raffaele Sollecito e a tutti i componenti maschili della linea retta e orizzontale della famiglia: padre, fratello, cugino Raffaele. A meno che non si voglia ritenere che appartenga ad uno di questi ultimi tre (che quella sera si trovavano tranquillamente a Giovinazzo o comunque nello loro residenze lontanissime da Perugia), si deve giocoforza concludere che quel cromosoma appartiene all’imputato Sollecito.

Vi sono, poi, le IMPRONTE DI PIEDE IMBRATTATO DI SOSTANZA EMATICA, evidenziate con il luminol nel corridoio antistante la stanza della vittima riconosciute morfologicamente compatibili con quelle del Sollecito (vds. CT di questo PM in data 12.05.08, affidata al Dr. Lorenzo Rinaldi e all’isp. capo Pietro Boemia, del Servizio Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Dipartimento di PS).

Analogamente, VI E’ L’IMPRONTA DI PIEDE IMBRATTATO DI SANGUE RINVENUTA NEL BAGNO ATTIGUO ALLA CAMERA DELLA VITTIMA, riconosciuta morfologicamente compatibile col piede di SOLLECITO (vds. la stessa CT del Dr. Lorenzo Rinaldi e dell’Isp. Capo Pietro Boemia).

Quasi tutte le risultanze attribuite al Sollecito, specie le ultime tre, attengono al momento del delitto, ad un’azione violenta sulla vittima (il gancetto) e ad attività o coeve alo stesso o, come minimo immediatamente successive al delitto stesso e tendenti ad occultarlo (le impronte dei piedi imbrattati di sangue di fronte alla camera di Meredith e sul tappetino del bagno attiguo alla camera di quest’ultima.

Del fondamentale significato del coltello, si parlerà in relazione ad Amanda. Qui basterà dire che il coltello era del Sollecito e che è stato rinvenuto a casa sua dove Meredith non aveva mai messo piede.

AMANDA KNOX:

REPERTO 137: Gocciolature di sostanza ematica provenienti dall’interno del lavabo, nel bagno piccolo, contenente mistura di sostanze biologiche appartenenti alla vittima e alla Knox: la posizione del reperto va ascrivibile con certezza al momento immediatamente successivo al delitto, perché altrimenti la traccia sarebbe stata eliminata dall’acqua corrente.

REPERTO 66: Mistura di sostanze biologiche, contenenti sangue umano, appartenenti alla Knox (in misura minore) e alla vittima (in misura maggiore), rinvenute nel bordo sinistro dello scarico del bidet del bagno piccolo. Altro elemento rilevantissimo, ascrivibile con certezza al momento immediatamente successivo al delitto, perché altrimenti la traccia sarebbe stata eliminata dall’acqua corrente.

REPERTO 24: Sostanza ematica dove veniva rinvenuto profilo genetico di Amanda, è posizionata sul rubinetto del lavandino del bagno attiguo alla stanza della vittima: sulla rilevanza del reperto v’è poco da discutere. E’ indicativa verosimilmente di una lesione subita nella colluttazione dalla Knox e, data l’estrema visibilità della traccia, è da escludere che potesse essere stata lasciata prima del delitto.

Si tratta di un elemento pressoché decisivo a carico di Amanda in merito alla sua presenza sulla scena del delitto la notte tra il 1 e il 2 novembre. Come s’è detto, la macchia di sangue ritrovata appare in modo molto visibile, sul rubinetto del lavandino del bagno attiguo alla stanza del delitto. La macchia, evidente ad occhio nudo, così come accertato dal Servizio di Polizia Scientifica di Roma, con la relazione del 19.11.07, appartiene ad Amanda KNOX e, per dimensioni e posizionamento sul rubinetto, potrebbe essere stata lasciata a seguito di una epistassi della stessa KNOX.

La visibilità della macchia è tale da escludere, come s’è detto, che la stessa possa essere stata lasciata nei giorni antecedenti al delitto, in quanto sarebbe stata sicuramente lavata.

Rif. Ril. Foto nr.2 Sostanza ematica dove veniva rinvenuto profilo genetico compatibile di Amanda e Meredith, rinvenuto nel bidet del bagno attiguo stanza vittima ;

Rif. Ril Foto nr.3 Frammento d’impronta papillare attribuita a Knox Amanda evidenziata su di un bicchiere nel lavandino della cucina-soggiorno

Rif. Ril. IL NOTO REPERTO 36. Foto 4 Coltello sequestrato in casa Sollecito dove è stato rinvenuto sul manico profilo genetico compatibile con Amanda Knox e sulla lama profilo genetico compatibile con Kercher Meredith. Si riportano tutte le considerazioni su tale coltello e sul fatto che Meredith non poteva avere avuto contatti in condizioni normali con la parte terminale della lama di tale coltello. E la traccia riconducibile all’imputata Knox è significativamente proprio sulla parte terminale del manico, dove inizia l’allargamento laterale del manico e dove, quindi, viene esercitata la spinta volta alla penetrazione della lama e s’impedisce alle dita di chi impugni il coltello di scivolare sulla lama. Altro particolare di straordinaria rilevanza.

E l’impronta della lama di questo coltello sembra essersi conservata sul letto, a sinistra del punto 0: si veda la foto 0173 cui corrisponde il reperto 124 in cui le tracce ematiche sono della vittima.

Va ricordato che le caratteristiche del coltello in sequestro sono le seguenti : “Lunghezza complessiva cm. 31,2, manico della lunghezza di cm. 6,6 e lama, monotagliente lunga cm.17,5 con larghezza valutata al terzo prossimale pari a cm.3 e spessore della “costa, pari a mm.1,5. Lungo la lama, da ambo i lati, si osservavano piccole zigrinature, in continuità con la punta e fino a 2,2 cm. di distanza di 11,4” (vds. CT Bacci, Liviero, Marchionni). L’impronta sarebbe stata lasciata dalla lama lunga cm. 17,5 e larga cm. 3.

(vds. Rep. 036 allegato all’informativa in data 19.11.07 del Servizio Polizia Scientifica - Direzione centrale Anticrimine del Dipartimento della P.S.). Il coltello è stato rinvenuto all’interno del primo cassetto della cucina dell’appartamento del Sollecito ed è successivamente risultato NON INCOMPATIBILE con alcune delle ferite presenti sul collo della vittima. Deve ritenersi, pertanto, che Meredith sia stata, quindi, interessata dalla lama, mentre la Knox avrebbe impugnato il coltello che, comunque, non poteva essere stato utilizzato dalla Meredith in casa del Sollecito, poiché la ragazza inglese non si era mai recata nell’abitazione di quest’ultimo, come è stato accertato attraverso l’assunzione a s.i. delle coinquiline di Amanda e dalle stesse ammissioni di quest’ultima e di Sollecito.

A proposito del coltello, vanno richiamate le argomentazioni svolte in proposito dalla Corte di legittimità (vds. Sentenza relativa al Sollecito, penultima pagina), secondo cui tale elemento non è riferibile soltanto alla Knox, ma anche al Sollecito poiché “l’arnese è pur sempre stato trovato nell’abitazione del giovane e le testimonianze sin qui acquisite hanno portato ad escludere che esso facesse parte della dotazione della casa abitata dalla vittima, per cui, allo stato, e fino a prova contraria, deve ritenersi che lo stesso fosse nella disponibilità dell’inquisito e che sia stato usato nell’abitazione della Kercher, non constando accessi di costei in casa del Sollecito”.

E’ appena il caso di aggiungere che non è emersa alcuna prova contraria circa il fatto che il coltello fosse nella disponibilità del Sollecito e che sia stato usato nell’abitazione di Via della Pergola 7, cioè in quello di Meredith. Anche su questo punto, la statuizione della Prima Sezione della Suprema Corte è, ormai, definitiva ed immodificabile.

A proposito del coltello, non può non richiamarsi l’attenzione su uno dei racconti rinvenuti sul blog di Amanda Knox quando la stessa racconta di un coltello da cucina sottratto da uno dei personaggi, tale Edgar, dalla cucina di casa ed utilizzato di nascosto dal medesimo per autolesionarsi .

REPERTO 136. Si è rilevato materiale biologico contenente certamente sostanza ematica dove veniva rinvenuto profilo genetico misto appartenente ad Amanda e Meredith, nella scatola cotton fioc, posta sul piano del lavabo, lato sx del bagno piccolo, attiguo alla stanza del delitto. I cotton fioc erano posizionati sul lavello del solito bagno. La presenza di sostanza biologico - ematica sarebbe stata certamente vista da Meredith e dalle altre ragazze se fosse riferibile al periodo precedente il delitto e, quindi, ai giorni precedenti. La combinazione delle sostanze biologiche non può spiegarsi razionalmente che come ricollegabile al momento del delitto.

Con riferimento alla relazione tecnica disposta da questo PM il 12.05.08, affidata al Dr. Lorenzo Rinaldi e all’isp. capo Pietro Boemia, del Servizio Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Dipartimento di PS e depositata dagli stessi CCTT il 31 maggio 2008, di cui s’è accennato, in riferimento al Sollecito, le conclusioni sono le seguenti:

I confronti con le impronte plantari assunte agli indagati hanno consentito di accertare che:

1. l’impronta rilevata sul tappetino del bagno adiacente la stanza ove è stato rinvenuto il cadavere di Mez. E contrassegnata con lettera A) risulta compatibile, come s’è detto, in ordine ai caratteri generali, con il piede destro di Sollecito Raffaele, imbrattato del sangue della vittima e consente di esprimere un giudizio di probabile identità. (REPERTO 22). Quindi, piede probabilmente di Sollecito, imbrattato del sangue di Meredith, poggiante sul tappetino del bagno piccolo (dove sono state rinvenute le tracce di Amanda).

2. una delle impronte di piede imbrattato di sangue della vittima, rilevata con luminol nella camera della Knox risulta compatibile in ordine ai caratteri generali con il piede di Knox Amanda e consente di esprimere un giudizio di probabile identità (REPERTO 180)

3. altra impronta di piede imbrattato di sangue, rinvenuta nel corridoio antistante la camera di Meredith, risulta compatibile, come s’è detto, in ordine ai caratteri generali con il piede di Sollecito Raffaele e consente di esprimere un giudizio di probabile identità. (REPERTO 184). L’IMPRONTA E’ SUL CORRIDOIO ANTISTANTE LA CAMERA DELLA VITTIMA E CON DIREZIONE VERSO LA STESSA.

4. altra impronta di piede imbrattato di sangue, rilevata con il luminol, in entrata, dinanzi alla porta della camera della vittima, risulta compatibile in ordine ai caratteri generali con il piede di Knox Amanda e consente di esprimere un giudizio di probabile identità. (REPERTO 181). L’impronta è sul corridoio, tra le camere di Amanda e di Meredith, anch’essa estremamente significativa .

5. Inoltre le impronte da calzature non ancora attribuite non sono state prodotte delle scarpe in verifica ma si è accertato, senza ombra di dubbio che l’impronta da scarpa impressa sul cuscino ove giaceva la vittima è senz’altro di una scarpa femminile in quanto la numerazione è compresa dal nr.36 al nr.38

MOLTO IMPORTANTE, AI FINI DI UNA POSSIBILE RICOSTRUZIONE DELLA DINAMICA DEL DELITTO E, SOPRATTUTTO, DEI MOVIMENTI DELLA VITTIMA, E’ LA RICOSTRUZIONE DELLE TRACCE BIOLOGICHE DI NATURA EMATICA, RIFERIBILI A MEREDITH.

Di fondamentale importanza sono le vistose tracco di sangue rinvenute davanti all'armadio, posto a destra, in fondo, rispetto all’ingresso alla camera di Meredith. Si tratta del reperto 135, in cui la sostanza ematica riporta il DNA della vittima che, probabilmente, è stata uccisa, al termine della progressione criminosa, proprio in quel punto e ciò rende estremamente importanti i riferimenti di Amanda e Raffaele al rinvenimento del cadavere in un armadio»

Ciò è del resto confermato dagli accertamenti del Direttore Tecnico Principale Fisico della Polizia di Stato Dr. Francesco Camana che colloca con certezza il punto dell'uccisione della ragazza dinanzi all'armadio, mentre la stessa si trovava sollevata sulle ginocchia e col volto verso l'armadio e poi spostata di un metro circa verso il letto e rovesciata, col volto verso l'alto.

Dello stesso significato il drammatico reperto 129, caratterizzato da una sorta di strisciamenti e gocciolature di sangue, risultato appartenere a Meredith nel terzo inferiore della spalla interna dell’armadio guardaroba, COME SE LA VITTIMA AVESSE LASCIATO LA TRACCIA FORSE DI UNA MANO CON CUI CERCAVA DI AFFERRARSI E DI SOLLEVARSI PER UNA IMPOSSIBILE FUGA.

AD UNA FASE PRECEDENTE DOVREBBE RIFERIRSI INVECE L’IMPRONTA DI UNA MANO E DI DITA SUL MURO, DI FRONTE ALLA PORTA D’INGRESSO DELLA CAMERA DELLA VITTIMA: Qui è probabile che la traccia sia stata lasciata da uno degli assassini con la mano bagnata, ma con minore intensità, del sangue della vittima.

Anche il reperto 140 relativo alla sostanza ematica risultata appartenere a Meredith, prelevata dal lato esterno destro dell’impalcatura della porta, a circa 50 cm. dal pavimento, indica un’azione concitata (tanto da determinare l’imbrattamento dello spigolo della porta, posta in essere dai due soggetti a cui si riferiscono le tracce del bagno piccolo, cioè Amanda e Sollecito.

Significato analogo hanno i reperti 126, relativi alla maniglia e 127, relativi alla serratura della porta della camera di Meredith, vistosamente imbrattati del sangue risultato di Meredith di cui erano bagnati sia il Sollecito che l’Amanda.

MA IL REPERTO PIU’ SIGNIFICATIVO E’ QUELLO n. 23, CIOE’ QUELLO SULL’INTERRUTTORE DELLA LUCE DEL BAGNO PICCOLO, QUELLO IN BASSO A DESTRA, NELLA PARTE DELL’INTERRUTTORE CON IL QUALE LA LUCE VIENE ACCESA: IL SOPRALLUOGO E’ STATO EFFETTUATO DI SERA QUANDO VI ERA NECESSITA’ DELLA LUCE E INFATTI L’INTERRUTTORE E’ PREMUTO VERSO IL BASSO E PROPRIO IN QUEL PUNTO VI E’ LA TRACCIA EMATICA APPARTENENTE ALLA VITTIMA. QUEL LOCALE E’ PIENO DI TRACCE DI AMANDA E ANCHE DI SOLLECITO, ma Amanda afferma di essersi recata nell’appartamento di Via della Pergola e nel bagno piccolo, verso le 10,30 della mattina del 2. NON VI SAREBBE STATA ALCUNA NECESSITA’ DI ACCENDERE LA LUCE, MA QUELL’INTERRUTTORE E’ STATO ACCESO, CON PRESSIONE VERSO LA PARTE BASSA, DA QUALCUNO CHE AVEVA IL DITO IMBRATTATO DEL SANGUE DI MEREDITH E QUESTO QUALCUNO NON POSSONO ESSERE STATI CHE SOLLECITO O LA KNOX (CHE HA LASCIATO, COME S’E’ VISTO, NUMEROSE TRACCE NEL BAGNO PICCOLO) E NESSUN ALTRO, IN UN’ORA NOTTURNA CHE LI AVEVA COSTRETTI AD AZIONARE L’INTERRUTTORE, PERCHE’ ERA BUIO. Non può essere stato Guede le cui tracce sono collocate nel bagno grande.

RIPRENDO DOPO L’INTERVENTO DELLA COLLEGA.

La relazione del 16.11.07 della II Divisione del Servizio di Polizia scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, in materia di identificazioni dattiloscopiche, oltre a quanto evidenziato a proposito del Guede e del Sollecito, ha evidenziato un unico frammento attribuito alla Knox che pure abitava nella casa, cioè l’impronta dell’indice destro di Amanda sul bicchiere rinvenuto sul lavabo della cucina.

E allora deve concludersi che la pulizia fatta a casa di Sollecito, infatti, è stata fatta anche presso l’abitazione di via della Pergola in quanto è troppo strano e implausibile che presso detta abitazione sia stata trovata una sola impronta di Amanda quando la stessa viveva in quella casa ; è evidente che dopo il delitto si è cercato di togliere quanto più si poteva inscenando anche un furto , non credibile in quanto sulla porta di ingresso non sono state trovate tracce di effrazione e il vetro rotto rinvenuto risulta essere stato rotto dall’interno.

D’altro canto i due ragazzi avevano avuto tutto il tempo per poter modificare la scena del delitto tanto che la mattina successiva venivano trovati insieme presso l’abitazione di via della Pergola dalla Polizia Postale e, come s’è detto, è risultata smentita la circostanza che gli stessi avessero già chiamato il 112 al momento dell’arrivo della Polizia Postale.

PERIZIA medica

In sede di incidente probatorio richiesto dalle parti il Giudice nominava quali periti di ufficio il prof. Giancarlo Umani Ronchi , il prof. Mariano Cingolani e la prof.ssa Anna Aprile .

Gli stessi in data 15 aprile 2008 depositavano relazione scritta della quale si riportano le conclusioni :

- Meredith Kercher venne a morte a seguito di asfissia meccanica da strozzamento - soffocamento e sommersione interna ;

- I dati tecnico - biologici indicano che la morte risale ad un intervallo temporale tra le 20 e le 30 ore prima delle ore 00.50 del 3 novembre 2007 , l’affermazione deve essere integrata con il dato circostanziale che riferisce la Kercher certamente in vita alle ore 20.45 dell’ 1 novembre 2007 ;

- Il tempo di sopravvivenza tra il momento in cui sono state inferte le lesioni responsabili della morte e il momento del decesso non rendeva possibile salvare la vita della ragazza ;

- Unico giudizio possibile è quello di “non incompatibilità” delle lesioni con il coltello in giudiziale sequestro sottoposto a diretta valutazione ; le stesse lesioni sono , viceversa , incompatibili con gli altri due coltelli ;

- Vi sono elementi che indicano il coinvolgimento di Meredith Kercher in attività sessuale recente rispetto al decesso ; non è possibile sulla base dei soli dati di competenza tecnico - biologica , definire se si sia trattato di attività sessuale consenziente o meno.

In sede di contraddittorio tra le parti i periti hanno precisato , in riferimento alle cause della morte ed in particolare al dinamismo della condotta che ha determinato l’evento morte , che questa è dipesa da una asfissia meccanica per compressione diretta sul collo con una mano o con entrambe le mani ( strozzamento) , posta in relazione con una compressione a livello degli orifizi aerei in particolare della bocca stante le microlesioni rinvenute appunto all’interno della bocca (soffocamento).

A tale meccanismo asfittico si è aggiunta una ulteriore componente determinata dalla difficoltà della funzione respiratoria connessa con il pervenire del sangue all’interno dell’albero respiratorio fino agli alveoli , sangue proveniente dalle lesioni aperte sul collo , in particolare da quella più grande .

Stante il concorso di entrambi i meccanismi la morte è intervenuta in un lasso temporale di circa 5/10 minuti .

Per quanto attiene la progressione delle lesioni da arma da taglio i periti hanno precisato che l’azione è iniziata con una lesione assolutamente insignificante a carico della guancia sinistra (lesione prodotta quasi allo scopo di minaccia) , proseguita con le lesioni sulla parte destra del collo che possono essere legate alla punta del tagliente , quindi la lesione più grande.

In tale prospettiva si ha una escalation dell’azione violenta preceduta da minacce e proseguita con manovre che hanno portato alla morte.

Per quanto riguarda il problema della compatibilità delle lesioni da arma da taglio con il coltello in sequestro i periti sono giunti ad un giudizio di non incompatibilità precisando in sede di contraddittorio quanto segue :

- la lesione più profonda può essere stata prodotta con il coltello in oggetto , l’unico problema è che la lama è lunga cm. 17,5 mentre il tramite raggiunge gli 8 centimetri ; tenuto conto che la zona colpita non è una zona di resistenza può presumersi che la lama si sia fermata per l’azione dello stesso soggetto agente ; ciò , comunque non può assolutamente rappresentare una ragione di incompatibilità ;

- la lesione che presenta una profondità di circa cm 2 ed una larghezza da angola ad angolo di circa cm. 1,5 può essere stata prodotta con la penetrazione della sola punta , constatazione suffragata dal fatto che la lama a cm. 2 dalla punta della stessa è appunto larga cm. 1,5 ; ci si troverebbe quindi in presenza di un meccanismo di penetrazione limitato alla punta ;

- la lesione che presenta una profondità di circa cm. 4 non è incompatibile con il coltello in sequestro ma presenta delle difficoltà interpretative dal momento che detto coltello, a cm. 4 dalla punta, ha una larghezza di cm. 3 mentre la lesione in oggetto ha una larghezza di cm.1,5 ; difficoltà interpretative che anche i periti hanno cercato di spiegare tenendo in considerazione che il corpo umano non è un qualche cosa di statico per cui vi possono essere una molteplicità di variabili che incidono sul determinismo di un certo evento.

Le considerazioni svolte dal prof. Torre in merito alla compatibilità o meno delle lesioni riscontrate su Meredith con il coltello in sequestro sono state prontamente contestate dai periti che hanno sottolineato la necessità di riportare l'attenzione sulla necessità di valutare dei dati quanto più oggettivi precisando , altresì, rispetto alle dimostrazioni che il consulente di parte aveva eseguito sulla gomma piuma per affermare l'incompatibilità delle lesioni con il coltello in sequestro , che il collo di una persona non è certamente gomma piuma ed inoltre la stessa persona non si trova in una posizione di staticità, ma doveva necessariamente dibattersi nel tentativo di sfuggire alla lesione.

In merito all’ora della morte, tenuto conto del dato oggettivo rappresentato dal fatto che Meredith Kercher alle ore 21.00 è stata vista viva, i periti hanno precisato che detto evento può essersi verificato in un arco temporale compreso tra le ore 21.00 e le ore 4.45 del 2.11.2207, ciò stando ai dati relativi alla rigidità corporea dal momento che nessun elemento oggettivo di valutazione può trarsi dal contenuto gastrico e dal relativo stato digestivo. Tale ampio arco di tempo è stato significativamente circoscritto, sulla base dei dati circostanziali emersi dalle indagini, attorno alle ore 23,30.

In merito alla valutazione relativa all’eventuale violenza sessuale subita da Maredith Kercher, i periti in sede di contraddittorio hanno evidenziato che, pur in assenza di dati tecnico - biologici utili per definire se l’attività sessuale svolta dalla ragazza poco prima della morte sia stata o meno consenziente , vi sono una molteplicità di elementi che fanno propendere per una qualificazione violenta del rapporto sessuale .

A tale riguardo i predetti fermano la loro attenzione su tutta quella pluralità di segni di origine traumatica presenti sul corpo della ragazza afferenti ad una violenza generica che indicano come la vittima sia stata oggetto di afferramento , di soffocamento, di contenimento tanto da presentare ecchimosi anche a livello delle cosce , tutti segni tipici che si rinvengono nei casi di violenza sessuale o addirittura di omicidio a sfondo sessuale.

Da ultimo, i CC»TT» di questo PM, nell'elaborato depositato il 16»06»08, a cui integralmente ci si riporta, hanno precisato quanto segue, a proposito del coltello sequestrato e della compatibilità con le lesioni (grassetto e sottolineatura sono miei):

“In sintesi si tratta di un comune coltello di uso domestico, di struttura robusta con un manico di forma quadrilatera che ne consente un’agevole presa di forza, punta acuminata e lama ben tagliente anche se non perfettamente liscia, tutte caratteristiche che consentono di affermarne la sua piena utilizzabilità in un’azione violenta come quella realizzatasi del caso di Meredith Kercher. Il raffronto fra tipologia delle ferite e tipologia della lama consentono certamente di ritenere le prime pienamente compatibili con l’azione lesiva propria della seconda.

Va peraltro sottolineato, in relazione ad alcune notazione sollevate da una delle parti sulla lieve tortuosità e la presenza di incisure della ferita maggiore che vengono riferite all’azione della lama ed anche sulla irregolarità del tramite, riferita ad una multipla azione traumatizzate, che le stesse caratteristiche possono essere attribuite rispettivamente alla plicatura dei piani cutanei, molto mobili rispetto a quelli profondi, nella regione del collo, ed ai reciproci movimenti dell’aggressore e della vittima nel concitamento dell’aggressione.

Per concludere sul punto si ritiene che la lesività rilevata sia perfettamente compatibile con la potenzialità lesiva del coltello esaminato, pertanto il giudizio di “non incompatibilità” espresso dai periti del GIP andrebbe più correttamente letto come un giudizio di chiara “compatibilità”. (vds. rel. a p. 16).

“La interpretazione in chiave fenomenologia del complesso delle lesioni consente di affermare che la vittima riportava nel corso dell'aggressione contusioni e ferite da punta e taglio» Le prime per le caratteristiche presentate sono riferibili ad afferramenti violenti, potendosi dunque escludere l'uso di mezzi contundenti diversi dalle mani. In particolare le ecchimosi presenti in regione periorale sono compatibili con un’azione compressiva manuale violenta cui va anche riferita la lesività sul versante mucoso delle labbra derivante dallo “schiarimento” dei tessuti molli contro la superficie dentaria e facilitata, attendibilmente, anche dall’azione di sfregamento derivata dai movimenti della vittima. Le ecchimosi in regione mandibolare rappresentano chiare impronte digitate di una mano che afferra con forza tale regione anatomica.

La loro valutazione d’insieme consente di ritenere che la vittima subì tentativi di soffocamento e di strangolamento questi ultimi desumibili in prevalenza dalle ecchimosi digitate presenti in regione mandibolo-sottomandibolare. A questa fase e modalità di aggressione è correlabile, con elevata probabilità, anche la frattura dell’osso ioide, pur non

potendosi escludere in modo assoluto, come sottolineato dai periti, la sua derivazione dall’azione del tagliente in ragione delle caratteristiche (frattura a becco di flauto con margini netti).

Alle altre lesioni ecchimotiche rilevate agli arti superiori ed inferiori non può che essere attribuito il significato di tentativi, mediante afferramento di immobilizzare la vittima. Accanto al quadro lesivo di tipo contusivo si colloca quello derivato dall’azione di un coltello appuntito e con lama monotagliente che provocava, in almeno due, un tramite sufficientemente profondo da discontinuare un vaso arterioso (arteria tiroidea superiore destra) e le vie aeree superiori nel tratto faringeo.” (vds. CT alle pp. 17 e 18).

I CC.TT. di questo PM hanno così concluso: “sulla base delle considerazione esposte, preso atto dell’esito degli accertamenti eseguiti sul cadavere dal Dott. Luca Lalli e delle conclusioni cui è pervenuta la perizia disposta dal Giudice Delle Indagini preliminari, oltre che di alcune delle dichiarazioni testimoniali:

Si esprime il parere che la morte di Meredith Kecher sia avvenuta, attendibilmente fra le ore 21:30 e le ore 24:00 del giorno 1 novembre 2007; essa è stata causata da shock metaemorragico con apprezzabile componente asfittica secondario al sanguinamento derivato dalle ferite da punta e taglio presenti nelle regioni antero-laterale sinistra e laterale destra del collo e dalla contestuale abbondante aspirazione di materiale ematico.

Alle lesioni contusive presenti intorno agli orifizi aerei esterni, sul versante labiale mucoso e in regione mandibolo/sottomandibolare, può essere attribuito il significato di tentativi di sopraffazione della vittima attraverso soffocamento e/o strozzamento, tentativi non riusciti e comunque antecedenti l’azione lesiva posta poi in essere mediante un coltello da punta e taglio con finalità di scannamento.

Le caratteristiche delle ferite derivate da tale azione lesiva, comparate con quelle del coltello in sequestro (esaminato dai periti e dai consulenti delle parti) consentono di affermare la compatibilità del secondo nella produzione delle prime.

Si ritiene che in tempi di poco distanti da quelli della morte, Meredith Kercher sia stata oggetto di pratiche sessuali ad espressività violenta non potendosi finanche escludere una violenza in senso proprio in relazione a lesioni contusive extra genitali coerenti con afferramenti finalizzati a contenere la vittima.

Al momento del morte Meretih Kercher non era in stato di intossicazione alcolica.” (vds. pp. 25 e 26).

Va aggiunto un ulteriore particolare: la necessità di coprire il cadavere con la trapunta. E’ un particolare estremamente importante dal punto di vista psicologico. Indica una forma di pietas, di rispetto per la vittima e un bisogno di negare a se stessi un delitto così grave, che presuppone un rapporto di conoscenza e di amicizia (anche se tormentata) con la vittima e la natura di omicida occasionale dell’autore o degli autori del delitto.

Uno sconosciuto, magari abituato ad atti di violenza, penetrato in casa con l’intenzione di rubare, non avrebbe avvertito alcun bisogno di coprire il cadavere.

Questo comportamento è un’ulteriore firma, aggiunta alle tante che si sono illustrate, che inchioda più che il Guede, Sollecito e, soprattutto, Amanda che, come donna, non poteva sopportare quel cadavere femminile nudo, straziato.

Cosa si può aggiungere a tutto quello che si è illustrato ? Manca soltanto che una telecamera montata nella camera di Meredith e nel bagno piccolo, in particolare, avesse filmato integralmente la scena del delitto. Manca solo quello.

Per i reati "minori", possono richiamarsi le argomentazioni suesposte: il porto del coltello, la violenza sessuale e il furto aggravato (in concorso con il Rudi), la simulazione di reato e, per la sola Knox, la calunnia in danno del Lumumba.

Che il coltello utilizzato in Via della Pergola (unitamente ad altri oggetti del genere) sia stato portato per l’occasione dal Sollecito (che lo deteneva) e dalla Knox è evidente e non v’è necessità di aggiungere altro.

Sulla violenza sessuale il cui autore principale è Rudi, ma nella quale ha rivestito una parte considerevole anche il Sollecito (taglio del supporto dei gancetti del reggiseno), con la Knox in posizione di concorrente - istigatrice, si richiamano le conclusioni delle CC.TT., della perizia medico - legale e della Polizia Scientifica.

Sulla simulazione di reato, posta in essere dal Sollecito e dalla Knox, tornati nell’appartamento per occultare le tracce e simulare l’effrazione, si richiamano tutte le precedenti considerazioni e in particolare il lapsus telefonico del Sollecito circa il fatto che non fosse stato asportato alcunché prima ancora che ad accertarlo fosse la potenziale derubata, cioè Romanelli Filomena.

Sulla calunnia riscontrabile nelle dichiarazioni della Knox del 6.11.07 (confermate nell’interrogatorio “interrotto”), è evidente la sussistenza di tutti gli elementi del delitto: la denuncia, l’innocenza dell’incolpato (uscito indenne da tutte le accuse grazie alle indagini svolte e scarcerato su diretta richiesta di questo PM) e la consapevolezza, nella Knox, dell’innocenza dell’incolpato, desunta dal fatto che coautore dell’omicidio, assieme a lei e al Sollecito, era non il Lumumba (che Amanda conosceva sin troppo bene) ma Rudi e a questo deve aggiungersi un’evidente finalità depistatrice che ha danneggiato non poco le indagini, orientandole per qualche mese sul Lumumba.

La conclusione che deve trarsi è unica, non vi sono alternative di sorta. Tutte le risultanze che si sono illustrate convergono innegabilmente verso un giudizio di probabile decisione di reità (in relazione a tutte le ipotesi di reato contestate), all’esito del dibattimento e non può essere adottata una sentenza di non luogo a procedere, non potendo in alcun modo effettuarsi una prognosi di probabile inutilità del dibattimento. LA VICENDA IMPONE L’APPROFONDIMENTO E LA VERIFICA DIBATTIMENTALE : Raffaele Sollecito e Amanda Knox debbono, quindi, essere rinviati a giudizio, alla luce di tutte le considerazioni suesposte e in particolare dei dati certi e inequivocabili che li situano in maniera clamorosa nella scena del crimine, delle risultanze investigative e dell’assoluta falsità, contraddittorietà e implausibilità dell’alibi da loro fornito.

QUESTO UFFICIO CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DI AMANDA KNOX E RAFFAELE SOLLECITO IN ORDINE AI REATI LORO ASCRITTI.