Carlo Pacelli's Massei Trial Closing Arguments on Behalf of Civil Party Patrick Diya Lumumba

From The Murder of Meredith Kercher
Jump to: navigation, search
CP:
Grazie Presidente. Onorevole Presidente, Signori Giudici, poche parole sapientemente e furbescamente dette dalla perfida ed astuta signorina Amanda, nel corso delle dichiarazioni rese alla Squadra Mobile nella mattinata del 6/11/'07 alle ore 01:45: “Ricordo confusamente che l'ha uccisa lui”, sono riuscite in un attimo a distruggere l'incolpevole signor Diya Lumumba come uomo, come marito, come padre, totalmente azzerando la stima di cui godeva nella comunità ed infangandolo nell'onore, nella dignità e nella reputazione. Per Patrick Diya Lumumba dunque nessun esordio di rito, ma una domanda che va diritta al cuore della causa: la mattina del 6 novembre 2007 l'imputata Amanda Knox incolpò Patrick Diya Lumumba dell'omicidio della giovane e sventurata studentessa Meredith Kercher, sapendolo innocente? Prima di entrare nel merito voglio fare, Signor Presidente, una premessa di natura espositiva, non citerò nella mia requisitoria pagine, righe, verbali di udienze se non quando strettamente indispensabile, ma posso garantire che ciò che andrò ad esporre è esattamente corrispondente agli atti di causa e ciò in onore ad un vecchio ma attualissimo brocardo latino in virtù del quale “quod non est in actis non est in mundo”. Ciò posto una domanda si impone con fragorosa possanza: chi è Amanda Knox? La Knox spregiudicata nel mentire, nel calunniare, bella, intelligente, furba e astuta, è innanzi tutto come qui dinanzi a voi appare, e vi è apparsa durante ben oltre quaranta udienze, molto femminile, carina, affascinante, volto bianco, occhi azzurri, semplice, dolce, dai tratti ingenui, viso acqua e sapone, con una famiglia alle spalle e con genitori, sebbene separati, amorevole ed affettuosi. In altri termini: Amanda Knox è la figlia che tutti vorrebbero avere? È l'amica che tutti vorrebbero conoscere? Sì. Benissimo. Questo difensore vi dice che Amanda è esattamente come qui oggi, in questa aula, vi appare. È esattamente questo. Ma l'imputata che voi vedete, Signor Presidente e Signori della Corte, è la studentessa trasformata da una lunga detenzione carceraria, dove vigono regole rigide di vita e di disciplina comunitaria. Ed allora la domanda che sorge spontanea ed immediata è: chi era e come era e come viveva Amanda Knox il primo novembre del 2007? Io non citerò le descrizioni di illustri criminologi, non mi avvarrò dell'analisi di illustri psichiatri, non mi affiderò a psicologi ma voglio che il profilo venga tracciato in base a quanto i testi in questa aula hanno riferito e oserei iniziare da quanto qui a suo tempo ci è stato testimoniato dalle amiche della sventurata Meredith a cui rivolgo un commosso e solidale sentimento di pietas. All'udienza del 13 febbraio 2009, Robyn Carmen così si è espressa, a domanda del Pubblico Ministero: “Ecco, in particolare che cosa diceva di Amanda?”, Teste: “Era un po' imbarazzante perché Amanda non lasciava pulito il bagno e quindi chiedeva a noi cosa, Meredith ci chiedeva cosa avrebbe potuto fare per dire ad Amanda di tenere più pulito il bagno, di scaricare lo sciacquone”. ”Si ricorda se Meredith le disse che Amanda aveva lasciato degli oggetti nel bagno?”, “Sì, mi aveva parlato Meredith – a fogliazione 10 – quando sono andata a casa sua, nel bagno c'era un beauty-case con degli oggetti, dei preservativi e un vibratore e Amanda li aveva messi lì nel bagno, Meredith ci aveva detto che era un po' strana, si sentiva a disagio perché Amanda li aveva messi lì e si potevano ben vedere. Sì Meredith ce lo ha detto, ce lo ha detto e ce lo ha detto a tutti noi”. Su domanda del Patrono di Parte Civile: “Meredith le disse che Amanda in diverse occasioni aveva portato uomini nel loro appartamento di Via della Pergola?”, “Sì”. Sophie Parton, Pubblico Ministero: “Senta quali erano i rapporti tra Meredith e Amanda?”, Teste: “Una cosa in particolare che ricordo molto bene riguarda le abitudini di Amanda in bagno, Meredith diceva che spesso Amanda non scaricava lo sciacquone, il motivo per cui ce ne parlò è che la cosa la infastidiva”. “C'erano altre situazioni che creavano una certa tensione fra di loro?” insiste il Pubblico Ministero, “Meredith ci disse che Amanda portava degli uomini a casa e questa era una cosa che noi non facevamo. Amanda era abbastanza aperta a proposito della sua vita sessuale, e lasciò anche un beauty in bagno con un vibratore e dei preservativi”. Amy Frost: “Meredith ci diceva delle cose su Amanda che la irritavano, diceva che Amanda lasciava il water sporco”, “Non si ricorda di altro?”, “Ricordo che Amanda appena arrivò mise subito in bagno un beauty che era chiaro e dentro c'erano dei preservativi e un vibratore”, ricorda poi un episodio del ragazzo americano di Amanda che essendosene andato in Cina aveva incontrato un'avventura cinese e Amanda le aveva chiesto come fosse questa ragazza, e aggiunge: “Credo fosse contenta di questa cosa, ricordo di aver pensato: <<Strano, se il mio ragazzo avesse conosciuto un'altra ragazza non sarei contenta>>”. Ho citato queste come rappresentative poi di quello che sostanzialmente conferma tutto il gruppo dell'inglese, Pow Ellen, Mary Elisabeth, Gebidual, Samantha, Rodernast, chiedo scusa se la pronuncia non è eccellente. Come la vedono gli inquilini di Via della Pergola? All'udienza del 3 luglio 2009 Luciani Riccardo, uno dei coinquilini del piano di sotto e gli altri coinquilini erano Marzo Marzan, Stefano Bonassi, Giacomo Silenzi, dice ad affogliazione 96: “La Romanelli, la Mezzetti, Amanda e Meredith fumavano sia hascisc che marijuana, anche noi quattro, noi e loro tutti quanti e questo è accaduto sia nel nostro appartamento che nel loro in entrambi gli appartamenti”. Silenzi Giacomo conferma, Bonassi conferma, Mezzetti conferma, Filomena Romanelli confermano, Marzan Marco, e chiudo con il gruppo dei coinquilini del piano di sotto, all'udienza del 23 giugno 2009, su domanda presidenziale: “Chiede l'Avvocato lei ha detto che ha fatto uso di sostanze stupefacenti nella casa insieme agli altri ragazzi, è successo anche con le ragazze nel piano di sopra?”, “Sì”. Ma vediamo che cosa dice l'amica di infanzia, la prima amica degli studi di Amanda Knox, Pacson Madison all'udienza del 27 giugno 2009, e Pacson è quella che conosce Amanda sin dal primo anno di College, a domanda di questo sottoscritto difensore: “Le risulta che Amanda assumesse sostanze stupefacenti?”, “Fumava cannabis”, “Le risulta che Amanda assumesse sostanze alcoliche?”, “Sì”. Su domanda presidenziale: “Ma glielo hanno detto o l'ha vista?”, “Ne sono a conoscenza perché l'ho vista”, affogliazioni 56, 57 e 58. E sentiamo che cosa ci dice la madre, Edda Mellas: “A Seattle Amanda faceva uso di sostanze stupefacenti?”, “Quello che so è che aveva provato la marijuana”, “A Seattle Amanda faceva uso di alcolici?”, ”Ogni tanto con i suoi amici”. “A Seattle Amanda ha mai avuto problemi con la Polizia?”, “No a parte quella piccola multa presa per i rumori”. Amanda Knox, in sede di esame, 12 giugno 2009: “Lei all'epoca dei fatti faceva uso di sostanze stupefacenti?”, “Ogni tanto, con amici”, “Che sostanze assumeva?”, “Marijuana”, “Fumavate hascisc?”, “Sì”. Nell'intercettazione ambientale del 17 novembre 2009 tra Amanda, il padre e la madre, nella parte finale Amanda ripercorre l'episodio con la Polizia a Seattle e in sostanza dice che quando la Polizia arrivò lei si trovava a consolare una certa sua amica di nome Stephanie perché era orrendamente, testuali parole “era orrendamente ubriaca”. Parla lei con la Polizia, in questa situazione che è stata già ampiamente anche in sede istruttoria tracciata, dove c'è stato di tutto di più, dice: “Ho preso la multa, sono rientrata e ho detto: <<Tutti fuori da casa>>, sistemai un po' di sotto per le persone che erano troppo ubriache per tornare a casa”. John Kercher, udienza 6 giugno 2009, su domanda del Patrono Avvocato Maresca: “Si ricorda Meredith se le riferì qualche episodio riferito ad Amanda Knox?”, Teste: “Due settimane prima mi disse che Amanda le dava fastidio perché non usava lo sciacquone, ha parlato dell'igiene che non teneva cura, non puliva il bagno dopo averlo usato”. Da ultimo, ma non ultimo, il giorno 5 novembre Amanda incontra Patrick in Piazza Grimana, dinanzi all'Università per Stranieri, come Giuda lo bacia e gli dice: “Sei una brava persona” e il giorno dopo, la mattina dopo, lo spedisce nelle patrie galere. E Amanda, subito dopo il barbaro omicidio? Come correttamente sottolineato dal Tribunale del Riesame in data 30 novembre 2007, pagina 21, Amanda non ha mai palesato un concreto dolore per la tragica morte di Metz, ma anzi allegramente baciandosi ed abbracciandosi con il suo fidanzato ha palesato semmai una spiccata propensione all'hot sex, al sesso caldo, al sesso sfrenato, al sesso estremo, come provato dall'acquisto di indumenti intimi addirittura il 3 novembre presso il negozio di Rinaldi. Dunque chi è Amanda Knox? È quella mite, dolce, dal volto acqua e sapone che vedete qui oggi, dinanzi a voi? Oppure è quella che vi ho descritto in base al ritratto testimoniale fatto testé? Amanda è l'una e l'altra, in lei convive a mio giudizio una doppia anima, quella angelica, compassionevole, da Santa Maria Goretti, tenera e ingenua e quella luciferina, satanica, diabolica che la porta a vivere condotte di tipo borderline, estreme e ad adottare comportamenti dissoluti ed era quest'ultima l'Amanda del primo novembre 2007. Amanda all'epoca era un concentrato, una miscela esplosiva fatta di sesso, di alcool e di droga, non disgiunto da una marcata mancanza di cura igienica e va detto a chiare lettere, Amanda era una ragazza non pulita fuori perché era sporca dentro, nell'anima e nello spirito.

Ho bisogno di mostrarvi le sommarie informazioni delle 01:45 e delle 05:45. E venendo al momento più pregnante dell'imputazione di cui la studentessa di Seattle deve oggi qui rispondere bisogna innanzi tutto affrontare un tema: quale era il clima, l'atmosfera, l'ambiente alla Questura di Perugia il 5 novembre 2007 alle ore 23:00? L'Ispettrice Ficarra sente Amanda il giorno 2/11 avvalendosi anche in quell'occasione dell'interprete Dastolto Luigi, la risente il giorno 3/11 con l'interprete Bellanca Marco, poi Amanda viene risentita il giorno 4/11 ma l'Ispettrice Ficarra non c'è, l'Ispettrice Ficarra la risente il 5 e il 6 novembre. E dunque veniamo alla sera del 5 di novembre. L'Ispettrice Ficarra rientra in Questura intorno alle 23:00, dopo una giornata assolutamente faticosa ed impegnata in relazione a tutta questa vicenda e nell'aprire la porta dell'ascensore che dà su un androne, prima degli ingressi negli uffici della Squadra Mobile, vede Amanda che vicino ad altri suoi colleghi stava dimostrando le sue qualità ginniche facendo una ruota, un ponte e una spaccata. Le sembra certamente una cosa stonata e poco opportuna e molto bonariamente un po' la rimprovera e gli dice: “Ma Amanda scusa, che cosa stai facendo? Che sei venuta a fare? Non sei stata chiamata, tornatene a casa”. Amanda insiste per restare e allora l'Ispettrice Ficarra, in sostanza le dice: “Vedi un pochino allora, se tanto devi e vuoi restartene qui – perché Amanda in Questura ci va spontaneamente e non perché chiamata – benissimo – le dice – aiutaci, facci qualche nome di persone che frequentavano la casa di Via della Pergola, mettici in condizione di poter acquisire notizie, di poter acquisire informazioni perché siamo impegnati strenuamente nella ricerca degli aguzzini della povera Meredith”. E Amanda, in quel contesto, rendendosi conto della situazione inizia a dare dei numeri di telefono e fa dei nomi, dei domicili, Peter, Patrick, Andac, Juve, Spiros, Shaki, riferisce di un ragazzo africano che gioca a basket nel campo di Piazza Grimana, insomma afferma di fare uso di hascisc, ripercorre le confidenze che ebbe a fargli Sollecito e in quel momento l'Ispettrice Ficarra dice: “Benissimo, sarà bene che allora tutte queste cose le verbalizziamo per benino, chiamiamo l'interprete” e chiamano l'interprete Donnino, stiamo parlando delle 23:00, 23:30, cioè stiamo andando verso la piena notte, sono operatori che con molta abnegazione non hanno più orari e turni di lavoro, lavorano notte e giorno, affaticatissimi e tutti si prestano, la Donnino non frappone nessun ostacolo, dice: “Benissimo, vengo. Ci mancherebbe altro” monta in macchina, parte e se ne va in Questura. E io vorrei sottolineare un passaggio che allorquando la Donnino arriva innanzi tutto chi c'è nella stanza dove vengono assunte le sommarie informazioni di Amanda. Ci sono, come potete vedere, l'Ispettrice Ficarra Rita, Zugarini Loreno, Raffi Ivano che è dello SCO di Roma e c'è l'interprete Anna Donnino. Ci sono poi altre persone che vanno e vengono ma il quadro è questo. Che cosa succede? Che nell'altra stanza c'era Raffaele Sollecito che veniva sentito dal Sostituto Commissario Napoleoni e anche dal Dirigente della Squadra Mobile Profazio e altre persone che non mi interessa adesso qui sottolineare e rilevare. Il punto è che a un certo momento, nel mentre stava ad integrazione di quanto già riferito con le precedenti dichiarazioni, cioè nel mentre la Ispettrice Ficarra sta verbalizzando a sommarie informazioni quello che in fondo Amanda già le aveva detto, le arriva la notizia dall'altra stanza che Sollecito non dava più l'alibi ad Amanda, che aveva cambiato versione, che aveva sostanzialmente affermato che Amanda era uscita, in sostanza Raffaele afferma che Amanda lo aveva costretto a mentire. È qui che va in confusione e sotto stress Amanda, perché non sa bene esattamente Raffaele come e in che termini abbia cambiato versione, in che modo abbia cambiato versione, ma acquisisce questa notizia e allora io vorrei questo momento rileggerlo con le parole dell'Ispettrice Ficarra. “Volevo specificare che lei aveva fatto quella serie di nomi di persone di cui all'annotazione, io stavo iniziando a scrivere e avevo iniziato da Patrick perché era il proprietario dove lavorava lei, quando poi cioè io non ho fatto in tempo a scrivere perché altrimenti avreste trovato anche tutti i soggetti che ho scritto nell'annotazione, è stato in quel momento che mi arriva la notizia che c'erano delle contraddizioni, che non aveva più l'alibi, in altri termini Raffaele aveva cambiato versione”. “Sì dall'altro ufficio dove stavano sentendo Sollecito: chiedi ad Amanda che cosa ha fatto quella sera” e allora in questo quadro viene preso, viene Amanda invitata a consegnare il telefonino e qui nasce il problema centrale. Nel telefonino di Amanda, Amanda aveva cancellato il messaggio che Patrick alle 20:18 le aveva inviato ma aveva conservato il suo messaggio di risposta che recitava espressamente: “Patrick certo ci vediamo più tardi, buona serata”. Allora, innanzi tutto Amanda lì per lì nega di aver inviato questo messaggino, quando questo messaggino le viene mostrato automaticamente Amanda va in escandescenze, si crea una situazione che poi spiegherò, assolutamente drammatica. “Lei ha fatto il nome di Patrick – riferisce l'Ispettrice Ficarra – si è messa subito le mani in testa, è scoppiata a piangere e ci ha detto: <<E' lui, è lui, è lui, è stato lui, l'ha uccisa lui>>, si portò le mani in capo, cominciò a sgrullare la testa, cominciò a piangere, sbottò in un pianto e ha detto che era lui”. L'Ispettrice Zugarini: “Sì, io mi ricordo che tirò su le gambe, si accovacciò su una sedie, mise le mani intorno alla testa, sulle orecchie, e cominciò a dire: <<E' stato lui, è stato lui, è stato lui>>”. Amanda dice: “Il nome di Patrick me lo ha suggerito la Polizia” ma questa enorme menzogna e bugia è assolutamente smentita da quanto verrò a dire. Patrick? Patrick è come dire Robert, è come dire John, è come dire Giovanni, Carlo, Francesco, Amanda va in Questura spontaneamente, non è stata chiamata, l'Ispettrice Ficarra la stava tranquillamente sentendo su segnalazioni che potevano essere del tutto collaborative con la Questura, cercava informazioni, notizie, Patrick non era conosciuto, non era nell'inchiesta, ma chi era Patrick? La Questura non lo conosceva e per di più, Signor Presidente e Signori della Corte, che cosa vuol dire come nome Patrick? Un conto è dire Patrick Diya Lumumba, altro è dire Patrick, quindi la Questura quando vede questo messaggio e questo tipo di messaggino inizia a dire: “Ma chi è questo Patrick? Nome, cognome, numero di telefono, che cosa fa, dove sta?” inizia legittimamente ad incalzare, pone domande legittime, perché è la Polizia, sta indagando su un omicidio, non è che sta indagando su un furto di caramelle e difronte alle menzogne che nel frattempo aveva disseminato Amanda sempre più si fa incalzante perché voleva sapere non sapendo nulla e chi non sa nulla non può suggerire nulla. Se uno non sa che cosa suggerisce? E per altro un suggerimento nemmeno organizzato, nemmeno programmato, nemmeno preventivato, addirittura la Ficarra le dice: “Ma vai a riposare, vai a casa, sarai stanca, che cosa te ne fai qui in Questura?” semmai c'è da preoccuparsi dell'insistenza di voler rimanere Amanda in Questura. E il punto ce lo dice l'Ispettrice Ficarra, perché a domanda se il nome di Patrick fu suggerito che cosa ci dice? “Ma scusi Avvocato, ma chi lo conosceva il signor Patrick Diya Lumumba, non lo conoscevamo, chiedevamo ad Amanda chi fosse questo Patrick” e la vicenda è stata poi definitivamente, oltre che logicamente, chiarita allorquando in sede di esame dell'imputata Amanda, a domanda presidenziale: “Le hanno detto: <<Di che è stato lui>>?” Imputata: “No”, “In questo senso ricordati ricordati?”, “Non mi hanno detto che è stato lui ma mi dicevano: <<Sappiamo che tu stavi con lui, che tu lo hai incontrato>>”, “Il suggerimento era questo?”, “Sì”. Cioè in sostanza l'Ispettrice Ficarra fa domande legittime, fa domande di indagine, cerca di capire una situazione che Amanda volutamente ha reso ambigua, non chiara e non ha mai chiarito come poi vedremo, e lo ha fatto volutamente per una ragione molto semplice che poi andrò ad illustrare. Ma io vorrei chiudere questa parentesi con l'interprete Donnino, io mi limito per descrivere questa atmosfera e questo quadro, mi limito a rileggere ciò che ci ha detto la Donnino all'udienza del 13 marzo 2009: “La prima cosa che fece è che mise immediatamente le mani sulle orecchie, fece questo gesto scrollando la testa, incurvando anche le spalle dicendo: <<E' lui, è lui, è stato lui>>” affogliazione 137, ma ciò che aggiunge dopo è fondamentale: “Oltre tutto, volevo aggiungere – siamo nel pieno cuore della notte dove una Questura ancora è sollecita e si sta massacrando dal lavoro – che il tutto è avvenuto con un estremo coinvolgimento emotivo, una cosa che non dimenticherò facilmente, lei piangeva mentre faceva queste dichiarazioni, era visibilmente scossa e spaventata, e proprio in base a questo enorme coinvolgimento emotivo noi tutti, io per prima, le abbiamo creduto”. Ma quali suggerimenti? È Amanda che ha detto, è Amanda che indica un percorso e si colloca sulla scena del delitto e accusa Patrick, perché solo chi lo aveva fatto poteva sapere e nessuno poteva suggerire un percorso e situazioni di cui non sapeva assolutamente nulla. E attenzione, Amanda legge e rilegge il verbale, come ci dice su domanda del Pubblico Ministero: “Ha in qualche modo contestato il contenuto della verbalizzazione?”, domanda che gli riproporrà anche l'Avvocato Buongiorno e darà sempre la stessa risposta Amanda: “Assolutamente no, io ricordo anche che le volle vedere, leggere il verbale in italiano, seguire parola per parola quello che era stato scritto e chiedeva a me integrazioni se non comprendeva”.

Vorrei adesso, capito questo quadro, vorrei sottolineare in queste dichiarazioni alcuni passaggi chiave: ricezione da parte di Amanda del passaggio di Patrick delle ore 20:18, esame Amanda all'udienza del 12 giugno 2009, sto parlando delle sommarie informazioni delle ore 01:45. “Perché non andò al pub?”, “Perché Patrick mi mandò un messaggio dicendo che non dovevo andare a lavorare”, “Quando ricevette il messaggio?”, Amanda: “Otto e un quarto”, “Lei in quel momento dove si trovava?”, “Nell'appartamento di Raffaele” e su domanda dell'Avvocato Ghirga, suo Patrono: “Il messaggio di Patrick è arrivato prima o dopo della cena?”, Amanda: “Sì mi sa che forse abbiamo cominciato a guardare il film o forse ho anche ricevuto prima”. Amanda mente. Inizia con questa ciliegina di bugia. Quando è stato sentito l'Ingegner Bruno Pellero, l'Ingegnere comunicazioni cellulari, l'Avvocato Maori ha fatto una considerazione che io faccio mia, all'udienza del 17 luglio 2009, pagina 132 dice: “E' ormai chiaro che se un telefono è in funzione, quindi riceve o manda, si può arguire e capire sulla base delle celle dove effettivamente la persona che detiene il telefono si trovi”. Sottoscrivo. Che cosa ci dice Latella Letterio all'udienza del 20 marzo 2009, l'Ispettore capo della Polizia di Stato, colui che analizza il traffico telefonico di Amanda relativo all'utenza 2484673590? Amanda alle 20:18 riceve il messaggio da parte di Patrick Lumumba, alle 20:45 risponde. “Quando Amanda ha ricevuto il messaggio” domanda, “Alle 20:18 – risposta – era agganciata alla cella di Via dell'Aquila numero 5, Torre dell'acquedotto, settore 3 - affogliazione 77 - questa cella copre Piazza Cavallotti, Piazza Morlacchi, Maestà delle Volte, si estende sino a Via Ulisse Rocchi e arriva al limitare di Via Pinturicchio. È una cella che guarda in direzione opposta a Corso Garibaldi” quando invece Amanda manda il messaggio a Patrick questa cella di aggancio è quella di Via Berardi 7, che è la cella che dà copertura a Corso Garibaldi. Domanda della difesa: “Il messaggio delle 20:18 che Patrick ha mandato ad Amanda non può essere stato ricevuto mentre Amanda era in Corso Garibaldi?”, “No no” l'Assistente capo Stefano Sisani conferma. Dunque quando Amanda alle 20:18 riceve il messaggio di Patrick non si trova in Via Garibaldi ma si trova in un'area che copre da Piazza Morlacchi a Via Ulisse Rocchi, dal limitare di Corso Vannucci al limitare di Via Pinturicchio ma non copre Via Garibaldi. Non sappiamo, non è agli atti e non ci risulta e quanto meno a me non risulta dove Amanda precisamente si trovasse, chi abbia incontrato, che cosa si siano detti, che cosa è successo ma è logico dedurre che Amanda in questo percorso, in questo tratto di strada di sta riavvicinando a Corso Garibaldi perché poi il messaggio di risposta che lei dà a Patrick alle 20:32 parte da Via Garibaldi, quindi da casa di Raffaele dico io perché? Perché poi c'è l'episodio della Popovich, quindi certamente quando manda il messaggio Amanda è nella sua casa ma su questo fondamentale passaggi Amanda mente e mente in maniera spudorata.

In sede di esame questo Patrono rivolge direttamente, queste sono sempre le sommarie informazioni delle 01:45, rivolge ad Amanda una domanda precisa: “Meredith prima di essere uccisa lei dice che ha fatto sesso”, “Non lo so”, ma dietro l'insistenza e difronte a questa evidenza ovviamente dà altre risposte e dice: “Glielo ha suggerito la Polizia di dire questo?”, Imputata: “Sì”, Avvocato Pacelli: “E per farle dire questo l'hanno picchiata?”, “Sì”. Allora, Amanda di nuovo mente, mente in maniera oserei dire quasi plateale ma certamente in maniera spudorata. In una conversazione telefonica del giorno 3 novembre, delle ore 16:54, tra Amanda e una interlocutrice che credo che sia la cugina Doroty, se sbaglio ne chiedo venia comunque la telefonata è questa e l'affogliazione è 7, pagina 7, l'interlocutrice le chiede notizie di questo omicidio e anche se c'era qualcosa di sessuale in questo omicidio, in particolare dice: “Ma non ti ha detto niente la Polizia?”, Amanda: “Non ci hanno detto niente, nessuno ci ha detto che è stata violentata”. Questo difensore a tutte le inglesi e a tutti i suddetti interessati ha rivolto sempre una domanda: “Mentre si trovava negli uffici della Questura lei ha sentito dire da qualcuno dei presenti, in particolare eventualmente dalla signorina Amanda, che la povera Meredith prima di essere uccisa aveva fatto sesso o comunque aveva fatto un rapporto sessuale?”, “No, nessuno ha detto, non ricordo, nessuno l'ha mai detto”, pagina 35 testimonianza della signorina Robyn Carmel. Questo Patrono ha rivolto, e faccio ovviamente non lo ripeto, questa stessa domanda a tutte le signorine presenti, Amy Frost, Sophie Parton... e il coro unanime è stato: “No”. A questo punto ho chiesto ripetutamente: “Ma in Questura...” e stiamo parlando del giorno 2 novembre, una serata piuttosto lunga tanto è vero che alle tre di mattina addirittura le inglesi e Amanda vanno addirittura a prendere le impronte quindi sono ore e ore che questi soggetti stanno insieme, ma chi c'era il 2 pomeriggio in Questura? Tutto il gruppo delle inglesi, c'era tutto il gruppo dei coinquilini del piano di sotto, Silenzi, Marco Marzan, Bonassi, c'era Amanda, c'era Raffaele e c'era Filomena, la Mezzetti, quindi sostanzialmente c'erano praticamente tutti coloro che avevano frequentato Via della Pergola e si trovavano in particolare intimità con Meredith, nessuno parla di questa vicenda. Per di più l'Avvocato Maresca chiede ad Amanda: Ma almeno quando eravate a casa ne avete parlato?” Amanda: “No, non ne abbiamo mai parlato”. Ma allora come faceva a sapere Amanda? Ma la domanda ancora prima è: ma come faceva a sapere la Polizia? Perché qui c'è uno snodo assolutamente fondamentale, la Scientifica arriva sul luogo del delitto il 2 di novembre, il Dottor Lalli chiamato interviene immediatamente ma dovendo la Scientifica fare i suoi rilievi gli viene impedito di fare i suoi, tanto è vero che dice il Dottor Lalli che deve aspettare le ore 00:30 del giorno 3 per vedere completamente il cadavere, intorno alle ore 02:00 del giorno 3 il cadavere della povera Meredith viene trasportato all'obitorio e il Dottor Lalli ci dice che il giorno dopo, con l'ausilio del Dottor Epicoco, noto ginecologo, procede a rilievi di natura ginecologica quindi non, soprassiedo ai dettagli ma sono tutti quelli che riguardano la vulva e via dicendo, oltre ai tamponi e quant'altro. Dopo di che prosegue nelle ulteriori attività, a domanda di questo difensore: “Chi c'era?” il Dottor Lalli dice: “Ero io, dei miei assistenti e un paio di persone della Scientifica”. “Soltanto in data 7 novembre - afferma il Dottor Lalli - ho depositato la relazione medica sul tavolo della Procura. Dunque, sino al 7 di novembre, con in atto gli accertamenti medico legali, nessuno poteva sapere e nessuno sapeva che Meredith, consenziente o meno, prima di essere uccisa aveva avuto un rapporto sessuale, a mio giudizio fra l'altro non consenziente. Ma sino al 5 sera su Via della Pergola ci resta la Polizia Scientifica e ce lo dice il Dottor Profazio. Dunque, la domanda che questo difensore a chiare note pone è, se la Polizia Scientifica sta facendo i suoi accertamenti, se il Dottor Lalli prosegue i suoi accertamenti medico legali sino addirittura al giorno 6 di novembre perché la relazione la deposita il 7 e la deposita con molta celerità perché ricordo a me stesso che l'8 c'era l'interrogatorio per la convalida, la domanda che sorge spontanea è: ma come faceva il 5 sera – perché Amanda va il 5 sera in Questura – a sapere che Meredith aveva avuto un rapporto con Patrick? Comunque aveva avuto un rapporto sessuale. Solo se c'era. Ed è talmente perfida che aggiunge: “Di cui era invaghito”, questo “Di cui era invaghito” è una ciliegina che solo un'anima femminile perfida poteva aggiungere. E veniamo alle percosse. Dunque non si vede come la Polizia possa aver suggerito un dato circostanziale che risulterà vero, senza esserne a conoscenza, non lo sapeva e ammesso che lo avesse saputo certamente non lo sarebbe andato a dire ad Amanda, ma il punto è che non lo sapeva perché di questo dato se ne ha notizia, scienza e conoscenza solo in data 7 novembre quando Lalli, ripeto deposita la sua relazione.

Sulle percosse: sulle percosse anche qui c'è l'ausilio del Dottor Lalli. Il Dottor Lalli fa immediatamente la sua ispezione corporale, la fa addirittura nell'immediatezza del fermo, lo fa in Questura alla presenza della Dottoressa Ceccarelli e di un funzionario della Polizia femminile e non evidenzia nessun segno visibile di alcuna percossa, di alcun pestaggio, non ci sono lesioni ma soprattutto non ha da Amanda il riferimento di alcuna lamentela. Ce lo dice espressamente il Dottor Lalli. Questo difensore in aula a tutti gli Ispettori che erano quella sera presenti in Questura con una domanda assolutamente monotona, anche nelle cadenze e nella ripetitività, a tutti ha chiesto: “Ma è stata picchiata Amanda? Amanda è stata malmenata? Amanda è stata ingiuriata?” un coro unanime ha sempre risposto: “No”, anzi con orgoglio – e dico io giustamente – ha rivendicato di aver riservato un trattamento assolutamente umano nei confronti di Amanda e io sul punto vorrei leggere per tutte la testimonianza che in data 27 febbraio 2009 ha reso il Dirigente allora della Squadra Mobile, Dottor Profazio, che credo si trovasse nell'altra stanza ad ascoltare Raffaele Sollecito. Pubblico Ministero: “Si ricorda come Amanda è stata trattata dal personale?”, “Amanda è stata trattata molto bene”, “Ma ci sono stati atti di violenza?”, “Ma assolutamente no, ad Amanda gli è stato dato da bere più volte, gli è stata portata camomilla calda, è stata portata al bar della Questura a fare colazione, gli sono state date delle brioches della macchinetta, Amanda è stata trattata molto bene”. E su domanda di questo difensore: “Le risulta per caso che la signorina Amanda venne picchiata?”, “Assolutamente no, l'ho già spiegato prima”. “Venne per caso malmenata o minacciata e ingiuriata?”, “No, venne trattata bene, ovviamente con fermezza perché non è che stavamo, insomma, al cinema o al circo, anche se qualcuno lo poteva pensare, noi no, con fermezza ma con cortesia”. Dunque, se nessuno lo sapeva, né dell'inglese, né dei coinquilini del piano di sotto, non lo sapeva la Polizia stessa, come poteva sapere Amanda che la povera Meredith aveva fatto sesso poco prima di morire, se non per il fatto che lei era in Via della Pergola, sulla scena del delitto, al momento dell'omicidio? E non compete a me poi, ovviamente, attribuire in quella scena ruoli e questa cosa che non mi riguarda sulla quale non mi addentro.

E vorrei ora andare Signor Presidente alle sommarie informazioni delle 05:45. Fatto questo doveroso quadro in ordine alla scena drammatica, tragica, che si apre alle 01:45, vediamo che cosa succede alle ore 05:45, e qui mi permetto di sottolineare due aspetti assolutamente fondamentali: Amanda e la paura di Patrick. E vorrei che venissero proiettate anche le intercettazioni ambientali relativamente a questo specifico argomento, del 10 novembre 2007 tra Amanda e la madre. In sede di esame del 12 giugno 2009, ad affogliazione 31 e 32, su domanda di questo difensore ne esce il seguente quadro: “Che rapporti aveva con il signor Patrick?”, “Mi piace molto Patrick, mi piaceva molto”, “L'ha mai trattata male?”, “No”, “L'ha mai insultata?”, “No”, “L'ha mai malmenata?”, “No”, “L'ha mai minacciata?”, “No”. “Quindi Patrick l'ha trattata sempre bene?”, “Sì”, “L'ha trattata con rispetto?”, “Sì”, “Quindi lei concorda sul fatto che con Patrick andava molto d'accordo?”, “Sì”, “Lei dunque non aveva paura di Patrick Diya Lumumba”, “No”. “Allora lei perché nel verbale del 6/11/'07 alle 05:45 ha dichiarato che aveva molto paura di Patrick?”, Imputata: “Perché... capace di uccidere una persona”, “E perché non lo disse alla Polizia nel verbale delle 01:45 che aveva molto paura di Patrick?”, “Perché loro non mi hanno chiesto ancora”. Amanda mente, mente spudoratamente e con bugie ridicole. Il punto è: ma perché Amanda solo alle 05:45 dice e fa verbalizzare di aver molto paura di Patrick? Amanda è un talento naturale nella menzogna perché mescola verità e bugia, in questo ha delle qualità sceniche innate. Ha bisogno di risolvere un problema. “Ma come – gli dice a mio giudizio l'Ispettrice Ficarra – ma ti ho visto il 2, ti ho visto il 3, sei tornata qui il 4, conoscevi il nome dell'assassino, tutta una Questura è super impegnata con un sovraccarico di lavoro terribile, non si conoscono più orari, si saltano cene, pranzi, si è tutti a disposizione in qualsiasi ora del giorno del giorno e della notte, tu sai nome e cognome dell'assassino e non ce lo dici?”, “Io avevo molta paura” e questo fa chiudere ovviamente l'obbiezione, “Non ho parlato prima perché ero terrorizzata da questo feroce assassino”. Ma qual è a mio giudizio la vera preoccupazione di Amanda? Perché Amanda quando va in Questura spontaneamente, volontariamente, senza essere stata invitata e lo dice anche in sede di udienza preliminare al Dottor Micheli, ci va perché ha paura, ma di che cosa ha paura Amanda? Amanda sente il fiato sul collo degli inquirenti, ha una impellente necessità di allontanare da sé i sospetti, teme di essere scoperta e allora Amanda utilizza e ricorre ad uno schema classico di queste situazioni, per non essere scoperta la cosa più sicura è dare in pasto alla giustizia un falso colpevole. E nel caso di specie gli viene assolutamente bene incastrare Patrick. Tra l'altro e non ci torno più gli viene assolutamente bene perché pensa che poi Patrick, avendo chiuso il locale, se possiamo tornare sulla pregressa delle 01:45 dice che il locale era chiuso.

Veniamo a un altro particolare fondamentale: le urla. Quando in Questura ci sono Amy Frost, Sophie Parton, tutte le inglesi, ci sono tutti i coinquilini, ci sono tutti i soggetti che prima ho citato e sui quali non mi ripeto, questo difensore anche qui in maniera quasi ossessiva, certamente monotona e me ne scuso con la Corte, ha sempre posto questa domanda: “Quella sera lei ha sentito dire sempre da qualcuno dei presenti, eventualmente in particolare dalla signorina Amanda, che Meredith prima di morire aveva urlato, aveva gridato?”, “No” è un coro unanime di no, quindi questo è un dato processualmente accertato. L'Avvocato Maresca in sede di esame, all'affogliazione 110, udienza 13 giugno 2009, le dice: “Ne ha parlato con qualcuno immediatamente dopo, quando era lì a casa? Qualcuno le ha detto che ha urlato o strillato?”, “No, di questa cosa no”. Quindi nemmeno fuori dalla Questura, nemmeno a casa. Ma in data 13 giugno ad affogliazione 41 su domanda dei difensori dice: “Quando il Pubblico Ministero è venuto lui mi chiedeva: <<Ma scusa, non capisco, non c'è senso. Hai sentito questo rumore delle urla? - No. - Come non le hai sentite le urla? - Forse avevo le orecchie tappate>>”. Questo delle urla è l'esatto equivalente, come forza di impatto anche sotto il profilo logico, deduttivo, razionale, del sesso. Ma che ne sa la Procura del fatto che la povera Meredith aveva urlato prima di morire? Non c'è nessun riscontro agli atti di questa circostanza Signor Presidente. Il giorno 6 novembre 2007 alle ore 05:45 nessuno della Polizia, nessuno in Procura, nessun coinquilino, nessuna amica di Meredith, nessuno sa che la povera Meredith, prima di essere stata assassinata barbaramente aveva gridato, ma il dato è vero, ma prima di arrivare a questo faccio un passo indietro, è tanto vero che la Polizia non sapeva nulla che il 6 mattina invia il Vice Ispettore Stefano Gubbiotti, lo spedisce immediatamente a fare un accertamento nella zona Sant'Antonio, Via del Melo, apprende il dato da Amanda e immediatamente gli dicono: “Vallo a verificare”. Che cosa ci dice in udienza il Gubbiotti? Ci dice: “Sì effettivamente io sono andato il 6 mattina verso le nove e trenta, le dieci, non ricordo esattamente l'orario, ho chiesto lì in Via del Melo a circa una decina di famiglie, però molte erano fuori, molti residenti non c'erano”, è mattina in cui chi lavora chi va a fare la spesa, insomma la via è sufficientemente sguarnita di famiglie di riferimento, fa un'annotazione alle ore 11:00 dicendo che l'accertamento ha dato esito negativo ma il dato si rivelerà vero e si rivelerà vero quando in data 27 novembre la Capezzali Nara parlerà di un urlo nitido, netto, che lei ebbe a sentire quella notte nelle circostanze che il Pubblico Ministero ha sapientemente illustrato, un urlo agghiacciante che proveniva da Via della Pergola tanto da farle accapponare la pelle, un urlo tale che l'aveva paralizzata. E Capezzali Nara, di cui sono state anche acquisite su richiesta della difesa Sollecito le puntuali dichiarazioni fatte il 27 di novembre è un teste di sicura attendibilità e di sicura affidabilità perché Capezzali Nara è una vedova che vive lì da ben oltre venti anni e sa ben distinguere, per questa ragione, i rumori tipici che si possono produrre nelle vicinanze della sua abitazione. Ma quello che dice Capezzali Nara verrà poi, perché a me ovviamente interessa l'urlo, verrà poi confermato dalla maestra di asilo, trentenne, Monacchia Antonella quando, per ragioni civiche, per ragioni etiche, per ragioni morali, se ne va in Questura molto tempo dopo, circa se non mi ricordo male un anno dopo, e dice che quella sera: “Ho udito un grido di donna forte e secco che proveniva dalla casa di Via della Pergola, un grido di donna”. Dunque il dato processualmente è vero, è dimostrato, è provato, la domanda che pone questo difensore è: ma come poteva Amanda sapere che la povera Meredith aveva urlato se questo dato non era nella conoscenza, nel patrimonio di scienza di nessuno. E quando troppi dati che nessuno conosce vengono detti e si dimostrano successivamente veri vuol dire che li si dice perché li si conosceva, perché erano veri ed erano veri perché verrà dimostrato che sono veri. E averlo saputo già dal 5 di novembre è ad attestazione che chilo sapeva lo sapeva perché era lì, era in Via della Pergola. Dunque i dati che riferisce Amanda tra una menzogna e un dato vero non sono il frutto di immaginazione ma sono la pura realtà, lo ha detto perché lo sapeva perché c'era. Alle ore 05:45, sottolineo, che si ripetono in termini emozionali, in termini di commozione, in termini di pianto, in termini di lacrime, in termini scenici da attrice consumata, la stessa scena delle 01:45.

E vediamo quale è l'immediato sviluppo successivo. Arriviamo, Signor Presidente e Signori della Corte, al memoriale del 6/11, la notte è passata, siamo intorno alla tarda mattinata del giorno 6 e Amanda scrive un memoriale, sia nella traduzione che nel testo inglese insieme all'annotazione io l'ho prodotto come documento numero 3, è un documento che l'interprete Colantono che nel frattempo si era sostituita alla Donnino, ha in aula confermato come quello redatto dalla signorina Amanda e che cosa dice a pagina 2 della traduzione? “Vedo Patrick, l'ho visto vicino al campetto di basket, l'ho visto vicino alla porta di casa, mi sono vista rannicchiata in cucina con le mani sopra le orecchie perché nella mia testa ho sentito Meredith gridare” e nella pagina successiva: “Confermo le dichiarazioni fatte la scorsa notte riguardo gli avvenimenti che possono essere successi a casa mia con Patrick” e dopo ancora: “Vedo Patrick come l'assassino”. Questo memoriale, Signor Presidente, viene redatto in lingua inglese, innanzi tutto Amanda chiede la penna e chiede la carta, lo chiede all'Ispettrice Ficarra e redige questo documento che a mio giudizio è un documento molto meditato, è un documento molto ben curato, è un documento che comunque in maniera indiscutibile proviene dall'imputata che lo consegna, dicendo che vuole farle un dono, un regalo, all'Ispettrice Ficarra affinché a sua difesa venga usato e deve essere usato proprio perché consegnandolo a sua volta la Ficarra lo consegni all'Autorità Giudiziaria. E di questo memoriale sentiamo che cosa ci dice l'imputata Amanda il 12 giugno 2009, memoriale del giorno 6 novembre: “Lei nella tarda mattinata del 6 di novembre ebbe a chiedere – affogliazione 56 – agli Agenti di Polizia Giudiziaria dei fogli per scrivere?”, “Sì”, “Chiese anche spontaneamente una penna?”, “Sì”, “In che lingua lo redasse?”, “In inglese”, “Quando scrisse questo memoriale il contenuto le fu suggerito dalla Polizia?”, “No”, “Quando scrisse quel memoriale lei fu picchiata dalla Polizia?”, “No”, “Fu malmenata?”, “No”, “Lei lo ha redatto liberamente questo memoriale?”, “Sì”, “Volontariamente?”, “Sì”. Ma che cosa dice al Dottor Micheli il giorno 18 ottobre 2008? Abbiamo visto che Amanda redige questo memoriale perché a sua difesa venga consegnato agli organi inquirenti ma volendo trasformarlo in un atto esclusivamente interiore, in un memoriale intimo, una cosa che scrive uno come momento di riflessione a se stesso, senza alcuna considerazione, in data 18 ottobre 2008 allorquando afferma con dichiarazioni spontanee: “Ho scritto qualcosa”, rileggo a me stesso GUP, memoriale: “Il senso è che avesse trascritto qualcosa in un memoriale nella convinzione che nessun altro comunque l'avrebbe ascoltato o comunque avrebbe letto quelle cose”. Falso. Lo ha scritto proprio perché venisse letto, non perché venisse usato come scritto intimo e che cosa dice poi nel memoriale aggiuntivo, quello che consegna ugualmente anche qui perché ovviamente venga a sua difesa consegnato agli organi inquirenti? In calce, con traduzione dell'interprete Pennoni Anna, scrive testualmente, è una specie di post scriptum, staccato dal resto e dal tenore dello scritto e dice: “Non ho mentito quando ho detto che pensavo che l'assassino fosse Patrick, ho veramente pensato che fosse lui l'assassino” dopo di che tra dire e non dire, fare e disfare, non chiarisce assolutamente il quadro. La domanda di questo difensore è la seguente: ma se si fosse trattato di un banale qui pro quo ma Amanda, questo avviene il 6 e il 7, il giorno 8, in sede di convalida, difronte al GIP Dottoressa Matteini perché non chiarisce la situazione? Perché Amanda non la chiarisce? Perché la situazione è molto più complessa, molto più articolata. E allora, per correttamente rispondere a questa domanda, bisogna assolutamente analizzare un tema: perché né Amanda né sua madre né i suoi legali vanno in Procura o alla Polizia che Patrick è innocente? Ma questo è oggetto dell'argomento che andrò a trattare fra poco. Se posso Signor Presidente, tre minuti di sospensione.
GCM:
Prego, possiamo fare una pausa di pochi minuti. (Sospensione).
ALLA RIPRESA
GCM:
Alle ore 11:55 riprende l'udienza e riprende con l'esposizione della Parte Civile patrocinata dall'Avvocato Pacelli.


CP:
Grazie Signor Presidente. Dunque, il mio dire l'ho interrotto allorquando ho posto il seguente quesito: ma se tutto fosse stato un banale qui pro quo perché Amanda il giorno 8, in sede di interrogatorio, si avvale della facoltà di non rispondere? Legittimamente si avvale di questa facoltà sia chiaro. E allora vediamo che cosa succede nei giorni successivi. Nell'intercettazione ambientale del 10 novembre 2007 tra Amanda e la madre, a pagina 4, c'è il seguente colloquio: Mellas: “Hai raccontato tutto ai tuoi Avvocati?”, Amanda: “Gli ho raccontato tutto quello che era successo”. Esame Amanda 12 giugno 2009, affogliazione 59, Avvocato Pacelli: “Lei nel colloquio del 10/11 ha mai detto a sua madre in carcere di sentirsi orribile perché Patrick è incastrato per colpa sua?”, “Sì tante volte”. Avvocato Pacelli: “Ma oltre a sua madre lei di questo fatto con chi ne ha parlato?”, “L'ho detto ai miei Avvocati - affogliazione 67 - io ricordo che ho spiegato ai miei difensori la situazione e quindi gli ho detto loro quello che sapevo”. Avvocato Maresca, pagina 86, udienza 13 giugno 2009: “Lei con chi ne ha parlato che Patrick era innocente?”, Amanda: “Quando potevo parlare con la mia mamma, ho parlato con i miei difensori”. Amanda: “Io ho detto a loro tutte le cose legali, quindi io parlavo con i miei Avvocati”. La domanda che nasce possente, imperiosa è la seguente: se si fosse trattato di un gigantesco equivoco, di un colossale fraintendimento o di un banale qui pro quo, per quale motivo non si va in Procura e si chiarisce la situazione? E invece si sceglie la via dell'equivoco, la via ambigua del silenzio, la via del non chiarimento. E perché c'è questa necessità da parte di Amanda? Perché Amanda ha fatto quello che ha fatto per non essere scoperta. Amanda, ripeto, si è avvalsa di un classico per sviare le indagini, per non essere scoperti si dà in pasto alla giustizia un falso colpevole e al 10 di novembre Rudi Hermann Guede non è ancora nell'universo di questa inchiesta. Dunque l'impunità di Rudi implica e comporta necessariamente che un innocente resti a marcire in carcere, sarà motivo di sofferenza interiore ma non può essere motivo di chiarimento giudiziario. Qual è la scelta più raffinata di questo perverso e perfido disegno? Lo dicono, emerge nelle intercettazioni, Patrick è un innocente prima o poi, dopo mesi o forse anni riuscirà a dimostrarla la sua innocenza, il suo Avvocato ci riuscirà benissimo, ma dopo tutti questi anni, mesi, questo lunghissimo periodo Patrick il mostro, l'assassino, il violentatore di Via della Pergola dimostra la sua innocenza e dell'inchiesta che cosa sarebbe rimasto? Un cumulo di macerie. Quindi per realizzare questo perverso disegno purtroppo Patrick se ne deve restare in carcere. Ma dove è che il calcolo di Amanda viene svuotato di prospettiva? Nasce da una doppia considerazione, la prima: Patrick fortunatamente quella sera non chiude il locale, grazie al professore, mitico professor Mero, lo svizzero, se ne è parlato tantissimo non ci ritorno sopra, il locale resta aperto, arrivano gli avventori e con uno sforzo incredibile di questo difensore queste testimonianze vengono nel tempo acquisite agli atti. Amanda, se fosse possibile rimandare le sommarie informazioni delle 01:45, sul punto dice una cosa rilevantissima, l'ho citata prima ma lo risottolineo adesso, afferma che Patrick aveva il locale chiuso. Cioè Amanda, dopo che ha ricevuto la telefonata da Patrick di non andare a lavorare perché quella sera non ci sarebbe stata gente, è convinta che Patrick non lo avrebbe aperto il locale e dunque a locale chiuso Patrick non ha nemmeno un alibi e invece, fortunatamente, l'alibi ce l'ha perché il locale resta aperto. Ma sa bene questo difensore quanto ha bussato alla porta del Sostituto Procuratore titolare dell'inchiesta e sa bene che era comunque un orecchio attento. Ma voglio aggiungere una cosa, che ciò che veramente decide le sorti di Patrick e dell'inchiesta è l'operato meritorio e meritevole della Polizia Scientifica. Ci dice Profazio il 16, grazie al fatto che sul cuscino ritrovato nella camera di Meredith c'era un'impronta e che questa impronta era stata attribuita si è arrivati a Rudi Guede, cioè entra ufficialmente nell'inchiesta l'ivoriano e dunque da questo punto di vista nel tempo poi si va a chiarire definitivamente poi la posizione di Patrick Diya Lumumba. Ma, ripeto e torno a sottolineare, che il senso di questa prospettiva silente, nonostante che si sapeva, è determinata dal fatto che Amanda ha necessità di sviare da sé i sospetti che le si stavano condensando intorno, sempre più si sospetta che lei è in Via della Pergola ed è in quel momento che lei decide di seguire la strategia della calunnia. E che calunnia, Signor Presidente e Signori della Corte, sia stata perpetrata e consumata io tenterò di provarlo da un altro angolo visuale e cioè dall'angolo visuale della Procura, avviandomi verso la conclusione in questo mio dire farò parlare esclusivamente gli atti. Innanzi tutto, nel verbale delle 05:45 della mattina si conclude il verbale con questa espressione: “Si dà atto che la Knox si porta ripetutamente le mani alla testa e la scuote”. Allorquando interviene il decreto di fermo il 6 novembre alle ore 08:40, a pagina 2 si legge espressamente: “Quanto alla Knox la stessa ha dimostrato una particolare spregiudicatezza nel mentire ripetutamente agli inquirenti”. Nella richiesta di convalida del fermo e contestuale richiesta di applicazione di misura cautelare, a pagina 3, ed è esattamente del giorno 7 novembre 2007 ore 13:55 si legge: “La semplice lettura del verbale della Knox non rende abbastanza l'idea della drammatica deposizione della stessa nei locali della Questura, accompagnata da urla e da espressioni di autentico terrore che affermava di provare per il Diya e per quello che aveva fatto”. In sede di udienza di convalida, dinanzi al GIP, la Dottoressa Matteini, allorquando si discute delle misure cautelari nasce uno scontro vivace tra questo difensore e il titolare dell'inchiesta perché nel frattempo si era già portati gli scontrini e quant'altro, non è il merito di entrare in questo, ma ecco ciò che l'Illustre Signor Pubblico Ministero dice: “Io debbo ripetere quello che ho già detto, ero presente quando Amanda in maniera drammatica ha descritto l'appuntamento con il Diya, l'appuntamento con lo scambio degli sms, l'incontro nel campetto da basket di Piazza Grimana e poi l'accesso alla casa di Via della Pergola dove abitava Meredith, lei ha dichiarato e l'ha fatto anche in una dichiarazione successiva, lei ha dichiarato di essere rimasta fuori della camera mentre il Diya è entrato, ha avuto un rapporto sessuale con la ragazza e poi lei ha accusato chiaramente il Diya di averla uccisa e ha detto di averla sentita le grida della ragazza e di essersi poi tappata le orecchie e poi ha detto ho avuto queste cose lei le ha ripetute. La genuinità di queste dichiarazioni, lo ripeto ancora una volta, una cosa è vedere certe dichiarazioni scritte che fanno indubbiamente un certo effetto, ma altra cosa molto più rilevante, molto più significativa è vedere questa ragazza che ha reso queste dichiarazioni nel modo come le ha rese e questa ragazza ha affermato fra l'altro di avere paura, una paura profonda di Diya”. Il destino di Diya Patrick Lumumba in quel momento è segnato. Ma è segnato perché quel coinvolgimento emotivo delle 01:45 si riattiva tra urla, grida, lacrime, pianti di Amanda, si rivive alle 05:45. Ma Signor Presidente, Signori del Tribunale, io lo ricordo a me stesso, il delitto di calunnia non è un delitto che si consuma tra calunniatore e calunniato, no, è un delitto che è rubricato tra i delitti contro l'Amministrazione della giustizia e l'oggetto specifico della tutela penale è l'interesse al normale funzionamento dell'attività giudiziaria. Amanda è riuscita addirittura ad ingannare il capo degli investigatori, un uomo probo, io lo conosco dai banchi dell'Università, un uomo capace, professionalmente ineccepibile, onesto. Calunnia deriva dal termine latino calvi che significa ingannare e l'inganno qui è pieno ed è dimostrato, si va immediatamente ad arrestare Patrick Diya Lumumba senza nemmeno dirgli di che cosa è accusato ma dicendogli semplicemente: “Tu lo sai”.

A questo punto Signor Presidente io credo che il mio dire possa da questo angolo visuale essere concluso e che io possa e debba procedere alle conclusioni, ma dopo questa fatica e nella speranza comunque che possa avere apporto un contributo di verità e di giustizia a tutta questa vicenda, perché la giustizia è tale quando è vera e quando coincide con la verità, io mi permetto di dire, gettando il cuore al di là dell'ostacolo, Amanda è colpevole e va condannata. Ciò posto nelle mie conclusioni, che ora vado a rassegnare, non ho proceduto alla quantificazione del danno semplicemente perché ancora allo stato questo difensore non è in grado di poter quantificare, se non altro in considerazione del fatto che Patrick Diya Lumumba ancora, sotto il profilo della sua salute psichica, è in cura presso uno psichiatra, il Dottor Albrico. E dunque, da questo angolo visuale, ci riserviamo ovviamente di richiedere e di quantificare il danno in separata sede. Vado quindi, Signor Presidente, a rassegnare le mie conclusioni che sono un po' più articolate della bravissima collega che mi ha prima preceduto, perché leggendole ho inteso esprimere il senso della costituzione di Parte Civile.

Conclusioni della Parte Civile: “Il sottoscritto Avvocato Carlo Pacelli, difensore della costituita Parte Civile signor Patrick Diya Lumumba, nel processo penale indicato a carico della signorina Knox Amanda, imputata come in atti, premesso che il signor Patrick Diya Lumumba, uomo e padre probo e operoso e sempre rispettoso della legge, è stato scientemente e spregiudicatamente incolpato dell'omicidio della giovane studentessa Meredith Kercher dalla signorina Amanda che lo sapeva innocente; in conseguenza di tale falsa incolpazione egli, additato quale efferato omicida della sventurata Meredith e per questo vittima di una ingiusta carcerazione, ha patito e sta ancora patendo enormi danni di natura biologica e morale derivati dall'improvvisa perdita della libertà, dell'onore e della reputazione ovvero dei beni più preziosi di cui dispone l'individuo, senza che l'intervenuta archiviazione delle accuse a suo carico abbia potuto completamente neutralizzare presso la comunità locale, nazionale e internazionale gli effetti nefasti portati dal suo incolpevole coinvolgimento nella vicenda. La formula dubitativa del pensiero altrui uccide al pari di un condanna a morte. Altrettanto ingenti danni di carattere economico patrimoniale sia alla sua attività di gestione del pub Le Chic che all'epoca dei fatti era ben avviata, tanto da costituire la prevalente fonte di sostentamento suo e della sua famiglia, inesorabilmente decaduta dopo il sequestro del locale e quindi definitivamente chiusa a seguito del suo incolpevole coinvolgimento nell'indagine sul delitto della povera Meredith sia alla sua professione di musicista. Il signor Patrick prima di questa penosa vicenda eseguiva numerose tournée anche all'estero mentre ad oggi, nonostante l'intervenuta archiviazione delle accuse a suo carico, ha comunque visto azzerarsi gli incarichi per i suoi concerti. Che la quantificazione di tutti i danni materiali e morali subiti dalla Parte Civile costituita, quali conseguenze dei fatti di cui all'imputazione, verrà precisata in separata sede poiché per quello che concerne il pregiudizio alla salute non è ancora intervenuta ad oggi la guarigione clinica del signor Patrick Diya Lumumba, il quale è tuttora in terapia seguito dal dottor Davide Albrigo, medico psichiatra. Nel ribadire che il signor Patrick Diya Lumumba per quanto occorsogli in conseguenza delle intenzionali e lucide condotte dell'imputata, non cerca e non vuole vendetta, che al signor Patrick Diya Lumumba, consapevole che il diritto protegge i giusti, preme l'interesse che codesta Eccellentissima Corte d'Assise, accertati i fatti e qualificate le condotte dell'imputata, giunga alle necessitate conclusioni ed emetta la sua giusta Sentenza, volta a restaurare la giustizia violata, che la condanna dell'imputata alle pene di giustizia rappresenta per il signor Patrick Diya Lumumba la virtuosa punizione del reo nonché “un monito all'uomo che preferisce discolparsi con la colpa altri piuttosto che con la propria innocenza” Gomez Davila, per tali motivi chiede che l'Eccellentissima Corte di Assise, accertata la penale responsabilità dell'odierna imputata in ordine ai fatti di cui al capo F dell'imputazione e per i quali è stata tratta a giudizio voglia condannare l'imputata alle pene di giustizia, condannare l'imputata a risarcire la Parte Civile di tutti i danni materiali e morali, subiti e subendi, in conseguenza dei fatti di cui all'imputazione nella misura che sarà precisata in separata sede, condannare l'imputata al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva, ex articolo 540 secondo comma Codice di Procedura Penale, nella misura che questa Eccellentissima Corte riterrà di giustizia; condannare l'imputata alle rifusione delle spese di costituzione e degli onorari come da separata allegata nota spese”. Grazie Signor Presidente, grazie Signori della Corte. Ho terminato.
GCM:
Possiamo proseguire, prego Avvocato Maresca.


Next up:Francesco Maresca's Massei Trial Closing Arguments on Behalf of Civil Party Kercher Family