Amanda Knox's Email to the Nencini Appeal

From The Murder of Meredith Kercher
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On December 17th 2013 as part of the closing arguments Amanda Knox through her lawyers submitted an e-mail that was read to the court by Judge Nencini. Amanda Knox also released a supposed English version of the e-mail she sent to the court. It was quickly discovered by Jools of the online community PMF that the e-mails are different. You can read the post here.

Amanda Knox has written two similar but different e-mails. One of these e-mails was written to be read in the court and the other for domestic consumption and to be reproduced in the media.

We will attempt to have an accurate translation of the actual e-mail read in court as soon as possible so that it can be compared to the e-mail that was released for media consumption.

Below is the e-mail read in court followed by the English e-mail released to the media.

The e-mail Amanda Knox sent to the Nencini Appeal

Sono senza dubbio che i miei difensori vi hanno spiegato e mostrato i fatti importanti di questo caso e che provano la mia innocenza e screditano le accuse del pm e delle parti civili. Cerco di non soppiantare il loro eccellente lavoro, piuttosto, perché non sono presente a questa fase attuale del processo giuridico, mi sento in dovere di completare il loro lavoro con la mia prospettiva d’imputata da più di sei anni e di vittima di ingiustizia.

Mi fido che la Corte ha accesso alle mie dichiarazioni precedenti e le rivedrete prima di giungere a un verdetto. Mi devo ripetere: sono innocente.

Non ho ucciso. Non ho stuprato. Non ho rubato. Non ho tramato. Non ho istigato. Non ho ucciso Meredith. Non ho partecipato alla sua uccisione. Non ho avuto nessuna conoscenza precedente o speciale di quanto accaduto quella notte. Non c’ero e non avevo niente a che fare.

Non sono presente in aula perché ho paura. Ho paura che la veemenza dell’accusa Vi impressionerà, che il loro fumo negli occhi Vi accecherà. Ho paura non per mancanza di fede nei Vostri poteri di discernimento, ma perché l’accusa è riuscita già a convincere una Corte fatta di adulti responsabili e perspicaci di condannare persone innocenti – Raffaele ed io.

Essendo la mia vita in gioco, avendo già io insieme a molti altri sofferto troppo, ho seguito con attenzione il procedimento e raccolto i fatti seguenti che hanno emerso dallo sviluppo di questo caso che Vi prego di non scartare mentre giungete il Vostro giudizio:

Nessuna prova scientifica mi rintraccia nella camera da letto di Meredith, la scena del crimine, perché non c’ero e non ho partecipato a questo crimine.

L’assassino di Meredith ha lasciato tracce abbondanti della sua presenza nella scena brutale: impronte di mani, piedi, delle scarpe fatte nel sangue di Meredith; il proprio Dna sulla borsa, vestiti, e corpo di Meredith.

Nessuna prova scientifica mi rintraccia nella stessa scena brutale. L’accusa ha fallito a spiegare come avrei potuto partecipare nell’aggressione ed omicidio – di essere stata la persona da colpire fatalmente Meredith – senza aver lasciato nessuna traccia genetica. Questo perché è impossibile. E’ impossibile identificare e distruggere tutte le tracce genetiche di me stessa in una scena di crimine e ritenere tutte le tracce di un’altra persona. O c’ero o non c’ero. L’analisi della scena del crimine risponde a questa domanda: io non c’ero.

L’interrogatorio era illegale e ha prodotto una ‘confessione’ falsa che ha dimostrato la mia non- coscienza del crimine. Le memoriali seguenti, per cui sono stata ingiustamente condannata per calunnia, non hanno ulteriormente accusato ma invece hanno ritrattato la confessione falsa. Cosi come ho fatto nelle mie deposizioni in carcere di fronte al PM, nelle mie conversazioni in carcere con i miei famigliari che a mia insaputa venivano intercettate. Il mio comportamento dopo la scoperta dell’omicidio indica la mia innocenza. Non ho cappato dall’Italia mentre avevo l’opportunità. Sono rimasta a Perugia e rispondevo alla chiamata della polizia per più di 50 ore in quattro giorni, convinta di poterli aiutare a trovare il colpevole. Mai avrei pensato o immaginato che avrebbero usato la mia ingenua spontaneità per sopportare i loro sospetti. Non ho nascosto i miei sentimenti: quando avevo bisogno di conforto, Raffaele mi abbracciava, quando ero triste ed impaurita, piangevo, quando ero arrabbiata bestemmiavo e facevo osservazioni insensibili, quando ero scioccata, misuravo i passi o mi sedevo in silenzio; quando provavo d’aiutare rispondevo alle domande, consolavo le amiche di Meredith e provavo a mantenere un atteggiamento positivo.

Entrando la questura, non avevo nessuna coscienza della mia posizione legale. Ventenne e sola in un paese straniero, ero innocente e non ho mai previsto di essere sospettata e di dover soffrire una tortura psicologica. Ero interrogata come una sospettata, ma mi hanno ribadito che fossi una testimone. Ero interrogata per un periodo prolungato nel mezzo della notte e in italiano, una lingua che conoscevo appena. Mi hanno negato il difensore. La Corte di Cassazione ha deciso che l’interrogatorio e le dichiarazioni rese erano illegali. Mi hanno detto che avevo constatato l’uccisione di Meredith e che soffrivo dell’amnesia. Mi hanno detto che non avrei mai più visto la mia famiglia se non riuscivo a ricordare cosa fosse successo a Meredith quella notte. Mi hanno vinto con sfrontatezza, lasciandomi confusa e disperata. Quando minacci, menti, confondi, e costringi una persona a credere che la sua memoria si sbaglia, non troverai la verità.

Gli investigatori mi hanno fatto firmare una ‘confessione’ falsa che era priva di senso e non avrebbe mai dovuto essere considerato una prova legittima. In questa dichiarazione frammentata e confusa glil investigatori hanno identificato Patrick Lumumba come l’assassino perché avevamo scambiato degli Sms. L’interpretazione di cui gli investigatori hanno sbagliato ( Ci vediamo più tardi. Buona serata). La dichiarazione era priva di una chiara sequenza di eventi, era priva di corroborazione con la prova scientifica, era priva di una informazione fondamentale come: perché e come l’omicidio era successo, se qualcun altro fosse presente o aveva partecipato, cosa fosse successo dopo – forniva informazioni parziali, contraddittorie e come gli stessi investigatori impareranno tempo dopo, quando la difesa di Patrick Lumumba dimostra loro un alibi incontestabili, il verbale diceva il falso.

Diceva il falso perché io semplicemente non sapevo quello che mi chiedevano di sapere. Dopo più di 50 ore di interrogatorio in quattro giorni, ero mentalmente esausta ed ero confusa.

Questa dichiarazione costretta ed illegittima era usata dagli investigatori per arrestare ed imprigionare un uomo innocente con l’alibi di ferro con cui avevo un tranquillo rapporto professionale. Questa dichiarazione costretta ed illegittima era usata per condannarmi per calunnia. Il pm e le parti civili hanno cercato e cercheranno di farVi credere che questa dichiarazione costretta ed illegittima, fosse prova della mia partecipazione nell’omicidio. Accusano e incolpano la vittima del loro proprio lavoro illegale. Se qualcuno ti costringe a tenere in mano una pistola, ti sopraffa, guida la mira perché sei cieca e preme il tuo dito sul grilletto, sei tu in colpa per avere sparato?

Dobbiamo riconoscere che una persona possa essere portata a "confessare" falsamente perché torturata psicologicamente.

È un problema per tutto il mondo. Secondo il National Register of Exoneration (Registro Nazionale di Scagione), negli Stati Uniti 78% di condanne ingiuste per omicidio che erano eventualmente rovesciato grazie alla prova scientifica coinvolgevano "confessione" false. Quasi 8 in 10 persone ingiustamente condannate erano costretti da investigatori ad implicare se stessi ed altri in un omicidio. Non sono sola. E la prova scagionante è spesso semplicemente che nessuna traccia della persona ingiustamente condannata è stata trovata sulla scena del crimine ed invece traccie di un colpevole diverso - esattamente come tutte le prove scientifiche sulla scena del crimine che non identificanno me o Raffaele, ma invece Rudy Guede.

Nel periodo breve che Meredith ed io eravamo coinquiline ed amiche, non abbiamo mai litigato.

Meredith era la mia amica, lei mi era simpatica, mi aiutava, era generosa e divertente. Non mi ha mai criticata. Non mi ha mai dato neppure un’occhiataccia.

Ma l’accusa afferma che una rottura era successa tra me e Meredith per la pulizia. Questa affermazioni è una deformazione dei fatti. Vi prego di riferire alle testimoni delle mie coinquiline e delle amiche inglesi di Meredith. Nessuno ha mai visto o sentito dire che Meredith e io avevamo litigato, disputato, discusso. Nessuno ha mai detto che Meredith fosse una manica antagonistica della pulizia e che io fossi una maniaca antagonista dello sporco. Laura Mezzetti ha testimoniato che Meredith e io abbiamo solo occasionalmente pulito, mentre lei e Filomena Romanellli erano più interessate alla pulizia. Le amiche inglesi di Meredith hanno testimoniato che Meredith aveva una volta raccontato loro che lei era un po’ a disagio a trovare la parole giuste per parlarmi gentilmente come nuove coinquiline della pulizia nel bagno che condividevamo. L’accusa vi farebbe credere che questo è motivo per un omicidio. Ma questa è una deformazione inquietante dei fatti.

Non portavo in giro il coltello da cucina di Raffaele.

Questa affermazione dell’accusa, decisiva per la loro teoria, non è corroborata da nessuna prova scientifica o testimoniale. Non avevo paura sulle strade di Perugia e non avevo nessuna necessità per portare in giro una grande ed ingombrante arma che avrebbe strappato a brandelli la mia borsa. La mia borsa non ha indicato nessun segno di aver trasportato un’arma sporca di sangue. E se Raffaele ha davvero insistito che io portassi un’arma come afferma solo l’accusa, mi avrebbe potuto prestare uno dei suoi coltellini portatili. L’affermazione che lui avrebbe insistito che io portassi un grande coltello da cucina non è soltanto senza senso, ma una indicazione inquietante di quanto disposto è l’accusa a resistere alla obiettività e la logica per sostenere una teoria sbagliata e confutata.

Ancora un’altra prova inventata, un’altra circostanza fabbricata a propria forma e misura, perché non avendo altro, all’accusa non rimaneva che inventare le prove.

Non avevo contatto con Rudy Guede.

Come tanti ragazzi a Perugia, ho incrociato Rudy Guede una volta. Lui giocava a basket con i ragazzi che abitavano nell’appartamento sotto il nostro. Meredith ed io eravamo introdotti a lui nello stesso momento. Magari l’ho rivisto fra la moltitudine di studenti e giovani che affollavano le strade e i pub di Perugia ogni sera, ma finiva lì. Non avevamo scambiato i numeri di telefono, non ci incontravamo, non eravamo conoscenti. Non ho mai comprato droghe da Rudy Guede o nessun altro. I tabulati telefonici dimostrano la mancanza totale di contatto. Non ci sono testimoni che ci mettono insieme. L’Accusa afferma che avrei convinto Rudy Guede a commettere violenza sessuale ed omicidio, ma hanno completamente ignorato il fatto che Rudy ed io non parlavamo la stessa lingua. Ancora, L’accusa appoggia sulla inquietante e inaccettabile deformazione dei fatti obiettivi.

Non sono uno psicopatico.

Non è una lista corta delle calunnie infondate e maligne che ho sofferto nel corso di questo processo legale. In aula sono stata chiamata nientemeno che: ‘ furba, manipolatrice, gattamorta, narcisista, incantatrice, falsa, adultera, drogata, una mischia esplosiva di droga, sesso e alcool, sporca, strega, assassina, calunniatrice, demone, depravata, impostore, promiscua, succube, cattiva, morta dentro, pervertita, dissoluta, psicopatica, un lupo travestita da pecora, stupratrice, ladra, puzzando di sesso, Giuda, diavoletta, Luciferina ...’

Immaginate un simile abuso abuso ingiusto e maligno perpetrato contro Voi stessi. Immaginate un simile abuso ingiusto e maligno perpetrato alla vostra figlia ventenne.

Non ho mai dimostrato un comportamento antisociale, aggressivo, violento o psicopatico. Non sono tossicodipendente, o ossessionata dal sesso. Quando ero arrestata mi hanno analizzato per droga ed ho risultato negativa. Non sono un psicopatico di doppia personalità. Non si adotta una mentalità psicopatica spontaneamente.

Questa è una fantasia non corroborata da nessuna prova obiettiva o testimoniale. L’accusa e le parti civili hanno creato e sostenuto questo assassinio di carattere perché non avevano altro da presentarvi. Non hanno prove, non hanno logica, non hanno fatti, non hanno dati. Hanno solo le loro calunnie contro di me, le loro personali opinioni su di me e su come sono fatta. Vogliono che pensate che io sia un mostro perché è facile condannare un mostro. E’ facile scartare la difesa di un mostro considerandolo inganno.

Ma l’accusa e le parti civili sono tutte legalmente e moralmente dalla parte del torno. Mi hanno condannata senza prova di colpevolezza, e cercano di farVi condannarmi senza prova di colpevolezza.

Se l’Accusa avesse vera e prova contro di me, non ci sarebbe bisogno di questi argomenti teatrali. Non ci sarebbe bisogno di mettere il fumo nei vostri occhi per distrarvi dalla mancanza di prova contro di me. Perché non esistono le prove che confermano colpevolezza. L’accusa di ingannerebbe con queste dichiarazioni serpeggianti, eclatanti ed appassionate. Perché non sono un’assassina, l’accusa vi ingannerebbe a condannarmi caricando le vostre emozioni dipingendomi non come una innocente fino a prova contraria, ma come un mostro.

L’Accusa e le parti civili stanno commettendo delle ingiustizie contro di me perché non riescono ad ammettere , anche a se stessi, che hanno sbagliato terribilmente.

Abbiamo visto che l’Accusa ha saltato alle conclusioni dall’inizio della investigazione, hanno interrogato ed arrestato degli innocenti e hanno affermato ‘ Caso Chius’ prima che le prove scientifiche potessero essere analizzate, prima di aversi preoccupati a controllare gli alibi.

Il PM e gli investigatori erano sotto una pressione tremenda di risolvere al più presto il mistero di cosa fosse successo a Meredith. Le media locali ed internazionali avevano il fiato sui colli di questi investigatori. Le reputazioni e le carriere sarebbero o fatte o distrutte. Nella loro fretta, hanno sbagliato. Sotto pressione, ammettono meno sbagli possibile e di commettono ad una teoria fondata sugli sbagli.

Se non avessero saltati a conclusioni basate su nient’altro che la loro personale e soggettivissima intuizione, avrebbero scoperto delle prove definitive e conclusive non contro Patrick Lumumba, non contro Raffaele Sollecito, non contro Amanda Knox, ma contro Rudy Guede. Non ci saremmo più di sei anni più tardi discutendo indizi sconclusionati e inattendibili. Sarebbero state risparmiate le spese, l’angoscia, la sofferenza, non solo alle famiglie mia e di Raffaele, ma anche e soprattutto, a quella di Meredith.

Le accuse non meritano la fiducia giuridica e pubblica. In sei anni l’Accusa ha fallito a fornire una teoria consistente, guidata e corroborata dalle prove. Nonostante ciò, vorrebbero convincerVi di togliermi la vita. Vi prego di vedere i fatti e la ragione di quanto dico. Sono innocente. Raffaele è innocente. Meredith e la sua famiglia meritano la verità. Vi prego di porre fine a questa enorme ed estenuante ingiustizia.

In fede,

[signed] Amanda Knox

Amanda Marie Knox

The English version Amanda Knox's e-mail

Court of Appeals of Florence
Section II Assise
Proc. Pen, 11/13

Letter sent to attorneys Carlo Dalla Vedova and Luciano Ghirga via email
Seattle, 15 December 2013

Attn: Honorable Court of Appeals of Florence

I have no doubt that my lawyers have explained and demonstrated the important facts of this case that prove my innocence and discredit the unjustified accusations of the prosecution and civil parties. I seek not to supplant their work; rather, because I am not present to take part in this current phase of the judicial process, I feel compelled to share my own perspective as a six-year-long defendant and victim of injustice.

The Court has access to my previous declarations and I trust will review them before coming to a verdict. I must repeat: I am innocent.

I am not a murderer. I am not a rapist. I am not a thief or a plotter or an instigator. I did not kill Meredith or take part in her murder or have any prior or special knowledge of what occurred that night. I was not there and had nothing to do with it.

I am not present in the courtroom because I am afraid. I am afraid that the prosecution’s vehemence will leave an impression on you, that their smoke and mirrors will blind you. I’m afraid of the universal problem of wrongful conviction. This is not for lack of faith in your powers of discernment, but because the prosecution has succeeded before in convincing a perfectly sound court of concerned and discerning adults to convict innocent people— Raffaele and me.

My life being on the line and having with others already suffered too much, I’ve attentively followed this process and gleaned the following facts that have emerged from the development of this case that I beg you not to dismiss when making your judgment:

No physical evidence places me in Meredith’s bedroom, the scene of the crime, because I was not there and didn’t take part in the crime.

Meredith’s murderer left ample evidence of his presence in the brutal scenario: handprints, footprints, shoe prints in Meredith’s blood; DNA in her purse, on her clothing, in her body.

No evidence places me in the same brutal scenario. The prosecution has failed to explain how I could have participated in the aggression and murder—to have been the one to fatally wound Meredith—without leaving any genetic trace of myself. That is because it is impossible. It is impossible to identify and destroy all genetic traces of myself in a crime scene and retain all genetic traces of another individual. Either I was there, or I wasn’t. The analysis of the crime scene answers this question: I wasn't there.

My interrogation was illegal and produced a false "confession" that demonstrated my non-knowledge of the crime. The subsequent memoriali, for which I was wrongfully found guilty of slander, did not further accuse but rather recanted that false "confession." Just as I testified to the prosecutor in prison and to my family members in prison when our conversations were being recorded without my knowledge.

My behavior after the discovery of the murder indicates my innocence. I did not flee Italy when I had the chance. I stayed in Perugia and was at the police's beck and call for over 50 hours in four days, convinced that I could help them find the murderer. I never thought or imagined that they would have used my openness and trust to fuel their suspicions. I did not hide myself or my feelings: when I needed comfort, Raffaele embraced me; when I was sad and scared, I cried; when I was angry, I swore and made insensitive remarks; when I was shocked, I paced or sat in silence; when I was trying to help, I answered questions, consoled Meredith’s friends and tried to keep a positive attitude.

Upon entering the questura I had no understanding of my legal position. Twenty-years old and alone in a foreign country, I was innocent and never expected to be suspected and subjugated to psychological torture. I was interrogated as a suspect, but told I was a witness. I was questioned for a prolonged period in the middle of the night and in Italian, a language I barely knew. I was denied legal counsel. The Court of Cassation deemed the interrogation and the statements produced from it illegal. I was lied to, yelled at, threatened, slapped twice on the back of the head. I was told I had witnessed the murder and was suffering from amnesia. I was told that if I didn’t succeed in remembering what happened to Meredith that night I would never see my family again. I was browbeaten into confusion and despair. When you berate, intimidate, lie to, threaten, confuse, and coerce someone in believing they are wrong, you are not going to find the truth.

The police coerced me into signing a false "confession" that was without sense and should never have been considered a legitimate investigative lead. In this fragmentary and confused statement the police identified Patrick Lumumba as the murderer because we had exchanged text messages, the meaning of which the police wrongfully interpreted (‘Ci vediamo piu tardi. Buona serata’). The statement lacked a clear sequence of events, corroboration with any physical evidence, and fundamental information like: how and why the murder took place, if anyone else was present or involved, what happened afterward——it supplied partial, contradictory information and as the investigators would discover a little later, when Patrick Lumumba’s defense lawyer produced proof of him incontestable alibi, it was obviously inaccurate and unreliable. I simply didn’t know what they were demanding me to know. After over 50 hours of questioning over four days, I was mentally exhausted and I was confused.

This coerced and illegitimate statement was used by the police to arrest and detain a clearly innocent man with an iron-clad alibi with whom I had a friendly professional relationship. This coerced and illegitimate statement was used to convict me of slander. The prosecution and civil parties would have you believe that this coerced and illegitimate statement is proof of my involvement in the murder. They are accusing and blaming me, a result of their own overreaching.

Experience, case studies, and the law recognize that one may be coerced into giving a false "confession" because of psychological torture.

This is a universal problem. According to the National Registry of Exoneration, in the United States 78% of wrongful murder convictions that are eventually overturned because of exonerating forensic evidence involved false "confessions." Almost 8 in 10 wrongfully convicted persons were coerced by police into implicating themselves and others in murder. I am not alone. And exonerating forensic evidence is often as simple as no trace of the wrongfully convicted person at the scene of the crime, but rather the genetic and forensic traces of a different guilty party—just like every piece of forensic evidence identifies not me, but Rudy Guede.

In the brief time Meredith and I were roommates and friends we never fought.

Meredith was my friend. She was kind to me, helpful, generous, fun. She never criticized me. She never gave me so much as a dirty look.

But the prosecution claims that a rift was created between Meredith and I because of cleanliness. This is a distortion of the facts. Please refer to the testimonies of my housemates and Meredith’s British friends. None of them ever witnessed or heard about Meredith and I fighting, arguing, disliking each other. None of them ever claimed Meredith was a confrontational clean-freak, or I a confrontational slob. Laura Mezzetti testified that both Meredith and I only occasionally cleaned, whereas she and Filomena Romanelli were more concerned with cleanliness. Meredith’s British friends testified that Meredith had once told them that she felt a little uncomfortable about finding the right words to kindly talk to me, her new roommate, about cleanliness in the bathroom we shared. The prosecution would have you believe this is motivation for murder. But this is a terrifying distortion of the facts.

I did not carry around Raffaele’s kitchen knife.

This claim by the prosecution, crucial to their theory, is uncorroborated by any physical evidence or witness testimony. I didn’t fear the streets of Perugia and didn’t need to carry around with me a large, cumbersome weapon which would have ripped my cloth book bag to shreds. My book bag showed no signs of having carried a bloody weapon. The claim that he would have insisted I carry a large chefs knife is not just senseless, but a disturbing indication of how willing the prosecution is to defy objectivity and reason in order to sustain a mistaken and disproven theory.

It is yet another piece of invented "evidence", another circumstance of theory fabricated to order, because having discovered nothing else, the prosecution could only invent.

I had no contact with Rudy Guede.

Like many youth in Perugia, I had once crossed paths with Rudy Guede. He played basketball with the young men who lived in the apartment below us. Meredith and I had been introduced to him together. Perhaps I had seen him amongst the swarms of students who crowded the Perugian streets and pubs in the evenings, but that was it. We didn’t have each other’s phone number, we didn’t meet in private, we weren't acquaintances. I never bought drugs from Rudy Guede or anyone else. The phone records show no connection. There are no witnesses who place us together. The prosecution claims I convinced Rudy Guede to commit rape and murder, completely ignoring the fact that we didn’t even speak the same language. Once again, the prosecution is relying upon a disturbing and unacceptable pattern of distortion of the objective evidence.

I am not a psychopath.

There is no short list to the malicious and unfounded slanders I have suffered over the course of this legal process. In trial I have been called no less than:

"Conniving; manipulating; man—eater; narcissist; enchantress; duplicitous; adulterer; drug addict; an explosive mix of drugs, sex, and alcohol; dirty; witch; murderer; slanderer; demon; depraved; imposter; promiscuous; succubus; evil; dead inside; pervert; dissolute; psychopath; a wolf in sheep’s clothing; rapist; thief; reeking of sex; Judas; she—devil; Luciferina..."

I have never demonstrated anti-social, aggressive, violent, or psychotic behavior. I am not addicted to sex or drugs. Upon my arrest I was tested for drugs and the results were negative. I am not a split-personality psychopath. One does not adopt psychotic behavior spontaneously.

This is a fantasy. This is uncorroborated by any objective evidence or testimony. The prosecution and civil parties created and pursued this character assassination because they have nothing else to show you. They have neither proof, nor logic, nor the facts on their side. They only have their slanders against me, their personal opinions about me. They want you to think I’m a monster because it is easy to condemn a monster. It is easy to dismiss a monster’s defense as deception. But the prosecution and civil parties are both severely mistaken and wrong. They have condemned me without proof of guilt, and they seek to convince you to condemn me without proof of guilt.

If the prosecution truly had a case against me, there would be no need for these theatrics. There would be no need for smoke and mirrors to distract you from the lack of physical evidence against me. But because no evidence exists that proves my guilt, the prosecution would seek to deceive you with these impassioned, but completely inaccurate and unjustified pronouncements. Because I am not a murderer, they would seek to mislead you into convicting me by charging your emotions, by painting me not as an innocent until proven guilty, but as a monster.

The prosecution and civil parties are committing injustices against me because they cannot bring themselves to admit, even to themselves, that they’ve made a terrible mistake.

The Court has seen that the prosecution and civil parties will not hear criticism of their mistakes. Not by the experts of the defense, nor by the experts of the Court.

The Court has seen that the prosecution jumped to conclusions at the very start of their investigation: they interrogated and arrested innocent people and claimed “Case Closed” before any evidence could be analyzed, before bothering to check alibis.

The prosecutor and investigators were under tremendous pressure to solve the mystery of what happened to Meredith as soon as possible. The local and International media was breathing down the necks of these detectives. Their reputations and careers were to be made or broken. In their haste, they made mistakes. Under pressure, they admitted to as few mistakes as possible and committed themselves to a theory founded upon mistakes.

Had they not jumped to conclusions based on nothing but their personal and highly subjective feeling, they would have discovered definitive and undeniable evidence of not Patrick Lumumba, not Raffaele Sollecito, not Amanda Knox, but of Rudy Guede. We would not be here over six years later debating inconclusive and unreliable "clues." We would have been spared the cost, anguish and suffering, not only of Raffaele's and my family, but especially of Meredith’s family as well.

The prosecution’s accusations are unworthy of judicial or public confidence. In over six years they have failed to provide a consistent, evidence-driven, corroborated theory of the crime, but would nevertheless argue that you should take my life away. I beg you to see the facts and reason of what I say. I am innocent. Raffaele is innocent. Meredith and her family deserve the truth. Please put an end to this great and prolonged injustice.

In faith,

[signed] Amanda Knox

Amanda Marie Knox